Via Giuseppe Zanardelli, 32

00186 Roma - Italia

+39 06 6840051

Fax +39 06 56561470 segreteria@usminazionale.it

Novità in vetrina

La magia del prodigio che abita l’anima umana attraverso storie raccontate

La Casa di Reclusione di Paliano è una vecchia Roccaforte appartenuta alla famiglia Colonna diventata Istituto Penitenziario. Da ormai molti anni suor Rita Del Grosso vi presta attività di volontariato con dedizione e ammirevole costanza. L’idea di proporre ai detenuti degli spunti di riflessione da scrivere è un’idea che quasi corrisponde a una proposta di evasione. Estraniarsi dalla realtà che non lascia intravedere speranza di libertà nell’immediato futuro prossimo per conoscere una libertà di pensiero nuova che davvero può trafiggere le barriere dello spazio tempo per rincorrere dei sogni e delle speranze credute perdute. La Direttrice del carcere, dott.ssa Anna Angeletti, nella presentazione al libro parla di un tempo di attesa. La saggezza esistenziale che ci viene tramandata dalla tradizione letteraria ci insegna che a volte è necessario fermarsi a riflettere per provare nostalgia di un tempo perduto. Tempo di fanciullezza e innocenza vissuto con la spensieratezza dell’infanzia ma anche tempo che nell’affanno della corsa al domani fuggente non si è saputo apprezzare, ruminare, meditare. Ecco allora che anche il carcere può diventare autentico luogo di rieducazione del cuore e rivalutazione della propria essenza umana. Avere in mano una penna e liberare emozioni estemporanee come in un flusso di coscienza e nuova consapevolezza fa ‘uscire fuori’ una sensibilità inattesa e stupefacente. Le storie raccontate hanno la magia del prodigio che abita l’anima umana. Riflettono la parte più bella e toccante della fragilità, della nudità, del bisogno innato di alterità.

Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportare i tormenti che ne accompagnano la realizzazione e a compiere tutti gli sforzi necessari” (Daisaku Ikeda)

Suor Rita ci ricorda questa bella frase per sottolineare la grande forza che ci può venire dalla speranza, dalla sfida ad affrontare il cammino contorto della vita. Papa Francesco nei suoi insegnamenti ci ricorda che tutto ciò che ci circonda e le conquiste raggiunte del vivere civile sono niente altro che il frutto di tanti contributi e tante stratificazioni dove ogni singolo individuo può mettere del suo e dove l’equilibrio rappresenta sempre condivisione, ascolto, raffronto, convivialità e senso della comunità.

Una comunità ci riflette e noi, tutti noi, abbiamo il dovere morale ed etico di contribuire a renderla migliore. Le nostre parti migliori, unite, vincono su tutto, sono luce che dilata le tenebre. Il buio esiste e ottenebra tutto, il buio è spaventoso ed è chiusura ma il buio è fatto per essere trafitto e l’uomo nasce per essere illuminato dalla propria ragione, dalla propria fede, dalla sua implacabile voglia di esplorare l’oltre.

Romina Baldoni
biblioteca@usminazionale.it

Labirinti di luce
Contributi al concorso letterario
curato da Suor Rita Del Grosso e Alessandro Fossatelli, AXA, 2019

Ascoltare i giovani per un arricchimento e un confronto prolifico

Da sempre si è assistito, nella storia del mondo, alla dicotomia giovani e adulti, generazione di scapestrati e impulsivi contro generazione di assennati bacchettoni. Alberto Rossetti riflette sull’annosa questione in modo indiretto, coinvolgendo direttamente la voce di ragazzi e di ragazze incontrati durante i suoi seminari tenuti in giro per l’Italia. Emerge con limpidezza quanto la nostra società e la società in generale, come è stato da sempre nell’evoluzione antropologica e comunitaria, abbia bisogno dei giovani per come essi sono: polemici, irruenti, insofferenti ai paletti, smaniosi e spregiudicati. Loro rappresentano la nostra stessa sopravvivenza, la linfa che nutre e rigenera il cammino evolutivo senza che avvizzisca e inaridisca in una staticità infeconda.
Il mondo degli adulti è sicuramente infarcito di ipocrisia e di scarsa lungimiranza. Si dice che i giovani sono il futuro, il ‘nostro’ futuro, ad essere esatti, ma poi si leggono sempre i cambiamenti in modo disfattista e, nella migliore delle ipotesi , ci si rintana nella convinzione sempre attuale e sempre profetizzata del degrado morale, della degenerazione dei costumi dai quali con una certa spocchia si prende distanza e ci si dissocia con disgusto e mal sopportazione. Come sostiene Paolo Di Paolo nella prefazione al libro si tratta di una normalissima reazione di difesa e di sano egoismo da sopravvivenza ma ciò che è importante è provare ad allenare la mente, a guardare le cose da prospettive rinnovate, fare uno sforzo di apertura. Certamente non è mai facile sintonizzarsi sulle frequenze dei giovani con disinvoltura e senza pregiudizi.
Ma il punto di partenza intrapreso è davvero focale. Si decide di ascoltare. Ascoltare tutte le loro impressioni buttate giù istintivamente, senza schemi, senza inibizione e poi si prova a fare un ragionamento di tipo associativo. Associare la narrazione a qualche lezione del passato attingibile dal sapere filosofico, letterario, pedagogico. Il tutto con l’intento di provare ad allargare gli orizzonti della comprensione.
Ne esce un arricchimento e un confronto prolifico per tutti. Soprattutto si evita di cadere nel luogo comune di una trattazione improntata all’etica e alla retorica da cattedra, la logica del: mettiamo in guardia i nostri ragazzi! Semmai l’intento che emerge con maggiore incisività è quello di voler mettere in guardia gli adulti a non cadere nelle trappole della narrazione scontata e convenzionale. Il racconto emotivo è un modo per mettere sul piatto equamente le esperienze di ciascuno e per rendere evidente che non può mai esistere bianco o nero, essere su una sponda o sull’altra, essere a favore o contro. Tutti siamo chiamati a fare scelte e dare una direzione alla nostra esistenza e tutti siamo chiamati a delle responsabilità che si acquisiscono lungo il cammino. Serve fiducia, serve l’aiuto degli altri ma soprattutto serviamo noi nella nostra più profonda identità che sulla base di tutto abbiamo la facoltà di scegliere.

Romina Baldoni

Alberto Rossetti
I giovani non sono una minaccia
anche se fanno di tutto per sembrarlo
Città Nuova, Roma 2019, pp. 131, € 15,00

Afriche: uno sguardo ravvicinato

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase nelle nostre città? La mattina sugli autobus troppo affollati o mentre si fa la fila all’ufficio postale? È un condimento essenziale per evidenziare l’esasperazione quotidiana delle persone che sono sempre più frustrate da un disagio sociale crescente. Il dramma poi è che gran parte della stessa classe politica sta facendo passare il messaggio che crisi e malessere siano additabili quasi esclusivamente al fenomeno migratorio. Allora questo testo prova a rispondere in modo concreto all’interrogativo incessante del «Perché non se ne stanno a casa loro?». Si tratta di reportage effettuati direttamente in quattro diversi paesi dell’Africa che raccolgono la voce di persone vittime di persecuzioni etnico-tribali o di sfollati nei campi profughi, di abitanti delle baraccopoli e popolazioni vittime di carestie. L’Autore ha realizzato tutto il materiale raccolto nel libro durante i suoi viaggi come inviato per TV2000. Le voci di chi urla la propria disperazione da quella che dovrebbe essere la sua ‘casa’, almeno idealmente; la propria martoriata terra d’origine. Le voci di chi quella ‘casa’ prova a fatica ad edificarla, tutta la vasta catena dei cooperanti e missionari che ci affondano le mani e i piedi in quei luoghi di miseria e di dolore dimenticati e accantonati con troppa superficialità. Sì perché il continente africano, dopotutto è la rappresentazione tangibile di macchie infamanti provocate da quella che dovrebbe essere ‘casa nostra’, la nostra società di occidente civilizzato: la schiavitù, il colonialismo, lo sfruttamento e il depredamento delle risorse.

Maratane è l’unico campo profughi presente nel Mozambico. I rifugiati che vivono qui sono la tragica testimonianza di un continente dilaniato, privo di un sistema democratico e soprattutto sanitario. Si assiste al paradosso di poveri che aiutano altri poveri, di élite minoritarie e corrotte che dominano su popoli ridotti alla fame, di paesi avanzati che con ipocrisia vendono armi o traggono profitto economico da trattati ‘capestro’ che impediscono di fatto il raggiungimento di un progresso civile e sociale effettivo. Le voci di Alamtara, di Kabi, Miracle, Carlitos, Dominique e tanti altri, sono testimonianze toccanti e paradigmatiche. Parlano di dignità umana calpestata e trafitta, di ingiustizie e discriminazioni compiute nel nome di un capitalismo cinico e spietato. Si è perso il concetto di ‘casa’ inteso come luogo di ritrovo famigliare e comunitario. Non si è capito che ‘casa loro’ e ‘casa nostra’ non sono poi così separabili se a perire e a soccombere è quella poleis umana di fratellanza, solidarietà e pietas che sono valori fondanti e imprescindibili della nostra vita, del nostro essere appartenenti al creato, al dono e alla grazia dell’esistenza.

Romina Baldoni

ROSARIO SARDELLA

Perché non se ne stanno a casa loro?

Afriche: uno sguardo ravvicinato, Milano 2019

Alla ricerca della propria identità

Nessuna identità può esistere a prescindere dalla relazione con l’altro, l’umano è un volto spirituale tessuto dello sguardo di mille altri. L’identità non è un dato assoluto da conservare al sicuro, ma una ricerca, una strada, un esodo e una decisione. In relazione a chi e a cosa possiamo scoprire il mistero della nostra identità vera? I grandi testi della nostra cultura e la rivelazione biblica ci guidano in un viaggio affascinante per passare da un io chiuso in sé al “tutto a tutti” descritto da san Paolo.

La riflessione che propone il testo guarda a cinque aspetti dell’identità: la casa, il nome, il corpo, il sé e l’altro/a, l’unico. Non si tratta di una riflessione filosofica ma, per così dire, sapienziale, che dà risonanza a testi letterari antichi e recenti, ricchi di intelligenza e di verità, tra cui in particolare testi biblici dal Primo e dal Nuovo Testamento. È una riflessione dialogata tra idee e personaggi che, pur appartenendo a ondi fisici e culturali ben distanti, comunicano meravigliosamente e sono in grado di dare al lettore un prezioso canale di orientamento, per considerare la propria identità ed aprire, davanti a essa, vie di nuovi compimenti. Il messaggio che esce dalle pagine di grandi autori e agiografi e dalle loro ideali conversazioni dona, infatti, molta luce per vivere l’identità non come un dato assoluto da conservare al sicuro, ma come una ricerca, una strada, un esodo e una decisione. Farà comprendere che nessuna identità può esistere a prescindere dalla relazione con l’altro/a e che l’umano è un volto spirituale tesuto dello sguardo di mille altri.

 

Rosanna Virgili

Qual è il tuo nome?

Edizioni Qiqaion, pp.118, euro 10,00

 

Gesù, la pietra scartata

L’etimologia della parola scarto deriva da quarto. Togliere dall’armonia del quadrato una sua parte, squartare, infrangere la pienezza, ferire, menomare. È su questo significato di base che papa Francesco ha sviluppato spesso la sua riflessione, a partire da Evangelii gaudium, per riportare all’attenzione la problematica di coloro che sono esclusi nella società contemporanea.

«Abbiamo dato inizio alla cultura dello scarto che, addirittura viene promossa. Non si tratta più del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive (…) Gli esclusi non sono sfruttati ma rifiuti, avanzi» (EG 53).

L’autore intesse su questo simbolo e su questa simbologia le pagine che seguono, partendo dalla figura fondamentale dello “scartato”, Cristo, colui che in un passo dei Salmi è così descritto: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la testata d’angolo» (Mt 21,42; cfr. Sal 118,22).

Nell’applicazione fatta da Gesù, lo “scarto” diventa una risorsa, ed è proprio su questa svolta radicale che monsignor Pacomio svolge il filo del suo discorso. Un discorso che si ramifica lungo diversi percorsi tematici, ininterrottamente sostenuti dal rimando alle scritture che intarsiano quasi ogni pagina di questo libro. In fondo, la logica, del tutto estrosa e stravagante, dell’ultimo che diventa il primo, del peccatore pentito che ci precede nel regno di Dio, del debole che confonde i forti, è alla base della lezione divina. Nella Bibbia si parla di “resto”, “seme”, “radice”, “piccolo gregge” e paradossalmente il piccolo, l’umile, colui che non ha sete di potere è colui che spicca tra le Beatitudini evangeliche. Lo svuotamento, l’umiliazione che Cristo affronta nel suo passaggio terreno nel nome di una fraternità rinnovata con gli uomini, di una vicinanza che passa per la sperimentazione diretta delle nostre debolezze e che si traduce nella luce finale della Pasqua. E’ un po’ quella che l’autore chiama la ‘meravigliosa altalena’ la speranza che accompagna l’esistenza di ciascuno e che ci spinge sempre ad affrontare le prove della vita con la convinzione che si potrà emergere dai brutti momenti, superare lo sconforto, essere riscattati dai propri peccati. L’invito pacato che ci rivolge il messaggio del libro è quello di riuscire a trasformare con la forza interiore ogni rifiuto in risorsa di ripartenza. Gesù ci dice di non avere mai paura, di affidarsi alla sua misericordia poiché Lui conosce il dolore degli uomini, scruta il profondo del nostro animo ed è pronto a ridarci la giustizia del cielo nella misura in cui abbiamo conosciuto l’ingiustizia terrena.

 

Luciano Pacomio

Gesù la pietra scartata,

 pp. 178, € 18,00

Romina Baldoni

biblioteca@usminazionale.it

Riscoprire oggi il senso della vita religiosa

Parlare di vita religiosa e in particolare di vita religiosa femminile sembra fuori dai contesti dell’attualità, anche se spesso proprio a religiose donne si associano luoghi e iniziative di promozione umana e culturale, di solidarietà e di concretezza che, proprio perché molto concreti e quotidiani, non suscitano stupore.

Però non è di questo silenzio che l’Autrice tratta in queste pagine dense e a volte scomode, bensì del senso profondo della vita religiosa femminile.
Come tutte le esperienze umane profonde, anche la vita religiosa ha bisogno di riscoprire e di difendere continuamente il senso del suo esserci e, per farlo, deve ripercorrere le strade a ritroso, per ritrovare le proprie radici e re-interpretare l’intuizione profetica, frutto di una ricerca costante delle Madri della vita religiosa; sì, perché – scrive l’Autrice – «la vita religiosa femminile è stata spesso guardata e filtrata alla luce di parametri e modelli maschili, quasi che una vita religiosa femminile non potesse avere un suo volto se non disegnato sul modello maschile».

Per questo uno dei primi capitoli di questo saggio si intitola Genealogia femminile e richiama nomi di donne che hanno aperto strade di sequela, di annuncio, di liberazione; si parla spesso dei padri del deserto, ma nel deserto anche le donne hanno camminato, hanno contemplato, hanno predicato con coraggio e franchezza, denunciando ogni forma di ambiguità, ogni rischio di compromesso e rivendicando il valore della differenza piuttosto che la sicurezza dell’omologazione.

Ci sono parole in questo saggio che diventano pietre d’inciampo perché esigono di essere lette nel loro significato più profondo; una di queste è la parola Mistero, una parola che nell’accezione comune ha ormai perso tutto o quasi tutto il suo significato e quindi anche il suo fascino. Il mistero non è qualcosa di oscuro da capire a tutti i costi per esorcizzare la paura di non poterlo dominare. Il Mistero è Dio, è la Vita che spinge verso il compimento, è l’ambiente che ci avvolge e che non deve essere capito ma accolto: solo così diventa luminoso.

Il Mistero non si domina con la razionalità; per questo la donna è più familiare al Mistero, perché non è quasi mai la sola razionalità a guidare le scelte e i percorsi femminili. Il Mistero, proprio perché Vita, non può che essere ricerca intensa che si alimenta ascoltando la realtà reale delle donne e degli uomini che camminano con noi.
Le donne di solito non hanno paura della realtà perché difficilmente a loro basta il dato razionale e i concetti puri. E proprio la forza con cui l’Autrice sottolinea la parola realtà reale dice l’urgenza che la vita religiosa cammini sempre dentro le realtà di dolore e di fatica dell’umanità, per non perdere la sua differenza.

A questa parola se ne aggancia un’altra, molto forte, che l’Autrice mutua ancora dalla genealogia femminile: donne “compazienti”. È l’Autrice stessa che anticipa la domanda: perché compazienti e non compassionevoli? Questa parola – compazienti – «dice meglio… la trama dei cinque sensi in sintonia e in dialogo con le sensibilità dell’anima, propria dell’umano adulto: tra sentimenti e passioni, virtù e desiderio delle donne di creare legami d’amore, di giustizia e di pace… Ricordiamoci che la maggior parte delle donne non è mai stata codarda, soprattutto quando le donne stanno insieme. Non si sono mai nascoste; e quasi tutte, se sbagliano, è solo per “il molto amore”».

Nell’ultimo capitolo viene indicata una possibile strada: prendersi cura del sacro senza mai dimenticare il contatto con il profano, perché la gloria di Dio è la persona vivente, anima e corpo, appunto!

L’Autrice

Antonietta Potente, teologa, docente e scrittrice. Abitando diversi anni in Bolivia, ha sperimentato una nuova forma di vita comunitaria e ha partecipato al processo di cambiamento socio-politico del popolo boliviano. Con Paoline ha pubblicato: È vita ed è religiosa (2015), Ci sembrava di sognare (2017), Mangiare il libro (2017) Non calpestare l’ombra (2017), Come il pesce che sta nel mare. La mistica del luogo dell’incontro (2017), La linfa delle parole sapienti (2018).

 

 

Antonietta Potente

Cammini inediti

Dialogando sulla vita religiosa femminile

pp.64, euro 7,00

Per un anno di freschezza, sapienza, coraggio…

C’è un tempo per ogni cosa: è proprio vero! In questo mondo che corre senza mai fermarsi, le giornate si proiettano impetuose verso un futuro sconosciuto e senza ritorno. Eppure, per ogni cosa c’è un tempo, soprattutto per dare priorità a ciò che veramente è importante.

… Si apre così la prefazione di questo volumetto compatto che ha il formato giusto per accompagnarci nel cammino di ogni giorno. L’Autrice, Biancarosa Magliano, con i suoi pensieri acuti, la pacatezza delle riflessioni, l’essenzialità e l’immediatezza della sua comunicazione, ci trasmette tutta la forza e la freschezza della sua esperienza e della sua saggezza.

Mese per mese, giorno per giorno e in tutta l’intera scansione dei 365 giorni dell’anno ci possono essere delle preziose ‘parole chiave’ alle quali aggrapparci per incanalare meglio il fluire delle nostre emozioni giornaliere; piccoli boccioli di positività da far schiudere attraverso azioni e intenzioni. A fornircele sono una vasta gamma di personaggio più o meno noti tra i quali filosofi, scrittori, santi, poeti. Poi ci sono passi del Vangelo, citazioni bibliche. Due righe introduttive a dare il ‘la’, la nota introduttiva dalla quale far partire la melodia più appropriata, il sottofondo musicale capace di ispirare il nostro viaggio. Poi il gioco combinatorio, i significati nascosti, ogni possibile riferimento simbolico che riconduca a ricordi, associazioni, scoperte, sta a noi farlo sulla base della nostra esperienza, della nostra reale capacità di osservare, assimilare, meditare. Il tempo ci è fedele compagno per scandire i nostri attimi unici e preziosi. Proprio come noi, irripetibili. Serve a ricordarci ossessivamente che lo siamo, anche quando ce ne dimentichiamo. Il tempo è là, pronto a segnare una ripartenza, pronto a rinnovarsi. Basta essere noi i padroni del nostro tempo. Per diventarlo ci si deve riappropriare di se stessi, con un rinnovo interiore continuo e incessante. Imparare a non temere il tempo, a non osservarlo da una prospettiva esterna ma armonizzarsi dentro al suo fluire.

Suor Biancarosa augura:

un anno di freschezza, freschezza di vita, perché la vita è un geme che cresce. Nel dipanarsi della vita c’è sempre il tempo per la speranza e per l’amore. C’è sempre il tempo per perseguire gioia e abbeverarsi alla sua fonte che è valore di senso autentico.

un anno di sapienza, la sapienza è conoscere se stessi. Lottare per il bene e per la verità. Sapienza è valorizzarsi e imparare a distinguere ciò che è autentico in mezzo alla vastità dell’effimero.

un anno di coraggio, per rispondere in ogni istante e senza resa all’invito e alla sfida che da sempre la Chiesa rivolge ad ogni suo fedele, perseguire la santità. Per incarnare il messaggio evangelico ci vuole determinazione. Gesù è una conquista che richiede fede e dedizione. La santità è il Suo disegno d’amore per noi, il traguardo per intravedere l’oltre verso il quale ci ha predestinati. Il vero tempo ‘rivelato’. Coraggio allora, viviamo!

Romina Baldoni

biblioteca@usminazionale.it

Bianacarosa Magliano

C’è un tempo per ogni cosa

365 giorni di sapienza, Paoline 2018, pp. 416, € 15,00

DOVREMMO APRIRE GLI OCCHI SUI DETTAGLI DELLA VITA…

“Dovremmo aprire gli occhi sui dettagli della vita. A volte a noi la normalità appare noiosa e insignificante e ha bisogno di momenti di solennità. Ma la vita è l’unico spazio che abbiamo per poter accogliere, per poter amare” (Antonietta Potente).

L’autrice ci conduce per mano ad una riflessione profonda seppur delicata su ciò che può realmente renderci fedeli alla nostra vita e alla sua bellezza. Ci invita a metterci  in ascolto di noi stessi per ricercare tutto ciò che può far emergere quotidianamente ciò che è realmente essenziale per noi e per le persone che incontriamo nel nostro cammino.

Con cinque passi concreti, ci indirizza verso un ritorno pieno, gioioso e fecondo alla nostra vita e alle sue promesse.

 

L’autrice

ANTONIETTA POTENTE, nata a Loano il 31 agosto 1958, è una teologa che fa parte dell’Unione delle Suore Domenicane di San Tommaso d’Aquino.

Ha conseguito il dottorato in teologia morale presso la Pontificia Università di San Tommaso D’Aquino in Roma ed in seguito ha insegnato teologia morale a Roma presso l’Angelicum, e a Firenze presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale.

Dal 1994 vive in Bolivia, in una famiglia di Indios, partecipando attivamente al processo di cambiamento socio-politico soprattutto in materia di diritti delle donne, equilibrio economico e custodia dell’ambiente naturale.

Negli anni ha sviluppato una nuova riflessione teologica-culturale partendo da un ripensamento della vita religiosa alla luce di una spiritualità ancorata al presente.

Semplicemente vivere. Cinque passi per un nuovo inizio

Antonietta Potente, Semplicemente vivere. Cinque passi per un nuovo inizio.

Romena 2018, pp. 123, euro 10,00

 

Avere fede significa accogliere Dio nel proprio quotidiano…

Siamo alle prese con una missione ardua. Una sfida che potrebbe sembrare vana e utopistica ai nostri tempi dove la comunicazione più efficace gioca su strategie sottili di rapidità, immediatezza, brevità. Raccontare Dio ai giovani. A una generazione smarrita e incredula. Dio? In un mondo popolato da falsi appigli spirituali e morale di comodo. Andrea Monda si avventura in un dialogo ardito, osa un’analisi qualitativa dai contenuti alti, si riassetta in un percorso che negli ultimi anni è stato costellato di crepe e pastoie di referenzialità fin troppo dispersive. La missione di annunciare il cristianesimo. La capacità di restare fedeli al messaggio evangelico con la stessa autenticità e con la stessa umiltà che proprio il Vangelo incarna. La sfida è lo stesso paradosso raccontato dall’Autore nella sua prefazione. Quando si è adulti ci si pone su un piedistallo e si giudicano i ragazzi con disprezzo e con snobismo. Loro sono stupidi, infantili, superficiali, volgari e culturalmente regrediti rispetto ai giovani del passato. Ne siamo poi così sicuri? O forse ci fa comodo non ricordare con la stessa puntigliosità come eravamo noi? Da queste pagine semplici e avvincenti si comprende che Dio, la religione cattolica, il testo biblico e tutti i risvolti antropologici contenuti nella teologia e nella spiritualità possono essere raccontati stimolando un dialogo paritetico che risulti avvincente e che ponga interrogativi capaci di muovere la nostra curiosità e il nostro interesse. Dio ci deve appassionare! Ma soprattutto deve appassionare in prima persona chi vuole testimoniarlo. Andrea Monda conosce molto bene i ragazzi, i giovani adolescenti delle scuole superiori, essendo insegnante e precisamente insegnante di religione.

Nel libro segue lo stesso metodo che usa con i suoi alunni. Offre un taglio narrativo confidenziale, aperto al confronto, mai rigido, mai pretenzioso. Aiuta a far incontrare ciò che inconsciamente si cerca nel profondo della propria anima. Seguendo la metodologia dei padri gesuiti, appresa all’Università Pontificia Gregoriana dove ha maturato i suoi studi, fa convergere la domanda e l’offerta che esiste nel cuore di ciascuno e nel cuore generoso di Dio Padre. Avere fede significa accogliere Dio nel proprio quotidiano, nella propria formazione identitaria e nel proprio vissuto. Un dono che non si può trasmettere impartendo lezioni ma svolgendo un servizio di pastorale educativa che coinvolga la crescita interiore di chi dà e di chi riceve. Attraverso un approccio culturale capace di presupporre tutte le variabili e di analizzarle con imparzialità.

La forza del messaggio della Croce e della Salvezza non può essere cavalcato con un linguaggio informativo ma performativo. I valori del cattolicesimo sono un orientamento creativo per il futuro, si penetrano attraverso l’esperienza relazionale e si comprendono mediante una conoscenza socio psicologica e antropologica dell’uomo e di tutte le sue complessità. Quando si ama l’uomo si arriva ad accogliere l’amore di Dio per noi.

Romina Baldoni

biblioteca@usminazionale.it

Andrea Monda

RACCONTARE DIO OGGI

Città Nuova, Roma 2018, pp. 157, € 16,00

 

Cuori inquieti. I giovani nella Bibbia

Gianfranco Ravasi, Cuori inquieti. I giovani nella Bibbia,

San Paolo 2018, pp. 216, euro 16,00

Una galleria di giovani personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento schizzati con mano rapida, felice, guidata da non comuni competenze storiche e linguistiche. Figure che fanno parte dell’immaginario di tanti lettori (dall’Isacco offerto in olocausto da Abramo al giovane discepolo Giovanni, amato da Gesù), ma anche figure più appartate, nascoste nelle pieghe di un libro smisurato e complesso come la Bibbia; presenze non per questo meno ricche di freschezza, di densità simbolica, di suggestione poetica (per esempio la ragazza che piange per due mesi sui monti la propria verginità sacrificata al voto insensato del padre Iefte).

Nel cuore del libro Ravasi apre uno spazio adeguato alla giovinezza del personaggio cruciale del cristianesimo, il carpentiere e poi rabbì itinerante originario di Nazaret.

Una parola è dedicata agli anni nascosti del Signore, alla sua famiglia, alla sua professione, alla sua conoscenza della scrittura e della lettura, alla cronologia della sua vita.

 

L’autore

GIANFRANCO RAVASI, nato nel 1942 a Merate e ordinato sacerdote nel 1966, è stato per molti anni prefetto della Biblioteca- Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Nel settembre 2007, dopo essere stato nominato da Benedetto XVI presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, è stato ordinato arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare. A lungo docente di esegesi dell’Antico Testamento nella Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e di ebraico nel Seminario Arcivescovile milanese, nel 2010 è stato creato cardinale da papa Benedetto XVI.

Collabora con i quotidiani L’Osservatore Romano, Il Sole 24 Ore, Avvenire, con il settimanale Famiglia Cristiana e con il mensile Jesus. Tra le sue più recenti pubblicazioni ricordiamo: Chi oserà dire: io credo?, Sulle tracce di un incontro e Fino a quando, Signore? (2013); Ride Colui che sta nei cieli, Il viaggio di Abramo, I Comandamenti e Giuseppe (2014); Cinque minuti con Cristo, Cantico dei Cantici. Cantico degli sposi e Maria (2015).