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Pillole di saggezza

LA FESTA DEI MACIGNI ROTOLATI

Ognuno di noi ha il suo macigno.

Una pietra enorme, messa all’imboccatura dell’anima,

che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo,

che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro.

È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia,

dell’odio, della disperazione, del peccato.

Siamo tombe allineate. Ognuna col suo sigillo di morte.

Pasqua, allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi.

E se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo del terremoto che contrassegnò la prima Pasqua di Cristo.

Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto.

Il Vangelo ci dice che i due accadimenti supremi della storia della salvezza, morte e resurrezione di Gesù, furono entrambi caratterizzati dal terremoto (Mt 27, 51; 28, 2).

Pasqua, dunque, non è la festa del ristagno.

.don Tonino Bello

ESSERE GIOVANI

Essere giovani non significa solo cercare piaceri passeggeri

e successi superficiali.

Affinché la giovinezza realizzi la sua finalità nel percorso della tua vita,

dev’essere un tempo di donazione generosa,

di offerta sincera,

di sacrifici che costano ma ci rendono fecondi.

È come diceva un grande poeta:

«Se per recuperare ciò che ho recuperato 
ho dovuto perdere prima ciò che ho perso, 
se per ottenere ciò che ho ottenuto 
ho dovuto sopportare ciò che ho sopportato,

se per essere adesso innamorato 
ho dovuto essere ferito, 
ritengo giusto aver sofferto ciò che ho sofferto, 
ritengo giusto aver pianto ciò che ho pianto.

Perché dopotutto ho constatato 
che non si gode bene del goduto 
se non dopo averlo patito.

Perché dopotutto ho capito
che ciò che l’albero ha di fiorito 
vive di ciò che ha di sotterrato»

 Francisco Luis Bernárdez, “Soneto”, in Cielo de tierra, Buenos Aires, 1937.

 

Dall’Esortazione Apostolica Post-Sinodale – CHRISTUS VIVIT del S. Padre Francesco

La nostra salvezza

Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo,

anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le braccia aperte,

carica sulle sue spalle le nostre croci 

e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle!

Io le porto con te e io ho vinto la morte 

e sono venuto a darti speranza,

a darti vita.

 

Papa Francesco

La temperanza

Siate temperanti, vigilate.

Il diavolo, come leone ruggente

va in giro, cercando chi divorare.

Resistetegli saldi nella fede.

                                               1Pt 5,8-9

 

La temperanza

è non lasciarsi guidare dal “Mi va”, dalle voglie,

ma dalla ricerca del buono,

del bello, del giusto.

La temperanza è considerare ogni spreco un furto,

ogni eccesso un’ingiustizia.

La temperanza è ricordare che la terra è di tutti,

non soltanto per noi;

e che noi siamo per tutti,

non gli altri per noi.

                                                         Tonino Lasconi

Uno spazio di silenzio

DESERTO

I padri insistono sulla necessità di avere uno spazio di silenzio,

un “deserto”, per imparare a conoscere il nostro cuore

e ad ascoltare Dio che parla al cuore.

Certo la solitudine non è facile. Ben lo sapeva un giovane monaco che,

dopo aver vissuto alcuni mesi nel deserto,

scoraggiato e spaventato poiché gli pareva di diventare sempre più cattivo,

si recò da un anziano abba a chiedergli consiglio.

L’abba l’ascoltò con amore e pazienza,

quindi senza dire altro lo condusse accanto a una pozza d’acqua

e gli ordinò di gettarvi un sasso. Quindi disse: “Specchiati!”.

Lo specchio d’acqua era increspato, era impossibile specchiarsi

e il giovane lo fece notare. “Aspetta un poco. Ora specchiati”, ordinò nuovamente l’anziano.

Il giovane si specchiò e vide la sua immagine riflessa nell’acqua.

“Vedi, gli disse l’abba, quando uno vive in mezzo ad affanni e a preoccupazioni

vive fuori di sé e non si conosce; nell’agitazione, non ci si può specchiare.

Ma quando si ritira in solitudine, allora vede se stesso in verità.

Non sei diventato più malvagio vivendo nel deserto;

sei ciò che eri prima, ma allora non te ne accorgevi.

Va’, lavora e il Signore sia con te”

Dai Detti dei Padri del Deserto, Nau 134

Quaresima: tempo di grazia

Il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare

il nostro volto e il nostro cuore di cristiani,

tramite il pentimento, la conversione e il perdono,

per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione.

Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale

nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature:

dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia,

alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io,

e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi,

nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene.

E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore,

quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io,

e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi,

nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene.

E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore,

quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Papa Francesco, Quaresima 2019

 

Imparare a discernere

Ognuno di noi deve imparare a discernere

ciò che può “inquinare” il suo cuore,

formarsi una coscienza retta e sensibile,

capace di «discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2).

Se è necessaria una sana attenzione per la custodia del creato,

per la purezza dell’aria, dell’acqua e del cibo,

tanto più dobbiamo custodire la purezza

di ciò che abbiamo di più prezioso: i nostri cuori e le nostre relazioni.

Questa “ecologia umana” ci aiuterà a respirare l’aria pura

che proviene dalle cose belle, dall’amore vero, dalla santità.

Papa Francesco

LA VERA GIOIA

La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere,

ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata:

per tutta la vita tornerà a renderti felice.

Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore,

a guardare fuori quando il tempo è così bello.

Non le case e i tetti, ma il cielo.

Finché potrai guardare il cielo senza timori,

saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice.

 

Anna Frank

Interroga…

Interroga la bellezza della terra,

interroga la bellezza del mare,

interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa.

Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle,

interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno;

interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte.

Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra,

che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano;

visibile che si fa guidare, invisibile che guida.

Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli!

La loro bellezza li fa conoscere.

Questa bellezza mutevole chi l’ha creata,

se non la Bellezza Immutabile?

 Agostino d’Ippona

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Nazim Hikmet