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Primo piano

Minori e adulti sempre più connessi

Internet, minori e adulti sempre più connessi

Internet1Il 7 febbraio 2017 si è celebrata la 14esima edizione del il Safer Internet Day – giornata europea dedicata alla sicurezza in rete dei ragazzi.
Il Safer Internet Day (SID) è un evento annuale, organizzato da INSAFE e INHOPE con il supporto della Commissione Europea nel mese di febbraio, al fine di promuovere un uso più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, in particolare tra i bambini e i giovani di tutto il mondo.

Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un evento di riferimento per tutti gli operatori del settore, le istituzioni le organizzazioni della società civile, arrivando a coinvolgere, oggi, oltre 100 Paesi.

 Be the change: unite for a better internet” (Siate il cambiamento: uniamoci per un internet migliore) è lo slogan scelto per l’edizione del 2017, ed è  finalizzato a far riflettere i ragazzi non solo sull’uso consapevole della Rete, ma sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella realizzazione di internet come luogo positivo e sicuro.

In preparazione al Safer Internet Day, la giornata annuale per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali, è stata resa nota la ricerca inedita di Ipsos per Save the Children su Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen e gli adulti.

L’indagine ha voluto esplorare il consenso in internet, inteso come la possibilità di esercitare una scelta libera e consapevole delle sue implicazioni.

Adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social, con una media di più di 5 profili a testa, e sono sempre più connessi via smartphone (il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi ne possiede uno), ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete. Esiste una scarsa cura della propria storia online sia per gli adulti che per i ragazzi, che non prevede una “manutenzione” costante dei propri profili e che sembra quasi esasperare l’importanza esclusiva dell’essere “presente qui e ora”:

Da Save the Children spiegano che «I risultati che emergono dalla ricerca dimostrano che adulti e ragazzi condividono le stesse conoscenze, gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi. Si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che proprio gli adulti dovrebbero esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali». (DS)

Per vino nuovo otri nuovi

 vino nuovo1Per vino nuovo otri nuovi. Dal Concilio Vaticano II la vita consacrata e le sfide ancora aperte: questo il titolo del nuovo volume della LEV 2017 contiene le riflessioni emerse nel corso della Plenaria che la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica hanno tenuto dal 27 al 30 novembre 2014 sul tema: «Vino nuovo in otri nuovi. La vita consacrata a 50 anni dalla Lumen gentium e dal Pefectae caritatis» che ha rivolto l’attenzione al cammino compiuto dalla vita consacrata nel post-Concilio, cercando di leggerne in sintesi le sfide rimaste ancora aperte.

Tali Orientamenti sono anche il frutto di quanto emerso a seguito dei numerosi incontri che nel corso «dell’Anno della vita consacrata hanno visto convergere a Roma, presso la Sede di Pietro, consacrate e consacrati provenienti da ogni parte del mondo» (pag.7).

Il Magistero della Chiesa, a partire dal Concilio Vaticano II, ha sempre accompagnato la vita delle persone consacrate anche attraverso grandi coordinate di riferimento e di valore come: «le Istruzioni Potissimum institutioni (1990), La vita fraterna in comunità (1994), Ripartire da Cristo (2002), Il servizio dell’autorità e l’obbedienza. Faciem tuam (2008), e Identità e missione del Fratello religioso nella Chiesa (2015)».

Per vino nuovo otri nuovi si colloca nella linea «di un esercizio di discernimento evangelico, nel quale si cerca di riconoscere – alla luce dello spirito – quell’“appello” che Dio fa risuonare nella stessa situazione storica: Anche in essa e attraverso di essa Dio chiama» i consacrati e le consacrate del nostro tempo, perché «tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo».

Orientamenti per saggiare con parresìa gli otri adatti a custodire i vini nuovi che lo Spirito continua a donare alla sua Chiesa, esortando ad avviare mutamenti con azioni concrete a breve e a lungo termine.

Un Sinodo in ascolto dei giovani

giovani1Un Sinodo in ascolto dei giovani

«I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» è il tema della Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si celebrerà nell’ottobre del 2018. Con esso il Papa invita la Chiesa “a porsi in ascolto dei giovani, intercettandoli nel loro cammino di vita cristiana” e ad accompagnarli “verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, … possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società».
Nella lettera che accompagna Documento preparatorio al Sinodo, papa Francesco esorta i giovani ad ascoltare l’invito che Dio fece a Mosé: “Esci dalla tua terra… e va verso un Luogo che io ti indicherò”. (Gen 12,1). Oggi, scrive il Papa, il partire, significa “allontanarsi dalla prevaricazione, dall’ingiustizia e dalla guerra”; e la terra nuova è “una società più giusta e fraterna” da costruire insieme.

Ricordando quel grido fragoroso “Sì!” dei giovani a Cracovia, in risposta alla domanda: “le cose possono cambiare?”, papa Bergoglio afferma: “Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza”. E aggiunge: “Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità…Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”.

E’ quanto mai eloquente la fotografia che il Documento fa dei giovani, le loro aspirazioni e possibilità, i pericoli che incontrano lungo il cammino, il bisogno di avere figure di riferimento “coerenti e oneste, oltre che di luoghi e occasioni in cui mettere la capacità di relazione con gli altri”. Infine, il loro desiderio di essere protagonisti nella vita sociale ed ecclesiale, nel presente e nel futuro. E’ desiderio della Chiesa, afferma il Papa, “incontrare, accompagnare, prendersi cura di ogni giovane, nessuno escluso”. Perciò essa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e di chiedere ai giovani di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia”.

L’invito a mettersi in ascolto della Parola di Dio, il coinvolgimento di tutti gli operatori educativi e pastorali attraverso un intelligente questionario, sfoceranno nella celebrazione sinodale dell’ottobre 2018 e in una nuova apertura nei confronti dei giovani, i quali si sentiranno parte attiva della società, della Chiesa e nell’annuncio del Vangelo.

A.P.

 

Donne e uomini per la vita

vita2Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”. Questo il titolo del Messaggio del Consiglio Permanente per la 39ª Giornata Nazionale per la vita, che sarà celebrata domenica 5 febbraio 2017.
“La Santa degli ultimi di Calcutta – affermano i Vescovi – ci insegna ad accogliere il grido di Gesù in croce. Com’è bello sognare con le nuove generazioni una Chiesa e un Paese capaci di apprezzare e sostenere storie di amore esemplari e umanissime, aperte a ogni vita, accolta come dono sacro di Dio anche quando al suo tramonto va incontro ad atroci sofferenze; solchi fecondi e accoglienti verso tutti, residenti e immigrati”.

“Il sogno di Dio si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni. I bambini ‘sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza’; i nonni ‘sono la memoria della famiglia. Sono quelli che ci hanno trasmesso la fede’”. Avere cura di nonni e bambini – sottolineano i vescovi – “esige lo sforzo di resistere alle sirene di un’economia irresponsabile, che genera guerra e morte.

“Educare alla vita – si legge ancora nel Messaggio – significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale”.

Scarica il testo del messaggio Messaggio Giornata Vita 2017

Comunicare la missione

SALA1“Essere portatrici di Dio, gravide di Dio, incinte di luce” è una delle immagini più belle – tratta da Origene – del cristiano. Quanto più della vita consacrata, chiamata ad “essere grembo”, come Maria, per la Parola. Chiamata a generarla, a darla alla luce, a farla traboccare nel mondo d’oggi.

Su questo sfondo si è svolto il Laboratorio “COMUNICARE LA MISSIONE: prendersi cura delle parole, delle immagini e degli ambienti digitali” organizzato in sinergia dalla UISG e USMI nei giorni 28 e 29 gennaio 2017, rivolto a coloro che si occupano di comunicazione all’interno delle famiglie religiose. Uno spazio e un tempo, per chi vi ha partecipato, per far nascere consapevolezza, sviluppare creatività, creare ponti di comunione.

PINA1Consapevolezza perché la comunicazione è – come l’ha definita sr Pina Riccieri fsp – “un dinamismo trasformante” di cui è urgente conoscere, comprendere le logiche che la regolano. Solo così, in un discernimento permanente, sarà possibile “abitare la rete” come spazio di annuncio: “evangelizzare implica necessariamente il fatto di comunicare”.

ANNA1Creatività perché chiamate ad essere “architetti della comunicazione”. Ciò che comunichiamo è la Bellezza del Vangelo, ovvero suscitare stupore, emozione, speranza. È importante quindi imparare a “giocare creativamente” con testi, immagini, foto e PAtrizia1piattaforme digitali, come ci hanno dimostrato concretamente Patrizia Morgante e sr Anna Sanchez Boira.

Comunione perché la comunicazione nasce dalla comunione e crea comunione. Si costruisce nella condivisione, nella pluralità di sguardi e sensibilità, nella capacità di imparare le une dalle altre e di mettersi in rete.

Consapevoli, creative, in comunione per riappropriarci del dono femminile dell’ascolto, dell’interiorità, della prossimità che si fa annuncio appassionato e contagioso. Donne consacrate in cammino con la “Chiesa in uscita”: “offrire un pane fragrante e buono a coloro che si alimentano dei frutti della comunicazione…esortare tutti ad una comunicazione costruttiva che favorisca una cultura dell’incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare la realtà con consapevole fiducia” (Papa Francesco, Messaggio per la 51ma Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali).

Signore illuminaci perché sappiamo creare spazi ampi di relazione,

ponti di comunione, momenti di silenzio che si fanno incontro profondo.

Signore accompagnaci sempre con il tuo Spirito nel nostro compito

di comunicare la missione.

 

sr Chiara Lorenzato

Clarisse Francescane Missionarie del SS. Sacramento (CFMSS)

Prime vittime della tratta…. le minorenni analfabete

Prime vittime della tratta le minorenni analfabete

tratta1Il prossimo 8 febbraio si terrà la terza giornata internazionale di preghiera e di riflessione contro la tratta delle persone; «sono bambini, non schiavi» è il titolo scelto per quest’anno. Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, presidente dell’associazione «Slaves no more», già responsabile dell’Ufficio Tratta dell’USMI Nazionale,  impegnata da molti anni nella costruzione della rete di religiose e religiosi contro il traffico di esseri umani, parla con «Vatican Insider» dei tanti aspetti drammatici di una delle piaghe più terribili del nostro tempo.

Suor Eugenia, possiamo provare a spiegare in termini generali cosa si intende per ‘tratta’ delle persone?
«È una forma di sfruttamento delle persone che può essere di tipo lavorativo, sessuale o per trapianti di organi; c’è anche lo sfruttamento dei minori dovuto a tante ragioni, anche per le adozioni; in tutti questi casi parliamo di ‘tratta’ cioè di traffico. A muovere i fili ci sono i trafficanti, coloro che usano queste situazioni per ottenerne un guadagno. I trafficanti si occupano di gestire la tratta, e chi ci va di mezzo sono le persone più inesperte, più povere, quelle che stanno cercando di trovare un futuro e una vita migliore e spesso cadono nelle mani dei trafficanti; questi ultimi, a volte, sono persone di cui nessuno sospetta, riescono ad essere scaltrissimi pur di catturare le loro prede. Fino a qualche anno fa il traffico maggiore riguardava lo sfruttamento sessuale, perché c’era una grande richiesta di ‘manodopera’ a buon mercato. E’ un fenomeno che prosegue, però attraverso una modalità specifica: quella dei richiedenti asilo».

In che modo?
«In sostanza si sfrutta l’arrivo di queste persone via mare, poi i trafficanti fanno fare alle vittime una domanda d’asilo politico, che la maggioranza di loro non si vedrà mai riconosciuto; è un meccanismo che coinvolge soprattutto donne minorenni poverissime. Queste si fanno tutto il percorso che le porte prima fino alle coste della Libia e poi da lì a Lampedusa, e una volta sbarcate i trafficanti le inducono a fare richiesta d’asilo politico. Con questo documento entrano nei centri d’accoglienza, gli Sprar, (Servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati); tuttavia da quel momento le donne sono in possesso solo della domanda d’asilo e per avere una risposta possono passare anche uno o due anni. Qui entrano in gioco i trafficanti. Questi ultimi infatti le hanno aiutate finanziariamente a venire in Italia, e hanno quindi messo sulle loro spalle un enorme debito che deve essere pagato poi con lo sfruttamento sulle strade. C’è da dire che da questi centri, durante il giorno, le persone possono entrare e uscire, così i trafficanti le vanno a prendere e le riportano, mentre la polizia di fronte a un documento con richiesta di asilo non può fare molto».

Il meccanismo perverso quindi è quello della restituzione di un debito…
«Sì, un debito di cui loro a volte non conoscono nemmeno il valore. Un valore che può arrivare a cifre fra i 50 e i 70mila euro; il più delle volte ora vengono prese di mira le ragazzine analfabete che sono più ricattabili».

Sta dicendo che anche la burocrazia, con i suoi tempi lunghi, agevola lo sfruttamento…
«Sì, e si va anche oltre. Perché trascorso il periodo dell’attesa di una risposta alla domanda d’asilo, queste donne si trovano ormai sul territorio italiano e continuano ad essere sfruttate fino a quando il debito non è saldato. Ma quando ciò avviene queste donne sono finite, distrutte. Si tenga conto che negli ultimi due anni, solo dalla Nigeria, sono arrivate 12mila donne, sono dati del Ministero degli Interni. Queste nigeriane sono in maggioranza minorenni, analfabete, ricattabili quindi, perché per altro sono sottoposte ai riti Voodoo che sono violenti e hanno un impatto fortissimo su di loro, molte poi arrivano incinte. Gli sfruttatori sanno che quando una ragazza arriva incinta ha un canale preferenziale di aiuto. Non di rado sono state messe incinte apposta».

Ma chi sono i trafficanti, parliamo di organizzazioni che sono attive sia nei Paesi d’origine che di destinazione?
«Esattamente. Ma non si tratta per forza di enormi strutture, possono essere anche organizzazioni di poche persone, il trafficante può essere anche un familiare, un amico di famiglia, è qualcuno che sfrutta la fuga dovuta alla povertà, alla violenza di Boko Haram (il gruppo armato di matrice fondamentalista, ndr), per quel che riguarda la Nigeria . E prendono le persone più sprovvedute dalle famiglie più numerose, facendo credere che poi che queste giovani potranno dare un aiuto ai fratelli e alle sorelle rimaste a casa ad andare a scuola, ma i guadagni ovviamente vanno nelle tasche degli sfruttatori. Perché se una persona deve pagare un debito netto di 50-60mila euro, dovrà lavorare sulla strada non meno di 4-5 anni dato che adesso la tariffa è bassissima poiché la crisi economica ha inciso anche su questo; quindi si può arrivare anche a 15-20 euro a prestazione. La persona continua ad essere usata e non ha neanche la capacità di capire che l’hanno imbrogliata».

Ma nei Paesi d’arrivo, chi è che opera lo sfruttamento?
«C’è la connivenza di organizzazioni criminali italiane, ma il traffico vero e proprio è gestito da trafficanti nigeriani e soprattutto da donne nigeriane, le cosiddette madame, le maman, che le custodiscono dopo che sono sbarcate a Lampedusa. Vengono prelevate dai centri di permanenza temporanea e portate sulla strada; tanto se vengono fermate dalla polizia hanno il cedolino della richiesta d’asilo».

Il quadro è terribile, ma da dove si può cominciare per invertire la rotta?
«Prevenzione e informazione, sia nei Paesi d’origine che nei Paesi di destinazione. A settembre sono stata in Nigeria, era un po’ che non andavo, veramente il Paese è sprofondato in una miseria assoluta, eppure è pieno di petrolio, di ricchezze, ma la povera gente fa una vita estrema, nei villaggi non hanno nemmeno le scuole; la gente è disperata. E allora è disposta a credere a tutto anche perché le madame quando vanno giù arrivano con grandi ricchezze, e fanno vedere che in Europa, in Italia, c’è lavoro si può star bene. C’è un’enorme ignoranza. E allora il lavoro che stiamo facendo, con la rete di religiose insieme alle Caritas e alle diocesi, è di far passare dei messaggi: guardate che l’Europa e l’Italia non sono il bengodi ma rappresentano un mondo di sfruttamento, guardate che mandate le vostre figlie verso la morte certa. C’è un grande bisogno di investire sulla prevenzione. Inoltre, una volta che le donne hanno vissuto questa esperienza ricostruirle è difficilissimo, sono svuotate, non hanno più parametri, e sono state abituate ad essere usate e ributtate, non hanno più il senso della loro dignità, hanno in mente solo i soldi».

Quale lavoro fate in questo contesto come religiose?
«Noi religiose siamo state le prime a capire la necessità di creare una rete fra Paesi d’origine, transito e destinazione. Abbiamo detto: i trafficanti sono organizzatissimi per catturare le loro prede, noi dovremo essere altrettanto organizzate per bloccare questo fenomeno e dare risposte alternative. E abbiamo creato questa rete, ormai mondiale, che si chiama Talitha Kum, che raggiunge tutti i gruppi di religiose che si sono formati nei singoli Paesi e nei continenti e a livello intercontinentale e li mette in continuo cont, ‘atto fra di loro. Lavoriamo sempre in rete».

Quindi siete favorevoli a strumenti come quello dei ‘canali umanitari’ per gestire l’immigrazione?
«Certamente. L’importante poi è che su questi temi lavori con intelligenza. Le nostre case di accoglienza per esempio, hanno una tipologia particolare: le regole del gioco le facciamo noi. Se dobbiamo dare un’accoglienza diamola bene, creiamo occasioni di integrazione; che imparino a leggere e scrivere, teniamoli impegnati. Che poi è un modo per stabilire contatti positivi con le popolazioni locali; se infatti la gente vede queste persone girare a vuoto tutto il giorno, ragazzi che non sanno che fare dalla mattina alla sera, è naturale che alla fine si ribelli, che nascano preoccupazioni».

In quali altre aree del mondo il problema è particolarmente sentito?
«Nel sud est asiatico, per esempio, il problema è terribile, soprattutto per lo sfruttamento dei minori, dovuto anche al turismo. Ci sono queste bambine di 7,8 o 9 anni sfruttate sessualmente, è un crimine contro l’umanità».

Emerge, da quello che dice, un dato: c’è un mercato, una domanda, una clientela nei Paesi ricchi…
«Sì, il problema della richiesta. Noi dobbiamo puntare moltissimo sulla formazione dei nostri giovani. La formazione al rispetto della dignità della persona, spiegare che non basta pagare per fare ciò che si vuole, la dignità di una persona non si compra, e quindi c’è molto da fare. Noi, nei Paesi occidentali, dobbiamo investire sulla formazione e poi avere il coraggio di dire: ‘non ti è lecito!’. Chi ha più il coraggio di essere come Giovanni Battista che ha detto: ‘non ti è lecito’ a costo della sua vita. Ma anche noi come Chiesa dobbiamo diventare voce di questi poveri».

Su questo tema la voce del Papa si è levata con forza…
«È una voce, la sua, che ci stimola in continuazione, come Chiesa, come istituti religiosi, è un grande sostegno e un grande appoggio. C’è però anche bisogno dei governi che stabiliscano delle leggi adeguate…»

Va quindi perseguito anche il cliente?
«Sì, d’altro canto oggi sulle strade non c’è più distinzione fra il giorno e la notte. Quando arrivai a Roma nel 2000, andavo sulla Salaria di notte e trovavo 40 nigeriane, adesso non c’è più differenza fra il giorno e la notte la donne in vendita sono dappertutto. Come si vende un sacco di patate si vende una donna. Che valori stiamo proponendo alla nostra società? C’è solo il valore del denaro, per cui io pago e posso fare quello che voglio. Ma non si può comprare la dignità e il corpo di una minorenne; la prevenzione va fatta ceto nei Paesi d’origine, ma dovremmo lavorare anche moltissimo sulla richiesta, c’è bisogno si un lavoro a tappeto nelle scuole, nelle parrocchie. Non si sente mai in una predica accennare a questo problema. Tutte le realtà di Chiesa devono sentirsi coinvolte in questo enorme problema, purtroppo invece le conferenze episcopali non ne parlano mai. E questa è una cosa che deve cambiare, serve la voce dei vescovi».

Liberamente tratto da Vatican Insider

Il loro grido nel mondo…

Comunicato stampa

pp1Ogni due minuti, una bambina o bambino è vittima dello sfruttamento sessuale. Nel mondo, più di 200 milioni di minori lavorano, di cui 73 milioni hanno meno di 10 anni. Di questi piccoli, ogni anno ne muoiono 22 mila a causa di incidenti di lavoro. Negli ultimi trent’anni, si calcola che sono stati circa 30 milioni i bambini coinvolti nella tratta.

Parte da questi drammatici dati, la terza giornata Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione Contro la Tratta di Persone (GMPT), che sarà celebrata il prossimo 8 Febbraio 2017, e che avrà come filo conduttore proprio il tema “Sono bambini! no schiavi!”

L’evento, che viene celebrato nel giorno in cui si ricorda la memoria Liturgica di Santa Bakhita, che conobbe nella sua vita le sofferenze della schiavitù, è promosso da Talitha Kum (UISG-USG), la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone, in coordinamento con il Dicastero per la Vita Consacrata, il Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, il Pontificio Consiglio dei Migranti e Popoli Itineranti, l’ Accademia delle Scienze Vaticane, Caritas Internationalis (CI), l’Unione Internazionale delle Associazioni Femminili Cattoliche (WUCWO) e il gruppo di lavoro contro la tratta della Commissione giustizia e pace delle Unione Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali (UISG/USG). L’iniziavita è stata lanciata il 17 novembre 2016, in occasione della Giornata Mondiale dei diritti dei bambini, voluta dall’ONU, in cui viene divulgata una dichiarazione congiunta, promossa da Jesuit Refugee Service sulla situazione dei bambini migranti.

La prima giornata, voluta fortemente da papa Francesco, è stata celebrata in oltre 154 paesi nel mondo. A Roma si sono svolte una veglia di preghiera, una celebrazione eucaristica e la partecipazione con striscioni alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro, durante la quale il papa ha ricordato l’evento con queste parole: “Cari fratelli e sorelle, oggi, 8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta, le Unioni Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali degli istituti religiosi hanno promosso la Giornata di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone. Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità. Preghiamo tutti insieme.”

Anche per questa terza edizione, sono previste varie iniziative. Infatti, a Roma, durante la settimana dal 2 all’8 febbraio 2017, si svolgeranno una serie di eventi di approfondimento, culturali e di preghiera  (in allegato la Locandina della Veglia di preghiera).

Nel mondo la percentuale di bambini tra le vittime della tratta è in crescita. Secondo gli ultimi dati ufficiali delle Nazioni Unite, una vittima su tre è un minore. L’Africa con il 68% di vittime, è purtroppo il continente con le percentuali più alte. Nel mondo i piccoli sono trafficati per sfruttamento sessuale, servitù domestica, matrimoni forzati, adozioni illegali, lavori forzati, traffico di organi, accattonaggio, pratiche criminali, stregoneria, pratiche criminali (bambini soldato, traffico di droga).

Per questa ragione è urgente il bisogno di far sentire il loro grido nel mondo e ricordare a tutti che questi piccoli sono bambini non schiavi!

Allegato: Veglia Roma

Fonte: uisg.org

testimoni1Sono 28 gli operatori pastorali cattolici uccisi nel corso del 2016 nel mondo. “Per l’ottavo anno consecutivo il numero più elevato si registra in America, mentre è drammaticamente cresciuto il numero delle religiose uccise, che quest’anno sono 9, più del doppio rispetto al 2015”. Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia Fides, nel 2016 sono morti in modo violento 14 sacerdoti, 9 religiose, 1 seminarista, 4 laici.

Per quanto riguarda la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 12 operatori pastorali (9 sacerdoti e 3 suore); in Africa sono stati uccisi 8 operatori pastorali (3 sacerdoti, 2 suore, 1 seminarista, 2 laici); in Asia sono stati uccisi 7 operatori pastorali (1 sacerdote, 4 suore, 2 laici); in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

La maggior parte degli operatori pastorali è stata uccisa in seguito a tentativi di rapina o di furto. “I sacerdoti, le religiose e i laici uccisi, erano tra coloro che denunciavano a voce alta le ingiustizie, le discriminazioni, la corruzione, la povertà, nel nome del Vangelo. Per questo hanno pagato, come il sacerdote José Luis Sánchez Ruiz, della diocesi di San Andres Tuxtla (Veracruz, Messico), rapito e poi rilasciato con ‘evidenti segni di tortura’, secondo il comunicato della diocesi”.
“Tutti vivevano la loro testimonianza di fede nella normalità della vita quotidiana”, si legge nel sito di Radio Vaticana: “amministrando i sacramenti, aiutando i poveri e gli ultimi, curandosi degli orfani, dei tossicodipendenti, degli ex carcerati, seguendo progetti di promozione umana e di sviluppo o semplicemente rendendosi disponibili a chiunque potesse avere bisogno. Qualcuno è stato ucciso proprio dalle stesse persone che aiutava”.

Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’agenzia Fides, “deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo”.

Fonte: agensir.it

Auguri

Natale 2016

nat

E’ l’obbedienza di Maria ad aprire la porta a Dio.

La Parola di Dio, il suo Spirito, crea in lei il Bambino.

Lo crea attraverso la porta della sua obbedienza.

                                                                                 (Benedetto XVI, Infanzia di Gesù, 68)

 

                                                                           Con rinnovato stupore, accogliamo e

                                                                                    contempliamo il Dio Bambino.

                                                             Con riconoscenza e gratitudine, come Maria,

                                                                                apriamo la porta del nostro cuore

                                                                                      all’imprevedibile novità di Dio.

                                                                                                                   Buon Natale

                                                    e la benedizione del Signore per il nuovo anno.

 

sr Regina Cesarato

Presidente USMI Nazionale

Scarica l’allegato natale_2016_usmi

Nella fedeltà al carisma:

cuore-e-denaro1Sono state circa 1.000 gli economi ed econome generali arrivate a Roma dal 25 al 27 novembre c.a. per partecipare al Secondo Simposio Internazionale sull’economia organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica presso l’Auditorium della Pontificia Università Antonianum.

“Nella fedeltà al carisma ripensare l’economia degli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica”: questo il tema del convegno, che ha continuato il percorso di riflessione sull’amministrazione dei beni iniziato nel 2014. A seguito del Primo Simposio Internazionale, il Dicastero per la Vita consacrata aveva redatto un testo con le Linee orientative per la gestione dei beni degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica, in cui si legge: «la formazione nella dimensione economica, in linea con il proprio carisma è di fondamentale importanza affinché le scelte nella missione possano essere innovative e profetiche».

All’inizio del Simposio il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica, salutando i partecipanti giunti da tutto il mondo, ha auspicato che “questi giorni di riflessione possano condurre ad una conversione del cuore che porti i consacrati e consacrate ad essere professionali e a mettere in pratica i valori del Vangelo anche nel campo dell’economia”. «A noi consacrati e consacrate Papa Francesco – ha detto – chiede due realtà in rapporto all’economia: competenza professionale e valori evangelici».

“Il denaro deve servire e non governare!” ha ribadito anche Mons. José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA: i beni della Chiesa devono servire a migliorare e sfruttare meglio le risorse che la Provvidenza ha messo a disposizione e a sviluppare in modo più efficace la missione di servire Cristo e i poveri. “In questa coerenza, si gioca la credibilità del Vangelo che abbiamo professato”, ha detto Mons. Carballo, e ha sottolineato l’importanza di non separare la gestione economica dalla logica del dono. Lo sviluppo economico, infatti, ha bisogno di essere autenticamente umano e di dare spazio al principio di gratuità come espressione della fraternità.

“Il denaro deve servire e non governare!” ha ribadito anche Mons. José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA: i beni della Chiesa devono servire a migliorare e sfruttare meglio le risorse che la Provvidenza ha messo a disposizione e a sviluppare in modo più efficace la missione di servire Cristo e i poveri. “In questa coerenza, si gioca la credibilità del Vangelo che abbiamo professato”, ha detto Mons. Carballo, e ha sottolineato l’importanza di non separare la gestione economica dalla logica del dono. Lo sviluppo economico, infatti, ha bisogno di essere autenticamente umano e di dare spazio al principio di gratuità come espressione della fraternità.

Carisma, Fedeltà, Ripensare l’economia. Su questi tre punti si è articolata la riflessione di papa Francesco nel messaggio indirizzato ai partecipanti al secondo Simposio internazionale sull’economia. Il Santo Padre ha ribadito un concetto a lui caro: nella Chiesa i carismi non sono “pezzi da museo”, né nulla di “statico” o “rigido”. I carismi vanno considerati una “realtà viva”, quindi chiamata a “fruttificare”. Si è poi soffermato sul tema della “gratuità” e del “dono”, parole che non si possono “relegare nella sfera privata e religiosa”, laddove l’economia e la sua gestione non possono mai essere “eticamente e antropologicamente neutre”. Senza la “charis”, una società finisce “disumanizzandosi”, generando “situazioni di esclusione e rifiuto”.

È importante anche, ha ribadito il Papa, non lasciarsi “sopraffare dalla logica diabolica del guadagno”, poiché “il diavolo spesso entra dal portafoglio o dalla carta di credito”.

Ha suggerito di  “leggere le domande per rispondere”, di ascoltare il pianto per consolare”,  di “riconoscere le ingiustizie per condividere anche la nostra economia”, di “discernere le insicurezze per offrire pace” e di “guardare le paure per rassicurare”.

È fondamentale, ha aggiunto il Santo Padre, “chiedersi se le nostre opere manifestano o no il carisma che abbiamo professato, se rispondono o no alla missione che ci è stata affidata dalla Chiesa. Il criterio principale di valutazione delle opere – ha proseguito – non è la loro redditività, ma se corrispondono al carisma e alla missione che l’istituto è chiamato a compiere”.

 Ha auspicato un ripensamento dell’economia “attraverso un’attenta lettura della Parola di Dio e della storia”, ascoltando il “sussurro di Dio” e il “grido dei poveri”, in particolare dei “nuovi poveri”, ridando “dignità a persone vittime dello scarto, deboli e fragili: i nascituri, i più poveri, gli anziani malati, i disabili gravi”.

Ha denunciato la “logica dell’individualismo” che “può intaccare anche le nostre comunità” ed ha sollecitato una “gestione oculata e un controllo sulla gestione non improvvisati”, tenendo sempre fermo il principio per il quale ci “si serve del denaro e non serve il denaro”, se non si vuol renderlo lo “sterco del diavolo”.

Gli incaricati di gestire l’economia di un istituto religioso devono essere “astuti come i serpenti e semplici come le colombe (cfr Mt 10,16)”, ovvero essere dotati di quella “astuzia cristiana” che “permette di distinguere fra un lupo e una pecora, perché tanti sono i lupi travestiti da pecore, soprattutto quando ci sono i soldi in gioco”.

La parola del Papa si fa poi sempre più esplicita: “Quanti consacrati continuano ancora oggi a pensare che le leggi dell’economia sono indipendenti da ogni considerazione etica? Quante volte la valutazione sulla trasformazione di un’opera o la vendita di un immobile è vista solo sulla base di un’analisi dei costi-benefici e valore di mercato? Dio ci liberi dallo spirito di funzionalismo e dal cadere nella trappola dell’avarizia!”. E in conclusione afferma che “L’ipocrisia dei consacrati che vivono da ricchi ferisce le coscienze dei fedeli e danneggia la Chiesa”(A.S.).