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Eventi

I cambiamenti climatici, minaccia per la pace

 I drammatici effetti dei cambiamenti climatici in atto in tutti i Paesi impongono un “intervento urgente” a livello globale, soprattutto per le nazioni più povere: in gioco non sono solo vite umane e risorse materiali, ma anche la pace e la sicurezza internazionale. È il monito rilanciato da mons. Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu, intervenuto a New York a un dibattito dedicato a questo tema.

Gli effetti del surriscaldamento globale – ha rilevato il presule – cominciano già a vedersi, soprattutto nei Paesi più poveri, quelli che pagano il costo più elevato dei cambiamenti climatici, come confermato da recenti studi. Il delegato vaticano ha citato, tra gli altri, il caso del Lago Ciad, dove la crescente scarsità di acqua sta provocando un massiccio spostamento di popolazioni e l’aumento dei conflitti, terreno fertile per l’espansione dell’estremismo.

Urge “un’azione immediata”

Per prevenire le molteplici conseguenze dell’innalzamento delle temperature nella nostra casa comune, ma anche per disinnescare i suoi effetti sulla pace e la sicurezza mondiale – ha sottolineato mons. Auza – occorre dunque “un’azione immediata” lungo le direttrici indicate dall’ultimo Rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC). In concreto, si tratta di potenziare la governance a vari livelli, migliorare l’efficacia delle istituzioni, promuovere l’innovazione tecnologica, rafforzare gli strumenti politici e i finanziamenti al clima e consentire cambiamenti di stili di vita e comportamento.

Papa Francesco chiama tutti a una “conversione ecologica”

Queste azioni – ha ricordato mons. Auza – fanno parte di quella “conversione ecologica” sollecitata da Francesco e che interpella la comunità internazionale e ogni persona. In conclusione, l’Osservatore permanente ha quindi rilanciato l’appello del Papa “a un impegno più deciso da parte degli Stati a rafforzare la collaborazione nel contrastare con urgenza il preoccupante fenomeno del riscaldamento globale”. “La nostra incapacità di agire”, ha concluso, costringerà “i più vulnerabili a lottare per il cibo e a scatenare guerre per l’acqua”.

 

Fonte: Lisa Zengarini – Città del Vaticano

 

Insieme contro la tratta

L’8 Febbraio 2019 accendiamo una luce contro la tratta, per celebrare la V edizione della Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone che quest’anno avrà come tema: “Insieme contro la tratta”.

La prima edizione della GMPT è stata celebrata l’8 febbraio 2015, per volontà di Papa Francesco, che nel 2014 ha incaricato le Unione Internazionale delle Superiore e dei Superiori Generali (UISG/USG) di promuovere tale giornata.

In questi anni, riunirci in preghiera ha facilitato la collaborazione e il superamento dei confini entro i quali operiamo, dediti ai nostri progetti che, seppur molto importanti, rischiano di farci chiudere in noi stessi. Il grande dramma della tratta ci impone di oltrepassare ogni barriera per unire le forze e collaborare per il bene comune.

Il 12 Febbraio scorso, Papa Francesco ha ricevuto in Udienza un gruppo di giovani e di rappresentanti delle organizzazioni promotrici della Giornata Mondiale di Preghiera, tra cui anche l’Usmi Nazionale. In questa occasione ha regalato una preghiera molto bella che potete scaricare, tradotta in diverse lingue, dal nostro sito. Sollecitato dalle domande dei giovani, Papa Francesco ha ricordato quanto fosse importante affrontare le cause profonde della tratta e si è augurato “che possiate inviare un messaggio ai leader ad ogni livello di governo, del mondo degli affari e della società, chiedendo l’accesso a un’istruzione di qualità e quindi a un’occupazione giusta e sostenibile.” Questo richiede azioni coordinate ad unire tutte le nostre forze. “Insieme contro la tratta” è l’invito rivolto a tutte e a tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità.

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Per approfondimenti e per scaricare materiale di documentazione consultare i seguenti siti: Talitha kum – Rete Internazionale della Vita Consacrata: www.talithakum.info Giornata di preghiera 8 febbraio 2019: www.preghieracontrotratta.org

 

Un po’ di storia

La prima edizione della Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione Contro la Tratta di Persone (GMPT) è stata celebrate l’8 febbraio 2015, per volontà di papa Francesco, che nel 2014, ha incaricato le Unione Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali (UISG/USG) di promuovere tale giornata. La lettera della Segreteria di Stato  è la risposta a richieste fatte da religiose impegnate da anni contro la tratta, che hanno dato voce ad organizzazioni che da anni già celebravano in questa data la giornata contro la tratta.

Fin dall’inizio Talitha Kum, la rete mondiale della vita consacrata impegnata contro la tratta di persone (UISG), ha assunto il coordinamento del gruppo di organizzazioni partner che preparano la giornata a livello internazionale. Le organizzazioni sono: Dicastero per la Vita Consacrata, Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, Pontificio Consiglio dei Migranti e Popoli Itineranti, Accademia delle Scienze Vaticane, Caritas Internationalis (CI), Unione Internazionale delle Associazioni Femminili Cattoliche (WUCWO) e gruppo di lavoro contro la tratta della commissione giustizia e pace della UISG/USG (ATWG). 

La prima GMPT è stata presentata il giorno 3 febbraio 2015 alla stampa internazionale tramite una conferenza stampa. Le azioni su Roma sono state: una veglia di preghiera, una celebrazione eucaristica e la partecipazione con striscioni alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro, durante la quale papa Francesco ha ricordato l’evento, rivolgendo queste parole: 

“Cari fratelli e sorelle, oggi, 8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta, le Unioni Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali degli istituti religiosi hanno promosso la Giornata di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone. Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità. Preghiamo tutti insieme. 

(Papa Francesco, Angelus Domini 8 Febbraio 2015)

 

Veglia di preghiera

Appuntamenti a Roma

Giovani, Dio vi chiama e cammina con voi

Il 2019 si è aperto all’insegna e sotto gli auspici della pace, della preghiera per l’unità dei cristiani, e con una attenzione particolare ai giovani, la vera speranza di futuro. Tre appuntamenti; tre eventi che interpellano tutti; tre proposte di impegno per allargare i nostri spazi mentali e religiosi, per sentirci cittadini del mondo, solidali con tutti.

“La Giornata Mondiale della Gioventù è un evento internazionale e multilingue, di cultura e formazione e si celebra a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019. Coinvolgerà giovani di ogni età, lingua, cultura e nazioni diverse. Il tema è stato tratto dal versetto del Vangelo di Luca: “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” (1,38). E Il logo rappresenta Maria come mezzo per conoscere Gesù, rappresentato con una croce.

Nel logo sono stilizzati anche il canale, uno dei simboli del Paese, e cinque puntini bianchi simboleggianti i pellegrini provenienti dai cinque continenti. L’Inno ufficiale della GMG è stato composto da Abdiel Jiménez, panamense. E’ in lingua spagnola, ma verrà cantato in diverse lingue. La versione in italiano è stata realizzata da Mons. Marco Frisina.

Nel messaggio per la Giornata mondiale della Gioventù il Papa ha commentato il versetto di Lc 1,38 in quattro paragrafi. E con essi ha ricordando ai giovani che il Signore, la Chiesa, il mondo, aspettano anche la loro “risposta alla chiamata unica che ognuno ha in questa vita”.

  • Non temere!. L’improvvisa apparizione dell’angelo e il suo misterioso saluto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), hanno provocato un forte turbamento in Maria. …L’angelo, leggendo nel profondo del suo cuore, le dice: “Non temere!”.

“Dio legge anche nel nostro intimo. Egli conosce bene le sfide che dobbiamo affrontare nella vita, soprattutto quando siamo di fronte alle scelte fondamentali da cui dipende ciò che saremo e ciò che faremo in questo mondo. È il “brivido” che proviamo di fronte alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione. In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori… Nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore, si rende necessario il discernimento. Discernimento che diventa indispensabile quando si tratta della ricerca della propria vocazione…. Il discernimento consiste soprattutto nell’aprirsi all’Altro che chiama… Dio bussa alla porta dei nostri cuori, come ha fatto con Maria, desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Eucaristia.

  • Maria! “Il primo motivo per non temere è che Dio ci chiama per nome. … Quando chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica. E quando il Signore vuole allargare gli orizzonti di una vita, sceglie di dare alla persona chiamata un nuovo nome, come fa con Simone, chiamandolo “Pietro”.

“Cari giovani, l’essere chiamati per nome è dunque un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome. Voi siete il “tu” di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati (cfr Is 43,4). Accogliete con gioia questo appello che Egli rivolge a voi chiamandovi per nome”.

  • Hai trovato grazia presso Dio. Il motivo principale per cui Maria non deve temere è perché ha trovato grazia presso Dio. La parola “grazia” ci parla di amore gratuito, non dovuto… Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio… La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni… L’aver “trovato grazia ai suoi occhi” significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo”.
  • Coraggio nel presente. “Dalla certezza che la grazia di Dio è con noi proviene la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla. …

La grazia di Dio tocca l’oggi della vostra vita, vi “afferra” così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio! Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa! Alla giovane Maria fu affidato un compito importante proprio perché era giovane. Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine” (AP).

 

40 i missionari uccisi nel mondo nel 2018

Un bilancio amaro, riportato dall’indagine realizzata dall’Agenzia Fides, che tirando le somme dell’anno appena passato fa il conto di missionari uccisi nel mondo: 40, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente. Nella maggior parte dei casi, sacerdoti. L’indagine utilizza il termine “missionario” facendo riferimento a tutti i battezzati, in considerazione del fatto che «in virtù del battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione», spiegano citando le parole di Evangelii Gaudium, al numero 120. Del resto «l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”». Per questo, chiariscono i curatori della ricerca, «si preferisce non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro».

Secondo i dati raccolti da Fides, dunque, nel 2018 sono stati uccisi 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica: nel continente infatti sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica, per un totale di  21 vittime. In America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici, per un totale di 15. In Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti. In Europa infine è stato ucciso 1 sacerdote.

Anche quest’anno molti missionari hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, «in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini». Una testimonianza in più del fatto che ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici condividono la vita quotidiana con la gente comune, portando la loro testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, come segno di speranza e di pace, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia. «Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti».

Un Natale ricco di sorprese…

“Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo”. Lo ha ricordato il Papa, che nell’udienza del 19 dicembre c.a. – davanti ai 7mila presenti in Aula Paolo VI – ha assicurato: “Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista”.

“Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito per Natale”, ha proseguito a braccio: “Prenditi un po’ di tempo, va’ davanti al presepe, stai in silenzio, e sentirai, vedrai, la sorpresa”. “Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra”, ha denunciato Francesco: “Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa”. “Per favore, non mondanizziamo il Natale!”, ha esclamato il Papa: “Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. Fin dal primo Vangelo dell’Avvento il Signore ci ha messo in guardia, chiedendo di non appesantirci in dissipazioni e affanni della vita. In questi giorni si corre, forse come mai durante l’anno. Ma così si fa l’opposto di quel che Gesù vuole. Diamo la colpa alle tante cose che riempiono le giornate, al mondo che va veloce. Eppure Gesù non ha incolpato il mondo, ha chiesto a noi di non farci trascinare, di vegliare in ogni momento pregando”. “Sarà Natale se, come Giuseppe, daremo spazio al silenzio”, ha concluso Francesco: “Se, come Maria, diremo ‘eccomi’ a Dio; se, come Gesù, saremo vicini a chi è solo; se, come i pastori, usciremo dai nostri recinti per stare con Gesù. Sarà Natale, se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero”. “Vi auguro buon Natale: un Natale ricco delle sorprese, ma delle sorprese di Gesù!”, il saluto natalizio del Papa: “Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa. Ognuno di noi ha nascosta nel cuore la capacità di sorprendersi: lasciamoci sorprendere da Gesù, in questo Natale!”.

È vita, è futuro

Germoglia la speranza

“Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: “Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1Tim 6, 18-19).

Vita che “ringiovanisce”

Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa.

Generazioni solidali

Costruiamo oggi, pertanto, una solidale “alleanza tra le generazioni”, come ci ricorda con insistenza Papa Francesco. Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. “Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita ‒ con i piedi ben piantati sulla terra ‒ e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide” , antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista  che, “non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire” . Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

L’abbraccio alla vita fragile genera futuro

Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale.

Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile.

Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

La vita fragile si genera in un abbraccio: “La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo” . Alla “piaga dell’aborto” – che “non è un male minore, è un crimine”  – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di “respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze”.

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che “la vita è sempre un bene”, per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile.

 

 

Per un mondo riconciliato

La buona politica a servizio della pace è il tema scelto da papa Francesco per la Giornata della pace. In un mondo in cui regnano sovrani i personalismi, le animosità, il disprezzo delle minoranze considerate lo scarto della società, c’è bisogno di pace e di un mondo riconciliato.

La buona politica è al centro del messaggio per la Giornata della pace. In molti interventi il papa ha posto attenzione sul valore della politica, sulla necessità di considerarla come compito ed espressione della carità, sulla responsabilità dei politici nell’investire forze e impegno per una convivenza serena e pacifica degli uomini. La visione e l’impegno della classe politica non possono limitarsi al proprio Paese o nazione, ma devono abbracciare l’umanità intera ed estendere al mondo globalizzato – reale e virtuale – i valori fondanti la pace. Tra questi, la giustizia e la pace. Perché se la giustizia produce ed è fonte di giustizia, se l’accoglienza e il rispetto della vita è alla radice di ogni tipo di accoglienza e di convivenza civile, la pace semina e rafforza la pace.

 La politica per un mondo riconciliato

La pace è presupposto e frutto di ciò che siamo, dei valori in cui crediamo e che orientano la nostra vita, del contributo che ogni cittadino dà per l’ordine e la convivenza civile. Se si semina odio, se alcuni vengono discriminati ed esclusi dall’orizzonte civile, politico e religioso, il raccolto che ne deriva si chiama incomprensione, divisione, ostilità, lotta, guerra.

Seminare, alimentare la pace è responsabilità di ogni cittadino chiamato a costruire un futuro di pace tra gli uomini, a cominciare dal proprio habitat familiare. In particolare, è compito – e oserei dire missione – dei politici, di chi ha il ruolo di guida, di legislatore, di impegno culturale e formativo. A loro compete interpretare la realtà quotidiana con uno sguardo volto al futuro, offrire strumenti adeguati per una convivenza civile: leggi che riducano ed eliminino le discriminazioni tra i cittadini, risollevino le sorti degli svantaggiati per difficoltà economiche, mancanza di istruzione, appartenenza alle minoranze.

“Conforme alla propria vocazione, il potere politico deve sapersi disimpegnare dagli interessi particolari per considerare attentamente la propria responsabilità nei riguardi del bene di tutti, superando anche i limiti nazionali” scriveva Paolo VI nelle Lettera apostolica “Octogesima adveniens”. E ancora: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”.

 Potere e servizio

È importante la missione del politico. È mettersi al servizio della comunità civile, salvaguardare e difendere il diritto e i diritti; è incoraggiare la fiducia e il dialogo tra le generazioni, tra giovani e adulti, tra uomini e donne di ogni cultura, lingua, razza e religione. Non può esserci pace se manca la fiducia reciproca, se ogni persona non è accolta, difesa e protetta, se non le è consentito la possibilità di avere il necessario per vivere dignitosamente e di ricevere una formazione e una cultura adeguate, se non può guardare al futuro con fiducia e speranza. “Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti germoglia in lui il senso del dovere di rispettare gli altri”, scriveva nel 1963 Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris. Un principio cui nessuno può sottrarsi. Neppure i politici, e quanti hanno responsabilità di guida di gruppi, partiti, e di una nazione.

La politica, afferma papa Francesco, è la massima espressione della carità. E il politico è chiamato ad accogliere questo compito come una vera missione, ad agire con una ”buona politica”, sorretta e guidata dall’operare a beneficio di tutti, rispettando i diritti di ogni persona e gruppo, di eliminando – anche attraverso gesti e parole – ogni tipo di discriminazione e di rifiuto. Come è lontana la politica italiana odierna dalla “buona politica!

La politica, ha scritto papa Francesco, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune” (Evangelii gaudium). Essa è realizzata da quanti hanno a cuore il bene di tutti, si impegnano perché nessuno si senta estraneo, rifiutato, usa ogni strumento per risollevare le sorti degli ultimi, degli “scartati”, vive l’impegno politico come una vocazione.

E’ una visione utopica quella che delinea e sogna papa Francesco? No, è la visione cristiana che, se vissuta nella sua interezza e responsabilità, può diventare realtà. Quanti politici che hanno vissuto questi principi abbiamo conosciuto e stimato!

Anna Pappalardo