Via Giuseppe Zanardelli, 32

00186 Roma - Italia

+39 06 6840051

Fax +39 06 56561470 segreteria@usminazionale.it

Primo piano

La Chiesa, madre di vocazioni

PP_GmpvIl tema della 53ma Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra in tutte le comunità cristiane, domenica 17 aprile c.a., è suggerito da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: «Vocazioni e santità: grati perché amati ». L’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni della Chiesa italiana lo ripropone attraverso uno slogan che richiama la gioia dell’anno giubilare: «Ricco di Misericordia… ricchi di Grazie!». Abbiamo un Padre comune la cui Misericordia è “traboccante” (Lc 6,38); egli accompagna ciascuno con tenerezza, alla quale possiamo rispondere con stupore, meraviglia e gratitudine.

Come non ricordare l’episodio del Vangelo in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi, ma solo uno, un samaritano, torna a dirgli il suo grazie? (Lc 17,11-19). Dio ci invita a vivere la gratitudine, perché nel “Grazie” c’è tutto il cuore di Dio; c’è la pienezza della felicità, del senso della vita, dove l’uomo ritrova la sua identità più profonda, nella bellezza straordinaria del dono gratuito. Essere “ricchi di Grazie” trasforma l’esistenza, porta alla consapevolezza che ogni vita è dono e chiamata che viene dal cuore di Dio, per essere ridonata agli altri.

«Se io mi sento attratto da Gesù, se la sua voce riscalda il mio cuore, è grazie a Dio Padre, che ha messo dentro di me il desiderio dell’amore, della verità, della vita, della bellezza» (Papa Francesco). Chi rischia per il Signore non resta deluso!

 don Nico Dal Molin

Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni – CEI

La gioia dell’amore

PPHP1_Sposalizio_VergineDopo la gioia del vangelo, ora c’è la gioia dell’amore. Papa Francesco si distingue anzitutto per “gaudium” e per “laetitia”.

Amoris laetitia è un documento ricco di provocazioni, di stimoli, da leggere e approfondire con i suoi 9 capitoli, suddivisi in 325 numeri, corredati da 391 note, con riferimenti alla dottrina, ai documenti pontifici dei predecessori di papa Francesco, ai Padri della Chiesa, ai teologi medievali e moderni, al Concilio Vaticano II e anche ad autori contemporanei come Jorge Luis Borges, Octavio Paz, Mario Benedetti e Martin Luther King; è uno “sguardo positivo” e “originale” sulla bellezza dell’amore coniugale e sulla famiglia. che richiederà non una lettura “generale affrettata”. E lo stesso Papa nella presentazione a indicare il contenuto dell’Esortazione:” ..Nello sviluppo del testo, comincerò con un’apertura ispirata alle Sacre Scritture, che conferisca un tono adeguato. A partire da lì considererò la situazione attuale delle famiglie, in ordine a tenere i piedi per terra. Poi ricorderò alcuni elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa circa il matrimonio e la famiglia, per fare spazio così ai due capitoli centrali, dedicati all’amore. In seguito metterò in rilievo alcune vie pastorali che ci orientino a costruire famiglie solide e feconde secondo il piano di Dio, e dedicherò un capitolo all’educazione dei figli. Quindi mi soffermerò su un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone, e infine traccerò brevi linee di spiritualità familiare.

A causa della ricchezza dei due anni di riflessioni che ha apportato il cammino sinodale, la presente Esortazione affronta, con stili diversi, molti e svariati temi. Questo spiega la sua inevitabile estensione”.

L’esortazione, come ha sottolineato nella presentazione l’arcivescovo di Vienna, il card. Cristoph Schönborn, “è un avvenimento linguistico”. Qualcosa è cambiato nel discorso ecclesiale” ha aggiunto il cardinale, mettendo in evidenza un “tono più ricco di stima” verso le diverse situazioni di vita” che esprime un “profondo rispetto di fronte a ogni uomo”.

Dunque, un cambio di linguaggio, già iniziato con l’esortazione Evangelii Gaudium ma che è proprio del magistero di papa Francesco. Infatti, il suo non è mai un linguaggio dottrinale, né astratto, né idealistico, ma è un linguaggio che tutti possono comprendere, permeato della dottrina e del Vangelo, ma declinato in maniera ordinaria, normale, perché il messaggio del Vangelo deve essere comprensibile da tutti.

Dall’Esortazione non bisogna aspettarsi una “nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”. Piuttosto, Amoris laetitia “offre concreti orientamenti pastorali che, nella continuità, acquistano un valore e una dinamica nuova”. Infatti, sempre nell’Introduzione, papa Francesco afferma che: “Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato.. In ogni modo, devo dire che il cammino sinodale ha portato in sé una grande bellezza e ha offerto molta luce. Ringrazio per i tanti contributi che mi hanno aiutato a considerare i problemi delle famiglie del mondo in tutta la loro ampiezza. L’insieme degli interventi dei Padri, che ho ascoltato con costante attenzione, mi è parso un prezioso poliedro, costituito da molte legittime preoccupazioni e da domande oneste e sincere. Perciò ho ritenuto opportuno redigere una Esortazione apostolica postsinodale che raccolga contributi dei due recenti Sinodi sulla famiglia, unendo altre considerazioni che possano orientare la riflessione, il dialogo e la prassi pastorale, e al tempo stesso arrechino coraggio, stimolo e aiuto alle famiglie nel loro impegno e nelle loro difficoltà”.

Ad una semplice lettura possiamo così, dire che le parole chiavi di Amoris laetitia sono: accoglienza, accompagnamento, discernimento, integrazione, parole che indicano un nuovo atteggiamento di fondo in uno spirito di riconciliazione che nell’anno giubilare non può che essere segnato dall’abbraccio della misericordia (D.S.).

Nell’ottica delle donne

pphp_107117Cosa potranno dirsi scienziate ed esperte di fama internazionale che discuteranno di scienze della vita, genetica e cultura digitale, partendo da una questione antropologica, appunto, che riguarda la ricerca di una definizione su cosa significhi essere persone umane? Cosa potranno dirsi 34 donne scelte dalla Chiesa cattolica con il duplice obiettivo da una parte di porre al centro la questione etica, che pare venga trascurata dalla scienza e dall’altra avviare un dibattito che coinvolga la Chiesa in queste tematiche hard, very hard? è nata recentemente una Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura della Santa Sede, permanente, formata da 34 donne, non solo cattoliche e non solo credenti, italiane, europee, e di altre nazionalità. Una consulta eterogenea, che si avvarrà anche del sostegno di una rete di corrispondenti provenienti da tutto il mondo. Solo donne che fanno parte della Consulta, organismo che è stato promosso da Sua Eminenza Cardinale Gianfranco Ravasi, età 73 anni, dal 2007 presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, biblista italiano, teologo ed ebraista. Cosa si aspetta il Cardinal Ravasi dal sapere di 34 donne che lui uomo di cultura già non sappia? Come lui stesso ha detto la Consulta nasce: “al fine di ricevere pareri non per colorare di rosa questo Dicastero, ma per offrire un punto di vista diverso e un contributo vero», sui vari progetti in corso, ma anche idee e proposte per nuove iniziative e fornire aiuto per individuare priorità culturali, nell’ottica delle donne. La Consulta ha cominciato così a dare il proprio contributo.

Nel frattempo, sta riflettendo sulla modalità per essere presente nell’anno giubilare della Misericordia. Con uno sguardo femminile che porti ricchezza, competenza e modernità. Il progetto è stato formalizzato giovedì scorso con la consegna delle lettere di incarico ad un gruppo di 34 donne. E’ stato affidato il coordinamento alla sociologa Consuelo Corradi, pro rettore alla Lumsa, affiancata in questo compito da Emma Madigan, Ambasciatrice d’Irlanda presso la Santa Sede. «Non saremo chiuse in una riserva. – ha esordito Consuelo Corradi – “ Qui si tratta di incidere su tutte le attività del Dicastero, a partire dal nostro punto di vista s

pecifico». «La Consulta – ha incalzato – si riunirà tre volte all’anno, ma tra i gruppi di lavoro lo scambio sarà continuo. Ci incontreremo qui al Pontificio Consiglio e saremo in contatto telematico con chi è lontana». In apertura si è illustrata la traccia della Plenaria in preparazione per l’autunno del 2017 dedicata alle «Nuove sfide antropologiche». Questa Consulta Femminile ha molte analogie con il “Tavolo delle donne consacrate e laiche.” che istituimmo all’USMI Nazionale tra le Superiore Maggiori, le donne di spicco delle associazioni cattoliche e le laiche, donne delle istituzioni, della politica italiana, giornaliste, e della cultura. A 50 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, infatti, il “Tavolo delle donne Consacrate e laiche”, appartenenti ad ideologie e credi diversi, si concentrò sulla rilettura della Carta dei Diritti Umani. Gli elementi di novità, come ho già raccontato in questo giornale, (Le donne non siano straniere alle donne) che caratterizzarono la rilettura furono in primis il titolo che da “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” divenne “Dichiarazione Universale dei diritti dell’umanità”, e aggiungemmo la parte mancante femminile a tutto il testo neutro e totalmente maschile. Affermammo che i diritti soggettivi trovano la loro ragion d’essere nell’intrinseca dignità della persona umana, prima ancora che nel diritto oggettivo; la esplicita condanna della pena di morte; il rifiuto di qualsiasi forma di schiavitù per gli esseri umani e di sfruttamento dei minori e del loro lavoro; la tutela dell’embrione umano dallo sfruttamento per scopi commerciali o anche scientifici non a fini terapeutici; la tutela del pianeta terra e di tutti i beni naturali, in quanto patrimonio dell’umanità presente e futura; la tutela della famiglia; la tutela della propria dignità e della privacy. Correva l’anno 1996. La nostra pratica ci portò a condurre insieme un lavoro politico importante. Per un anno studiammo e discutemmo, apportando un contributo collettivo di esperienza e di professionalità, di sensibilità che affermasse la cultura del rispetto della dignità della persona. Noi eravamo 20 donne. Ci fu un confronto esterno nazionale e internazionale a largo raggio. Tutto visto da un’ottica delle donne. Potrebbe essere interessante un confronto anche virtuale tra le donne della Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura della Santa Sede, e noi che facemmo parte del “Tavolo delle donne Consacrate e Laiche”. Credo molto nell’istituzione della Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura della Santa Sede, permanente, formata da 34 donne con augurio di buon lavoro.

Fonte: Adriana Moltedo, esperta di Comunicazione e Media

www.noidonne.org, 7 aprile 2016

Assemblea Usmi – Focus 1 aprile

La terza giornata di assemblea inizia con l’intervento di suor Annarita Cipollone, sjbp, esperta nel campo della pastorale, con la relazione dal titolo: “Le opere di misericordia, perle sulle vie del nuovo umanesimo”.

L’intensa esposizione viene suddivisa in quattro grandi temi che, ripercorrendo il convegno ecclesiale di Firenze, presentano la missione nel segno della misericordia: 1) Linearità ed asperità di un percorso; 2) La via e le vie del nuovo umanesimo in Gesù Cristo; 3) La misericordia dell’opera di Dio; 4) Un sogno di Chiesa.

Riportiamo alcune frasi particolarmente significative: la persona umana si divinizza umanizzandosi alla maniera di Gesù; tra la “disumanità” e la “transumanità” esiste un “umanesimo resiliente” che “resiste”, che esprime la tenerezza e la dedizione verso i più poveri; misericordia è “caricarsi il cuore di un po’ di miseria dell’altro: la sua mancanza diventa la mia mancanza, il suo limite diventa il mio limite”. In una parola: misericordia e preghiera sono l’opera di Dio che può trasformare il mondo.

Un tempo della mattinata è dedicato ad alcune comunicazioni che riguardano la vita dell’USMI e in particolare la realizzazione di Casa Speranza a servizio di Sorelle con problemi di salute.

Nel pomeriggio si dà ampio spazio a comunicazioni di natura economica e giuridico-amministrativa con l’intervento dell’avvocato Edoardo Boitani e della dottoressa Antonella Ventre.

Al termine dei due interessanti interventi don Giuseppe Laiti offre una preziosa sintesi dei tre giorni di assemblea. Riportiamo alcuni passaggi del suo intervento.

< La missione chiede di essere ripensata secondo tre prospettive coerenti:

  • Essa ha anzitutto carattere manifestativo, epifanico: è un agire che rimanda a Gesù Signore, al Padre che lo ha inviato, allo Spirito donato. Essa è l’esprimersi della vita nuova, del “rimanere” in Cristo, del passaggio da individuo a persona. È annuncio di Dio comunione che rinnova la nostra vita.
  • La missione è sguardo sul futuro, per dire la speranza di umanità per tutti. Da qui l’importanza di individuare i segni di futuro che la vita consacrata è chiamata ad offrire. Segni individuati nella ricerca di Dio che crea luoghi di fraternità e di accoglienza; una nuova coscienza planetaria che permette di entrare negli spazi di disumanità per essere segno di prossimità fino al martirio; avviare strade di riconciliazione, dialogo, ospitalità, giustizia; narrare il vangelo nelle culture; condividere l’appello a rinascere dall’alto, dal grembo dello Spirito Santo.
  • La missione si vive nel modo con il quale abitiamo il mondo: si configura come pratica di misericordia, uscita da sé, capacità di alleanze, cura e trasfigurazione. La missione introduce in relazioni fraterne e filiali >.

Il focus che ci mantiene nel passaggio (“l’arte del passaggio”!) è la consapevolezza che la missione è di Dio, è del Padre nell’invio di Gesù e nel dono dello Spirito Santo. Non è opera nostra. Per questo ha speranza davanti a sé!

FOTO DEL 1 APRILE

Giornate dell’Assemblea:

Allegati:

SINTESI_FINALE Assemblea Usmi 2016

Assemblea USMI – Focus

Focus – Giovedì 31 marzo

La seconda giornata di assemblea è stata piuttosto articolata: due intense relazioni nella mattinata, la celebrazione eucaristica a mezzogiorno, i gruppi di riflessione nel pomeriggio e la sintesi finale. Le relazioni hanno messo in luce i “segni del futuro” che già al presente si possono riscontrare nelle famiglie religiose: una panoramica molto interessante che ha donato nuovo entusiasmo e grande speranza.

Padre Lorenzo Prezzi, scj, teologo e giornalista, ha svolto la relazione dal titolo: “I segni del futuro già presenti nella vita consacrata in Italia”. Partendo dal testo biblico “Ecco io faccio una cosa nuova” il padre articola il suo intervento in diversi punti: il senso dell’Anno della Vita Consacrata; la Chiesa come luogo per comprendere l’identità dei consacrati; imparare dalla sapienza della storia e la forza dei santi; attuale crisi; come e dove guardare per avere un futuro; la preghiera; quattro principi dalla lettera di Papa Francesco ai consacrati; otto segni per il futuro (fecondità spirituale, limiti, Parola di Dio, carisma, vita fraterna, laici e donne, profezia, gioia)

Il dialogo in assemblea ha permesso di sviluppare ancora alcuni punti salienti: la libertà; il martirio; il conflitto.

Suor Nicla Spezzati, asc, sottosegretario CIVCSVA, trattando il tema: “I segni di futuro presenti nella vita consacrata nel mondo” ha esordito dicendo: “L’Anno della Vita consacrata ci ha interrogate sulla fedeltà alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri Fondatori? Sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare?”.

Gli interrogativi sollevati non sono nuovi e accompagnano da tempo i processi di discernimento sul ridimensionamento e il futuro delle opere degli Istituti Religiosi. Si tratta dell’attenzione alla “significatività” delle opere che si traduce in efficacia evangelica ed efficienza ecclesiale. La significatività è espressiva dell’ecclesialità del carisma, infatti la capacità di integrarsi alla Chiesa è all’origine stessa delle opere. “Fare sistema” comporta un minimo di coordinamento e di condivisione a livello di progettazione e di gestione. Mentalità, cultura e prassi che se venisse realizzata seriamente potrebbe garantire non solo continuità a non poche opere, ma efficacia evangelica ed efficienza ecclesiale.

Il tempo del pomeriggio è stato dedicato ai lavori di gruppo. Le Madri dovevano rispondere a due domande: 1) Quali germogli stanno nascendo nelle nostre Congregazioni? 2) Che cosa siamo disponibili a mettere in gioco nella condivisione dei Carismi?

La sintesi presentata in assemblea ha dato il seguente risultato.

Risposta alla domanda n. 1.

I segni di futuro già presenti si possono riscontrare nella centralità di Cristo e primato della Parola (lectio divina); più intensa vita spirituale; percorsi formativi significativi a tutte le età; formazione al discernimento; coinvolgimento di tutte le Sorelle nei processi di ridimensionamento; risposta alle nuove povertà (accoglienza a immigrati, rifugiati, ragazze madri, abbandonati); condivisione del carisma con i laici; interculturalità; apertura alla missione ad gentes; cura delle relazioni fraterne in comunità; accoglienza del limite; esperienze di intercongregazionalità; dialogo interreligioso; sinodalità; risignificazione delle opere; vicinanza alla gente; apertura di piccole comunità nelle periferie; inserimento nel territorio; maggior comunione tra congregazioni.

Risposta alla domanda n. 2.

Le esperienze di condivisione si possono riassumere come segue: collaborazione apostolica tra diverse congregazioni e a volte gestione delle opere; pastorale vocazionale insieme; formazione intercongregazionale; apertura di scuole nei quartieri poveri; cammino di formazione tra consigli generalizi di congregazioni diverse; accoglienza a immigrati e rifugiati (significativa l’esperienza in Sicilia); condivisione di tempo, competenze, strutture.

Al termine della giornata la sintesi del moderatore don Giuseppe Laiti ha aiutato l’assemblea a ripercorrere il cammino vissuto.

Foto del 31 marzo 2016

 

Buona Pasqua!

 

PP_Colomba_della_Pace1Anno del Giubileo della Misericordia 2016

 

«Gesù è risorto! Ha vinto l’amore,

ha vinto la misericordia.

Sempre vince la misericordia di Dio».

L’invito è a diventare strumenti della

misericordia di Dio, «canali attraverso i quali

Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il

creato e far fiorire la giustizia e la pace».

(Papa Francesco)

Con i nostri migliori auguri di una Santa Pasqua,

 

Madre Regina Cesarato

Presidente USMI Nazionale

e Consiglio

Giornata mondiale della felicità

pp_felicita1“Considerate la vostra chiamata alla gioia!” (Cor 1,26)

”Dopo anni di ricerca sulla felicità una cosa si è dimostrata essere fondamentale: le relazioni con le persone”. A ricordarlo alle società moderne, che funzionano al contrario, è l’Onu con la proclamazione della Giornata mondiale della felicità.

In un mondo globalizzato, ma frammentato in infinite nicchie, sempre meno ci si lega in modo stabile e fedele a qualcuno e quelle ‘nicchie’ non riescono a dare un senso alle singole vite. Gli effetti sono devastanti. Internet e supermercati diffondono l’illusione che più cose si hanno più si è felici. I politici di tutti gli orientamenti – e soprattutto quelli legati agli interessi economici – diffondono il messaggio che qualunque crescita economica porta benessere. False promesse, che stanno minando le condizioni che invece potrebbero condurre alla felicità ‘sostenibile’. In realtà è il modo in cui si pensa la felicità a guidare ciò che si fa e ciò che si è disposti a sacrificare a orientare il proprio modo di spendere soldi, tempo, energie.

Felicità sostenibile…

È quella che parte dai requisiti e dalle aspirazioni fondamentali dell’essere umano e produce un mondo sano, una società leale. Certo non è possibile ottenere tale felicità in modo rapido, né raggiungerla a discapito di altri o depauperando e inquinando il pianeta. Permette invece a tutti un livello base di sicurezza materiale e potenzialmente è a disposizione di tutti nei momenti buoni come in quelli cattivi. Possedere più cose certamente non ne è la chiave. Tanto meno far lavorare qualcuno in condizioni di sfruttamento per produrre ‘roba’ a buon mercato e alimentare una fame infinita di possesso.

…e diversa

Un uomo – scriveva Schopenhauer – può essere valutato in diversi modi: per ciò che possiede, per ciò che rappresenta agli occhi degli altri, oppure per ciò che egli è in se stesso. Ma neppure questi beni dipendono interamente dalla persona e per quanto ci si può affannare per poterli raggiungere e conservare, niente assicura che saranno eternamente propri.

Rimane soltanto l’interiorità: il bene più inattuale che esista al mondo d’oggi; e certamente anche il più caro perché solo nell’interiorità l’uomo scopre se stesso e il proprio intimo valore. Ma in questo tempo pensare è già un lusso riservato a pochi e pensare entrando in quello spazio di silenzio in cui si è soli di fronte a se stessi e al mistero di Dio può apparire follia. Eppure, se non si cerca in sé il silenzio per pensare, confrontarsi, progettare… allora si è condannati a restare manipolati dai tanti venditori di fumo. Soprattutto si perde la gioia e la responsabilità di abitare nella verità se stessi. Un’affermazione dura ed esigente.

Luciagnese Cedrone, ismc

lucia.agnese@tiscali.it

La crisi dei rifugiati in Europa: come sta rispondendo la Chiesa?

rifugiatiUn’indagine condotta recentemente tra le Conferenze Episcopali europee rivela che la Chiesa in Europa ha risposto in maniera positiva ai bisogni urgenti di rifugiati e migranti, così come all’appello del Santo Padre ad accogliere i rifugiati. L’assistenza offerta include la cura immediata di coloro che si trovano maggiormente nel bisogno e azioni di lungo termine volte a facilitare l’integrazione in Europa; questa indagine è stata condotta per tracciare un quadro preciso circa la risposta della Chiesa all’attuale crisi dei migranti e rifugiati in Europa e per condividere idee su possibili risposte concrete.

Mentre le risposte provenienti dalle Conferenze Episcopali mostrano quanto la Chiesa – attraverso le sue numerose strutture – sia impegnata attivamente nel far fronte ai bisogni di migranti e rifugiati, è importante sottolineare quanto spesso Papa Francesco e i Vescovi europei si siano rivolti alla Comunità Internazionale, richiamandola a fare tutto il possibile per instaurare pace e stabilità. La guerra e il conflitto rimangono tra le cause maggiori dell’attuale crisi dei rifugiati. Senza una chiara volontà politica che miri al raggiungimento della pace e ad una migliore comprensione della solidarietà e dello sviluppo globale, la crisi attuale porterà inevitabilmente ad un ulteriore aumento delle tensioni, della paura e della violenza.

La situazione specifica di ogni Paese europeo richiede soluzioni su misura, sostenibili per ogni singolo Paese, basate sulla solidarietà e sulla responsabilità. Seguendo questi principi e collaborando con networks cattolici e non, la Chiesa sviluppa le sue risposte alla crisi odierna, che sta colpendo così profondamente l’umanità.

I risultati dell’indagine suggeriscono che:

  1. Grazie alla lunga e comprovata esperienza di impegno della Chiesa nel prestare aiuto a rifugiati e migranti, la Chiesa in Europa è stata in grado di fornire il proprio aiuto riguardo a molti aspetti della crisi attuale.
  1. A seguito dell’invito di Papa Francesco e visti i bisogni urgenti di migranti e rifugiati, la Chiesa in Europa ha mostrato una grande apertura e ha sviluppato modalità concrete per “accogliere lo straniero”.
  1. L’assistenza offerta dalla Chiesa ha mostrato come una migliore comprensione dei bisogni dei rifugiati contribuisca ad approfondire il rispetto della dignità umana, a cambiare atteggiamenti verso coloro che fuggono per salvare la propria vita, a superare sentimenti di paura. La Misericordia viene compresa meglio di fronte agli eventi odierni, e ancora di più quando le persone hanno un nome e un volto preciso.
  1. L’impegno della Chiesa include l’aiuto immediato a coloro che si trovano maggiormente nel bisogno e varie azioni a lungo termine volte a facilitare l’integrazione.
  1. Nella maggior parte dei Paesi europei la Chiesa collabora con le autorità e porta avanti la sua azione in collaborazione con gli Stati. La sua competenza è volta a informare meglio e a sviluppare politiche che contribuiscano alla coesione sociale e allo sviluppo.
  1. Nel rispondere e contribuire a risolvere i problemi legati al fenomeno delle migrazioni globali, la Chiesa affronta numerose sfide, come la disponibilità di ridotti mezzi finanziari, la crescita di una mancanza di solidarietà tra gli Stati, l’inadeguatezza di strategie a livello statale, l’aumento di comportamenti xenofobi, sentimenti di insicurezza.
  1. I contatti con la Chiesa d’origine e con la diaspora variano a livello di interazione e di scopi che sottendono a questi contatti. La presenza di sacerdoti provenienti dai Paesi di origine si dimostra di grande aiuto nel colmare i divari e stabilire il dialogo.

L’attuale drammatica situazione umana richiede soluzioni diversificate in ciascuno Stato, l’impegno reale, la solidarietà e la responsabilità di tutti.

———————–

Hanno partecipato all’indagine le Conferenze Episcopali dei seguenti Paesi europei: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina (Eparchia di Mukachevo), Ungheria.

Fonte: www.ccee.euwww.eurocathinfo.eu

Grazie a te, donna

fioriNon è sufficiente dedicarle una giornata; merita molto di più, merita tutta la nostra gratitudine per essere uno dei pilastri dell’umanità, per essere generatrice di vita, prima educatrice e formatrice di nuove generazioni.

Nel suo DNA sono iscritti gli elementi essenziali che delineano la grandezza e la bellezza della sua esistenza: essere madre, essere dono.

Altruismo, abnegazione, gratuità caratterizzano il suo essere donna, sia essa celibe o sposata, giovane o anziana. A lei il grazie dell’umanità e della Chiesa.

Con Giovanni Paolo II diciamo: “Grazie a te, donna, per il fatto di essere donna”; grazie a te, madre, che accogli nel tuo grembo la vita nascente e la proteggi lungo il cammino della vita; grazie a te, donna consacrata e apostola che come Maria rispondi alla chiamata del tuo Dio a essere madre di ogni uomo e di ogni donna.

Anna Pappalardo, fsp

Le loro vite offerte

yemen2Ancora una strage, ancora una volta il sangue di fragili ma coraggiose donne è stato versato perché alcuni – in odio all’Amore – non le capivano, non sopportavano, non volevano le loro opere di assistenza e di aiuto. Ma esso – quel sangue – non grida al cospetto di Dio, chiedendo vendetta. Le loro sono vite offerte a Dio, da mattino a sera e, se utile, dalla sera al mattino, perché vecchi e disabili vivano senza troppe e ingiuste sofferenze il loro attuale segmento di vita e abbiano assistenza, protezione, aiuto, sostegno; sentano vicinanza, prossimità, fraternità. E’ successo ad Aden, nello Yemen, il 4 marzo del 2016, proprio l’altro ieri. Una banda di uomini armati ha fatto incursione in una casa di riposo per vecchi e disabili: hanno massacrato quattro suore appartenenti alla congregazione delle Missionarie della carità, le suore di Madre Teresa di Calcutta. E rapito un sacerdote salesiano, missionario anch’egli, tutto dedito al suo ministero in quella stessa sede. Erano lì per decisione granitica le suore e fortemente determinato il sacerdote. Con esse – due ruandesi, una kenyota e una indiana – sono state uccise altre 12 persone, tra cui l’autista e altri due collaboratori, etiopi, della comunità.

Da un anno e mezzo il Paese, il più povero del Medio Oriente, vive una situazione molto precaria, di guerra civile. Vi circolano ribelli houthi e gruppi legati alla rete di al-Qaeda. Loro, gli assassini armati, ed esse, pienamente e lucidamente coscienti della gravità della situazione; e fermamente determinate a non mollare. A Dio e ai poveri, agli emarginati, a quelli che la società opulenta considera ‘scarto’, esse hanno dedicato la loro vita, le loro energie, il loro cuore, il loro amore ora e per sempre. Erano delle innamorate, “innamorate di Dio – direbbe felice Scalia – e quindi amanti degli uomini fino a non avere pace fino a vederli liberi, come si addice a figli di Dio”. In gesti semplici e deliziosi ad un tempo perché sapevano che l’amore non cerca gesti altosonanti; era sufficiente dar da mangiare e da bere, imboccare, lavare un handicappato con qualsiasi limite; curarlo,  possibilmente accompagnarlo sino alla guarigione completa.

Così avrebbe fatto la loro fondatrice, Madre Teresa – che verrà proclamata santa il prossimo settembre. E lo aveva anche detto: “il più grande dono che Dio ti può fare è darti la forza di accettare qualsiasi cosa egli ti mandi e di restituirgli qualsiasi cosa Egli ti chieda”. Anselm, Marguerite, Judit e Reginette, le quattro suore massacrate, con la vita gli hanno restituito davvero tutto.

Con papa Francesco ci auguriamo che questo atto atroce “svegli le coscienze, guidi ad un cambiamento dei cuori ed ispiri tutte le parti a deporre le armi e intraprenda un cammino di dialogo”, perché, diciamo ancora con papa Francesco – è ora di “rinunciare alle violenze e di rinnovare il proprio impegno per la gente dello Yemen, in particolare i più bisognosi”. (B.M.)