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Primo piano

Pellegrino della gioia del Vangelo

Pellegrino della gioia del Angelo

LOGO1«Vengo da voi come pellegrino della gioia del Vangelo, per condividere con tutti la pace del Signore e confermarvi nella stessa speranza. Pace e speranza condivise tra tutti». Saluta così, Papa Francesco, tutti i «fratelli e sorelle di Cile e Perù» in un videomessaggio inviato, come consuetudine, a pochi giorni dalla partenza per il suo viaggio apostolico in programma dal 15 al 22 gennaio c.a.

«Desidero incontrarvi voi, guardarvi negli occhi, vedere i vostri volti e potere, tutti insieme, sperimentare la vicinanza di Dio, la Sua tenerezza e misericordia che ci abbraccia e consola», annuncia Francesco. E dice di conoscere «la storia» dei due Paesi sudamericani, «tessuta con impegno, dedizione». «Desidero insieme a voi – aggiunge – rendere grazie a Dio per la fede e l’amore per Dio e per i fratelli più bisognosi, specialmente per l’amore che voi avete verso coloro che sono scartati dalla società».

«La cultura dello scarto ci ha invaso sempre di più», osserva il Pontefice. Per questo, assicurando di voler condividere con la popolazione cilena e quella peruviana «gioie, tristezze, difficoltà e speranze», incoraggia: «Non siete soli, il Papa è con voi, la Chiesa intera vi accoglie, la Chiesa vi guarda».

Insieme, prosegue Bergoglio nel filmato, possiamo «sperimentare la pace che viene da Dio, tanto necessaria; solo Lui ce la può dare. È il regalo che Cristo ci fa, a tutti, il fondamento della nostra convivenza e della società; la pace si basa sulla giustizia e ci permette di incontrare istanze di comunione e di armonia». La pace «bisogna chiederla costantemente al Signore e il Signore la dona». È «la pace del Risorto» che «porta la gioia e ci incoraggia ad essere missionari, ravvivando il dono della fede che ci porta all’incontro, alla comunione condivisa di una stessa fede celebrata e donata».

Questo incontro con Cristo «ci conferma nella speranza», ribadisce il Vescovo di Roma: «Non vogliamo rimanere ancorati alle cose di questo mondo, il nostro sguardo va molto oltre, i nostri occhi sono riposti nella Sua misericordia che cura le nostre miserie. Solo Lui ci dà la spinta per alzarci e andare avanti» sottolinea, affermando che «toccare con mano questa vicinanza di Dio ci rende comunità viva che è capace di commuoversi per coloro che sono accanto a noi e compiere passi fermi di amicizia e di fraternità. Siamo fratelli che escono per incontrare gli altri per confermarci in una stessa fede e speranza».

A conclusione del videomessaggio, il Papa mette «nelle mani della Vergine Santa, Madre d’America», il suo viaggio apostolico e tutte le intenzioni che ognuno porta nel proprio cuore, «perché Lei, come buona Madre, possa accoglierle e insegnarci il cammino verso Suo Figlio».

Accogliere, proteggere, promuovere…

Migranti1“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”

è il tema del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato che sarà celebrata il 14 gennaio 2018. Un messaggio ricco di proposte concrete, perché tutte le Chiese si impegnino a promuovere queste buone prassi.

Tante buone pratiche per affrontare in maniera chiara e pragmatica il fenomeno delle migrazioni. Perché, se si vuole, le soluzioni si trovano. Dai visti umanitari o per motivi di studio ai programmi di sponsorship, dai canali umanitari ai ricongiungimenti familiari, dalla regolarizzazione di chi vive da tempo in un Paese di accoglienza senza documenti fino alla cittadinanza secondo lo ius soli. Sono le tante proposte e indicazioni contenute nel Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e rifugiato che sarà celebrata in tutte le chiese. Una serie di azioni e proposte che nascono dalle buone pratiche della Chiesa cattolica in diversi contesti. Buone pratiche come ampliare canali legali e sicuri per tutti i migranti attraverso i visti umanitari, i programmi di sponsorship, i canali umanitari, i visti di studio per giovani rifugiati che vivono nei campi.

Soprattutto c’è un appello molto chiaro perché la Chiesa si impegni a proporre queste buone pratiche in tutto il mondo, con un coinvolgimento diretto da parte delle Conferenze episcopali e dei movimenti cattolici nel sensibilizzare le comunità ai due Global compacts (patti globali) che verranno firmati nel secondo semestre 2018 dalla comunità internazionale: uno sui migranti internazionali e l’altro sui rifugiati. In questo processo la Chiesa cattolica è chiamata ad essere più attivamente presente. Questi principi fanno riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, ma si trasformano in buone pratiche e indicano soluzioni a problematiche presenti.

È un messaggio che spiega nel dettaglio tutti quei canali che possono essere aperti o ampliati (per chi lo sta già facendo). Ad esempio il canale della riunificazione familiare, un diritto che la Chiesa ha sempre promosso, sarebbe una via interessante attraverso la quale molte persone potrebbero arrivare in modo sicuro e legale nel nostro Paese.

Il Papa accenna all’importanza di proteggere i migranti fin dalla partenza sia durante il transito, offrendo loro tutte le informazioni necessarie per decidere se partire o no, dove e come andare. Poi nel Paese di arrivo attraverso le missioni diplomatiche e quelle forme di protezione e assistenza fornite dalla società e dai governi locali, provvedendo a dare informazioni perché possano permanere in situazione regolare o regolarizzare la loro posizione.

A livello di promozione si chiede il riconoscimento delle capacità e delle competenze dei migranti con la convalida di titoli di studio e professionali, perché queste persone possano offrire il meglio e possano approfondire la loro istruzione, sia secondaria, terziaria o all’università. Che possano veder riconosciute le loro professionalità in modo che possa essere un contributo e una opportunità di sviluppo per i Paesi che li ricevono.

Riconoscere, inoltre, ai migranti e ai rifugiati che permangono per lungo tempo un facile canale di nazionalizzazione. Per chi è nei Paesi da 20 o 30 anni in permanenza irregolare si può cercare una facile soluzione, con formule di regolarizzazione straordinaria che in qualche Paese sono state già previste.

La Chiesa italiana ha esplicitato molto chiaramente la posizione: ogni bambino che nasce deve avere una nazionalità, sia quella dei genitori (qualora lo prevedano e utilizzino i canali adeguati allo scopo) oppure riconosciuta dallo Stato. Come Chiesa cattolica continuiamo ad insistere sul fatto che la cittadinanza non è un diritto necessariamente regalato. I diritti ius sanguinis e ius soli possono coesistere, come già avviene in molti Paesi. Dipende semplicemente dalla volontà di mettersi in gioco.

Una considerazione personale: in questi casi è sempre opportuno insistere non tanto sul diritto ma sul fatto che appartenere ad una nazione è una scelta personale e responsabile. Da questa scelta derivano una serie di doveri e responsabilità di partecipazione, di crescita, di sviluppo del Paese in cui si ha deciso di vivere.

Non è soltanto un passaporto ma è prendersi un impegno con un luogo, con un territorio. Non è dire: “Puoi o non puoi”, ma: “Se vuoi, tieni presente che c’è una certa responsabilità da assumere”.

Sono temi che riguardano le singole Conferenze episcopali. A livello globale la paura dell’invasione è data dalla non conoscenza e ignoranza rispetto a quelli che bussano alle porte. Dipende sempre dalle percezioni, che dal mio punto di vista personale debbono sempre essere considerate in modo molto serio, perché la percezione determina la scelta. Bisogna lavorare moltissimo sull’educazione, sulla cultura dell’incontro, fornendo dati reali.

L’andare verso l’altro non è necessariamente naturale: nel bambino è molto più presente ma nell’adulto c’è spesso una remora perché nell’incontro con l’altro teme di perdere qualcosa. L’esperienza della storia – io sono uno storico – ci insegna invece che le civiltà sono nate proprio dall’incontro tra diversi popoli: nel momento in cui si sono aperti, non quando si sono chiusi.

Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione migranti & rifugiati del Dicastero

per il servizio dello sviluppo umano integrale.

Liberamente tratto da Agensir

 

Natale 2017

natale1La Vergine ci offre suo Figlio come principio di vita nuova.

La luce vera viene a rischiarare la nostra esistenza. In questa notte ci viene reso manifesto il cammino da percorrere per raggiungere la meta.

La luce ci indica la strada verso Betlemme.

Dobbiamo andare a vedere il nostro Signore deposto in una mangiatoia. Ecco il motivo della gioia e della letizia: questo Bambino è “nato per noi”,

è “dato a noi”, come annuncia Isaia (Cf 9.5)

(Cf Papa Francesco)

Questo è il nostro augurio di Buon Natale: abbiamo un motivo per essere nella gioia!

sr M. Regina Cesarato

Presidente USMI Nazionale e Consiglio

P.S. L’USMI rimane aperto nei gg. 27-28-29 dicembre e 3-4-5 gennaio 2018

Volontariato:

PREMIO1Il volontariato per la XXIV edizione del Premio Volontariato Internazionale FOCSIV 2017

si tinge di colore rosa, assegnando il Premio Volontario Internazionale, quello per il Giovane Volontario Europeo e il Volontario del Sud a tre donne, legate tutte quante a due Continenti, l’Europa e l’Africa.

A pochi giorni dal 5 dicembre, Giornata Mondiale del Volontariato, FOCSIV – Volontari nel mondo consegna, nell’Aula Magna della John Cabot University a Roma, a Anna Dedola, project manager COPE Iringa – Tanzania, il  Premio Volontario Internazionale, a Khadija Tirha, volontaria in Servizio Civile per LVIA Italia in Piemonte, il Premio Giovane Volontario Europeo ed a Alganesc Fessaha, Presidente di Gandhi Charity candidata dal Centro Missionario di Trento, il Premio Volontario del Sud.

Tre donne, con radici culturali diverse alle spalle, che pongono al centro del proprio impegno quotidiano la persona, come portatore di necessità, cultura, speranza, diritti e la costruzione di ponti per il dialogo tra i popoli e per un futuro di pace. Tre interventi in Tanzania, in Italia ed in alcuni paesi africani per la dignità, per i diritti umani, per lo sviluppo umano come sistema di crescita per le comunità ed i Paesi.

La cura e il diritto, fin dall’infanzia, a ricevere affetto ed un futuro sostenibile è il fulcro dell’impegno di Anna Dedola ad Iringa, in una delle regioni più povere e colpite dalla piaga dell’HIV di tutta la Tanzania, per i bambini orfani del Centro Sisi Ni Kesho dove sono accolti, nei primi anni della loro vita, e per i quali si garantisce una vita il più possibile sana e la possibilità di ricongiungersi con le famiglie di origine o di andare in adozione. L’integrazione e l’inclusione come mezzi per costruire ponti tra le persone, questa la certezza che sostiene Khadija Tirha, cittadina attiva impegnata in Italia a realizzare una società coesa capace del rispetto reciproco e di una pacifica convivenza sociale tra culture e confessioni diverse. La dignità degli uomini, il loro diritto a una vita degna, la liberazione di uomini e donne, colpevoli solo di aver voluto cercare un futuro in altri luoghi lontani da quelli di origine, è la scelta di vita compiuta da Alganesc Fessaha da anni impegnata nel sostenere i profughi ed i rifugiati salvandoli da un destino che li condurrebbe alla morte e nel far conoscere il dramma vissuto da queste migliaia di persone in fuga.

A questi riconoscimenti si affiancano, come nelle scorse edizioni, le Menzioni speciali consegnate nelle mani del Sindaco di Catania, Enzo Bianco, come riconoscimento per il grande valore della solidarietà dimostrata dalla cittadinanza catanese verso i tanti migranti arrivati nel loro porto dal mare. A John Mpaliza, camminatore di pace, impegnato nel ricordare il dramma vissuto dalla povera popolazione della sua ricca terra di origine: la Repubblica Democratica del Congo ed al Venerabile Alessandro Nottegar, fondatore della Comunità Regina Pacis a Verona, ritirata dalla figlia Chiara.

Al XXIV Premio Volontariato Internazionale FOCSIV 2017 è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica, è sotto l’alto Patrocinio del Parlamento Europeo ed ha ricevuto il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali, dell’Agenzia Nazionale per i Giovani e della Responsabilità Sociale RAI.

“La vittoria di tre donne al Premio del Volontariato Internazionale sottolinea, ai miei occhi e a tanti di noi che da anni sono impegnati nel volontariato in Italia ed all’estero, come questo, nella maggioranza dei casi, sia un impegno, quando vissuto soprattutto in prima persona, al femminile. Tre età della vita, terre di origine lontane tra loro, culture diverse, ma un unico comun denominatore come scelta personale di un’intera esistenza: il garantire e tutelare il diritto alla dignità di esseri umani per tutti. – ha dichiarato Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV – È questo il valore profondo del volontariato che si adopera per l’altro, che si impegna nella crescita dei paesi di origine, che crede nei diritti umani, applicandoli ogni giorno in ciò che realizza. Sono i volontari le risorse preziose per la crescita culturale e sociale dei propri paesi, ma, soprattutto, sono portatori di un patrimonio di esperienze, valori e competenze capaci di generare un processo propositivo di inclusione ed integrazione nelle proprie comunità per il bene comune.”

Dopo i saluti della John Cabot University riportati da Andrea Lanzone, professore di Storia e Assistant Dean for Student Academic Affairs Project Coordinator, la successiva introduzione di Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV, e la lettura del messaggio del Cardinal Gualtiero Bassetti, presidente Conferenza Episcopale Italiana, intervengono Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, don Antonio Rizzolo, Direttore di Famiglia Cristiana, Adriano Coni, Responsabile Relazioni Istituzionali RAI Responsabilità Sociale, Alessandro Giussani, responsabile Centro Corporate Roma UBI Banca, Sonia Mondin, presidente MASCI Movimento Adulti Scout. Moderatore della mattinata Marco Tarquinio, Direttore Avvenire.

Partner del Premio del Volontariato Internazionale 2017 sono: Fondazione Missio, Forum Nazionale Terzo Settore, CEI 8×1000 e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) – Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo e John Cabot University.

Media partner: Avvenire, Famiglia Cristiana, TV2000, Radio Vaticana, Redattore Sociale e Rete Sicomoro.

Quando i sogni diventano realtà…

Suor_Rosemary1Considerate rifiuti di nessun valore, pronte per essere gettate nella spazzatura, quelle linguette ricavate da lattine e tenute insieme da un filo sottile erano diventate delle graziose borsette che offrivano una possibilità di vita nuova alle ragazze che le avevano realizzate. Ma quelle linguette, insignificanti e gettate via, assomigliavano in qualche modo proprio a quelle ragazze.

 Un tempo giovani e belle, erano state rapite, violentate, usate, ridotte a schiave. O costrette a commettere atti terribili. E ora considerate come spazzatura. Sopravvissute per miracolo – e spesso incinte o madri giovanissime – venivano rifiutate anche dalle loro stesse famiglie. Vittime innocenti trattate come scarti di una storia crudele.

Siamo nel Nord Uganda, terra insanguinata per lunghi anni da un conflitto che ha provocato oltre trentamila morti, due milioni di profughi e sfollati e circa centomila minori rapiti e reclutati a forza. Un conflitto fatto soprattutto sulla pelle dei bambini. Era tra i più piccoli, infatti, che il terribile Lord’s Resistance Army (“Esercito di resistenza del Signore”, Lra), la sanguinaria milizia di Joseph Kony, reclutava i propri effettivi, drogati e indottrinati, costretti a commettere i peggiori crimini o, nel caso delle bambine, ridotte a schiave: sessuali e non solo.

Ma è sempre in questa terra martirizzata e violentata che sono maturati anche segni e iniziative straordinari di resistenza, riscatto e speranza. Uno dei più significativi è rappresentato da suor Rosemary Nyirumbe, religiosa delle Suore del Sacro Cuore di Gesù, che ha strappato oltre duemila ragazze ai miliziani del Lra, restituendo loro libertà e dignità.

 Un lavoro lungo e difficile, che le è valso nel 2007 il riconoscimento di “eroe dell’anno” da parte della Cnn. E, nel 2014, il settimanale Usa Time l’ha inserita tra le “100 persone più influenti al mondo”. Istruzione e lavoro sono al centro dell’opera di questa straordinaria donna che, a quindici  anni, decide di diventare religiosa per dedicarsi ai poveri. Il noto medico missionario Giuseppe Ambrosoli la vuole come prima assistente ostetrica in sala parto nell’ospedale di Kalongo. In seguito suor Rosemary si laurea e prende un master in Etica dello sviluppo.

Nel 2001,  decide di dedicarsi specialmente alle ragazze vittime del Lra e prende la guida della St. Monica Girls Tailoring School di Gulu. «Fuori dalla nostra scuola – racconta – ci sono ancora molte ragazze afflitte da un grande dolore. Noi saremo sempre qui per loro, per aiutarle a rialzarsi e a ricostruire la loro dignità con amore, affetto e accettazione. Abbiamo così tante donne e così tanti bambini di cui prenderci cura. Non c’è tempo da perdere».

Suor Rosemary si mette al lavoro e non smette più. Ascolta i racconti agghiaccianti di moltissime ragazze rapite quando erano ancora delle bambine, usate come oggetti sessuali dai miliziani, brutalizzate per farle diventare a loro volta capaci delle peggiori efferatezze. La maggior parte, però, non racconta. Vuole solo dimenticare. Ma tutta quella violenza è qualcosa che rimane dentro.

 C’è voluto più di un anno a Sharon per trovare il coraggio di parlare. E di chiedere perdono. «Perché avresti bisogno del mio perdono?», la ha chiesto suor Rosemary. «Perché mi hanno fatto uccidere mia sorella». Quello di Sharon non è un caso eccezionale, anzi. È proprio attraverso l’uccisione di genitori, fratelli, parenti, sangue del proprio sangue, che i ribelli del Lra “iniziavano” i più piccoli alla guerra, cercando di strappare dal loro cuore ogni pietà, senso etico, umanità.

I testimoni di quella guerra, ormai da molti dimenticata, raccontano di atrocità e nefandezze. Ma il dopoguerra – come ricorda il giornalista Toni Capuozzo nell’introduzione al libro Cucire la speranza (Emi, 2017) – è talvolta «peggiore della guerra stessa. Con i sospetti e i rancori che si trascinano specie nelle guerre civili, dove vittime e carnefici vivono fianco a fianco, è una sfida più sottile». Per questo il lavoro che suor Rosemary continua a fare tenacemente con le sue scuole di cucito e cucina ha un significato che va oltre la vita delle singole ragazze a cui sta restituendo il futuro. È un messaggio di tenacia e di speranza che spesso appartiene soprattutto ai grandi sognatori. «Non smetterò mai di sognare!» ripete suor Rosemary.

 Ma nello stesso tempo non smette mai di darsi da fare perché i suoi sogni diventino realtà. «Mi comporterò come se potessi», è l’altro slogan di questa religiosa che non si è mai lasciata frenare dal senso di inadeguatezza di fronte all’enorme compito di cui si è fatta carico. In questa sua avventura ha incontrato e coinvolto molti amici. È stata supportata da missionari e missionarie italiani, ma soprattutto da gruppi e associazioni americani come Pros for Africa, fondata dall’avvocato americano Reggie Whitten che è anche coautore del libro.

 Grazie al supporto di molti sostenitori, suor Rosemary ha fondato la Sister United e la Sewing Hope Foundation per l’esportazione di borse e oggetti prodotti alla St. Monica School, che oggi vengono venduti in tutto il mondo come pezzi unici di artigianato di pregio. Rifiuti trasformati – in tutti i sensi – in qualcosa di bello e prezioso.

Anna Pozzi

(articolo tratto da www.mondoemissione.it)

 

La formazione continua dai mille volti

A FORMAZIONE CONTINUA DAI MILLE VOLTI

Nei giorni 10-12 novembre c.a., presso la sede USMI di Via Zanardelli, si è svolto il convegno nazionale per superiore maggiori e consigli. Un incontro partecipato con entusiasmo da più di duecento madri e sorelle provenienti da tutta Italia. Bello il clima sereno e familiare che si percepisce. È la gioia di incontrarci!

Madre Regina Cesarato, presidente USMI nazionale, introduce il convegno passando poi la parola alla biblista Rosalba Manes che svolge il tema: “La fede forma nel quotidiano”.

Con competenza e passione la relatrice commenta i versetti della lettera ai Romani 12,1-2: “Vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” spiegando che il culto spirituale è la consegna della propria vita a Dio. Questo culto si celebra nel quotidiano con il “non conformarci alla mentalità di questo mondo”, ma lasciandoci trasformare dallo Spirito di Dio che ci plasma e cesella con la sua Parola.

La logica di Dio parla di gratuità, di servizio e gioia: la nostra disponibilità a lasciarci “lavorare” dal Signore è fondamentale. Occorre infatti diventare flessibili nelle mani di Dio come la creta nelle mani del vasaio per diventare capaci di discernere ciò che è vile da ciò che vale.

Con il battesimo diventiamo figli di Dio, ma il dinamismo della vita figliale ce lo insegna Gesù ed è lavoro di tutta la vita, è cammino impegnativo, è alleanza con lo Spirito Santo che ci plasma nel quotidiano. La fede è l’habitat del cristiano. Cogliamo il valore e il senso della nostra esistenza a partire dalla nostra vita nascosta con Cristo in Dio che comincia con la risurrezione battesimale. Avere fede è andare a rifugiarsi in un luogo sicuro. Da qui alcuni interrogativi che ci fanno riflettere: all’interno delle nostre comunità respiriamo l’ossigeno della fede? Ci nutriamo della Parola di Dio? La nostra fede ci spinge a generare intorno a noi la passione per il bene, per la bellezza, per Dio e per il prossimo? Ci permette di generare Cristo nella nostra vita?

La relatrice commenta poi il brano evangelico delle nozze di Cana facendo notare come Maria è la serva del Signore, la discepola fedele che crede prima di vedere: “Non hanno più vino”. Non c’è più alleanza. L’alleanza di Israele con il suo Signore è stata infranta. Gesù può restituire questa alleanza tra il popolo e Dio: è lo Sposo atteso! Maria ci insegna l’arte di partecipare allo sguardo di Dio!

Tra le domande che vengono poste al termine della relazione, una riguarda in particolare “la tenerezza” alla quale la biblista risponde ampliandone il significato: la tenerezza nella Bibbia è gratuità, è misericordia, è spazio che ospita la vita, è accoglienza, è compassione. In sintesi possiamo dire che la tenerezza è la maturità del battezzato.

La giornata di sabato inizia con la relazione di fratel Luciano Manicardi, Priore della comunità monastica di Bose. Il titolo ci porta nella concretezza della vita: “Quotidianità e vangelo”.

È ovvio: nulla esiste fuori del quotidiano, ma ne siamo consapevoli? È il quotidiano il luogo nel quale avviene la nostra formazione continua, è l’ambito dell’esercizio della fede. Purtroppo abitudine e superficialità non ci rendono coscienti di questa realtà. È nel quotidiano che possiamo rispondere alla chiamata alla santità, è il quotidiano luogo del culto esistenziale, l’eucaristia nella vita. Il Signore ci raggiunge esattamente negli eventi di ogni giorno.

Il relatore pone poi una seconda domanda: qual è il nostro rapporto con il tempo? Siamo dentro il tempo, ma viviamo “una crisi del tempo” per l’accelerazione dei ritmi di vita e per l’idolatria del fare. Occorre ricuperare la capacità di contemplare e vivere il tempo come luogo in cui Dio ci parla. Per questo è necessario imparare a “indugiare” per ritrovare un rapporto armonico con il tempo.

Ed ecco un altro interrogativo che ci interpella: siamo ancora capaci di solitudine? La tecnologia rischia di portarci via la capacità di stare da soli. Da qui l’invito a imparare da Gesù che ci insegna la pazienza del contadino che sa attendere. Il lavoro interiore è capacità di fermarsi, di pensare, riflettere, contemplare.

Parlare è un “atto etico”. Ogni parola che dico costruisce o distrugge la comunità. Gesù ci mette in guardia dalle “parole vane”. Interessante è vedere come Gesù parlava, è uomo di parola, parla da una interiorità abitata e cosciente, per questo è autorevole: “Nessuno ha mai parlato come quest’uomo”.

Fratel Luciano passa poi in rassegna i sensi e i sentimenti. Come guardare, come ascoltare, come mangiare, come esprimere la collera? E riportando Sant’Agostino invita a chiedersi: perché vado in collera? Che cosa mi dà tanto fastidio? Perché reagisco in questo modo? Se sappiamo fare dei nostri sentimenti il sintomo che dice qualcosa di noi stessi, allora abbiamo una preziosa opportunità di consapevolezza e di conversione.

Nel quotidiano è necessario prestare attenzione anche agli “oggetti”. Saper essere grati di tutto quello che abbiamo perché tutto riceviamo, di tutto stiamo usufruendo. Vediamo il vangelo: la lampada che viene posta sul candelabro fa luce a tutta la casa. Gesù trae un insegnamento sulla luce interiore che si trasmette attraverso la luminosità degli occhi. Nella nostra giornata abbiamo a che fare con piatti e stoviglie. Gesù osserva il quotidiano e ne ricava un insegnamento spirituale: “ripulisci prima l’interno della tua anima!”. E così per tutte le cose che abitano il nostro quotidiano. Se sappiamo vedere con gli occhi contemplativi tutto ci parla: l’aurora, il tramonto, il sole, la pioggia, il vento, le piante, gli animali, i fatti di cronaca, la natura. Tutto! Se guardiamo nel vangelo scopriamo che proprio l’umanità di Gesù narra Dio nel quotidiano.

Fratel Luciano termina poi con una sfida: ma noi siamo ancora capaci di stupirci? Il quotidiano ottunde oppure lascia trasparire lo stupore?

Il dialogo con il relatore mette infine in evidenza l’importanza della comunicazione nelle relazioni fraterne. Impariamo a parlare ed ascoltare come Gesù ha fatto. E impariamo la dimensione della gratitudine: saper ringraziare ogni giorno. Ecco l’atteggiamento eucaristico nel quotidiano!

Nel pomeriggio di sabato il lavoro di gruppo si rivela molto utile per attualizzare quanto ascoltato nelle relazioni individuando alcune priorità nel servizio di governo, come anche che cosa favorisce e che cosa blocca la possibilità di mettere in pratica le priorità individuate. L’assemblea al termine della giornata diventa così un bel momento di condivisione.

La domenica inizia con la solenne celebrazione eucaristica presieduta da Padre Mario Aldegani, superiore generale dei Giuseppini del Murialdo e la relazione sul tema: “La formazione della comunità di governo”.

Padre Mario fa notare come viviamo una “situazione di transito”, dentro inevitabili processi di cambiamento anche sul fronte della missione e della pastorale per cui diventa necessario rispondere a domande mai poste prima.

I cambiamenti in atto incidono inevitabilmente e mettono in discussione il sistema di autorità e di governo. Il cambiamento richiesto, probabilmente, è passare dal pensarci come “grande edificio” al pensarci come “una tenda” che richiede la capacità di abitare il cambiamento continuo e l’incertezza. Sembra proprio essere questo lo spazio ideale per promuovere una cultura dell’autorità e del governo che consideri le persone adulte e le valorizzi, facendo emergere tutte le loro potenzialità. I superiori possono e debbono certo metterci la loro parte, ma la possibilità di rivitalizzare le nostre comunità provinciali e locali è nelle mani dei singoli confratelli e consorelle, adulti, e, in quanto tali, leader del quotidiano.

Padre Mario si sofferma poi sul tema della fraternità ponendo una domanda provocatoria: come partecipo io, da superiore, alla vita della fraternità? Come costruisco la vita fraterna? E punta l’attenzione sulla necessità di coltivare la propria spiritualità, la coerenza della testimonianza, il primato della comunione e l’attenzione alle relazioni interpersonali.

Alcuni consigli pratici. “Prendersi cura” di noi e degli altri significa tenere vivo il fuoco del carisma, il fuoco della missione, la visione e il sogno dei nostri Fondatori e non cadere nella tentazione della sopravvivenza di cui ci ha parlato Papa Francesco nell’omelia del 2 febbraio scorso. Omelia che occorre tenere sempre ben presente per tutti i preziosi spunti di riflessione.

Il relatore elenca poi le attenzioni necessarie: avere cura della formazione e della relazione fra coloro che formano il gruppo di governo; avere cura di sé, per poter prendersi cura degli altri, cioè “volersi bene”, e questo è possibile accettando la propria fragilità, anche riconoscendola e accettando che sia riconosciuta. Non rifiutarla, non negarla, non vergognarsene. E benedirla. Accogliere il nostro limite è la strada che ci apre all’incontro con gli altri nel segno della benevolenza e della misericordia.

Continuando l’elenco il Padre ricorda di: avere cura della propria salute; avere cura dell’organizzazione del proprio tempo; distinguere il ritmo feriale da quello festivo anche nella preghiera, più calma, più contemplazione; coltivare qualche hobby sano; verificare se il tempo libero lo passiamo sempre soli o se cerchiamo e amiamo la compagnia di qualche fratello o sorella; limitare al puro necessario l’uso dei mezzi di comunicazione, che sono più o meno sempre una relazione virtuale e non reale con gli altri. Una volta vi era la dipendenza dalla televisione, oggi dai computer o dai cellulare. Sono malattie e patologie che sono già presenti e diffuse anche dentro le comunità religiose!

Riassumendo possiamo dire che il servizio di responsabilità deve essere inteso soprattutto come un’attenzione alle persone e alla loro crescita verso l’adultità attraverso l’animazione, l’aiuto fraterno, la proposta, il dialogo e l’ascolto. In questo stile va anzitutto vissuta la relazione fra il superiore e i membri del suo consiglio, come un’attitudine alla cura e alla custodia reciproca.

Altamente importante e motivante, infine, è concedere fiducia. La fiducia che nasce dal riconoscimento della diversità e dalla consapevolezza che essa può generare relazione, sapere e comunione. La fiducia dà credito e ascolta, accetta e dona speranza.

Con il ringraziamento al Signore e ad ogni partecipante, termina questo convegno che possiamo definire denso di contenuti, di condivisione e di fraternità.

Madre Orsola Bertolotto

Scarica il testo della relazione di fratel Manicardi

TESTO_FRATEL_MANICARDI

Scarica il testo della relazione di Padre Aldegani

TESTO_P_ALDEGANI

Ascolta la relazione di Rosalba Manes

Scarica il testo della relazione di Rosalba Manes

ROSALBA MANES – La fede forma nel quotidiano – 10.11.17

 Ascolta una parte della relazione di fratel Luciano Manicardi

Ascolta una parte della relazione di Padre Mario Aldegani

 

Non restare inerti a grido dei poveri…

Non restare inerti a grido dei poveri

NON AMIAMO1“Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri”, di fronte all’estendersi “della povertà a grandi settori della società”, “non si può restare inerti e tanto meno rassegnati”. Il Papa tocca questi temi nel messaggio per la I Giornata Mondiale dei poveri che si terrà il 19 novembre c.a.. Quel giorno, dopo la Messa a san Pietro, Francesco pranzerà con 500 poveri.

La questione povertà deve diventare centrale, anche e soprattutto per i cristiani. Il Papa infatti, nel messaggio, scrive che “se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia”. Insomma, l’aiuto non può essere occasionale.

Per il vero sviluppo ascoltare i poveri Francesco mette in luce che “se desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita”.

Nella conferenza stampa, il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione mons. Rino Fisichella, ha detto che “i poveri non sono un problema, sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”.

I mille volti della povertà C’è una “ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati”. E allora il Papa scrive che la povertà “ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”.

Non restare inerti  Ed ancora: bisogna reagire “alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società”. E’ questo uno scenario, di fronte al quale non si può “restare inerti e tanto meno rassegnati”.

Serve un impegno corale contro la povertà Il messaggio sottolinea che sono “benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità”. Mons. Fisichella ha aggiunto che non serve pensare “ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volte alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze – pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa – dovrebbero introdurre a un vero incontro con i poveri e dare luogo a una condivisione che diventi stile di vita”.

Anche la Chiesa deve agire Il Papa quindi annuncia la Giornata Mondiale dei Poveri per il 19 novembre e invita “la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro”.

Un invito a tutti ad aprire almeno in quel giorno la propria casa ai poveri. Mons. Fischella ha precisato che “sarà questa una giornata dove tutta la comunità cristiana dovrà essere capace di tendere la mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne a cui viene troppo spesso calpestata la dignità. Il messaggio richiama all’espressione biblica della Prima Lettera di San Giovanni: ‘Non amiamo a parole, ma con i fatti’”. E il logo riflette il senso della giornata. “Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa. Due braccia che esprimono solidarietà e che provocano a non rimanere sulla soglia, ma ad andare incontro all’altro”, ha detto mons. Fisichella.

Pregare assieme ai poveri Ma l’impegno di tutti cristiani non deve finire qua. Nel messaggio è scritto che “a fondamento delle tante iniziative concrete che si potranno realizzare in questa Giornata ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita”.

 

Giudici e avvocatesse del mondo in Vaticano ….

Giudici e avvocatesse del mondo in Vaticano ….

per un summit dedicato alla piaga del traffico di essere umani e del crimine organizzato 

CASCINA1Una si è appena dimessa dopo una estenuante campagna diffamatoria da parte del governo del suo Paese, l’Argentina, che ha incluso alcune denunce e un rinvio a giudizio. L’altra è stata costretta ad abbandonare il Venezuela dopo essersi opposta all’avanzata del regime di Nicolás Maduro e alla sua riforma costituzionale. Sono Alejandra Gils Carbó e Luisa Ortega, procuratrici generali di Argentina e Venezuela, donne dal forte impatto, personalità discusse nei rispettivi Paesi. Entrambe saranno presenti nei prossimi giorni in Vaticano insieme a giudici, avvocatesse e donne impegnate per la legalità in tutto il mondo per un summit dedicato alla piaga del traffico di essere umani e del crimine organizzato. 

 L’incontro si terrà nei giorni 9-10 novembre prossimi nella Casina Pio IV, sede della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, nel cuore dei Giardini Vaticani

La lista degli ospiti è ampia e varia, e include personalità incisive a livello internazionale. Come il sindaco di Madrid, giudice emerito e referente di “Podemos”, Manuela Carmena; Rabaa Al Zreqat, magistrato siriano attualmente rifugiata nei Paesi Bassi; Agatha Okeke, giudice nigeriana responsabile dell’inchiesta sul rapimento di oltre 80 persone per mano del gruppo terroristico Boko Haram. Per l’Italia sarà presente Carla Marina Lendaro, presidente dell’Associazione Donne Magistrato Italiane.

 La delegazione argentina è quella più numerosa. Probabilmente perché uno degli artefici del summit è Gustavo Vera, responsabile dell’associazione che lotta per i diritti umani “La Alameda” e amico di lunga data di Papa Francesco. Sempre lui era dietro all’organizzazione del primo incontro tra giudici e procuratori di tutto il mondo, svolto nello stesso luogo nel giugno 2016.

 In totale, spiegano gli organizzatori, parteciperanno al colloquio 70 donne provenienti da Perú, Stati Uniti, Jamaica, Uganda, Trinidad e Tobago, Tanzania, Guatemala, Regno Uniyo, Irlanda, Ungheria, Nuova Zelanda, Haití, Messico, Italia, Filippine, Polonia, India, Ecuador, Costa de Marfil, Paraguay, Pakistan, Sri Lanka, Australia, Colombia e Panamá.  

 «Le giudici e le procuratrici che partecipano a questo importante incontro sono convocate per scambiare le loro esperienza, proporre nuovi modelli e valorizzare quelli già esistenti», si legge nella brochure dell’evento. Speranza degli organizzatori è che «la loro sensibilità femminile, prodiga di tenerezza e delicatezza, come pure di ponderazione ed equità, possa avere un ruolo decisivo per imporre la giustizia in ogni caso e proporre migliori pratiche».

 «Non per nulla la giustizia è sempre rappresentata da una donna – si legge ancora nel testo – che è una personificazione allegorica della forza morale che dovrebbe avere il sistema giudiziario. Senza dubbio, alla base di tale allegoria c’è il riconoscimento universale del valore etico e umano della donna. Comunemente si riconosce che la donna è più capace dell’uomo di dirigere la sua attenzione verso la persona concreta nelle sue diverse situazioni e che la sua vocazione per la giustizia e la società – dar ad ognuno il suo – sviluppa ulteriormente questa disposizione. La dignità del giudice donna è strettamente legata al bene e alla severità che deriva dall’amore che è capace di porsi in relazione interpersonale».

 Secondo il programma del summit, ognuna delle partecipanti avrà un proprio spazio d’intervento prima della seduta plenaria pari a 15 minuti. Al termine tutti firmeranno una dichiarazione finale.

Fonte: Vatican Insider, 1.11.2017

Una riflessione costruttiva…

assemblea1L’USMI, nella persona della Presidente Nazionale, sr M. Regina Cesarato, è stata invitata a partecipare al Dialogo (Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del Progetto Europeo, organizzato in Vaticano, dal 27 al 29 ottobre 2017, dalla Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE), in collaborazione con la Segreteria di Stato. Ecco a mo’ di flash quanto ci comunica madre M. Regina dopo la bella esperienza:

Il Dialogo tra persone rappresentanti della Chiesa Cattolica e di altre confessioni cristiane presenti in Europa con leader politici europei di alto livello, ha favorito una riflessione costruttiva sulle sfide fondamentali del progetto europeo.

Si è sentita forte la responsabilità di dare testimonianza di una vita cristiana autentica, per l’evangelizzazione e la rinascita di un umanesimo basato sui valori cristiani. Papa Francesco nell’udienza che ci ha concesso, ha sottolineato in un discorso molto articolato, l’identità cristiana dell’Europa, dalle origini al suo sviluppo storico e ha dato orientamenti chiari per contribuire, da credenti, alla costruzione del futuro del nostro Continente. I valori non negoziabili, nelle parole di Papa Francesco, sono: l’attenzione da dare alla persona e alla comunità perché l’Europa diventi sempre più un luogo di dialogo, un ambito inclusivo, uno spazio di solidarietà, una sorgente di sviluppo e una promessa di pace. Come cristiani siamo chiamati a essere anima e fermento di trasformazione del mondo.

(Re)Thinking Europe

(Re)Thinking Europe

TRE1Si è aperto oggi, venerdì, 27 ottobre e si conclude, sabato 29 ottobre c.a. presso l’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, il Congresso “Ripensare l’Europa: contributo cristiano al futuro dell’Ue”; un incontro fortemente voluto da papa Francesco e dai vescovi della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità Europea ) alla cui guida c’è il cardinale Reinhard Marx in occasione del 60.mo anniversario della firma dei Trattati di Roma che di fatto hanno sancito l’avvio della realizzazione concreta del progetto europeo da parte dei primi 6 Stati fondatori (Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi).

«Come Chiesa, e come cristiani, vogliamo dare un contributo alla discussione sul futuro dell’Europa» spiegava il presidente illustrando l’evento che rappresenta un chiaro segnale del forte impegno della Chiesa cattolica nella ricerca di nuove opportunità e nuovi modi di vivere insieme nel continente. In un momento di incertezza per quanto riguarda il futuro percorso dell’Unione Europea, la COMECE è disposta ad offrire un’occasione di dialogo e di riflessione comune tra vescovi e rappresentanti politici di alto livello, insieme ad altri attori della Chiesa.

Tanti gli interrogativi sul tappeto cui cercheranno di offrire un contributo di riflessione esperti di varie discipline, politici, rappresentanti di movimenti, religiosi e laici.

Quali sono le sfide di oggi per l’Unione Europea? Cosa vogliamo realizzare insieme? Quali sono le esigenze delle nostre popolazioni? Qual è il riferimento comune che vogliamo porre al centro della costruzione europea? Come può contribuire ad un futuro positivo la nostra matrice cattolica?

Tre gli ambiti tematici che saranno affrontati: le crisi e le loro cause, la dimensione sociale dell’Europa, i diversi concetti e visioni di Europa e di Unione Europea.

A questo congresso partecipa madre Regina Cesarato, presidente dell’USMI Nazionale. Questo invito a parteciparvi come organismo della Chiesa, da parte del COMECE, ci apre ad Europa che ha ancora voglia di futuro e di vita e fa sentire tutta la responsabilità e l’impegno a promuovere e a lavorare per il bene comune.