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Primo piano

UCESM: memoria e profezia

LogoUCESEMMEMORIA E PROFEZIA
Assemblea Generale dell’UCESM a Roma (Italia), 3-4 febbraio 2016
profeziaUna cinquantina di Superiori/e Maggiori di tutta l’Europa si sono ritrovati/e il 3 e 4 febbraio a Roma per la loro 17° Assemblea Generale sul tema: “UCESM – Memoria e Profezia”. Lo scopo di quest’Assemblea era, oltre alla celebrazione dei 35 anni di esistenza dell’UCESM, di rileggere il cammino percorso, circoscrivere le sfide attuali e individuare prospettive per il futuro.
Dopo la relazione di P. Mariano Sedano, consigliere presso l’UCESM da 8 anni, sul percorso storico dell’associazione fin dal 1981, il Padre carmelitano Bruno Secondin, professore emerito di spiritualità presso la Pontificia Università Gregoriana, ha provato a indicare come l’UCESM, profezia1attraverso il suo servizio di comunione e condivisione, può rispondere alle nuove sfide che ci presenta l’Europa oggi. Il P. Alessandro Perrone, consigliere presso la CISM e la CIVCSVA, ha portato il suo parere conclusivo a queste conferenze.
In seguito, i membri partecipanti – radunati in diversi gruppi linguistici – hanno riflettuto sui modi di far evolvere l’UCESM verso uno strumento attivo e attuale di servizio alla vita religiosa.
L’eucaristia del primo giorno è stata presieduta dal Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della CIVCSVA, che ha dato all’assemblea un messaggio di incoraggiamento per il cammino dell’UCESM e di ringraziamento per il servizio prezioso e la testimonianza gioiosa dei religiosi e religiose nel continente europeo.
A conclusione dell’Assemblea ci sono state le elezioni del nuovo Comitato Esecutivo per un mandato di 4 anni: P. Giovanni Peragine crsp è stato rieletto Presidente; i nuovi membri sono: Sr. Danièle Faltz dcn del Lussemburgo, Vicepresidente; Sr. Hedvig Deák op di Ungheria, consigliera; e P. Nicolai Dubinin ofm conv di Russia, consigliere.
profezia3
La prossima Assemblea Generale è prevista per il 2018 in Romania.

Francesco e Kirill, storico incontro a Cuba

Papa Francesco e il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia si incontreranno venerdì, 12 febbraio c.a. a Cuba. Lo annunciano con “gioia” in un comunicato congiunto la Santa Sede e il Patriarcato di Mosca.
E’ un incontro che avviene “per grazia di Dio” – afferma il comunicato congiunto – e che “comprenderà un colloquio personale presso l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana e si concluderà con la firma di una dichiarazione comune”.
In un briefing, il direttore della Sala Stampa vaticana,padre Federico Lombardi, ha affermato, leggendo la parte centrale del comunicato: “Questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo, sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese.
La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti”.
Il Patriarca Kirill – ha detto padre Lombardi – arriva all’Avana giovedì 11 febbraio in visita ufficiale; si tratta della sua prima visita come Patriarca in America Latina. Il Papa, arrivando, viene ricevuto dal presidente Raul Castro. Alle 14.15 incontra il Patriarca Kirill.
Il colloquio privato dovrebbe durare un paio d’ore.Al termine c’è la firma della dichiarazione congiunta.I testi sono in russo e in italiano.
Il Papa e il Patriarca li firmano entrambi e poi se li scambiano. Seguiranno i brevi discorsi del Patriarca Kirill e del Papa: “Attualmente – ha sottolineato padre Lombardi – sono previsti, non come discorsi preparati, con un testo lungo o complicato, ma più come un’espressione spontanea, personale di sentimenti in questa straordinaria e bellissima occasione”.
Padre Lombardi ha, inoltre, sottolineato che questo incontro ha un importanza straordinaria. Non si tratta di un incontro “improvvisato” ma è maturato nel giro di due anni: “Il fatto adesso che ambedue – il Patriarca e il Papa – avessero previsto dei viaggi che dovevano fare in America Latina ha costituito una circostanza, una premessa favorevole per l’attuazione”. Padre Lombardi ha tratteggiato, poi, la figura del Patriarca Kirill: “Certamente è una personalità che ha una lunghissima storia di impegno ecumenico e di partecipazione ai rapporti con le altre Chiese. Con il Patriarca precedente era il responsabile delle relazioni esterne. Aveva quindi molti rapporti ecumenici e conosceva molto bene anche la situazione dell’ecumenismo. Tra l’altro, era stato anche qui a Roma per la consacrazione della Chiesa ortodossa e aveva incontrato Papa Benedetto, non essendo lui ancora Patriarca”.
Un altro “aspetto importante per contestualizzare questo incontro – ha aggiunto padre Lombardi – è che è stato annunciato un Concilio pan-ortodosso per il prossimo mese di giugno. Il fatto quindi che queste relazioni positive tra la Chiesa cattolica e le grandi Chiese ortodosse si sviluppino, dà anche un senso di avvicinamento, con grande interesse, partecipazione e preghiera anche, a questo evento molto importante”.
Padre Lombardi, infine, ha detto che “Il Patriarca Bartolomeo naturalmente è stato informato appropriatamente di questo incontro e ha manifestato la sua soddisfazione, la sua gioia per questo passo avanti nel cammino delle buone relazioni ecumeniche tra la Chiesa cattolica e la più grande Chiesa ortodossa. La Chiesa ortodossa russa è, anche dal punto di vista numerico, di gran lunga la più ampia, la più numerosa fra le Chiese ortodosse. Si calcola che forse circa due terzi degli ortodossi del mondo, circa duecento milioni, dipendano dal Patriarcato di Mosca. Quindi è un passo ecumenico particolarmente importante quello dell’incontro del Papa con il Patriarca di Mosca” (D.S.)

Non più schiavi ma fratelli e sorelle

icoPrimop8 Febbraio 2016
“Il Giubileo della Misericordia
per la liberazione degli schiavi di oggi”
Il fenomeno
La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del XXI secolo. E riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo disfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegalee altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 60 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite. D’altro canto, per trafficanti e sfruttatori la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.
Obiettivi della Giornata
L’obiettivo principale è quello di informare e coinvolgere tutte le realtà Italiane, di Chiesa, particolarmente le Diocesi, le parrocchie, le congregazioni religiose maschili e femminili, le Caritas, i Media e le varie organizzazioni cristiane e laiche, sensibili e interessate al problema della tratta di esseri umani.
Scopo è innanzitutto quello di creare, attraverso questa Giornata, maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo cercare di dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e coraggiose, consapevoli che il fenomeno è sempre in costante movimento e cambiamento, con un maggior numero di vittime, sempre più giovani, inesperte, analfabete e quindi facilmente ricattabili. Il Giubileo della Misericordia ci offre quindi una concreta opportunità di ricevere e usare misericordia per aiutare i nuovi schiavi di oggi a rompere le loro pesanti catene di schiavitù per riappropriarsi della loro libertà.
Per questo è fondamentale, da un lato, ribadire la necessità di garantire diritti, libertà e dignitàalle persone trafficate e ridotte in schiavitù, offrendo a loro accoglienza, recupero e integrazione mentre dall’altro bisogna denunciare sia le organizzazioni criminali con i loro ingenti guadagni e sia coloro che usano e abusano della povertà e della vulnerabilità di queste persone per farne oggetti di piacere.
La voce del Papa
Ribadisco che la “tratta delle persone” è un’attività ignobile, una vergogna per le nostre società che si dicono civilizzate! Sfruttatori e clienti a tutti i livelli dovrebbero fare un serio esame di coscienza davanti a se stessi e davanti a Dio! La Chiesa rinnova oggi il suo forte appello affinché siano sempre tutelate la dignità e la centralità di ogni persona (Agosto 2013)
Il ruolo della Chiesa
Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2015 “Non più schiavi ma fratelli e sorelle” Papa Francesco ricorda: “l’enorme lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose, specialmente femminili, portano avanti da tanti anni in favore delle vittime in cui l’azione si articola principalmente intorno a tre opere: il soccorso alle vittime, la loro riabilitazione sotto il profilo psicologico e formativo e la loro reintegrazione nella società di destinazione o di origine. Questo immenso lavoro, richiede coraggio, pazienza e perseveranza ma, occorre anche un triplice impegno a livello istituzionale di prevenzione, di protezione delle vittime e di azione giudiziaria nei confronti dei responsabili.”
Alcuni documenti che offrono spunti di riflessione e informazione:
  • Messaggio completo di Papa Francesco del 1 gennaio 2015 in occasione della giornata della pace: “Non più schiavi ma fratelli”.
  • Vaticano, 18 Aprile 2015: Discorso ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
  • Vaticano, 30 ottobre 2015: Messaggio ai partecipanti alla Conferenza sulla tratta degli esseri umani organizzata a Madrid dal Gruppo di esperti “Santa Marta”

Vita consacrata in comunione

LogoAV_primopianoComunicato Stampa
Città del Vaticano, 20 gennaio 2016
Anno della vita consacrata: grande evento conclusivo

           Più di 4.000 consacrati consacrate, appartenenti alle diverse forme di vita consacrata, stanno arrivando a Roma da ogni parte del mondo per partecipare al grande evento conclusivo dell’Anno della Vita Consacrata, che si svolgerà dal 28 gennaio al 2 febbraio 2016: Vita consacrata in comunione. Il fondamento comune nella diversità delle forme. Un appuntamento nel quale si alterneranno giornate di incontro, veglie di preghiera, tempi per ritrovarsi e approfondire lo specifico di ciascuna forma, con uno sguardo profetico verso il futuro.
Queste le finalità dell’incontro: conoscere meglio il grande mosaico della Vita consacrata, vivere la comunione riscoprendo l’unica chiamata nella diversità delle forme (Ordo Virginum, vita monastica, Istituti apostolici, Istituti secolari, nuovi Istituti e nuove forme di Vita consacrata), iniziare insieme il cammino nel grande Giubileo della Misericordia che consegna ancora una volta a tutti i consacrati il mandato specifico della loro vocazione: essere volto della misericordia del Padre, testimoni e costruttori di una fraternità autenticamente vissuta.
Il 28 gennaio, darà inizio all’evento la veglia nella Basilica papale di S. Pietro presieduta da S.E.R. Mons. José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA, alla presenza di S.E.R. il Cardinale João Braz De Aviz, Prefetto CIVCSVA.
Questa la particolarità delle giornate: il 29 gennaio vedrà riuniti tutti i consacrati nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Il 30 e 31 gennaio, in cinque diversi luoghi di Roma, ogni forma di vita consacrata si incontrerà per approfondire alcuni aspetti specifici della propria vocazione, per poi ritrovarsi nuovamente insieme il 1° febbraio nell’Aula Paolo VI per l’udienza con il Santo Padre Francesco e per l’Oratorio ‘Sulle tracce della Bellezza’, Diretto da Mons. Marco Frisina.
Il Convegno si concluderà con il pellegrinaggio giubilare la mattina del 2 febbraio e, il pomeriggio, con la Celebrazione eucaristica nella Basilica papale di S. Pietro per la XX Giornata Mondiale della Vita Consacrata presieduta dal Santo Padre Francesco.
I giornalisti che desiderano partecipare devono accreditarsi presso:  accreditamenti@ pressva.va

Vittoria Terenzi
Ufficio stampa – CIVCSVA
Cell. 380/3444483 – vterenzi@yahoo.it

Chiamati per annunciare…

Questo appello costituisce il tema della Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani del 2016 che si celebra dal 18 al 25 gennaio. San Pietro apostolo scopre una grande verità:

a. Molti di coloro che costituivano la chiesa primitiva e che provenivano specificamente dal mondo pagano, prima dell‘incontro con il Vangelo non erano il popolo di Dio, che diventa tale con la chiamata ricevuta. Un tempo essi non erano il suo popolo, ora invece sono il popolo di Dio. Un tempo essi non avevano la sua misericordia, ora, invece, hanno ottenuto la misericordia di Dio. Un tempo essi non avevano la grazia di Dio, ora, invece, sono benedetti e hanno la grazia di Dio.

b. Con l‘incontro abbiamo un popolo che Dio ha acquistato per sé?, che riceve la potenza della salvezza di Dio in Gesù Cristo. Questa viva esperienza costituisce una realtà di speciale importanza, che è espressa nel Battesimo, in cui il battezzato rinasce dall‘acqua e dallo Spirito (Gv 3,5).

E‘ una indiscutibile verità, che con il Battesimo abbiamo una nuova vita di Grazia:

a. Nel Battesimo moriamo al peccato per risorgere con Cristo.
b. Aggiungiamo che il Battesimo apre un nuovo cammino di fede, che unisce ogni fedele cristiano con il popolo di Dio.
Dio ci ha scelto, senz‘altro, non come privilegio, non perché noi siamo cristiani degni, non perché ne abbiamo diritto.
Certamente ci ha scelto per raggiungere uno scopo. Battesimo – annuncio – chiamata costituiscono un percorso comune a tutti i battezzati di ?annunziare a tutti le sue opere meravigliose (1 Pietro 2,9).
Sottolineiamo che la lettura della Bibbia rafforza e incoraggia alla preghiera e alla riconoscenza delle ?opere meravigliose di Dio.
Nei testi della Bibbia, che trattano la storia della salvezza, leggiamo gli atti salvifici di Dio:
a. Condurre il suo popolo fuori della cattività.
b. Compiere le Sue opere meravigliose, che andranno proclamate e riconosciute con ascolto fedele.
Nel Nuovo Testamento la resurrezione di Gesù Cristo costituisce per i Battezzati l‘accesso alla nuova vita, dona la salvezza e la vita eterna.
Come cristiani siamo impegnati al servizio di Dio, nel portare a tutti il suo amore, che ci ha resi santi, non perché i cristiani sarebbero più virtuosi degli altri, ma santi nella Grazia di Dio. Malgrado, allora, il fatto che i cristiani appartengono a diverse tradizioni, la Parola di Dio, su cui pregano, studiano e riflettono è fondamentale in una comunione, per quanto incompleta.
Ringraziamo i nostri fratelli della Lettonia per la loro preziosissima esperienza e ricordiamo nelle nostre preghiere tutti i martiri cristiani appartenenti alla Chiesa Cattolica Romana, alla Chiesa Ortodossa, alla Chiesa Luterana, alla Chiesa Battista.Dio doni riposo alle loro anime. Amen!

Chiesa Cattolica
Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto
Presidente, Commissione Episcopale per l‘Ecumenismo e il Dialogo della CEI

Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Pastore Massimo Aquilante
Presidente

 

Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta
ed Esarcato per l’Europa Meridionale
Metropolita
Gennadios
Arcivescovo 

Misericordia

Ogni giorno, mentre vorremmo essere sostenuti dai segni della presenza di Dio, dobbiamo riscontrare segni opposti, negativi, che lo fanno piuttosto sentire come assente. La pienezza del tempo sembra sgretolarsi di fronte alle molteplici forme di ingiustizia e di violenza che feriscono quotidianamente l’umanità.
A volte ci domandiamo: come è possibile che perduri la sopraffazione dell’uomo sull’uomo?, che l’arroganza del più forte continui a umiliare il più debole, relegandolo nei margini più squallidi del nostro mondo?
Fino a quando la malvagità umana seminerà sulla terra violenza e odio, provocando vittime innocenti? Come può essere il tempo della pienezza quello che pone sotto i nostri occhi moltitudini di uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione, disposti a rischiare la vita pur di vedere rispettati i loro diritti fondamentali?
Un fiume di miseria, alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo.
Questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo. Siamo chiamati tutti ad immergerci in questo oceano, a lasciarci rigenerare, per vincere l’indifferenza che impedisce la solidarietà, e uscire dalla falsa neutralità che ostacola la condivisione.
La grazia di Cristo, che porta a compimento l’attesa di salvezza, ci spinge a diventare suoi cooperatori nella costruzione di un mondo più giusto e fraterno, dove ogni persona e ogni creatura possa vivere in pace, nell’armonia della creazione originaria di Dio.

Papa Francesco

Omelia per la Messa nella Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2016

Auguri

Natale 2015
Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre. Gesù Cristo è il Volto della Misericordia del Padre.
Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la Misericordia di Dio (cf Misericordiae vultus).
Auguri, custoditi dalla preghiera, perché possiamo contemplare il Volto di Cristo “in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima”. Contemplare il Suo volto induce a una conoscenza profonda e coinvolgente del suo mistero e a comunicare agli uomini e alle donne di oggi l’amore ricco di misericordia del Padre.

 

In Gesù Cristo il Nuovo Umanesimo

La sera del 13 novembre mentre gli oltre 2000 convegnisti, popolo di Dio in festa, con il cuore ricolmo della gioia del Vangelo, stavano lasciando la città di Firenze, a Parigi esplodeva la follia omicida del terrorismo islamico che ha seminato morte e terrore tra gente innocente.
Il ritorno a casa, alle nostre chiese è stato profondamente segnato da questa tragedia che ci ha resi ancor più consapevoli dell’esigenza irrinunciabile di abitare il mondo, radicando la nostra vita e la nostra speranza in Cristo. Crediamo, infatti, che “la risurrezione del Signore ha già penetrato la trama nascosta di questa storia, perché Gesù non è risuscitato invano” (cfr EG, 278).

Raccolgo la ricca esperienza del Convegno, ancora tutta da “metabolizzare”, discernere, approfondire, attorno a tre coppie di parole, commentate da brevi stralci della relazione del prof. Magatti:

1. Esodo-Sinodo

Occorre un popolo (la Chiesa) disposto a mettersi in cammino (ex-odos) insieme (sun-odos). Confidando nella terra promessa. È solo uscendo (esodo) – come ha saputo fare già tante volte nel corso dei secoli nelle sue espressioni migliori – che la Chiesa italiana potrà accompagnare (sinodo) la società italiana verso la riscoperta della sua vocazione più profonda che tanto serve all’umano di oggi in ogni continente.

2. Ascolto e concretezza

Occorre un nuovo umanesimo della concretezza che, guardando a Gesù Cristo, torni a essere capace di quella postura relazionale, aperta, dinamica, affettiva verso cui ci sospinge continuamente Papa Francesco. Etimologicamente ‘concretezza’ significa ‘cum crescere’, ‘crescere insieme’. Dunque, essa ha a che fare con il rimettere insieme – cioè, in dialogo – ciò che abbiamo imparato a separare. La concretezza richiede prima di tutto, di rimanere aperti alla vita e alle sue istanze e, per questo, è generativa. Una generatività che si esprime nei movimenti del desiderare, mettere al mondo (non solo in senso biologico), prendersi cura, lasciare andare

3. Approfondimento-Attuazione creativa

A conclusione del suo discorso Papa Francesco ci ha affidato un compito: “Permettetemi di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio”.

Proviamo a cambiare in ogni passaggio il soggetto “chiesa” con “comunità /congregazione” e a accogliere le indicazioni come rivolte a ogni nostra famiglia religiosa ma anche alla nostra USMI, per trarne contenuto, metodo, strumenti del nostro futuro programma. Un nuovo esercizio nel “tempo del passaggio”!

sr Azia Ciarano, smirp
azia@missionariemortara.it

Giubileo al via in Africa

La congiura della paura e l’offensiva della  misericordia
Primo Anno Santo ai tempi dell’Isis e delle sue  stragi. Nessun  rinvio. Gli attentati di Parigi hanno semmai accentuato il bisogno di  misericordia. Apertura ufficiale l’8 dicembre. Il via di fatto il 29 novembre in Africa. Nella  cattedrale di Bangui – luogo simbolo del Paese più martoriato e dilaniato  dai conflitti – il Papa entrerà in una moschea e pregherà con i leader  musulmani per un futuro di pace, giustizia e riconciliazione.
A Roma per evitare assembramenti,  i pellegrini verranno distribuiti secondo la data e l’ora; seguiranno perciò un  percorso privilegiato e protetto. L’apertura di una Porta Santa in tutte le  Diocesi aiuterà a contenere il rischio di attentati terroristici.

Per dire e  fare…
La Bolla di indizione del Giubileo evidenzia la  necessità di tenere viva nella Chiesa la consapevolezza di essere presente nel  mondo per dispensare la Misericordia di Dio. Ma già il Concilio Vaticano II  aveva vinto la grande sfida di imparare a dialogare col mondo aprendosi a ogni  uomo. Oggi l’Anno Santo rivolge ai cristiani -e non solo- l’invito a vivere e trasmettere quella  Misericordia, che getta luce nelle tenebre del cuore e la diffonde intorno in  bagliori di gioia. “Sono convinto  -ha detto Papa Bergoglio- che tutta la Chiesa potrà trovare in questo Giubileo  la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale  tutti siamo chiamati a dare consolazione a ogni uomo e donna del nostro  tempo”.
Un tempo  dunque destinato al raccolto dei semi via via piantati: misericordia,  tenerezza, vicinanza ai poveri, riscoperta di una Chiesa più semplice e più  vicina a chi soffre… fino a un cambiamento  delle politiche che rimetta finalmente al centro le persone.

…misericordia, misericordia e ancora misericordia
Un tema su cui Papa Francesco insiste fin dal  primo giorno del suo pontificato. “La misericordia cambia il mondo”, dice nel  suo primo Angelus. E ancora, in ordine sparso: “la misericordia è la giustizia  di Dio”, “è una carezza sulle ferite dei nostri peccati”, “solo chi è stato  accarezzato dalla sua tenerezza, conosce veramente il Signore”. Per due anni ha  preparato il terreno a questo Giubileo. Con parole, gesti e anche trovate  originali come quella della “Misericordina”, il kit di medicina spirituale. “Non dimenticatevi di prenderla perché fa bene  al cuore, all’anima e a tutta la vita. La sua efficacia è garantita  dalle parole di Gesù. Prendetela e diffondete ovunque l’amore”.

L’organizzazione di questo Giubileo è  affidata al Pontificio Consiglio per la Promozione  della Nuova Evangelizzazione, perché “possa animarlo come una nuova tappa del  cammino nella missione di portare ad ogni persona il Vangelo della  misericordia”. Il che, in primis, chiede di svegliare  in sé la certezza che le persone non nascono buone o cattive, ma sono  condizionate da come vivono, dalla scuola e dalle opportunità che hanno.

Luciagnese Cedrone ismc

Con la speranza attiva del contadino…

Si può davvero invertire la rotta di questa nostra storia che sembra risucchiata verso il basso? Puntare gli occhi e il cuore, insieme alla fatica delle mani, al germoglio di speranza che pure spunta? Le radici della storia in realtà affondano nelle relazioni quotidiane degli uomini. E solo se si capisce come funziona tale corrente profonda della storia, ognuno può anche capire qual è il proprio posto nel mondo. Nella vita storie personali più o meno accidentate, tanti deserti, qualche oasi; sempre grovigli di paure e nodi di desideri… Ma di fronte all’ennesima, orribile violenza omicida compiuta a Parigi da ‘esseri umani’, lo sgomento per l’odio insensato e la tentazione della paura lievitano; cresce anche il rischio di una radicalizzazione dello scontro e facilmente si perde persino il coraggio di cercare la rotta….
Eppure la barbarie del nuovo millennio è in atto da tempo, più o meno nell’indifferenza generale. “Cristiani perseguitati e dimenticati”: è l’amara constatazione del Rapporto Acs, la cui opera di denuncia presso l’opinione pubblica è stata molto elogiata da Papa Francesco. Il gruppo religioso, ad oggi il più perseguitato nel mondo, è quello cristiano; nello stesso tempo è anche quello sulle cui condizioni drammatiche cala con più facilità la cappa del silenzio. I dati emersi dal Rapporto Acs indicano che tra l’ottobre 2013 e il giugno 2015, la condizione dei cristiani nei Paesi dove Gesù muore sui Calvari del nostro tempo si è drammaticamente aggravata. Le nazioni classificate di “estrema” persecuzione sono salite da 6 a 10 con l’aggiunta di Iraq, Nigeria, Sudan e Siria. In Iraq oltre 120.000 cristiani, sotto la minaccia delle armi del cosiddetto Stato islamico, sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni; in Nigeria la setta estremista di Boko Haram ha spinto alla fuga circa 100.000 cristiani dalla sola diocesi di Maiduguri, nella quale sono state distrutte ben 350 chiese…
Padre Joseph Bouzouzi, vescovo degli armeni cattolici ad Atena confida: “Di questa guerra non si raccontano le persone, la paura, il pericolo di morte che incombe su di noi in ogni momento. Ci manca tutto. E la gente scappa per sopravvivere”. Il patriarca della chiesa siro-cattolicaIgnace Youssif III Younan, sulla situazione delle minoranze cristiane perseguitate nel Vicino Oriente, pronuncia un duro attacco durante il Sinodo in Vaticano: “Siamo stati dimenticati, traditi dai Paesi occidentaliche seguono l’opportunismo politico ed economico”. E il patriarca di Baghdad, Raphael Sako, durante lo stesso Sinodo, ha reso la testimonianza di una Chiesa martire. Lo ha fatto con dolcezza e mitezza, con un’apertura d’animo e una visione piena di speranza sul futuro dei cristiani in quelle terre dove nacque la fede di Abramo… Una testimonianza di fede come la sua, vissuta nella gioia, è vera fonte di speranza.
Teilhard de Chardin è stato profetico: esistono tante contraddizioni nella libertà dell’uomo, si passa attraverso tanta devastazione e a volte sembra che il male prevalga. Ma non è così, perché la Vita vera vissuta nell’amore non è mai distrutta. Se mente e cuore guardano in alto, quel germoglio di speranza spunterà. Non importa quando. Certo il cielo dell’umanità non sarà mai vuoto.
Luciagnese Cedrone