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Primo piano

testimoni1Sono 28 gli operatori pastorali cattolici uccisi nel corso del 2016 nel mondo. “Per l’ottavo anno consecutivo il numero più elevato si registra in America, mentre è drammaticamente cresciuto il numero delle religiose uccise, che quest’anno sono 9, più del doppio rispetto al 2015”. Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia Fides, nel 2016 sono morti in modo violento 14 sacerdoti, 9 religiose, 1 seminarista, 4 laici.

Per quanto riguarda la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 12 operatori pastorali (9 sacerdoti e 3 suore); in Africa sono stati uccisi 8 operatori pastorali (3 sacerdoti, 2 suore, 1 seminarista, 2 laici); in Asia sono stati uccisi 7 operatori pastorali (1 sacerdote, 4 suore, 2 laici); in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

La maggior parte degli operatori pastorali è stata uccisa in seguito a tentativi di rapina o di furto. “I sacerdoti, le religiose e i laici uccisi, erano tra coloro che denunciavano a voce alta le ingiustizie, le discriminazioni, la corruzione, la povertà, nel nome del Vangelo. Per questo hanno pagato, come il sacerdote José Luis Sánchez Ruiz, della diocesi di San Andres Tuxtla (Veracruz, Messico), rapito e poi rilasciato con ‘evidenti segni di tortura’, secondo il comunicato della diocesi”.
“Tutti vivevano la loro testimonianza di fede nella normalità della vita quotidiana”, si legge nel sito di Radio Vaticana: “amministrando i sacramenti, aiutando i poveri e gli ultimi, curandosi degli orfani, dei tossicodipendenti, degli ex carcerati, seguendo progetti di promozione umana e di sviluppo o semplicemente rendendosi disponibili a chiunque potesse avere bisogno. Qualcuno è stato ucciso proprio dalle stesse persone che aiutava”.

Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’agenzia Fides, “deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo”.

Fonte: agensir.it

Auguri

Natale 2016

nat

E’ l’obbedienza di Maria ad aprire la porta a Dio.

La Parola di Dio, il suo Spirito, crea in lei il Bambino.

Lo crea attraverso la porta della sua obbedienza.

                                                                                 (Benedetto XVI, Infanzia di Gesù, 68)

 

                                                                           Con rinnovato stupore, accogliamo e

                                                                                    contempliamo il Dio Bambino.

                                                             Con riconoscenza e gratitudine, come Maria,

                                                                                apriamo la porta del nostro cuore

                                                                                      all’imprevedibile novità di Dio.

                                                                                                                   Buon Natale

                                                    e la benedizione del Signore per il nuovo anno.

 

sr Regina Cesarato

Presidente USMI Nazionale

Scarica l’allegato natale_2016_usmi

Nella fedeltà al carisma:

cuore-e-denaro1Sono state circa 1.000 gli economi ed econome generali arrivate a Roma dal 25 al 27 novembre c.a. per partecipare al Secondo Simposio Internazionale sull’economia organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica presso l’Auditorium della Pontificia Università Antonianum.

“Nella fedeltà al carisma ripensare l’economia degli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica”: questo il tema del convegno, che ha continuato il percorso di riflessione sull’amministrazione dei beni iniziato nel 2014. A seguito del Primo Simposio Internazionale, il Dicastero per la Vita consacrata aveva redatto un testo con le Linee orientative per la gestione dei beni degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica, in cui si legge: «la formazione nella dimensione economica, in linea con il proprio carisma è di fondamentale importanza affinché le scelte nella missione possano essere innovative e profetiche».

All’inizio del Simposio il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica, salutando i partecipanti giunti da tutto il mondo, ha auspicato che “questi giorni di riflessione possano condurre ad una conversione del cuore che porti i consacrati e consacrate ad essere professionali e a mettere in pratica i valori del Vangelo anche nel campo dell’economia”. «A noi consacrati e consacrate Papa Francesco – ha detto – chiede due realtà in rapporto all’economia: competenza professionale e valori evangelici».

“Il denaro deve servire e non governare!” ha ribadito anche Mons. José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA: i beni della Chiesa devono servire a migliorare e sfruttare meglio le risorse che la Provvidenza ha messo a disposizione e a sviluppare in modo più efficace la missione di servire Cristo e i poveri. “In questa coerenza, si gioca la credibilità del Vangelo che abbiamo professato”, ha detto Mons. Carballo, e ha sottolineato l’importanza di non separare la gestione economica dalla logica del dono. Lo sviluppo economico, infatti, ha bisogno di essere autenticamente umano e di dare spazio al principio di gratuità come espressione della fraternità.

“Il denaro deve servire e non governare!” ha ribadito anche Mons. José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA: i beni della Chiesa devono servire a migliorare e sfruttare meglio le risorse che la Provvidenza ha messo a disposizione e a sviluppare in modo più efficace la missione di servire Cristo e i poveri. “In questa coerenza, si gioca la credibilità del Vangelo che abbiamo professato”, ha detto Mons. Carballo, e ha sottolineato l’importanza di non separare la gestione economica dalla logica del dono. Lo sviluppo economico, infatti, ha bisogno di essere autenticamente umano e di dare spazio al principio di gratuità come espressione della fraternità.

Carisma, Fedeltà, Ripensare l’economia. Su questi tre punti si è articolata la riflessione di papa Francesco nel messaggio indirizzato ai partecipanti al secondo Simposio internazionale sull’economia. Il Santo Padre ha ribadito un concetto a lui caro: nella Chiesa i carismi non sono “pezzi da museo”, né nulla di “statico” o “rigido”. I carismi vanno considerati una “realtà viva”, quindi chiamata a “fruttificare”. Si è poi soffermato sul tema della “gratuità” e del “dono”, parole che non si possono “relegare nella sfera privata e religiosa”, laddove l’economia e la sua gestione non possono mai essere “eticamente e antropologicamente neutre”. Senza la “charis”, una società finisce “disumanizzandosi”, generando “situazioni di esclusione e rifiuto”.

È importante anche, ha ribadito il Papa, non lasciarsi “sopraffare dalla logica diabolica del guadagno”, poiché “il diavolo spesso entra dal portafoglio o dalla carta di credito”.

Ha suggerito di  “leggere le domande per rispondere”, di ascoltare il pianto per consolare”,  di “riconoscere le ingiustizie per condividere anche la nostra economia”, di “discernere le insicurezze per offrire pace” e di “guardare le paure per rassicurare”.

È fondamentale, ha aggiunto il Santo Padre, “chiedersi se le nostre opere manifestano o no il carisma che abbiamo professato, se rispondono o no alla missione che ci è stata affidata dalla Chiesa. Il criterio principale di valutazione delle opere – ha proseguito – non è la loro redditività, ma se corrispondono al carisma e alla missione che l’istituto è chiamato a compiere”.

 Ha auspicato un ripensamento dell’economia “attraverso un’attenta lettura della Parola di Dio e della storia”, ascoltando il “sussurro di Dio” e il “grido dei poveri”, in particolare dei “nuovi poveri”, ridando “dignità a persone vittime dello scarto, deboli e fragili: i nascituri, i più poveri, gli anziani malati, i disabili gravi”.

Ha denunciato la “logica dell’individualismo” che “può intaccare anche le nostre comunità” ed ha sollecitato una “gestione oculata e un controllo sulla gestione non improvvisati”, tenendo sempre fermo il principio per il quale ci “si serve del denaro e non serve il denaro”, se non si vuol renderlo lo “sterco del diavolo”.

Gli incaricati di gestire l’economia di un istituto religioso devono essere “astuti come i serpenti e semplici come le colombe (cfr Mt 10,16)”, ovvero essere dotati di quella “astuzia cristiana” che “permette di distinguere fra un lupo e una pecora, perché tanti sono i lupi travestiti da pecore, soprattutto quando ci sono i soldi in gioco”.

La parola del Papa si fa poi sempre più esplicita: “Quanti consacrati continuano ancora oggi a pensare che le leggi dell’economia sono indipendenti da ogni considerazione etica? Quante volte la valutazione sulla trasformazione di un’opera o la vendita di un immobile è vista solo sulla base di un’analisi dei costi-benefici e valore di mercato? Dio ci liberi dallo spirito di funzionalismo e dal cadere nella trappola dell’avarizia!”. E in conclusione afferma che “L’ipocrisia dei consacrati che vivono da ricchi ferisce le coscienze dei fedeli e danneggia la Chiesa”(A.S.).

La mia vita con i disabili…

sr-veronica1Suor Veronica Donatello, responsabile del Settore per la Catechesi delle persone disabili dell’Ufficio Catechistico nazionale della Cei, è tra i quaranta donne e uomini, ai quali il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito, motu proprio, onorificenze al Merito della Repubblica Italiana. Si tratta, si legge in un comunicato del Quirinale, di “donne e uomini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nell’integrazione, nel soccorso, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella promozione della cultura, della legalità e per il contrasto alla violenza. Il presidente Mattarella ha individuato, tra i tanti esempi presenti nella società civile e nelle istituzioni, alcuni casi significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani In particolare, per suor Veronica Donatello, l’onorificenza è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “Per il suo contributo nella piena inclusione delle persone con disabilità”, la motivazione.
Religiosa appartenente alla Congregazione delle Suore Francescane Alcantarine, è impegnata, sia come docente sia come membro di commissioni tecnico-scientifiche, nell’inclusione e partecipazione attiva delle persone con disabilità. È esperta in comunicazione aumentativa alternativa e Lis per l’accessibilità dei testi.

“Com’è possibile? All’inizio ho pensato a uno scherzo telefonico. Mi sembrava una notizia troppo esagerata”. Così suor Veronica commenta al Sir l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e prosegue “Io sono figlia e sorella di persone con disabilità e ho parenti disabili. È come se sin dal grembo materno è una realtà che mi accompagna e formata. Anche quello che ho vissuto diventa dono nella comunità”. “Mi torna in mente, nella Bibbia, il gesto di Davide, quando va in cerca di Meri-Baal, il figlio di Gionata, che era disabile, e lo invita alla sua tavola, dicendogli che sarà per sempre così: un gesto che ha una valenza politica, perché Davide era il re, sociale, religiosa e culturale. Infatti, questo gesto dell’invito a tavola ha aiutato a rileggere la situazione della disabilità in modo nuovo. Questo per dire che allora veramente quello che stiamo facendo tutti nella nostra realtà va oltre le quattro mura della parrocchia, perché ha una valenza anche in ambito sociale e civile”.

È davvero la Chiesa in uscita che ci chiede Papa Francesco e che non è ferma solo a far sedere nelle prime file le persone con disabilità in chiesa, ma con loro crea una cultura nuova”. “È una Chiesa che insieme dice: o tutti o nessuno! Questa è la Bellezza!” (A.S.).

Nella missione risplende…

ppNei giorni 11-13 novembre, presso la sede di Via Zanardelli, si è realizzato il convegno nazionale per superiore maggiori e consigli. Un incontro partecipato con entusiasmo da 180 Madri e Sorelle provenienti da tutta Italia.

Venerdì pomeriggio madre Regina Cesarato, presidente USMI nazionale, introduce il convegno con la lectio divina 1 Cor 13: “La via per eccellenza, l’agape”.

Come donne consacrate a Dio siamo inviate al mondo intero per portare ovunque la Misericordia del Padre che noi abbiamo sperimentato per prime: l’inno alla carità di san Paolo è il testo fondamentale per indicare il percorso di vita cristiana che, partendo dall’iniziativa di Dio come agape (amore) collabora alla salvezza del mondo in Cristo Gesù, per la potenza dello Spirito Santo. I doni di Dio, ieri come oggi, possono essere occasione di ambizione, di invidia e gelosia. Infatti l’ideale della vita cristiana è costruire il corpo di Cristo da concretizzarsi nella storia. La comunità di Corinto così ricca di carismi, presenta vari problemi: come mettere insieme l’alto ideale e il travaglio quotidiano talvolta ambiguo e poco chiaro? Anche noi ci accorgiamo con dolore che il Regno di Dio in mezzo a noi come Chiesa e tra noi come comunità di donne consacrate, incontra ostacoli e ritardi per le nostre chiusure, fragilità e peccati. Il testo di 1Cor 13 può essere assunto come nostro programma di vita. Si tratta di percorrere un interessante itinerario verso la piena maturità cristiana.

pph1La risonanza in assemblea porta alla luce tanti aspetti del bellissimo inno alla carità invitando alla riflessione e alla contemplazione dell’infinito e attuale amore di Dio per noi.

La giornata di sabato si apre con la relazione di fratel Luciano Manicardi, vice priore della comunità di Bose, dal titolo: “Una comunità in cui traspare la misericordia del Padre”.

Partendo dall’affermazione che la misericordia è la “parola sintesi” del Vangelo, è il volto di Dio reso visibile in Gesù, il relatore sottolinea l’importanza della vita comunitaria come manifestazione della misericordia. La vita comune diventa “scuola di amore”. Lì s’impara l’arte di amare, la capacità di entrare in empatia con l’altro, si apprende la compassione.

La prima qualità di chi presiede è la misericordia: chi è posto in autorità deve essere più “madre” che “superiora”, capace di creare un clima di fiducia. L’autorità deve essere “umana” e “spirituale” insieme, a servizio della misericordia, capace di creare sinodalità.

Fratel Luciano si sofferma poi sull’importanza dell’ascolto che è “essere presente senza essere soffocante, dedicare tempo, prendere sul serio quello che la sorella dice, portare i pesi gli uni degli altri, avere cura delle anime malate, non generare infantilismo, aprire gli orizzonti della comunità ai grandi problemi del mondo senza fermarsi al proprio piccolo ambiente”.

Il relatore si sofferma inoltre sul problema della “relazione con le sorelle difficili” affermando che proprio qui “abbiano una grande occasione per esercitare la misericordia”. Naturalmente occorre tanta pazienza, però la “persona difficile” o anche “nemica, ostile” può essere perfino una “grazia” perché è solo “il nemico” che mi fa vedere che cosa io porto nel cuore, mi rende cosciente degli aspetti non ancora redenti del mio cuore.

Altro atteggiamento importante è la comunicazione. La parola è il luogo privilegiato per dire la misericordia, ma può essere anche usata male perché la parola “fa”, è “atto”, colpisce e agisce. Da qui la necessità di un’ascesi riguardo la parola, una disciplina, per usare il linguaggio adatto. E soprattutto, non dimentichiamo che “la misericordia si manifesta nel perdono: ricevuto da Dio e donato al prossimo”.

Le domande poste dall’assemblea danno infine modo al relatore di sottolineare l’importanza di una “rigorosa” formazione iniziale.

Nel pomeriggio madre Paola Mancini, superiora generale emerita della congregazione Pie Discepole del Divin Maestro, tratta il tema “Corresponsabilità e sinodalità nei consigli generali e provinciali”. Partendo dalla figura di Mosé e dalle parole di Papa Francesco, madre Paola sottolinea l’importanza, per chi esercita l’autorità nella congregazione, di farsi aiutare, di consultare le sorelle che la Provvidenza di Dio ha messo accanto. Il governo è “una chiamata di Dio per occuparci delle Sorelle che lui stesso ci ha affidato”, da qui la necessità di vivere la dimensione di fede, la spiritualità, la comunione, la relazione. Assumere il servizio di autorità è vivere la maternità spirituale, è farsi serva di tutte per la crescita di ogni singola persona.

La relatrice enumera poi le qualità che l’autorità deve avere: disponibilità a lasciarsi disturbare, saper esercitare la pazienza, lavorare su “tempi lunghi”, avere comprensione dei problemi degli altri, dare il proprio tempo nell’ascolto che è come “dare la vita”, rispettare il dono che ogni persona ha, saper leggere il positivo che c’è nelle sorelle, curare la relazione con ciascuna, avere apertura e dialogo con tutte, saper lavorare insieme, fare discernimento riguardo le varie  situazioni e avere attenzione che le decisioni importanti siano condivise, coltivare la formazione personale continua, formare le responsabili ai vari livelli. E soprattutto mai rompere la comunione con posizioni rigide. Le nostre comunità devono essere “luoghi dello Spirito”: per questo occorre coltivare una profonda spiritualità fin dalla formazione iniziale.

La mattinata di domenica 13 novembre si apre con la celebrazione eucaristica, poi l’assemblea si dispone ad ascoltare la dottoressa Marina Strenfelj del Centro Aletti sul tema: “L’invio in missione”. La relatrice esordisce dicendo che la missione “è rivelare all’umanità l’amore di Dio” ma questo è possibile solamente se facciamo esperienza di “essere noi stesse salvate”, come dice san Paolo: “Per grazia siete stati salvati mediante la fede e questo non viene da voi, ma è opera dello Spirito Santo” (Ef 2). La missione non viene da noi. È dono di Dio. Non viene dalle nostre opere, è opera di Dio. La missione è una grazia, un dono che viene dall’alto.

La volontà è questione relazionale. Posso compiere il mandato solo rimanendo in relazione con il Padre. “Come il Padre dà la vita così il Figlio dà la vita” e ti chiede di rivelare la vita. L’uomo vecchio è chiuso in se stesso, non rivela la vita.

Se la missione è rivelare il volto di Dio, è necessario verificare sempre la nostra volontà. La volontà propria è il più grande ostacolo alla missione. La natura della persona umana è corrotta dal peccato, anche la nostra volontà è corrotta, ma noi la difendiamo finché non abbiano conosciuto la volontà di Dio che è amore. La volontà di Dio mi raggiunge quando io lo desidero e soprattutto quando sperimento che la mia volontà vuole ma non può. L’amore di Dio mi trasforma da individuo a persona, da schiavo a figlio, da tenebroso a luminoso. Quando scopro l’amore di Dio per me quello che ricevo io lo posso donare.

Il tralcio porta frutto solo se rimane unito alla vite: ecco la necessità di accogliere la vita divina, lasciar vivere in noi lo Spirito Santo che è comunione. “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

Marina Strenfelj si sofferma poi sulla maternità spirituale, tanto importante quanto necessaria perché “essere madri significa dare la vita” e la missione è dare la vita filiale, la vita eterna!

Giornate intense di contenuti per riflettere, pregare e aprire orizzonti di vita nuova. Grazie!

sr Orsola Bertolotto, Muriladine di san Giuseppe

Consigliera USMI Nazionale

In allegato le relazioni del Convegno

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Sconfiggere la schiavitù

Per sconfiggere la schiavitù

pp3I membri di Renate sono riuniti a Roma per la seconda assemblea europea e il Pontefice augura che “queste giornate di preghiera, riflessione e confronto siano fruttuose”, specie nel contesto del Giubileo che invita a portare “il balsamo” della Misericordia di Dio “alle tante ferite presenti nel nostro mondo”. Ed è proprio in questo contesto che madre Regina Cesarato, presidente dell’USMI Nazionale, saluta i partecipanti con queste parole:

Con  molta stima e simpatia, come presidente e a nome della presidenza nazionale e di tutte le altre sorelle che lavorano all’USMI a livello nazionale, regionale e diocesano, vi do il benvenuto e auguro un buon lavoro per la vostra seconda assemblea RENATE convocata a Roma dal 6 al 12 novembre per concludere l’anno giubilare della misericordia con l’udienza del santo Padre Francesco.

Altri, in questi giorni riferiranno in modo autorevole riguardo all’esperienza  maturata in campo a contatto con le vittime della tratta e riguardo alla partecipazione attiva alle diverse reti, sia di Talita kum che di RENATE.

pp2Come Presidente dell’USMI desidero rendere atto che in Italia tante sorelle stanno operando in questo ambito con l’unico obiettivo di “esserci” e di farsi compagne delle donne e dei minori vittime della tratta; come sorelle e madri, vivono nella quotidianità l’accoglienza di chi si trova in situazioni “estreme”, in modo solidale, attivo ed efficace.

Desidero anzitutto esprimere un riconoscimento e dare un “grazie speciale” a Sr Eugenia Bonetti missionaria della Consolata, che ha aperto una strada su cui oggi si è in tanti a camminare. Desidero menzionare anche i nomi di altre due pioniere: Suor Rita Giaretta, orsolina del S. Cuore di Maria, Breganze-Vicenza – nella Casa Rut – Caserta e Suor Valeria Gandini, missionaria comboniana  che lavora a Palermo.  Molte altre religiose lavorano silenziosamente ogni giorno per promuovere i diritti alla vita e alla dignità.

In Italia, durante gli ultimi 15-20 anni, molte Congregazioni Religiose hanno contribuito – con personale, mezzi finanziari, case – alla creazione di una nuova diaconia della carità che offre agli immigrati e alle vittime della tratta di esseri umani l’espressione concreta della misericordia e dell’amore di Dio.

Al presente, circa 250 suore – appartenenti a oltre 70 congregazioni – lavorano in 110 progetti in Italia, spesso in collaborazione con la Caritas ed associazioni, con realtà pubbliche o private, ma sempre mantenendo la propria identità fondata sul Vangelo. Lo stile dell’ascolto, della reciprocità, della compagnia, dell’incontro,  favorisce fiducia e recupero. La realtà della tratta e lo sfruttamento dei minori è un fenomeno molto esteso e complesso di cui emergono solo le punte dell’iceberg.

Parecchie centinaia di vittime, provenienti da vari Paesi, sono al presente ospiti dalle nostre comunità in Italia e accompagnate con amore e gratuità nel ricostruire le loro vite distrutte dall’esperienza vissuta sulla strada.

Alcuni dei molteplici modi in cui le Religiose sono presenti e sono una testimonianza profetica nella lotta per i diritti umani e dignità includono:

– Unità di strada come primo approccio con le vittime sulla strada;

– Centri di ascolto per individuare i problemi delle donne in cerca di aiuto;

–  Comunità di accoglienza per programmi di re-integrazione;

– Recupero della loro identità legale aiutando le vittime nell’acquisire i documenti;

– Preparazione professionale, come studio della lingua, lavoro manuale, ecc;

– Sostegno psicologico e spirituale per aiutare le donne a riscoprire le radici della loro cultura e della loro fede, a ritrovare la stima di se stesse e a guarire le profonde ferite della loro esperienza.

L’USMI Nazionale  ha un compito di coordinamento e sostegno delle diverse congregazioni impegnate in questo mondo complesso e per lo più sommerso.

Da parte dell’USMI nazionale quattro sottolineature:

  1. Desidero dare pubblico riconoscimento a quanto in Italia si è fatto e si continua a fare a fronte di domande e sfide sempre nuove, in collaborazione con i servizi della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) specialmente Migrantes e Caritas italiana, cercando soprattutto di continuare e rafforzare l’esperienza della collaborazione di comunità intercongregazionali a servizio delle più diverse “periferie esistenziali e del pensiero”.
  2. Nella nuova impostazione dell’USMI nazionale che ora lavora per aree di competenza e non più per uffici, pp4consolidare l’impegno per dare continuità al prezioso servizio svolto dall’ufficio per la tratta fondato e portato avanti per quasi vent’anni da Sr Eugenia Bonetti. Crediamo che sia importante fare rete con tutte le sorelle e comunità che lavorano in questo ambito sul territorio nazionale ma anche a livello internazionale  con le due reti che operano a livello mondiale come Talita Kum e a livello continentale dell’Europa come RENATE. Questo è oggi indispensabile per maturare una visione comune, condividere obiettivi e progettualità, sostenerci reciprocamente specialmente nella  formazione a tale servizio nell’ambito della tratta delle donne e dei minori.
  3. Sr Monika Chikwe ci rappresenta ufficialmente ma con il sostegno, la solidarietà e la collaborazione delle sorelle dell’ambito pastorale dell’USMI che nella nuova struttura è coordinato da Sr Azia Ciairano. Il loro impegno è di accompagnare le comunità che operano nell’ambito  della tratta valorizzando le esperienze in atto e chiedendo una collaborazione  operativa alle nostre strutture periferiche regionali  perché sollecitino e sostengano le sorelle che sono sul campo a operare in modo corresponsabile e in comunione con le Chiese e in dialogo con le Istituzioni sul territorio.

In conclusione vorrei ricordare le parole di Papa Francesco nel Messaggio del 1° gennaio 2015 “Non più schiavi ma fratelli. Un impegno comune per sconfiggere la schiavitù”. Egli diceva:

« Spesso, osservando il fenomeno della tratta delle persone, del traffico illegale dei migranti e di altri volti conosciuti e sconosciuti della schiavitù, si ha l’impressione che esso abbia luogo nell’indifferenza generale. Se questo è, purtroppo, in gran parte vero, vorrei ricordare l’enorme lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose, specialmente femminili, portano avanti da tanti anni in favore delle vittime. Tali istituti operano in contesti difficili, dominati talvolta dalla violenza, cercando di spezzare le catene invisibili che tengono legate le vittime ai loro trafficanti e sfruttatori; catene le cui maglie sono fatte sia di sottili meccanismi psicologici, che rendono le vittime dipendenti dai loro aguzzini, tramite il ricatto e la minaccia ad essi e ai loro cari, ma anche attraverso mezzi materiali, come la confisca dei documenti di identità e la violenza fisica. L’azione delle Congregazioni religiose si articola principalmente intorno a tre opere: il soccorso alle vittime, la loro riabilitazione sotto il profilo psicologico e formativo e la loro reintegrazione nella società di destinazione o di origine. Questo immenso lavoro, che richiede coraggio, pazienza e perseveranza, merita apprezzamento da parte di tutta la Chiesa e della società. Ma esso da solo non può naturalmente bastare per porre un termine alla piaga dello sfruttamento della persona umana. Occorre anche un triplice impegno a livello istituzionale di prevenzione, di protezione delle vittime e di azione giudiziaria nei confronti dei responsabili. Inoltre, come le organizzazioni criminali utilizzano reti globali per raggiungere i loro scopi, così l’azione per sconfiggere questo fenomeno richiede uno sforzo comune e altrettanto globale da parte dei diversi attori che compongono la società».

Ritengo che la profezia della vita consacrata vissuta in una Chiesa “in uscita” consista proprio nel prendersi cura dei fratelli e delle sorelle, specialmente i più esclusi ed emarginati o feriti, con le viscere della misericordia del Samaritano, per poter “svegliare” un mondo che sembra indifferente. Dio benedica il vostro servizio e vi doni la gioia del Vangelo! Amen.

Roma, 7 novembre 2016

Madre Regina Cesarato, pddm

Presidente USMI Nazionale

renate-logo-v4-final2-sept-2015

RENATE è una Rete Europea fondata da un gruppo di religiose, rappresentanti di diverse congregazioni allo scopo di combattere il traffico di esseri umani in Europa, ed è composta da religiose impegnate nella collaborazione per la lotta al Traffico e allo Sfruttamento di Esseri Umani. I membri di RENATE sono persone che appartengono a varie congregazioni, società missionarie e laici che si concentrano su questa problematica. I membri collaborano con molte altre organizzazioni del mondo, per sradicare l’odierna schiavitù. Attualmente RENATE è presente in diciotto paesi europei e questo numero è in aumento dal momento che nuove persone provenienti da altri paesi europei presentano richiesta per diventare membri di RENATE.

Un atto di clemenza…

amnistia1Oggi «celebriamo il Giubileo della Misericordia per voi e con voi, fratelli e sorelle carcerati». Ed è «con questa espressione dell’amore di Dio, la misericordia, che sentiamo il bisogno di confrontarci». Ed anche se «il mancato rispetto della legge ha meritato la condanna; e la privazione della libertà è la forma più pesante della pena che si sconta, perché tocca la persona nel suo nucleo più intimo».

Imparando dagli sbagli del passato, «si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati». Quindi, «qualunque cosa, piccola o grande, il cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore e dobbiamo solo affidarci alla sua misericordia», queste le parole dell’omelia di Papa Francesco.

All’Angelus il Papa chiede un atto di clemenza «per i detenuti ritenuti idonei». Come già aveva fatto il suo predecessore San Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000, in occasione della sua storica visita al Parlamento italiano, Jorge Mario Bergoglio sollecita ai governi «un atto di clemenza» per i carcerati. In modo speciale, Francesco sottopone «alla considerazione delle competenti autorità civili la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento».

Sono state centinaia le persone che hanno partecipato alla marcia, partita da carcere di Regina Coeli per arrivare in piazza San Pietro per l’Angelus del Papa. «In occasione dell’odierno Giubileo dei carcerati – afferma il Papa – vorrei rivolgere un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti. Inoltre, desidero ribadire l’importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società».

Sono state tante le adesioni alla marcia, dai radicali all’unione delle Camere penali, alle associazioni come “Nessuno tocchi Caino”. La “Marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà” è stata intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco.  «Questa iniziativa è, in primo luogo, per l’amnistia», sottolinea il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani di Palazzo Madama. E l’amnistia «è stata richiamata per ben due volte, come necessaria e urgente, da Papa Bergoglio, e ciò nonostante che in tanti abbiano cercato di mettere a tacere questa saggia e ragionevolissima proposta. Non c’è giubileo senza misericordia e non c’è diritto giusto senza amnistia e indulto». (GC)

Dal conflitto alla comunione

svezia2“Perché tutti siano uno”. Questa invocazione fu rivolta da Gesù al Padre suo non molto tempo rima di consegnarsi alla Passione e Morte… La Chiesa nella sua storia compie man mano gesti significativi perché ciò avvenga.

Papa Francesco compie il suo 17.mo viaggio internazionale. Va in Svezia “per commemorare insieme ai luterani il quinto centenario dell’inizio della Riforma e celebrare i cinquant’anni di dialogo ufficiale tra luterani e cattolici”.

Egli inviterà cattolici e luterani a “lavorare insieme e non settariamente” come egli stesso ha anticipato in una lunga intervista concessa alla rivista dei Gesuiti svedesi “Signum” e a “La Civiltà Cattolica”. Per la prima volta insieme commemoreranno l’inizio della Riforma protestante, nel 500° anniversario che cadrà nel 2017. E assieme faranno memoria dei 50 anni di dialogo tra le due confessioni, avviato nel 1967

Il motto di questo viaggio è. “Dal conflitto alla comunione. Insieme nella speranza”. Papa Francesco valorizzerà questa opportunità per una visita di cortesia alla famiglia reale di Svezia.

Il pomeriggio proseguirà con la Preghiera ecumenica comune nella cattedrale luterana perché in essa, nel 1947, fu fondata la Federazione Luterana Mondiale, mentre il 31 ottobre ricorda il giorno in cui, secondo la tradizione, Martin Lutero affisse le sue 95 tesi sulla porta della Chiesa del castello di Wittenberg, nel 1517. Un evento, questo, frutto di 50 anni di dialogo ecumenico. con i luterani, I cattolici avviarono con i luterani il primo “tavolo bilaterale” dei dialoghi scaturiti dal Concilio Vaticano II; nel ’99 le due comunità firmarono la Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione. Essa ha annullato controversie secolari fra cattolici e luterani. A questa pietra miliare hanno guardato anche altre confessioni cristiane, e nel 2013 hanno approvato il documento “Dal conflitto alla comunione”, da cui scaturiscono la Preghiera comune e il tema del viaggio. Il programma del Papa prevede poi il ritorno a Malmö per l’evento ecumenico e l’incontro con le delegazioni ecumeniche alla Malmö Arena.

E allo Stadio di Malmö, nella solennità di Tutti i Santi, ci sarà la celebrazione in latino e svedese della Messa per la piccola comunità cattolica del Paese: composta da poco più dell’1% della popolazione totale, censita in circa 10 milioni di abitanti. In tarda mattinata il papa rientrerà nella Città del Vaticano.

E’ questo un  evento storico. Senza precedenti. Lo afferma anche Riccardo Burigana, direttore del Centro Studi sull’Ecumenismo in Italia : “Questa visita e questo gesto si possono definire come l’ulteriore inizio di un nuovo cammino di riconciliazione: in questa fase cattolici e luterani guardano principalmente al mondo, alle carenze delle opere di missione, di evangelizzazione, di testimonianza di un Vangelo che da speranza, che dà gioia. E’ probabile che da un lato continui il dialogo teologico ma molto più importante sarà il fatto che da qui in poi potrà avviarsi una stagione nella quale cattolici e luterani – insieme!- presenteranno Cristo al mondo: un mondo  che ha bisogno  urgentemente di pace, amore, fratellanza”. (B.M.)

 

 

 

 

Contro sfruttamento ed esclusione delle donne

abuso1“È allarmante che circa il 35% delle donne nel mondo abbia subito violenza fisica a un certo punto della loro vita, e specialmente violenza domestica e sessuale. La partecipazione e il rispetto delle donne è una delle chiavi essenziali dello sviluppo”.

Questo il punto cruciale dell’intervento tenuto dall’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in una riunione a margine della 71ª Assemblea generale a New York. Nel suo discorso – riportato da L’Osservatore Romano – il nunzio ha sollecitato a prestare maggiore attenzione a questa “situazione scandalosa” e attuare “misure e programmi per combattere e sconfiggere questo deplorabile tipo di comportamento nei confronti delle donne”.

“In un contesto sociale nel quale è assente il sostegno dei valori familiari e del rispetto e della protezione di ciascun membro della famiglia, in particolare donne e bambini, comportamenti violenti possono anche alimentare nuove forme di aggressione sociale”, ha affermato Auza. Ovviamente, su un piano più vasto, tutto questo può condurre a “varie forme di esclusione e sfruttamento, nelle quali le donne sono private di risorse economiche e non possono esercitare i loro diritti politici”.

In particolare la Santa Sede – ha sottolineato il delegato vaticano – condanna soprattutto la pratica della mutilazione genitale: “Molte istituzioni e organizzazioni cattoliche, e specialmente le religiose donne, sono in prima linea nel cercare di cambiare le pratiche culturali e dare alle giovani donne il potere di resistere a tali violenze. Le loro iniziative sono sempre accompagnate da un’educazione di qualità per le ragazze”.

Dal luogo del scisma alla sede di Pietro

luteraniUn “pellegrinaggio ecumenico” che ha portato i luterani dal luogo dello scisma del 1517, alla sede di Pietro, nel cuore della Chiesa Cattolica, da cui da mezzo millennio sono separati.

A pochi mesi dal 500° anniversario della Riforma e a tre settimane dal suo storico viaggio in Svezia, papa Francesco ha accolto in Vaticano, i rappresentanti della Chiesa luterana tedesca, dopo che, la scorsa settimana, aveva fatto altrettanto con gli anglicani inglesi, tenendo anche una celebrazione ecumenica dei Vespri con il loro primate Justin Welby a San Gregorio al Celio.

Anche l’incontro di oggi è qualcosa di cui rendere “grazie a Dio”, perché ormai “stiamo camminando sulla via che va dal conflitto alla comunione”, ha sottolineato il Santo Padre durante l’udienza concessa ai pellegrini luterani in Aula Paolo VI.

“Abbiamo percorso insieme già un importante tratto di strada – ha proseguito -. Lungo il cammino proviamo sentimenti contrastanti: dolore per la divisione che ancora esiste tra noi, ma anche gioia per la fraternità già ritrovata”.

Francesco si è rallegrato per la “presenza così numerosa ed entusiasta” di luterani in Vaticano, accolta come “un segno evidente di questa fraternità”, che “ci riempie della speranza che possa continuare a crescere la reciproca comprensione”.

Come richiama San Paolo, “in virtù del nostro battesimo, tutti formiamo l’unico Corpo di Cristo. Le diverse membra, infatti, formano un solo corpo”, pertanto “apparteniamo gli uni agli altri e quando uno soffre, tutti soffrono, quando uno gioisce, tutti gioiscono (cfr 1 Cor 12,12-26)”, ha ricordato poi il Pontefice.

“Possiamo continuare con fiducia il nostro cammino ecumenico, perché sappiamo che, al di là di tante questioni aperte che ancora ci separano, siamo già uniti”, ha aggiunto il Papa, rilanciando il ‘motto’ ecumenico avanzato per la prima volta da San Giovanni XXIII: “Quello che ci unisce è molto di più di quello che ci divide!”.

Di seguito, il Santo Padre ha rammentato lo scopo del suo viaggio in programma a Lund, in Svezia, il 31 ottobre e 1 novembre: fare “memoria, dopo cinque secoli, dell’inizio della riforma di Lutero” e ringraziare il Signore “per cinquant’anni di dialogo ufficiale tra luterani e cattolici”.

In realtà, ha spiegato, “parte essenziale di questa commemorazione sarà il rivolgere i nostri sguardi verso il futuro, in vista di una testimonianza cristiana comune al mondo di oggi, che tanto ha sete di Dio e della sua misericordia”.

Da tutti i cristiani, senza distinzioni, il mondo si attende una “testimonianza” che renda “visibile la misericordia che Dio ha nei nostri confronti attraverso il servizio ai più poveri, agli ammalati, a chi ha abbandonato la propria terra per cercare un futuro migliore per sé e per i propri cari”.

È proprio “nel metterci a servizio dei più bisognosi” che “sperimentiamo di essere già uniti”: è quindi “la misericordia di Dio che ci unisce”, ha affermato il Papa.

Ai giovani in particolare, il Vescovo di Roma ha chiesto di essere “testimoni della misericordia”. “Mentre i teologi portano avanti il dialogo nel campo dottrinale – ha detto loro – voi continuate a cercare con insistenza occasioni per incontrarvi, conoscervi meglio, pregare insieme e offrire il vostro aiuto gli uni agli altri e a tutti coloro che sono nel bisogno”.

In conclusione del suo discorso, il Pontefice ha esortato i luterani ad essere “liberi da ogni pregiudizio” e a fidarsi “solo del Vangelo di Gesù Cristo”, per diventare “protagonisti di una nuova stagione di questo cammino, che, con l’aiuto di Dio, condurrà alla piena comunione”.

Rispondendo alle domande degli ospiti odierni, papa Francesco ha ribadito uno dei suoi cavalli di battaglia: il proselitismo è il “peggior veleno contro l’ecumenismo”.

Ha poi sottolineato che “Ecclesia semper reformanda”, la Chiesa è sempre soggetta alle riforme, sebbene, nel corso della storia, molte di queste non siano state troppo “felici”, spesso “sbagliate” o “esagerate”. In ogni caso, ha aggiunto, “i più importanti riformatori nella Chiesa sono stati i santi”, molti dei quali, magari, non sono stati dei “teologi” ma “gente umile” e “con l’anima bagnata del Vangelo”.

Alla domanda di chi gli chiedeva cosa apprezzasse di più della chiesa luterana, ha risposto: “A me piacciono i luterani che seguono veramente la fede di Gesù Cristo”, mentre “non mi piacciono i cattolici tiepidi e i luterani tiepidi”.

È “ipocrita”, ha poi detto il Papa, “difendere il cristianesimo in Occidente” e “cacciare via un rifugiato, un affamato, uno che ha bisogno di aiuto”. Mentre l’ipocrisia è “il peccato che Gesù condanna di più”, un vero cristiano imita sempre il Buon Samaritano e trae spunto dalle Beatitudini.

La provocatoria domanda finale se l’è posta il Santo Padre a se stesso: “chi è più buono tra evangelici e cattolici?”. E la risposta – in tedesco – è stata: “Besser sind alle zusammen. Vielen Dank!”. Ovvero: “Meglio se sono tutti insieme. Molte grazie!”.

Fonte: Zenith, 13.10.2016