Via Giuseppe Zanardelli, 32

00186 Roma - Italia

+39 06 6840051

Fax +39 06 56561470 segreteria@usminazionale.it

Title

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait

Author Archive %s Webmaster

Il Centro Studi attingendo alla ricca produzione della Rivista Consacrazione e Servizio offre una proposta culturale che cerca di andare alle “frontiere” dove si generano le sfide della storia presente, per ripensare la relazione tra Vita Religiosa e intelligenza cristiana nel mondo di oggi, sulle linee del Magistero di papa Francesco.

I sabati culturali si tengono presso l’USMI Nazionale in Via Zanardelli 32, Roma

alle ore 15.30.

 

I° INCONTRO

 Io sono una missione su questa terra

Madre Simona Brambilla
Superiora generale Suore Missionarie della Consolata

Padre Alex Zanotelli Missionario
Comboniano. Ispiratore e fondatore di diversi movimenti italiani
tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale

19 ottobre 2019

 

Scarica Programma

Papa Francesco sorprende sempre… Un nuovo patto educativo globale per la cura del creato

Il Papa lancia un evento mondiale per il 14 maggio 2020, che avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale” e richiama anche il Documento che ha sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi, perché, dice: “Il terreno va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità”

Ricostruire “un patto educativo globale” che ci educhi alla “solidarietà universale” e a “un nuovo umanesimo”, al fine di affrontare le sfide di un mondo in “continua trasformazione” e “attraversato da molteplici crisi”. Questo è l’appello lanciato da Papa Francesco a tutti gli operatori del campo dell’educazione e della ricerca e alle “personalità pubbliche che a livello mondiale occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni”. L’invito è a unire gli sforzi per rinnovare il dialogo “sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta” e creare “un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”. Un’alleanza, spiega il Papa, “tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni”.

Un patto che per Francesco passa innanzitutto attraverso l’educazione, che nei nostri tempi si scontra con un cambiamento epocale, segnato da quella che il Papa chiama rapidàcion. Una “rapidizzazione” culturale, in cui la digitalizzazione “imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica” e cambia continuamente punti di riferimento, generando nuovi linguaggi che scartano “senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia”.  In questo contesto, prosegue il Papa citando l’enciclica Laudato Si’, “l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica”. Questo cambiamento, ricorda il Papa, ha bisogno di un “cammino educativo che coinvolga tutti” perché, come recita un proverbio africano, “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Un “villaggio dell’educazione”, appunto, dove “nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte”.

Per far sì che si realizzi questa convergenza globale “tra lo studio e la vita;  tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali”, il cammino comune del “villaggio dell’educazione” deve muovere tre passi fondamentali. Innanzitutto “avere il coraggio di mettere al centro la persona”, dando “un’anima ai processi educativi” e trovando, secondo una “sana antropologia”, altri modi di intendere “l’economia, la politica, la crescita e il progresso”. Poi bisogna avere “il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità”. Infine è necessario avere “il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità”, “come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli”.

 

Uno sguardo e un ascolto di tenerezza e di contemplazione

Vi è uno stile mariano nell’attività evan­gelizzatrice della Chiesa.
Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere
nella for­za rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto.
In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli
ma dei forti, che non hanno bi­sogno di maltrattare gli altri
per sentirsi impor­tanti.
Guardando a lei scopriamo che colei che lodava Dio
perché « ha rovesciato i potenti dai troni »
e « ha rimandato i ricchi a mani vuote » (Lc 1,52.53)
è la stessa che assicura calore do­mestico alla nostra ricerca di giustizia.
È anche colei che conserva premurosamente « tutte que­ste cose,
meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19).
Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio
nei grandi avvenimenti ed anche in quel­li che sembrano impercettibili.
È contemplati­va del mistero di Dio nel mondo,
nella storia e nella vita quotidiana di ciascuno e di tutti.
È la donna orante e lavoratrice a Nazaret,
ed è anche nostra Signora della premura,
colei che parte dal suo villaggio per aiutare gli altri « senza indugio » (Lc 1,39).
Questa dinamica di giustizia e di tene­rezza,
di contemplazione e di cammino verso gli altri,
è ciò che fa di lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione.

Papa Francesco

 

Nella trasmissione del carisma cosa significa veramente il passaggio del testimone fra le varie generazioni e fra culture diverse rispetto a dove è nato? Rimane come grazia e sfida la condivisione vicendevole tra adeguamento al cambio epocale e all’intersezione dei corridoi della globalizzazione, come vie nuove da scoprire per incarnarlo. Il dato oggettivo di partenza è che siamo tutti diversi e tutti abbiamo una porzione di potere, che esercitiamo. Èl’accoglienza o no della diversità e l’esercizio evangelico o no del potere che formano il problema. Di fronte alla tentazione di cancellare le differenze e squalificare l’altro nella pretesa dell’uniformità, la spinta profetica che ci interpella è metterci di fronte nella possibilità concreta della pluriformità, senza la superiorità di potere di un gruppo dominante o di qualcuno rispetto agli altri. Tutto questo interpella in maniera impellente la formazione alla responsabilità circa l’identità personale e l’appartenenza al proprio carisma di vita consacrata.

 

Programma

Scheda di iscrizione

da inviare via fax al num 06.3222950

Per ulteriori informazioni chiamare alla Segreteria CISM al num . 06.3216841

 

BUON ANNO SCOLASTICO!

Quando riceverete questo messaggio, non credo che le vicende politiche, qualunque ne sia l’esito, avranno di molto incoraggiato o migliorato la situazione della Scuola italiana.

Guardare in faccia la realtà, però, è sempre utile, per intravedere una luce possibile e per inquadrare il lavoro quotidiano di tutti noi in una prospettiva di consapevolezza e di supporto ad una futura soluzione.

I neo dirigenti scolastici, pieni di buona volontà, sin dal loro insediamento si troveranno ad affrontare i problemi stratificati e calcificati da anni. In molti casi troveranno la scuola con vuoti di organico per docenti ed ATA, priva del DSGA titolare, figura apicale di grande importanza per il buon funzionamento amministrativo.

Il Governo sul lato del grave problema del precariato scolastico ha perso troppo tempo e la crisi in atto è capitata in un momento cruciale per la scuola che potrà contare sui vecchi e sui nuovi dirigenti volenterosi, ma col problema ancora da affrontare per le migliaia di posti vacanti da coprire con supplenze, spezzettate su miriadi di plessi.

Il diritto allo studio e l’inclusione dei diversamente abili viene assicurata solo a parole; nelle scuole della Lombardia i posti verranno coperti con supplenti annuali e temporanei privi di titolo di specializzazione e di competenze specifiche, che aspirano alla nomina su posto di sostegno per assicurarsi legittimamente uno stipendio e fanno quello che possono.

E’ evidente che il servizio nazionale di istruzione è in grave difficoltà: se la situazione della Lombardia è tale, si può immaginare quale sia in altre Regioni.

Le scuole pubbliche paritarie, anche quando sono ben organizzate, soffrono per a) la perdita di docenti che legittimamente accettano il ruolo nello Stato; b) l’impossibilità di essere scelte a causa del fattore discriminante (e incostituzionale) della retta da pagare. Il povero, in sostanza, e peggio se portatore di disabilità, deve accontentarsi ed è costretto a “scegliere” la scuola statale.

Solo una forte carica motivazionale e carismatica può consentire alle scuole pubbliche paritarie di continuare il proprio servizio pubblico, che per 800.000 alunni costa allo Stato 500 milioni di euro annui, a fronte dei 56 miliardi di euro annui che spende per i 9 milioni di studenti delle scuole pubbliche statali.

La soluzione è una: occorre garantire la libertà di scelta educativa dei genitori dando a questi il potere decisionale attraverso il costo standard di sostenibilità per allievo. In sintesi, come i tecnici del Ministero ben sanno, il sistema di una quota capitaria da assegnare ad ogni alunno della Scuola pubblica italiana, statale e paritaria:

– permetterebbe di soddisfare il diritto fondamentale a) degli alunni, inclusi i portatori di handicap, di apprendere senza alcuna discriminazione, b) dei genitori di scegliere la scuola in cui educare i propri figli, come avviene in tutta Europa tranne la Grecia, c) degli insegnanti delle scuole pubbliche italiane di scegliere se insegnare in una pubblica paritaria o in una pubblica statale, a parità di stipendio;

– favorirebbe la concorrenza fra le scuole, rendendo più efficiente il sistema educativo italiano;

– lo Stato risparmierebbe notevolmente – dai 3 ai 7 miliardi di euro annui – sulla spesa del Servizio Nazionale di Istruzione.

Il messaggio che desidero offrirvi all’inizio di quest’anno scolastico fa semplicemente appello all’intelligenza di tutti noi, affinché la situazione della scuola pubblica italiana, statale e paritaria, sia compresa nella sua realtà.

E’ assolutamente opportuno, da parte di chi gestisce Buone Scuole Pubbliche – Stato, Regioni, Comuni, Enti privati – il plauso nei confronti dei propri Collaboratori che quotidianamente, con impegno, intelligenza e – anche – soddisfazione personale contribuiscono in modo fattivo e utile alla formazione di tanti bambini, ragazzi, giovani, ben oltre e con più efficacia di quanto proponga l’ultima normativa sull’educazione civica… e con esempi e motivazioni migliori di quanto recentemente offerto dall’Aula per eccellenza.

Coraggio a tutti e buon anno scolastico, ricco sicuramente di difficoltà, impegni e fatiche, ma anche soprattutto – perché così deve essere – di soddisfazione per il bene che ciascuno farà. Riflettendo sulle condizioni che gli permettono – oppure no – di farlo.

sr Anna Monia Alfieri

 

 

Dal 1 settembre c.a. fino al 4 ottobre, un tempo di preghiera e di azione per il creato

La celebrazione ecumenica annuale di preghiera e azione per il creato si è aperta il 1 settembre c.a., Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, e si conclude il 4 ottobre, festa di san Francesco.

Oltre un mese per stringersi in un abbraccio ecumenico e darsi da fare per proteggere il Creato, minacciato dalla stessa opera dell’uomo. Anche quest’anno si rinnova “Il Tempo del Creato”, durante il quale i cristiani nel mondo si uniscono in preghiera e azione per prendersi cura della casa comune.

È un comitato direttivo ecumenico a suggerire ogni anno un tema per la celebrazione. Quello per il 2019 è: “La rete della vita”. La perdita delle specie, infatti, sta accelerando: un recente rapporto delle Nazioni Unite stima che l’odierno stile di vita minaccia di estinzione un milione di specie.

Anche Papa Francesco ne parla e le sue parole esplicitano bene l’impegno a cui tutti siamo chiamati. Ecco le sue parole:

«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,25). Lo sguardo di Dio, all’inizio della Bibbia, si posa dolcemente sulla creazione. Dalla terra da abitare alle acque che alimentano la vita, dagli alberi che portano frutto agli animali che popolano la casa comune, tutto è caro agli occhi di Dio, che offre all’uomo il creato come dono prezioso da custodire.

Tragicamente, la risposta umana al dono è stata segnata dal peccato, dalla chiusura nella propria autonomia, dalla cupidigia di possedere e di sfruttare. Egoismi e interessi hanno fatto del creato, luogo di incontro e di condivisione, un teatro di rivalità e di scontri. Così si è messo in pericolo lo stesso ambiente, cosa buona agli occhi di Dio divenuta cosa sfruttabile nelle mani dell’uomo. Il degrado si è accentuato negli ultimi decenni: l’inquinamento costante, l’uso incessante di combustibili fossili, lo sfruttamento agricolo intensivo, la pratica di radere al suolo le foreste stanno innalzando le temperature globali a livelli di guardia. L’aumento dell’intensità e della frequenza di fenomeni meteorologici estremi e la desertificazione del suolo stanno mettendo a dura prova i più vulnerabili tra noi. Lo scioglimento dei ghiacciai, la scarsità d’acqua, l’incuria dei bacini idrici e la considerevole presenza di plastica e microplastica negli oceani sono fatti altrettanto preoccupanti, che confermano l’urgenza di interventi non più rimandabili. Abbiamo creato un’emergenza climatica, che minaccia gravemente la natura e la vita, inclusa la nostra.

Alla radice, abbiamo dimenticato chi siamo: creature a immagine di Dio (cfr Gen 1,27), chiamate ad abitare come fratelli e sorelle la stessa casa comune. Non siamo stati creati per essere individui che spadroneggiano, siamo stati pensati e voluti al centro di una rete della vita costituita da milioni di specie per noi amorevolmente congiunte dal nostro Creatore. È l’ora di riscoprire la nostra vocazione di figli di Dio, di fratelli tra noi, di custodi del creato. È tempo di pentirsi e convertirsi, di tornare alle radici: siamo le creature predilette di Dio, che nella sua bontà ci chiama ad amare la vita e a viverla in comunione, connessi con il creato.

Perciò invito fortemente i fedeli a dedicarsi alla preghiera in questo tempo, che da un’opportuna iniziativa nata in ambito ecumenico si è configurato come Tempo del creato: un periodo di più intensa orazione e azione a beneficio della casa comune che si è aperta, 1° settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, e si concluderà il 4 ottobre, nel ricordo di San Francesco d’Assisi. È l’occasione per sentirci ancora più uniti ai fratelli e alle sorelle delle varie confessioni cristiane. Penso, in particolare, ai fedeli ortodossi che già da trent’anni celebrano la Giornata odierna. Sentiamoci anche in profonda sintonia con gli uomini e le donne di buona volontà, insieme chiamati a promuovere, nel contesto della crisi ecologica che riguarda ognuno, la custodia della rete della vita di cui facciamo parte.

È questo il tempo per riabituarci a pregare immersi nella natura, dove nasce spontanea la gratitudine a Dio creatore. San Bonaventura, cantore della sapienza francescana, diceva che il creato è il primo “libro” che Dio ha aperto davanti ai nostri occhi, perché ammirandone la varietà ordinata e bella fossimo ricondotti ad amare e lodare il Creatore (cfr Breviloquium, II,5.11). In questo libro, ogni creatura ci è stata donata come una “parola di Dio” (cfr Commentarius in librum Ecclesiastes, I,2). Nel silenzio e nella preghiera possiamo ascoltare la voce sinfonica del creato, che ci esorta ad uscire dalle nostre chiusure autoreferenziali per riscoprirci avvolti dalla tenerezza del Padre e lieti nel condividere i doni ricevuti. In questo senso possiamo dire che il creato, rete della vita, luogo di incontro col Signore e tra di noi, è «il social di Dio» (Udienza a guide e scout d’Europa, 3 agosto 2019). Esso ci porta a elevare un canto di lode cosmica al Creatore, come insegna la Scrittura: «Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore; lodatelo ed esaltatelo nei secoli» (Dn 3,76).

È questo il tempo per riflettere sui nostri stili di vita e su come le nostre scelte quotidiane in fatto di cibo, consumi, spostamenti, utilizzo dell’acqua, dell’energia e di tanti beni materiali siano spesso sconsiderate e dannose. In troppi stiamo spadroneggiando sul creato. Scegliamo di cambiare, di assumere stili di vita più semplici e rispettosi! È ora di abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili e di intraprendere, in modo celere e deciso, transizioni verso forme di energia pulita e di economia sostenibile e circolare. E non dimentichiamo di ascoltare le popolazioni indigene, la cui saggezza secolare può insegnarci a vivere meglio il rapporto con l’ambiente.

È questo il tempo per intraprendere azioni profetiche. Molti giovani stanno alzando la voce in tutto il mondo, invocando scelte coraggiose. Sono delusi da troppe promesse disattese, da impegni presi e trascurati per interessi e convenienze di parte. I giovani ci ricordano che la Terra non è un bene da sciupare, ma un’eredità da trasmettere; che sperare nel domani non è un bel sentimento, ma un compito che richiede azioni concrete oggi. A loro dobbiamo risposte vere, non parole vuote; fatti, non illusioni.

Le nostre preghiere e i nostri appelli sono volti soprattutto a sensibilizzare i responsabili politici e civili. Penso in particolare ai Governi che nei prossimi mesi si riuniranno per rinnovare impegni decisivi a orientare il pianeta verso la vita anziché incontro alla morte. Vengono alla mente le parole che Mosè proclamò al popolo come una sorta di testamento spirituale prima dell’ingresso nella Terra promessa: «Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza» (Dt 30,19). Sono parole profetiche che potremmo adattare a noi e alla situazione della nostra Terra. Scegliamo dunque la vita! Diciamo no all’ingordigia dei consumi e alle pretese di onnipotenza, vie di morte; imbocchiamo percorsi lungimiranti, fatti di rinunce responsabili oggi per garantire prospettive di vita domani. Non cediamo alle logiche perverse dei guadagni facili, pensiamo al futuro di tutti!

In questo senso riveste speciale importanza l’imminente Vertice delle Nazioni Unite per l’azione sul clima, durante il quale i Governi avranno il compito di mostrare la volontà politica di accelerare drasticamente i provvedimenti per raggiungere quanto prima emissioni nette di gas serra pari a zero e di contenere l’aumento medio della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Nel prossimo mese di ottobre, poi, l’Amazzonia, la cui integrità è gravemente minacciata, sarà al centro di un’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi. Cogliamo queste opportunità per rispondere al grido dei poveri e della Terra!

Ogni fedele cristiano, ogni membro della famiglia umana può contribuire a tessere, come un filo sottile, ma unico e indispensabile, la rete della vita che tutti abbraccia. Sentiamoci coinvolti e responsabili nel prendere a cuore, con la preghiera e con l’impegno, la cura del creato. Dio, «amante della vita» (Sap 11,26), ci dia il coraggio di operare il bene senza aspettare che siano altri a iniziare, senza aspettare che sia troppo tardi.

FRANCESCO

 

Dal Vaticano, 1° settembre 2019

 

Il CORSO PER NOVIZIE E JUNIORES, che ha una sperimentata tradizione, è stato ripensato ponendo al centro dei vari moduli la Vita Consacrata nella sua identità ecclesiale e sociale, e aggiungendo alle tematiche fondamentali, la pedagogia del cammino, come esperienza di itineranza sulle vie della bellezza, della storia e delle fondazioni carismatiche, e la pedagogia narrativa come itineranza esistenziale dentro la propria storia personale da leggere come storia di salvezza, dove lo Spirito Santo agisce affinché si attualizzi l’Evangelica vivendi forma. Il corso ha inizio il 2 ottobre 2019 e terminerà il 22 maggio 2020.  Le lezioni si svolgeranno il mercoledì e il giovedì – eccezionalmente il martedì – dalle ore 9:00  alle ore 12:45, nella sede dell’USMI Nazionale in Via Zanardelli 32 a Roma.

Lettera/Proposta di Formazione 2019-2020

Scheda di partecipazione

I nove requisiti per una vita felice

1. Salute sufficiente a rendere il lavoro un piacere.
2. Benessere sufficiente a sostenere i tuoi bisogni.
3. Forza per combattere contro le difficoltà e superarle.
4. Grazia sufficiente a confessare i tuoi peccati
e ad abbandonarli.
5. Pazienza sufficiente a lavorare
fino a che qualcosa di buono venga ottenuto.
6. Carità sufficiente a vedere qualcosa di buono nel tuo vicino.
7. Amore sufficiente a spingerti ad essere utile e di aiuto agli altri.
8. Fede sufficiente a rendere reali le cose di Dio.
9. Speranza sufficiente a rimuovere tutte le paure ansiose
riguardanti il futuro.

W. Goethe

Buone vacanze!

L’estate è il tempo per sostare, per verificarsi, per riprendere in mano la propria vita. Tempo per sé, tempo per gli altri, tempo per le amicizie, tempo per l’essenziale, tempo per lo spirito, tempo per Dio.

È un tempo creativo. È il tempo per la bellezza.

Il tempo libero è certamente una cosa bella e necessaria, ma se non ha un centro interiore esso finisce per essere un tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea.

Benedetto XVI

 

Gli Uffici e la segreteria dell’USMI NAZIONALE resteranno chiusi dal 10 agosto al 01 settembre c.a.

Ancora un ricordo vivo e grato

Pubblichiamo la lettera di sr Claudia Grenga anche a nome di tante suore che hanno conosciuto, apprezzato la saggezza, la paternità spirituale di padre Bruno Secondin. Anche l’USMI Nazionale fa memoria, con riconoscenza dei suoi contributi intellettuali, di ricerca, di “fine” conoscitore della vita religiosa, offerti attraverso la collaborazione alla rivista Consacrazione e Servizio.

 

Carissimo padre Bruno,

con fatica riesco ad ammettere che non ci sei più.

Ho letto cose bellissime sul tuo conto, non mi cemento in altri commenti, voglio scriverti una lettera che non riceverai mai, ma sento di dover esprimere i miei sentimenti per il legame che ci ha in qualche modo, uniti.

Ci siamo conosciuti nel lontano 1975, tu giovane professore di spiritualità moderna nel difficile post Concilio ed io studente all’allora Istituto Pontificio Regina Mundi, alle prese con tutto il rinnovamento della vita religiosa in atto..

Appassionato com’eri ad indicare strade nuove, ad aprire piste inesplorate, ci hai fatto sognare o meglio intravvedere una vita religiosa altra “ segno delle beatitudini” come spesso dicevi e, nello stesso tempo, profezia del futuro di Dio posto in mani fragili, inesperte, timorose, cariche di storia da valorizzare.

Ci hai insegnato a non arrenderci mai, a comprometterci, ad osare sempre , a non cedere mai al richiamo del pensiero dominante. La strada era “cercare, ascoltare il cuore dell’uomo, sintonizzarsi con la storia…”

Io personalmente sentivo tutto questo vero, rispondente al carisma della mia fondatrice Giovanna Antida Thouret , donna forte, di fede e di coraggio, alla ricerca sempre di ciò che meglio poteva contribuire a formare coscienze sane e cristiane e costruire il regno di Dio, così mi sono impegnata a fondo nel mio istituto.

Tu mi hai sempre accompagnato, non mi hai mai perso di vista anche se impegnato in cose grandi sapevi trovare tempo e passione per le cose più piccole. Quando ci si incontrava sembrava che avessimo parlato fino al giorno prima, tanta era l’empatia.

Quando avevo dubbi , o ero molto critica su fatti e persone amavo confrontarmi con te. La tua parola segnava la strada al mio pensare e mi tranquillizzava: “non è poi malvagio il tuo sentire….” Mi dicevi quasi sommessamente.

Abbiamo sognato una chiesa popolo in cammino, assemblea di lode e di confronto, dove la Parola doveva essere sovrana, e negli ultimi tempi ci dicevamo che comunque è stato bello sognare.

Tu, Bruno, hai avuto una vita ricca, impegnata, hai scritto tanto ed ogni volta per me c’era l’ultimo libro pubblicato. Hai amato profondamente la Parola e l’hai coniugata con la storia dell’uomo e del mondo in tutta la tua ricerca, puntuale e pungente, è stata l’ossatura di tutte le tue opere perciò la parola “spiritualità” che tanto mi diceva di disincarnato, diventava vitale, affascinante, esigente.

La Parola è stata la tua carta vincente !

Eravamo anche critici, alcune volte non si potevano giustificare eventi e fatti, ma sapevi raddrizzare le mie vedute “ai margini”, il mio sguardo “sulla soglia” con quel sorriso arguto e pungente che sapeva ricondurre alla verità condivisa, e mai assolutizzata .

Ti sei saputo fare anche piccolo con i piccoli: ricordo una volta che sei passato nella mia casa paterna perché avevi una conferenza da quelle parti e la mia anziana mamma quando ti vide ti abbracciò meravigliata perché quel personaggio che lei ascoltava volentieri e vedeva in TV – era il tempo in cui curavi la rubrica e commentavi il vangelo della domenica – poteva vederlo di persona e poi era amico di sua figlia…

Hai voluto farmi un regalo grande. Hai accettato di guidare gli esercizi spirituali per il mio 50mo di vita religiosa, ed è stato un tempo di grazia davvero speciale. Abbiamo ricordato i tempi belli quando tutto ci sembrava possibile, sognando una vita religiosa significativa su tutti i fronti, abbiamo anche dovuto constatare quanto poco era rimasto del nostro sogno!

Subito dopo ti sei ammalato, il dolore è stato immenso anche se con la tua ironia hai saputo sempre sdrammatizzare la mia eccessiva apprensione.

Fino a quando, la mattina del 7 giugno, mi telefonasti perché volevi salutarmi e mi hai regalato il tuo ultimo libro che conservo come tuo testamento. Quei momenti rimangono indelebili nel mio cuore e nella mia preghiera. Le tue ultime parole, perché nella notte te ne sei andato, sono per me guida sicura; “ Claudia, impara a relativizzare, tutto passa. Io ho ricevuto tanto dalla vita, sono contento di come è andata”

Godevi come un bambino delle cose belle, anche delle mie piccole premure. Grazie per quello che sei stato per me. Voglio farmi voce di tutte le tue alunne di quel tempo speciale “primavera della chiesa” che come me non ti dimenticheranno mai. Grazie padre Bruno!