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Pillole di saggezza

Santa Maria, donna dell’attesa

Attendere: infinito del verbo amare.

Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito.

 

Santa Maria, Vergine dell’attesa,

donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono.

Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori.

Riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro

quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia:

l’arrivo di un amico lontano, il rosso di sera dopo un temporale,

il crepitare del ceppo che d’inverno sorvegliava i rientri in casa, le campane a stormo nei giorni di festa,

il sopraggiungere delle rondini in primavera,

l’acre odore che si sprigionava dalla stretta dei frantoi,

le cantilene autunnali che giungevano dai palmenti,

l’incurvarsi tenero e misterioso del grembo materno,

il profumo di spigo che irrompeva quando si preparava una culla.

Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza.

Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio.

E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano,

rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene

che sono state firmate col sangue dal Dio dell’alleanza.

Santa Maria, donna dell’attesa,

conforta il dolore delle madri per i loro figli che,

usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai più,

perché uccisi da un incidente stradale o perché sedotti dai richiami della giungla.

Perché dispersi dalla furia della guerra o perché risucchiati dal turbine delle passioni.

Perché travolti dalla tempesta del mare o perché travolti dalle tempeste della vita.

Don Tonino Bello

 

Creare dei legami…

In quel momento apparve la volpe.
– Buongiorno – disse la volpe.
– Buongiorno – rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
– Sono qui, – disse la voce – sotto il melo…
– Chi sei? – domandò il piccolo principe – Sei molto carino…
– Sono una volpe – disse la volpe.
– Vieni a giocare con me, – le propose il piccolo principe – sono così triste…
– Non posso giocare con te, – disse la volpe – non sono addomesticata.
– Ah! scusa – fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
– Che cosa vuol dire “addomesticare“?

– Non sei di queste parti, tu, – disse la volpe – che cosa cerchi?
– Cerco gli uomini – disse il piccolo principe. – Che cosa vuol dire “addomesticare“?
– Gli uomini – disse la volpe – hanno i fucili e cacciano.

È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?
– No – disse il piccolo principe. – Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare“?
– È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami“…
– Creare dei legami?
– Certo – disse la volpe. – Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini.

E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.

Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro.

Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.

Da “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint Exupéry

DESIDERATA

Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.

Finché è possibile senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone. Dì la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare.

Evita le persone volgari e aggressive; esse opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te. Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.

Conserva l’interesse per il tuo lavoro, per quanto umile; è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non acciechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti, e neppure sii cinico riguardo all’amore; poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l’erba.

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.

Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l’improvvisa sfortuna, ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso. Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai il diritto di essere qui. E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l’universo ti stia schiudendo come si dovrebbe.

Perciò sii in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita. Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo.

Fai attenzione. Cerca di essere felice.

LA CARITA’ NON PUO’ RESTARE IN FONDO AL CUORE…

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine (Cor 13,4-8).

La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma soprattutto ho capito che la carità non deve essere affatto chiusa nel fondo del cuore.

Santa Teresa di Gesù Bambino

DIO ADEMPIE I DESIDERI DEL CUORE

Vi è una relazione intima tra gioia e speranza.

Mentre l’ottimismo ci fa vivere come se presto

un giorno le cose dovessero andare meglio per noi,

la speranza ci libera dalla necessità di prevedere il futuro

e ci consente di vivere nel presente,

con la profonda fiducia che Dio non ci lascerà mai soli,

ma adempirà i desideri più profondi del nostro cuore.

Henri Nouwen

LA FEDE ISPIRA TUTTE LE AZIONI

Avere veramente la fede, la fede che ispira tutte le azioni.

Quella fede nel soprannaturale che dappertutto ci fa vedere soltanto lui, che toglie al mondo la maschera e mostra Dio in tutte le cose,

che fa scomparire ogni impossibilità,

che rende prive di senso parole come inquietudine, pericolo, timore,

che fa camminare nella vita come un bambino attaccato

alla mano della mamma.

Charles de Foucauld

NON C’E’ SOLITUDINE SENZA SILENZIO

Non c’è solitudine senza silenzio

Il silenzio è talvolta tacere, ma è sempre ascoltare. Un’assenza di rumore che fosse vuota della nostra attenzione alla parola di Dio non sarebbe silenzio. Una giornata piena di rumori, piena di voci, può essere una giornata di silenzio se il rumore diventa per noi l’eco della presenza di Dio, se le parole sono per noi messaggi e sollecitazioni di Dio.

Quando parliamo di noi stessi, quando parliamo tra noi, usciamo dal silenzio.

Quando ripetiamo con le nostre labbra gli intimi suggerimenti della Parola di Dio nel profondo di noi stessi, lasciamo il silenzio intatto.

Il silenzio non ama la confusione delle parole. Sappiamo parlare o tacere, ma non sappiamo accontentarci delle parole necessarie. Oscilliamo senza posa tra un mutismo che affossa la carità e una esplosione di parole che svia la verità.

Il silenzio è carità e verità. Esso risponde a colui che chiede qualcosa, ma non dà che parole cariche di vita. Il silenzio, come tutti gli impegni della vita, ci induce al dono di noi stessi e non ad un’avarizia mascherata. Ma esso ci tiene uniti per mezzo di questo dono. Non ci si può donare quando ci si è sprecati. Le vane parole di cui rivestiamo i nostri pensieri sono un continuo sperpero di noi stessi.

“Vi sarà chiesto conto di ogni parola”. Di tutte quelle che bisognava dire e che la nostra avarizia ha frenato. Di tutte quelle che bisognava tacere e che la nostra prodigalità avrà seminato ai quattro venti della nostra fantasia o dei nostri nervi.

Madeleine Delbrel

LA CURA DI SÈ

Mantieni i tuoi PENSIERI positivi
perché i tuoi pensieri diventano PAROLE.
Mantieni le tue PAROLE positive
perché le tue parole diventano i tuoi COMPORTAMENTI.
Mantieni i tuoi COMPORTAMENTI positivi
perché i tuoi comportamenti diventano le tue ABITUDINI.
Mantieni le tue ABITUDINI positive
perché le tue abitudini diventano i tuoi VALORI.
Mantieni i tuoi VALORI positivi
perché i tuoi valori diventano il tuo DESTINO.

Mahatma Gandhi

Saper invecchiare significa saper trovare un accordo decente tra il tuo volto di vecchio e il tuo cuore e cervello di giovane. Ugo Ojetti (1871-1946)

fiore1Si chiamava Agostino e aveva 93 anni. Era cosciente che la sua barca ormai ’stava arrivando al capolinea’. Lo ha detto lui, sommessamente, al figlio maggiore e, molto sommessamente pregando, se ne è andato verso il per sempre. Una vita semplice, ma ‘viva’, a volte affaticante, vissuta su sentieri spesso impervi; vibrante e pacifica, armonica e lieta, a servizio della gioia e del riposo altrui, dello stare bene degli altri. C’è chi ricorda il suo ultimo ‘servizio’: scopare perché nessun petalo dei pittoreschi gerani esposti sul balcone rimanesse su quel pezzo di piazza sottostante. E lo rimpiangono…. Ecco la sapienza che sboccia, ti accompagna e ti matura nell’incalzante susseguirsi degli anni, e che nei labirinti dell’esistenza umana si ispessisce e perfeziona: essere gioiosamente a servizio sempre. Senza forzature. Senza stagnazioni, nei piccoli e nei grandi avvenimenti, con i limiti imposti dall’età, senza voler mai sopravvivere in un giovanilismo senza senso. Con la tenacia di una vita regolare, mai inchiodata sull’avere. Godere delle persone che ti ascoltano, percepire la bellezza di ogni nuovo incontro.

La vera sapienza di una vita ormai giunta alla vecchiaia sta proprio lì: nell’ammettere senza scossoni, senza rimpianti, senza nostalgie, che la propria barca sta raggiungendo la riva; che il tempo delle scelte è finito. Che il palcoscenico non serve più. Nulla ha più un carattere di assolutezza. La quotidianità monotona e ripetitiva, le difficoltà, le soste, le varie avventure sono tappe di un passaggio dall’amore all’Amore. E questo non permette di sottrarsi alle fatiche dell’esistenza che ancora rimane, e ancora e sino all’ultimo trovare le ragioni che non muoiono. Perché la vecchiaia non è mai noia; è la sintesi di fresche stagioni; è ammettere serenamente che la vita non ha inghiottito le proprie illusioni. La vecchiaia non è una speranza tradita; è una speranza diventata realtà. Già Jung affermava che il quarto e più alto livello dell’anima è, appunto, la sapienza.

Biancarosa Magliano, fsp

biancarosam@tiscali.it

 

La nostra epoca esige ogni giorno delle persone dai livelli di solidarietà e di benevolenza mai richiesti in precedenza. Charles Taylor

benevolenza1Nonostante alcune scarse eccezioni, tutti siamo contenti di vivere nell’oggi, immersi nelle sue angosce, legittime, e nelle sue interessanti positività. Possiamo rimpiangere momenti singoli, di particolare significatività per noi e per chi viveva con noi, ma il progresso tecnico e scientifico, artistico e manifatturiero, un po’ ci sbalordisce e ci piace. Godiamo. E, simultaneamente, non possiamo non lasciarci scuotere da quei poveri naufraghi che, fuggiti da situazioni particolarmente avverse, non sanno dove approdare, o da quei poveri anziani, spesso in carrozzella nei nostri pur ridenti parchi, ma che non sanno su chi contare; dai giovani che ambiscono sicurezze su cui potersi appoggiare senza patemi d’animo. E i bambini? Essi si trovano nella felice incapacità di potersi preoccupare per un ‘futuro migliore’…

Il nostro autore, filosofo e politico, scrittore di talento, è tassativo: “La nostra epoca esige ogni giorno”. Egli ha piena coscienza della situazione empirica, quasi paradossale che ci tocca vivere e che non permette dilazioni. Guai rimandare al domani. Ogni giorno sentire e vivere e condividere le tristezze, le fatiche, le passioni. Fare nostri i desideri, le aspirazioni, i sogni altrui, ma anche le angustie, i dolori piccoli e grandi.

Papa Francesco nel n. 87 di Evangelii Gaudium scrive testualmente: “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo”.

Poco più avanti aggiunge:

“Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un «piccolo gregge» (Lc 12,32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova. Non lasciamoci rubare la comunità” (EG 92).

Ecco: noi e gli altri, tutti. Noi e gli altri sempre, sopratutto quando l’altro è in difficoltà. E’ l’amore cristiano.

Biancarosa Magliano, fsp

biancarosam@tiscali.it