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In comunione

LA STORIA

 Le Salesiane Oblate del Sacro Cuore sono state fondate l’8 dicembre 1933 nella piccolissima diocesi di Bova oblate(RC) sull’Aspromonte da mons. Giuseppe Cognata, allora vescovo di quella diocesi, vero e appassionato figlio di don Bosco e discepolo fedele di san Francesco di Sales del quale seguì lo zelo pastorale, la spiritualità, la dottrina, l’ottimismo.

    La diocesi di Bova a quel tempo era la più povera e la più difficile. Le case sparse e appollaiate sui monti erano abitate da poveri contadini che lavoravano la terra con grande difficoltà.

      Il paese era privo di mezzi di comunicazione e di risorse naturali. Mancavano asili e i bambini, non accuditi dalle mamme perché costrette a lavorare anche loro la terra, erano abbandonati a se stessi in mezzo a tanti disagi e pericoli. La popolazione, per la scarsezza del clero, viveva senza sacramenti e senza aiuti spirituali.

Il giovane vescovo, resosi conto subito della situazione, cercò di venire incontro alle necessità materiali e spirituali della porzione di Chiesa a lui affidata chiedendo aiuto ad alcuni istituti religiosi femminili per sopperire alla necessità di quella povera infanzia abbandonata, ma nessuno accettò. Il Papa Pio XI, al quale aveva esposto la situazione in cui versava la diocesi, lo esortò a far da sé. Dopo aver molto pregato, consigliatosi con l’arcivescovo di Reggio mons. Carmelo Pujìa, per la solennità dell’Immacolata, a soli sei mesi dal suo arrivo in diocesi, mons. Cognata iniziò l’opera con tre giovani disposte a donarsi al Signore. Le tre giovani si chiamavano Grazia Anastasi, Caterina Ptizalis, Antonietta Morano. Nasce così l’Istituto delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore.oblate1

L’entusiasmo delle tre giovani, che davano esempio di carità gioiosa e di squisita accoglienza a quanti l’avvicinavano, conquistò i cuori di tante altre ragazze e ben presto la nuova fondazione crebbe e si moltiplicò. Ci furono anche tante nuove richieste da parte di altri parroci e così l’Istituto cominciò ad estendersi tra la diocesi di Bova e quella di Reggio Calabria.

      Nel 1935 si aprì il noviziato a Bova Marina e l’otto dicembre dello stesso anno si ebbero le prime professioni mentre il nuovo Istituto continuava ad estendersi in Calabria e approdava in Sicilia, nel Lazio e a Casal Bruciato in Roma, che verrà chiusa dopo due anni e sarà la spina  nel cuore del fondatore. Compito primario delle suore era l’educazione cristiana dell’infanzia e della gioventù con la costituzione di asili, laboratori e oratori; inoltre affiancavano i parroci nella catechesi. Oltre alla cura spirituale si occupavano della promozione umana civilizzando le popolazioni dei dintorni.

La Spiritualità Oblativa

  Nel 1933 era in pieno sviluppo l’Anno Santo straordinario della Redenzione indetto e illustrato da Pio XI. Al centro: l’offerta all’Eterno Padre di Cristo in croce per il rinnovamento dell’umanità.

 L’Oblazione, come la intende mons. Cognata, nasce alla luce del divino Paziente, vittima offerta al bene dei fratelli. Da gran tempo egli portava in sé e meditava l’annuncio profetico:”E’ stato sacrificato perché lo ha voluto e non ha aperto la sua bocca” (Is 53,7).

 Al momento perciò di fondare le “Oblate del Sacro Cuore” lo spirito della interna oblazione che lo consumava non poté non influire sulla scelta del nome, divenuta facile e normale trasmissione di vero e proprio carisma dello Spirito Santo.

 Distintivi della fondazione: l’umiltà, la piccolezza, la ricerca dei luoghi più poveri e bisognosi di assistenza e formazione cristiana del popolo e della gioventù povera e trascurata.

“Raccogliete le briciole dell’apostolato” diviene così regola fondamentale delle nascenti Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore.

 Mons. Cognata gode nel presentare alle figlie Gesù come “Oblato Divino” e “Modello di Oblazione”. Perciò esprime il desiderio che le figlie spirituali siano consacrate “in piena Oblazione” al Cuore di Cristo.

Il Patrono dell’Istituto

 Egli è innamorato di San Paolo, che lo ispira e dà come Protettore all’Istituto; e a lui conferisce il titolo di “Apostolo dell’Oblazione e della carità”; e così giunge a scrivere che la “carità è il distintivo proprio delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù”.

 “La parola d’ordine dell’Oblazione è: tutto per Gesù! Tutto alla sua gloria e alla santificazione delle anime”. Per lo spirito misticamente illuminato di Giuseppe Cognata, sacerdote e vescovo, “gloria dell’Oblazione è “l’olocausto di amore filiale e generoso”, vissuto nell’incruento Sacrificio Eucaristico, dove allo stesso tempo Gesù è Offerente e Offerto, morto e vincitore della morte”.

 Una spiritualità cioè da vivere nel quotidiano, per l’assimilazione a Cristo e la fecondità delle figlie, il cui apostolato doveva restringersi alle diocesi di Calabria, ma che facilmente si estese in Italia e ne oltrepassò i confini.

Per maggiori informazioni consulta il sito: salesiane@sosc.org

scalabriniane1Le scalabriniane che accolgono i migranti venezuelani

“L’arrivo dei venezuelani in Brasile è un fatto sociale, non una catastrofe. E deve essere affrontato proprio come fatto sociale, con politiche di accoglienza e integrazione. È sorprendente vedere che, di fronte a un popolo che viene in Brasile in cerca di cibo e di opportunità di lavoro per guadagnarsi da vivere, circolano idee di ‘campi profughi’. Questa non è affatto una soluzione”.

Lo dichiara, in una nota inviata all’Agenzia Fides, suor Rosita Milesi, missionaria scalabriniana, direttrice dell’Istituto di migrazione e diritti umani, nello stato brasiliano di Roraima. La Congregazione delle suore missionarie scalabriniane sin dalla sua fondazione si occupa dell’assistenza ai migranti e suor Rosita è una delle promotrici, insieme ad altre due scalabriniane, di attività per la creazione di strutture di accoglienza e di percorsi di sensibilizzazione.

Nello stato di Roraima, al confine con il Venezuela e la Guiana, si stanno infatti presentando migliaia di venezuelani per chiedere aiuto, dal momento che il Venezuela è colpito da una crisi economica e sociale così grave da portare i suoi cittadini a emigrare.

  “Il Brasile è chiamato ad accogliere questo popolo e a pensare a una strategia globale – afferma la religiosa -, con politiche di emergenza come primo passo, per garantire luoghi di accoglienza degni e un soggiorno regolare, e poi con altri aiuti in modo di permettere l’accesso al lavoro e di andare in altri Stati e in altre città, dove poter vivere e lavorare con dignità”.

Per suor Rosita “il Brasile è in grado di ricevere questi migranti. Manca, tuttavia, l’azione forte e rapida da parte del governo che, purtroppo, è lento nell’adottare le misure necessarie di assistenza ed integrazione. Questa lentezza aggrava la situazione sociale nello Stato di Roraima, l’ultimo stato al Nord del paese, che di fatto non può né è in grado di risolvere da solo un movimento migratorio di queste dimensioni.

Autorità locali, governo federale, società civile, Chiesa e organizzazioni internazionali, devono agire per attuare una soluzione globale, che includa l’assistenza iniziale, ma garantisca anche l’accesso all’integrazione”.

Solo nel 2017 sono stati più di 20mila i venezuelani che hanno chiesto aiuto al Brasile e più di 8.400 quelli che hanno usufruito di un sistema di residenza temporanea. L’Istituto per la migrazione e i diritti umani, delle suore scalabriniane, ha contribuito in questo periodo ad una serie di attività di accoglienza, integrazione e sostegno, ma sono necessari sostegni molto più ampi.

(articolo tratto da www.fides.org)

Anche il mio corpo riposa al sicuro (Salmo 15)

SR_TERESA1Madre Teresa Pastore, è tornata a casa!

Il grazie al Signore, a nome della Presidenza dell’USMI Nazionale per la sua presenza e il suo amore alla vita consacrata nel servizio fattivo, disinteressato e competente che per 10 anni ha svolto come Presidente dell’USMI Lazio.

Alla madre generale, sr Maria Zingaro e alle sorelle della sua famiglia religiosa, le Serve di Maria Addolorata di Nocera la nostra vicinanza e la preghiera in questo momento particolare di fede e di speranza.

Suore del Sacro Cuore del Verbo incarnato

 Ci presentiamo

Siamo le Suore del Sacro Cuore del Verbo Incarnato, una congregazione di diritto pontificio, fondata a Palermo (Sicilia – Italia) il 14 settembre 1884 dalla Serva di Dio Madre Carmela Prestigiacomo.

Partecipiamo nella Chiesa alla missione salvifica di Cristo, realizzando il progetto di testimonianza del suo amore e di annuncio della verità, attraverso l’impegno costante di evangelizzazione ed educazione.

Riunite nell’amore di Cristo formiamo una sola famiglia, presente in sette nazioni. Nelle nostre giornate cerchiamo di vivere l’anelito della fondatrice “armonizzando Marta e Maria”, per essere come lei diceva, contemplative ed apostole.

Il carisma

La nostra congregazione nasce verso la fine del XIX secolo in Sicilia, percossa allora da sanguinose rivolte. I nobili liberlal-borghesi mal sopportavano la sottomissione politica a Napoli e la perduta indipendenza sicula con il suo Parlamento e la sua Capitale.

Sia artigiani che contadini anelavano ad un miglioramento delle loro condizioni sociali, perciò per diversi motivi la rabbia degli uni e degli altri sfociò in violente rivoluzioni. L’ultima fu quella del 1848. La restaurazione borbonica portò una pace solo apparente.Il popolo e il clero, che erano stati i protagonisti dell’unificazione della Sicilia all’Italia, si trovarono delusi. Lo stato liberale egemonizzato da massoni e anticlericali, da capitalisti e grandi feudatari, mostrò ben presto il suo vero volto antireligioso e antipopolare.

S’incomincia con una campagna denigratoria dei preti e dei religiosi; in seguito si favorisce la propaganda protestante e di varie sette; si stabilisce la priorità dell’ordine pubblico su ogni richiesta di giustizia sociale, per poi varare una serie di leggi che porteranno come effetto una profonda divisione tra lo Stato e il popolo siciliano.

Questo è il contesto socio-ecclesiale in cui nasce la nostra congregazione. Dirà Madre Carmela: “L’istituto del Sacro Cuore sorge infra le tenebre dell’errore, per riaccendere nella chiesa la face della verità”.

La fondatrice

cali_benedice1La giovane fondatrice, ora venerabile Madre Carmela Prestigiacomo con l’aiuto del sacerdote diocesano D. Emanuele Calì e l’autorizzazione dell’Arcivescovo di Palermo, Card. Michelangelo Celesia, seguita da altre 4 giovani, diede inizio alla nuova fondazione il 14 settembre 1884, che presto dalla Sicilia approdò a Roma e in Calabria. Nel 1951 le prime missionarie partirono per il Brasile e quindi in Argentina (1981), in Canada (1981), in Messico (2001) e in Palestina (2010).

Sulle orme di Madre Carmela portiamo la luce della Verità nella Carità, che attingiamo dal Cuore misericordioso del Verbo Incarnato, armonizzando nella nostra vita “Marta e Maria”, contemplazione e azione apostolica.

La spiritualità

La nostra spiritualità è già espressa nella stessa denominazione: Suore del Sacro Cuore del Verbo Incarnato. In esso, infatti, consideriamo e onoriamo l’espressione somma dell’amore misericordioso di Dio verso l’umanità. Dalla sua contemplazione e venerazione ricaviamo l’alimento per nutrire e incrementare il nostro amore verso Dio e verso il prossimo. (Costituzione 3).

Diceva Gesù a Madre Carmela: “Io voglio da te un’Istituzione religiosa ove l’amante Cuor mio possa trovare conforto dalle continue ferite ed oltraggi che riceve dai peccatori; voglio un sodalizio in cui Marta e Maria ben si accordano insieme…”.

La missione

Inserite pienamente nella vita della Chiesa, da essa attingiamo i mezzi spirituali per la nostra santificazione e per suo mandato operiamo nel campo dell’apostolato specifico della Congregazione. (Costituzioni 4)

La specifica missione apostolica della congregazione è “riaccendere la face della verità” illuminando le intelligenze e le coscienze, attraverso l’educazione alla fede.

mexicoGli ambiti preferenziali in cui la nostra missione si realizza, sono: evangelizzazione, educazione, promozione umana, a servizio, dell’infanzia, della gioventù e della famiglia. In questa vocazione e missione ci ispiriamo al mistero del Cuore del Verbo Incarnato.

La madre fondatrice riguardo all’educazione cristiana raccomandava alle suore la fedeltà all’istruzione catechistica con le seguenti parole: “siate innamorate di questo ufficio, esso è tanto caro al Cuore Sacratissimo di Gesù, che nella sua vita terrena non risparmiò né sudore né stento nell’evangelizzare le turbe e anche dopo la sua risurrezione continuò a istruire i popoli mediante la missione data agli apostoli: docete omnes gentes”.

La madre fondatrice riguardo all’educazione cristiana raccomandava alle suore la fedeltà all’istruzione catechistica con le seguenti parole: “siate innamorate di questo ufficio, esso è tanto caro al Cuore Sacratissimo di Gesù, che nella sua vita terrena non risparmiò né sudore né stento nell’evangelizzare le turbe e anche dopo la sua risurrezione continuò a istruire i popoli mediante la missione data agli apostoli: docete omnes gentes”.

Per maggiori informazioni consulta il sito: www.sacrocuorevi.org

Un martirio “con” e non “contro

martiri1“Non è un martirio contro ma con il popolo algerino perché anche loro hanno sofferto tanto. Tante persone sono state uccise per la loro fede”. Lo ha detto padre Thomas Georgeon, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, il postulatore della causa di beatificazione del vescovo di Orano, mons. Pierre Claverie, e degli altri 18 religiosi e religiose rapiti e uccisi in “odio alla fede” in Algeria tra il 1994 al 1996. Tra loro anche i monaci trappisti di Tibhirine. Papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto che li riconosce martiri. Il sequestro fu rivendicato dal Gruppo Islamico Armato. Il vescovo di Orano, mons. Pierre-Lucien Claverie, venne ucciso insieme al suo autista mentre ritornava da una cerimonia proprio in ricordo dei sette monaci trappisti di Nostra Signora dell’Atlante. “Tutto il nodo della causa è questo sangue mescolato tra cristiani e musulmani che dimostra che un legame di amicizia e fraternità è possibile. Nel mondo di oggi questi beati – ha aggiunto il postulatore – ci insegnano cosa significano la perseveranza e la fedeltà. E soprattutto nella prospettiva del dialogo interreligioso ci mostrano la via dell’umiltà. Il rischio di andare incontro a incomprensioni c’è sempre ma il Papa quando lo abbiamo incontrato insieme a due vescovi algerini ci ha detto che era consapevole che ci fossero ancora delle ferite. La Chiesa in una logica di perdono e misericordia desidera offrirla all’intera Algeria. La Chiesa vuole essere colei che aiuta a medicare le ferite rispettando le sofferenze e le cicatrici ancora numerose”. “In Algeria negli anni Novanta – ha ricordato il postulatore – c’è stata una guerra civile in cui alcuni gruppi estremisti avrebbero voluto imporre una sorta di califfato. C’è stato un movimento di resistenza che ha portato ad una guerra terribile in cui 200mila persone hanno perso la vita affinché fosse rispettata la loro fede. Il martirio prende posto in questa storia. Tutti i membri della Chiesa avevano la possibilità di tornare nei loro rispettivi Paesi ma questi martiri hanno scelto di condividere questa vicenda con il popolo. Ci dimostrano inoltre che è possibile entrare in amicizia con l’altro che vive una fede diversa. Questi beati hanno mostrato il desiderio di cercare di capire ciò che l’Islam poteva dire loro”.

Notizie false e giornalismo di pace

fake_news1Nel giorno della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è stato pubblicato il Messaggio di papa Francesco per la 52a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2018.

E proprio i giornalisti sono tra i principali interlocutori delle parole del Papa nel suo Messaggio: “La verità vi farà liberi’ (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace” per la 52ma GMCS, che in Italia sarà celebrata domenica 13 maggio 2018: “Desidero perciò rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale” (papa Francesco).

Leggi il Messaggio di Papa Francesco

MESSAGGIO_GIORNATA_CS_2018

 

evidenza1Il 13 gennaio 2018, è stata inaugurata l’Opera di Misericordia per i papà separati, il cui nome è «Casa di accoglienza per papà separati “Monsignor Dante Bernini”.

Progetto della Diocesi di Albano, che come Congregazione delle Suore del Buon Pastore (Pastorelle) abbiamo accolto nella nostra struttura di Tor San Lorenzo dopo un lungo percorso vissuto all’interno della Congregazione.

Un percorso che ha richiesto maturazione nel dialogo e riflessione tra Diocesi e Istituto e anche con il Comune di Ardea. Ieri abbiamo partecipato all’inaugurazione di questa opera il cui merito crediamo sia della Provvidenza di Dio che ci ha guidato per giungere a mettere in comune: intuizioni, intenti, risorse, gioie e fatiche. Sua Eccellenza Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano, ha ringraziato la nostra Famiglia religiosa che ha permesso di rispondere a questa nuova forma di povertà e ha reso concreto l’aiuto ai papà separati. Alla cerimonia d’inaugurazione erano presenti, oltre al Vescovo di Albano, anche Mons. Gualtiero Isacchi, Economo della Diocesi di Albano e Don Gabriele D’Annibale, Direttore della Caritas Diocesana, che sono stati i più diretti interlocutori della Congregazione lungo il percorso.

Era presente anche il Sindaco di Ardea, Mario Savarese, alcuni Rappresentanti istituzionali, Membri dell’equipe dell’Associazione padri separati e due dei papà separati che da lunedì 15 gennaio abiteranno nella nostra casa.

E’ stata una celebrazione sobria, semplice e ricca di senso. Crediamo che la nostra partecipazione a questo progetto della Diocesi di Albano, Chiesa locale che ci ha visto nascere e muovere i primi passi, sia per noi Pastorelle motivo di gioia nel vivere la forza profetica del nostro carisma in una Chiesa in uscita, come ce lo chiede con insistenza Papa Francesco.

Ringraziamo il Beato Giacomo Alberione, che ci ha pensato nella Famiglia Paolina, nel cuore della Chiesa e aperte alle nuove povertà umane.

Attraverso la messa a disposizione della nostra casa di Tor San Lorenzo per ospitare questa opera di misericordia, abbiamo potuto insieme alla Diocesi di Albano “…in comunione di responsabilità, nella complementarietà dei doni, in clima di stima e di fiducia reciproca, di condivisione di intenti e di iniziative… suscitare nella comunità cristiana nuove collaborazioni a servizio della comunione ecclesiale” (cfr RdV 11).

Uniamoci nella preghiera perché questa iniziativa sia secondo il cuore del Buon Pastore e possa suscitare nella comunità cristiana nuove risposte alle tante nuove forme di povertà che vanno emergendo.

Dal Bollettino interno

Stemma_FMI_1Contemplando il piano divino della salvezza universale, attuata in Gesù Cristo e nella Chiesa, che ne continua l’opera, Brigida Postorino, secondo un particolare carisma dello Spirito Santo e l’ispirazione della SS.ma Vergine, fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Immacolata (Cost. 1). Il 26 aprile 1901 l’Istituto veniva dichiarato col titolo “Figlie di Maria Immacolata”, titolo che “ogni altro in desiderio avanza” (C 3/12/1914); titolo che non doveva e non deve essere un semplice appellativo di distinzione da altre istituzioni religiose, ma significare innanzitutto un “segno” di celeste predilezione e un “modello” da imitare.

La Fondatrice volle che ci chiamassimo Figlie di Maria Immacolata  e che, dalla Madonna,  traessimo ispirazione e forza  nella vita spirituale  e una generosa dedizione  nell’esercizio del nostro apostolato (Cost. 5).

La nostra vita consacrata Immacolatina  ha il compito di favorire il primato assoluto di Dio, di metterlo al primo posto, subordinando tutto e tutti a Lui  nell’amore e nel servizio.  Contemporaneamente è chiamata  a dare la precedenza ai valori delle beatitudini,  vivendoli con radicalità e offrendone testimonianza forte e credibile agli uomini del nostro tempo, come cammino di santità.

La “Sequela di Christi” , alla quale siamo chiamate,  ci rende partecipi della vita intima di Cristo e ci impegna ad imitarlo con la professione pubblica  dei consigli evangelici di Castità, Povertà e Obbedienza (Cost. 8).

Essenziale, per vivere la nostra consacrazione religiosa, è la vita spirituale, di cui la preghiera è componente e importante.

Il carisma

Il carisma proprio delle Figlie di Maria Immacolata è dedizione totale e amorosa a Dio, secondo il motto “TUTTO IN DIO”, seguendo Cristo vergine, povero, obbediente,  manifestato nell’apostolato dell’istruzione e dell’educazione cristiana della fanciullezza e della gioventù (Cost. 2). “Il desiderio grande di perfezionare tutto, con la forza di Gesù, ci trasse il soave detto: Tutto in Dio, e noi lo prendemmo a motto emblema delle nostre azioni” (Ps 20).

Lo scopo dell’Istituto si sintetizza nel programma: “Amore e Zelo – Cuore e Braccio”.

Bisogna dare a Gesù Cristo il cuore e il braccio; l’orazione con la vita interiore sia il cuore; le occupazioni esteriori, il magistero di carità e di misericordia  da esercitarsi quotidianamente con la gioventù ne siano il braccio” (Cms III,3).

BRIGIDALa fondatrice

Le suore dell’Istituto Figlie di Maria Immacolata di Catona si ispirano alla loro Madre Fondatrice, Suor Maria Brigida Postorino.

Il 19 novembre 1865 nasce a Catona di Reggio Calabria Brigida Maria Postorino, quarta di otto figli, la quale entrerà come educanda nel collegio ‘San Gaetano’ di Reggio per il corso delle scuole.

 La famiglia della fondatrice e il tessuto sociale e religioso di Catona sono perciò dati essenziali non semplicemente ai fini biografici, ma per tentare di definire i primi, essenziali tratti dell’opera di Brigida Maria Postorino ed in prospettiva dell’Istituto delle Figlie di Maria Immacolata.

“L’Istituto – racconta Madre Brigida Postorino – nacque agli occhi degli uomini il 6 novembre 1898, ma agli occhi di Dio ebbe principio nel suo cuore ab eterno: nell’animo della Madre comincò a 4 anni… proseguì a 9… si raddoppiò a 12… quando con ingenua semplicità ripetevo: devo, voglio farmi suora. Dove? Chiedevano le compagne dell’educandato. Nel mio paese, rispondevo, ove posso far molto amare Gesù e la Madonna Immacolata”.

Nel 1882 terminati gli studi, torna a Catona dove Istituisce la Pia Unione delle Figlie di Maria. Per combattere l’analfabetismo apre una scuola gratuita a favore dei fanciulli disagiati.

Alcune delle date più rilevanti per tracciare la storia di un’opera di espressione del rinnovamento sociale e religioso che caratterizza molti territori, tra i quali quello di Reggio Calabria.

  1. Riceve a gennaio il mandato dal Card. Gennaro Portanova, Arcivescovo di Reggio, per la fondazione dell’Istituto che dopo l’acquisto della Casa Madre avverrà ufficialmente il  6 novembre.
  2. Le prime suore vestono l’abito religioso. Brigida viene nominata Superiora della Comunità (6 gennaio).
  3. In pellegrinaggio a Roma, dai Cardinali Tripepi e Portanova, Brigida Postorino viene presentata al Papa Leone XIII, che benedice la nuova Fondazione.
  4. Il 26 aprile L’Istituto delle Figlie di maria Immacolata riceve, dall’Arcivescovo di Reggio Calabria, il Decreto di Erezione canonica.
  5. Costituita Madre Brigida Postorino, dal Cardinal Portanova, Superiora Cenerale a vita, il 19 marzo viene celebrato il 1° Capitolo Generale dell’Istituto e vengono consegnate a tutte le suore le Costituzioni approvate dall’Arcivescovo.

Nell’arco di dieci anni, tra il 1898 e il 1908, si avrà la fondazione di altre dieci case dell’Istituto, ma con il terremoto che colpì Reggio e Messina andarono distrutte procurando la morte di diverse suore e con il conseguente sfollamento delle superstiti a Torre del Greco (NA).

  1. Udienza di Sua Santità Pio X, che si mostra benevolo e prodigo con Madre Postorino (25 gennaio). Il nuovo Istituto riceve dal Santo Padre il Decretum Laudis (30 luglio).
  2. Il noviziato delle Figlie di Maria Immacolata dalla Campania viene trasferito a Reggio Calabria con un incremento spirituale, disciplinare e numerico dell’Istituto.
  3. Conferma definitiva dell’Istituto e approvazione apostolica delle Costituzioni aggiornate ai canoni del nuovo Codice (10 aprile).
  4. In ossequio al desiderio del papa Benedetto XV e allo scopo di preparare ospitalità alla gioventù, Madre Brigida il 19 marzo fonda una casa a Roma, al Viale Mazzini.
  5. Nell’anno del trentennio di fondazione dell’Istituto, Madre Postorino vede partire le prime Suore Missionarie Immacolatine per l’Argentina.
  6. Con decreto reale, l’Istituto delle Figlie di Maria Immacolata viene riconosciuto giuridicamente (1 dicembre).
  7. Il 3 marzo Madre Brigida senza il beneficio dell’anestesia, subisce un intervento chirurgico per diverticolosi e si trasferisce a Velletri per la convalescenza.
  8. La Congregazione dei Religiosi, il 18 luglio, nomina tra le Figlie di Maria Immacolata un governo autonomo da Visitatori e Delegati.
  9. Santa morte di madre Maria Brigida Postorino (30 marzo – ore 17,30).
  10. Traslazione delle sue spoglie dal cimitero tuscolano alla cappella dell’Istituto “Maria Immacolata”, Via Brigida Postorino – Frascati (30 aprile).

Per maggiori informazioni soprattutto per conoscere la loro missione

e la loro presenza in Itale e nel mondo consulta il sito: figliedimariaimmacolata.it

sito-nuovo-sito-vaticano20171Vatican News è il nuovo sistema d’informazione della Santa Sede. Un’avventura che inizia il 27 giungo 2015, con il Motu Proprio di Papa Francesco che ha istituito la Segreteria per la Comunicazione, il nuovo Dicastero della Curia Romana.

Vatican News, superando il concetto di semplice convergenza digitale, intende rispondere e in un certo senso anticipare, i continui cambiamenti di luogo e forma della comunicazione. Si esprime ed interagisce su un piano multilinguistico, multiculturale, multicanale, multimediale e multidevice.

Quattro le aree tematiche che informano sull’attività del Papa, della Santa Sede, delle Chiese locali, dando spazio anche alle notizie dal mondo. Una “super redazione” inizialmente formata da sei divisioni linguistiche (italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese) in cui confluiranno gradatamente altre 33, intende non solo informare, ma offrire una chiave interpretativa alla luce del Vangelo.

La sfida è dunque rispondere “sempre meglio alle esigenze della missione della Chiesa” nella cultura contemporanea, con l’obiettivo di “comunicare il Vangelo della misericordia a tutte le genti” nelle diverse culture.

Criterio guida è “quello apostolico, missionario, con una speciale attenzione alle situazioni di disagio, di povertà, di difficoltà” (Discorso di Papa Francesco alla plenaria di SPC, 4 maggio 2017).

Attualmente Direttore editoriale ad interim è Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria della Comunicazione della Santa Sede.

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