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Pillole di saggezza

TI AUGURO TEMPO

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler

Sogno un nuovo umanesimo europeo

Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo, «un costante cammino di umanizzazione», cui servono «memoria, coraggio, sana e umana utopia.

Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita.

Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo.

Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto.

Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano.

Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile.

Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni.

Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia.

Papa Francesco, 6 maggio 2016

Comunque andare…

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,

i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni… 

Però ciò che è importante non cambiare;

la tua forza e la tua convinzione non hanno età. 

Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno. 

Dietro ogni linea d’arrivo c’è una linea di partenza. 

Dietro ogni successo c’è un’altra delusione. 

Fino a quando sei viva, sentiti viva.

Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. 

Non vivere di foto ingiallite.

Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. 

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te. 

Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. 

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. 

Quando non potrai camminare veloce, cammina. 

Quando non potrai camminare, usa il bastone. 

Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

Custodire con amore il proprio giardino

Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza,

può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare.

I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito,

ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo.

Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti.

Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.

Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano.

Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere.

Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.

I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l’un l’altro,

perché nella storia di ogni pianta c’è la crescita della Terra intera.

Paulo Coelho

ACCORDARSI: VIVERE LE BEATITUDINI

Esse sono una sfida che Dio lancia all’uomo perché “non si conformi alla mentalità del suo tempo” (cfr Rm 12,2), ma sappia guardare in alto, elevarsi, ascoltare e accettare quel messaggio controcorrente della “sequela Christi”, a volte addirittura sconcertante e provocatorio.

“Le beatitudini sono in qualche modo la carta d’identità del cristiano, che lo identifica come seguace di Gesù, affrontando i dolori e le angosce del nostro tempo con lo spirito e l’amore di Gesù. In tal senso, potremmo indicare nuove situazioni per viverle con spirito rinnovato e sempre attuale:

beati coloro che sopportano con fede i mali che altri infliggono loro e perdonano di cuore;
beati coloro che guardano negli occhi gli scartati e gli emarginati mostrando loro vicinanza;
beati coloro che riconoscono Dio in ogni persona e lottano perché anche altri lo scoprano; beati coloro che proteggono e curano la casa comune;
beati coloro che rinunciano al proprio benessere per il bene degli altri;
beati coloro che pregano e lavorano per la piena comunione dei cristiani…
Tutti costoro sono portatori della misericordia e della tenerezza di Dio , e certamente riceveranno da Lui la ricompensa meritata” .
(Papa Francesco, omelia a Malmö durante il viaggio apostolico in Svezia, 1 novembre 2016)

 

LA FESTA DEI MACIGNI ROTOLATI

Ognuno di noi ha il suo macigno.

Una pietra enorme, messa all’imboccatura dell’anima,

che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo,

che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro.

È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia,

dell’odio, della disperazione, del peccato.

Siamo tombe allineate. Ognuna col suo sigillo di morte.

Pasqua, allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi.

E se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo del terremoto che contrassegnò la prima Pasqua di Cristo.

Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto.

Il Vangelo ci dice che i due accadimenti supremi della storia della salvezza, morte e resurrezione di Gesù, furono entrambi caratterizzati dal terremoto (Mt 27, 51; 28, 2).

Pasqua, dunque, non è la festa del ristagno.

.don Tonino Bello

ESSERE GIOVANI

Essere giovani non significa solo cercare piaceri passeggeri

e successi superficiali.

Affinché la giovinezza realizzi la sua finalità nel percorso della tua vita,

dev’essere un tempo di donazione generosa,

di offerta sincera,

di sacrifici che costano ma ci rendono fecondi.

È come diceva un grande poeta:

«Se per recuperare ciò che ho recuperato 
ho dovuto perdere prima ciò che ho perso, 
se per ottenere ciò che ho ottenuto 
ho dovuto sopportare ciò che ho sopportato,

se per essere adesso innamorato 
ho dovuto essere ferito, 
ritengo giusto aver sofferto ciò che ho sofferto, 
ritengo giusto aver pianto ciò che ho pianto.

Perché dopotutto ho constatato 
che non si gode bene del goduto 
se non dopo averlo patito.

Perché dopotutto ho capito
che ciò che l’albero ha di fiorito 
vive di ciò che ha di sotterrato»

 Francisco Luis Bernárdez, “Soneto”, in Cielo de tierra, Buenos Aires, 1937.

 

Dall’Esortazione Apostolica Post-Sinodale – CHRISTUS VIVIT del S. Padre Francesco

La nostra salvezza

Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo,

anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le braccia aperte,

carica sulle sue spalle le nostre croci 

e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle!

Io le porto con te e io ho vinto la morte 

e sono venuto a darti speranza,

a darti vita.

 

Papa Francesco

La temperanza

Siate temperanti, vigilate.

Il diavolo, come leone ruggente

va in giro, cercando chi divorare.

Resistetegli saldi nella fede.

                                               1Pt 5,8-9

 

La temperanza

è non lasciarsi guidare dal “Mi va”, dalle voglie,

ma dalla ricerca del buono,

del bello, del giusto.

La temperanza è considerare ogni spreco un furto,

ogni eccesso un’ingiustizia.

La temperanza è ricordare che la terra è di tutti,

non soltanto per noi;

e che noi siamo per tutti,

non gli altri per noi.

                                                         Tonino Lasconi

Uno spazio di silenzio

DESERTO

I padri insistono sulla necessità di avere uno spazio di silenzio,

un “deserto”, per imparare a conoscere il nostro cuore

e ad ascoltare Dio che parla al cuore.

Certo la solitudine non è facile. Ben lo sapeva un giovane monaco che,

dopo aver vissuto alcuni mesi nel deserto,

scoraggiato e spaventato poiché gli pareva di diventare sempre più cattivo,

si recò da un anziano abba a chiedergli consiglio.

L’abba l’ascoltò con amore e pazienza,

quindi senza dire altro lo condusse accanto a una pozza d’acqua

e gli ordinò di gettarvi un sasso. Quindi disse: “Specchiati!”.

Lo specchio d’acqua era increspato, era impossibile specchiarsi

e il giovane lo fece notare. “Aspetta un poco. Ora specchiati”, ordinò nuovamente l’anziano.

Il giovane si specchiò e vide la sua immagine riflessa nell’acqua.

“Vedi, gli disse l’abba, quando uno vive in mezzo ad affanni e a preoccupazioni

vive fuori di sé e non si conosce; nell’agitazione, non ci si può specchiare.

Ma quando si ritira in solitudine, allora vede se stesso in verità.

Non sei diventato più malvagio vivendo nel deserto;

sei ciò che eri prima, ma allora non te ne accorgevi.

Va’, lavora e il Signore sia con te”

Dai Detti dei Padri del Deserto, Nau 134