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Nessuno rimanga chiuso nel proprio io… Giornata mondiale missionaria 2019

Nella solennità di Pentecoste, domenica 9 giugno c.a., è stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019, che si celebrerà domenica 20 ottobre, nel contesto del Mese Missionario Straordinario voluto dal Papa per il centenario della Lettera apostolica Maximum illud e soprattutto per riscoprire “il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo”. Il titolo del messaggio è lo stesso del Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”.

“Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa”, è l’invito del Pontefice che sottolinea la necessità di “una rinnovata Pentecoste” che “spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede”.

Anche oggi, spiega il papa nel testo, la Chiesa “continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale”. “Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito – aggiunge – chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati”.

E questo diventa ancora più urgente in un tempo segnato da “dilagante secolarismo” che “quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno”. “Senza il Dio di Gesù Cristo – ammonisce –  ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna accoglienza e feconda unità del genere umano”.

Leggi il testo del Messaggio

In memoria di p. Bruno Secondin. Con stima e gratitudine

Si è spento padre Bruno Secondin, religioso carmelitano. Docente ordinario emerito di Spiritualità moderna e Fondamenti di vita spirituale alla Pontificia Università Gregoriana, venne nominato nel luglio del 2014 da Papa Francesco consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Con intelligenza e sguardo profetico, ha approfondito tematiche inerenti il cammino della vita religiosa ed è stato autore di numerosi libri e animatore di incontri di Lectio Divina in modo particolare quelli organizzati annualmente alla Traspontina (Roma) che hanno segnato la vita di tanti fedeli. Ha predicato gli esercizi spirituali a papa Francesco e alla Curia Romana nel febbraio 2015.

Lo ricordiamo nella preghiera con stima, affetto e gratitudine e lo ringraziamo per il prezioso e assiduo contributo di pensiero alla rivista Consacrazione e Servizio, strumento di formazione e informazione dell’USMI Nazionale.

Alla famiglia religiosa dei Carmelitani le nostre sentite condoglianze.

Novizie all’USMI: la bellezza delle diversità

Il nostro anno canonico di Novizie Figlie della Chiesa è stato arricchito dalla nostra partecipazione ai corsi di formazione che l’USMI offre ogni anno per novizie e Juniores a Roma.

Che cosa sono!? Semplice: 2/3 mattine a settimana, in via Zanardelli, i locali a disposizione dell’USMI e quest’anno anche della CISM, si riempivano di risate, sorrisi, veli e gonne di novizie e juniores di molte, molte Congregazioni religiose.

E che cosa si fa!? Ci si forma, si conosce, si sta assieme, si impara ad apprezzare la bellezza dello Spirito Santo che in più luoghi e in diversi tempi ha ispirato fondatori e fondatrici ad iniziare nuove avventure con Cristo e per la Chiesa.

Che cosa abbiamo imparato!? Il nostro bagaglio culturale e umano si è arricchito con contenuti e conoscenze che ci hanno reso migliori oggi e per il nostro futuro di consacrate, prendendo consapevolezza di cosa la Vita Consacrata chiede, ma soprattutto di cosa ha bisogno: donne cristiane consacrate (per rifarci al bellissimo convegno di Sacrofano a cui abbiamo partecipato) consapevoli che la nostra umanità è a servizio e disposizione di Dio e della Chiesa e che più ci sentiamo donne amate e realizzate più potremmo testimoniare la bellezza del Vangelo.

E adesso?! Adesso che le lezioni sono finite, dopo 8 mesi di corsi, momenti di ritiro spirituale, Celebrazioni Eucaristiche celebrate assieme, pellegrinaggi a Santa Maria Maggiore e sulla Valle Reatina sui passi di San Francesco e l’udienza con il Santo Padre, non possiamo che augurarci di interiorizzare e fare sempre più nostri i contenuti che ci sono stati offerti essendo grate al Signore per i tanti volti e storie conosciute, per le amicizie nate, per i sorrisi e le fatiche condivise.

Per noi, Figlie della Chiesa, toccare con mano la bellezza di tante peculiarità dello Spirito e di tante vite offerte per Lui nella semplicità quotidiana non ha fatto altro che allargarci il cuore e alimentare il nostro sguardo fiducioso, positivo e speranzoso per il nostro futuro. Infatti, nonostante la diversità di Carismi e missioni, ci è sempre più chiaro che tutti abbiamo a cuore la stessa cosa, quella che la nostra fondatrice Maria Oliva Bonaldo aveva chiaro: “Dobbiamo dire a tutti che Dio esiste ed è amore!”

da: www.figliedellachiesa.org

E’ necessaria una conversione ecologica (LS,216) – Giornata mondiale dell’ambiente

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è una ricorrenza celebrata il 5 giugno di ogni anno per sensibilizzare Nazioni e persone a una maggiore responsabilità e tutela del nostro nostro ambiente.

È la festa della natura, del rispetto nei confronti di tutto ciò che ci circonda, proclamata nel 1974 dall’Assemblea generale dell’ONU in occasione della firma del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Oggi la Giornata dell’Ambiente, o “World Environment Day” è osservata da oltre 143 paesi nel mondo.

Dall’anno della sua istituzione, la Giornata Mondiale dell’Ambiente ha sempre avuto un tema conduttore, una questione urgente da sottoporre all’opione pubblica e all’attenzione delle nazioni: inquinamento marino, riscaldamento globale, consumo sostenibile, crimini contro la fauna selvatica e altro ancora.

Tutte le edizioni hanno il loro paese ospitante, che ospita le celebrazioni principali e in prima persona si impegna a lavorare per il rispetto dell’ambiente. Alla nazione ospitante spetta anche il compito di prendere un impegno concreto legato al tema dell’edizione, a cui fa seguito un altro impegno comune delle Nazioni Unite.

L’edizione 2019 del World Environment Day sarà ospitata dalla Cina e avrà come tema la lotta contro l’inquinamento dell’aria. Lo stato cinese è uno dei più colpiti e minacciati dalle polveri sottili, un nemico silenzioso che ogni anno provoca migliaia di vittime nelle città.

Per l’occasione, la Giornata dell’Ambiente invita a prendere decisioni concrete per ridurre la quantità di inquinamento atmosferico che produciamo, e contrastare il suo contributo al riscaldamento globale e i suoi effetti sulla nostra salute.

Circa 7 milioni di persone in tutto il mondo muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico, con circa 4 milioni di questi decessi verificatisi nell’Asia-Pacifico.

Giornata mondiale dell’ambiente 2019 inviterà i governi, l’industria, le comunità e le persone a unirsi per esplorare le energie rinnovabili e le tecnologie verdi e migliorare la qualità dell’aria nelle città e nelle regioni di tutto il mondo.

Il governo della Cina si è impegnato a organizzare le celebrazioni della Giornata mondiale dell’ambiente in diverse città, con Hangzhou, nella provincia di Zhejiang, per ospitare l’evento principale.

L’inquinamento atmosferico è un’emergenza globale che colpisce tutti. La Cina ora guiderà la spinta e stimolerà l’azione globale per salvare milioni di vite “.

La Cina, con il suo crescente settore dell’energia verde, è emersa come leader del clima. Il paese possiede metà dei veicoli elettrici del mondo e il 99 per cento degli autobus elettrici del mondo. Ospitando la Giornata mondiale dell’ambiente 2019, il governo cinese sarà in grado di mostrare la sua innovazione e il suo progresso verso un ambiente più pulito.

Sogno un nuovo umanesimo europeo

Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo, «un costante cammino di umanizzazione», cui servono «memoria, coraggio, sana e umana utopia.

Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita.

Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo.

Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto.

Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano.

Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile.

Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni.

Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia.

Papa Francesco, 6 maggio 2016

L’uomo al centro, attore e soggetto della comunicazione

“Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Parte da questa affermazione di san Paolo la riflessione di papa Francesco per la 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra, domenica il 2 giugno c.a. il cui tema di riflessione è “Dalle social network communities alla comunità umana “.

L’uomo al centro. L’uomo e il suo bisogno di comunicare, di dialogare. Sempre e ovunque. Attraverso gli svariati modi comunicativi, a partire dalla gestualità, dal linguaggio della scrittura, dalle arti figurative come la pittura e la scultura, servendosi della tecnologia e del mondo della rete. Comunicare è un bisogno e un’arte. E’ l’arte di esprimere pensieri e moti dello spirito, capacità di interagire con un “tu” attraverso il dialogo, opportunità di un incontro. Comunicare per la costruzione di un “noi” che riconcilia e costruisce. Un noi che individuiamo come gruppo, come comunità. Che si forma quando ci si libera da egoismi e narcisismi, quando si tende a un bene comune e ci si impegna per raggiungerlo.

Comunicazione reale o virtuale?

Quando qualche decennio fa un importante sacerdote e catecheta, esperto in scienza della comunicazione, parlava della possibilità di formare dei gruppi/comunità attraverso la rete, sembrava una utopia ma oggi, in seguito allo sviluppo tecnologico – la comunicazione via etere, attraverso internet, il web e la rete – è divenuta una ulteriore e positiva modalità comunicativa.

Tutti – e non solo le nuove generazioni – siamo stati catturati da questo nuovo modo per poter esprimere ciò che pensiamo e siamo, per condividere con più persone il proprio bagaglio di pensieri e sentimenti, di cultura e di valori sociali, politici e religiosi. La rete è divenuta non più e non solo rete fitta di fili, ma rete di pensiero, di sentimenti, di persone. Attraverso di essa l’umanità percepisce di esistere esprimendo un noi, ed esprimendosi attraverso un noi. Un noi che allontana lo spettro della solitudine. Un noi che ci fa essere ”comunità solidale”. La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un noi, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e sul linguaggio. Ebbene, di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social netword, ci si chiede: fino a che punto si può parlare di vera comunicazione e di vera comunità quando si comunica attraverso internet, il web, la rete? Perché è la comunità che ci fa “membra gli uni degli altri”, mentre la rete – che dovrebbe unire – non dirado rischia di dividere e di imprigionare le persone.

E’ enorme il potere comunicativo dei messaggi che vengono veicolati attraverso il web, strumento potente e che dà spazio e visibilità a chiunque, che può parlare al cuore e alla mente come alla paura e alla violenza. Lo sanno bene alcuni politici che utilizzano il web come potente strumento per seminare paura e terrore, dipingendo con colori foschi il nemico politico.

Messaggio dall’ampio respiro

Il tema scelto da papa Francesco per la Giornata pone l’accento sul valore dell’interazione intesa come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro. Sottolinea perciò l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia e suggerisce “una riflessione sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza”.

Riflettendo sulla forza e il potere della comunicazione in rete, papa Francesco mentre ne esalta il valore, invita a non alimentare, attraverso di esso, divisioni che impediscono di vedere l’altro come un uomo/donna con gli stessi suoi diritti e doveri, di non discriminarlo, di non parlare alla sua paura, ma di rafforzare il proprio essere in rete dando una prospettiva evangelica all’era digitale. Come ha sottolineato Paolo Ruffini- Prefetto del Dicastero per la comunicazione – c’è bisogno di permettere alla rete di scoprire la bellezza di comunità fondate sull’amore e non sul rancore, del dialogo e dell’incontro per “vincere il virus di una comunicazione narcisistica e ripiegata su se stessa, che divide invece di riconciliare”. Riflettendo sul tema a della Giornata, Paolo Ruffini invita a non essere “prigionieri della rete”, ma ad abitarla attraverso valori condivisi e costruttivi.

Via l’analfabetismo mediale! Riscattiamo le periferie – ogni tipologia di periferia – dalla loro marginalità, trasmettiamo e immettiamo nella società valori che danno vita e vigore, fiducia e partecipazione. Non abbiamo paura della comunicazione in rete, ma utilizziamo nella missione evangelizzatrice: nella catechesi come nell’educazione e formazione delle giovani generazioni. Papa Francesco è un esempio da poter e dover imitare.

Corso triennale per la formazione dei catechisti

L’USMI Nazionale promuove in collaborazione con l’USMI Diocesana di Roma affidandone la conduzione a una équipe, con il coordinamento di suor Azia Ciairano, responsabile dell’Ambito pastorale – Usmi Nazionale e di suor Gabriella Guarnieri, delegata della Segreteria diocesana Usmi di Roma. Il Corso si articola in tre moduli ciclici ed è convalidato dall’Ufficio Catechistico della Diocesi di Roma.

Ci sembra utile segnalare che, fino ad oggi, la maggioranza delle Religiose iscritte al Corso, proviene da altri Continenti, trattandosi soprattutto di giovani professe in Italia per la preparazione ai voti perpetui, che integrano la formazione offerta dalla Congregazione con la partecipazione al Corso di Catechesi: di qui la scelta di un approccio guidato alle tematiche e di un metodo che aiuti a integrare i contenuti con l’esperienza. Ma il Corso può essere anche utilmente partecipato da Sorelle che svolgono ministeri pastorali, soprattutto nell’ambito della catechesi, e necessitano di un aggiornamento.

 Al Corso del prossimo mese di luglio, sono dunque invitate a iscriversi al III anno le Sorelle che già hanno frequentato il primo e il secondo anno (2017-2018), al II quante si sono iscritte lo scorso anno 2018 e al I le Sorelle che intendono iniziare, quest’anno, l’itinerario triennale.

 

Lettera

Programma

Scheda di partecipazione

 

COMUNICATO URGENTE

Come è  a tutti voi noto sta progressivamente entrando in vigore la nuova normativa in tema di Terzo Settore, la quale richiede – in considerazione della specificità della nostra natura di Enti Ecclesiastici e delle nostre opere –  una valutazione attenta nei suoi vari aspetti.

Proprio in considerazione di ciò, e  in vista di prossime scadenze, i nostri Organismi canonici si stanno adoperando, assieme alla Conferenza Episcopale Italiana, al fine di promuovere e coordinare un atteggiamento comune ed uniforme. Pertanto, prima di prendere decisioni, è preferibile attendere i possibili sviluppi di tale lavoro collegiale, che saranno rapidamente comunicati e  condivisi non appena  saranno noti.

La Presidenza USMI CISM

Ai candidati alle elezioni europee. Ai cittadini elettori

Come cittadina, ho il dovere di interessarmi ai programmi delle diverse coalizioni che si presenteranno alle Elezioni Europee del 26 Maggio 2019. I cittadini pensano, leggono, valutano e scelgono. La conoscenza, la cultura, la formazione devono essere il fondamento del dialogo con le Istituzioni, se si vuole che la “Res-Publica” sia davvero tale.

I programmi politici, da sempre, offrono ampio spazio alla povertà e al disagio. Una povertà abissale e senza speranza è quella culturale, che è causa ed effetto di varie forme di ideologia, radice di ogni male. Conseguentemente, da parte dei cittadini consapevoli – poveri e non – il diritto da difendere è quello della libertà di scelta educativa da parte dei genitori, anche nullatenenti, diritto riconosciuto in tutta Europa, ad eccezione della Grecia e dell’Italia.

 Le consapevolezze raggiunte in questi ultimi anni hanno mostrato chiaramente a tutti quanto il comparto scuola sia indispensabile. E non c’è riforma sensata della scuola che non passi dalla rivisitazione dei costi: per uscire dal diffuso clima omertoso che da anni alimenta l’ingiustizia e legittima l’inerzia, si domandano chiarezza e trasparenza.

 Sappiamo per esperienza che le soluzioni ispirate alla medesima logica dei problemi che hanno generato il disastro non soltanto non sono praticabili, ma – peggio – lasciano un amaro senso di frustrazione e tendono a convincere che non ci sia più nulla da fare. Pensiamo a chi ha creduto che tutti i docenti precari avrebbero ottenuto magicamente un posto, o che si sarebbe potuto accedere a scuola senza vaccino in forza di una superiorità della promessa politica sui NAS; pensiamo a chi si è illuso che, per risolvere il problema della scuola, bisognasse tagliare i contributi “milionari” alla paritaria, salvo poi verificare, sulla base di studi laici, anzi laicissimi (caso mai la fede potesse rendere meno obiettivi…), il contrario. Infatti, lo studio degli economisti di Civicum con Deloitte, pubblicato sul Corriere della Sera il 23 settembre 2018, lo dice chiaramente, numeri alla mano (a conferma dei dati riportati nello studio Il diritto di apprendere, Giappichelli 2015): un allievo della scuola pubblica statale costa ai cittadini, in tasse a loro carico, 10 mila euro annui, mentre un allievo che frequenta la pubblica paritaria (conseguendo, in molti casi, risultati brillanti, riconosciuti da Eduscopio 2018) costa ai cittadini, in tasse, solo 480 euro. Ergo, le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato 6 miliardi di euro annui.  

Quattro punti all’attenzione dei Candidati:

 1a Questione – Oggi gli studenti sono discriminati, per ragioni economiche, nel loro diritto di apprendere. In questo aspetto l’Italia è totalmente fuori dall’Europa. Chi lo nega mente, sapendo di mentire. Infatti, sono i genitori che hanno il diritto di «istruire ed educare i figli» (art. 30 della Costituzione), il diritto «di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» (art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo). Gli Stati europei sono dunque tenuti a «rispettare il diritto dei genitori di provvedere nel campo dell’insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» (art. 2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo). Tutti lo fanno, tranne l’Italia e la Grecia.

 2a Questione – Ciò premesso, la libertà di scelta educativa necessita di un pluralismo educativo composto da scuole statali (attualmente frequentate da 7.682.635 studenti) e scuole paritarie (attualmente in numero di 12.662, frequentate da 879.158 studenti), entrambe pubbliche di diritto e di fatto, tant’è che le paritarie licenziano migliaia di allievi con titolo equipollente ai compagni della statale. L’esistenza della sola scuola pubblica statale comporterebbe un monopolio educativo e la Repubblica cederebbe il passo al Regime. È evidente che la chiusura di 380 scuole paritarie all’anno costituisce allora un allarme sociale, perché, di questo passo, nel giro di sei anni ci saranno solo scuole statali e le poche paritarie sopravvissute avranno una retta dai 5mila euro in su…improponibile per il genitore povero. Per contro, avremo perso un patrimonio storico e culturale enorme, che ha contribuito a sanare l’Italia del dopoguerra: le piccole, sane scuole paritarie accessibili ai più, quelle cioè con retta inferiore ai tremila euro.

3a Questione – Stride maggiormente, semmai fosse possibile, la discriminazione perpetrata ai danni dell’allievo disabile. Per lui c’è posto nella scuola statale, dove il docente di sostegno è assicurato (…appena si trovano i 50mila che mancano). Ma, se prende sul serio la legge 62/2000 e sceglie la paritaria, ecco che lo Stato italiano lo ripudia: «Il docente di sostegno se lo paghi lui! Oppure lo paghino le altre famiglie, o la scuola!». Però i 40 mila euro annui necessari non sono noccioline, e le scuole sono costrette a chiudere… Chiunque abbia un po’ di razionalità e di senso civico rabbrividisce di fronte a questa situazione, perché si tratta chiaramente di un capolavoro di ingiustizia, che appare giusta senza esserlo. Eppure, c’è ancora qualcuno che dagli schermi TV rimprovera la scuola paritaria di accogliere pochi disabili e stranieri, e di far pagare la retta. Da non credere: le si attribuisce la responsabilità di un’ingiustizia che essa per prima subisce! 

4a Questione – L’ingiustizia produce sempre altra ingiustizia, a catena: ciò risulta evidente qualora si consideri la discriminazione professionale dei docenti. Sono, infatti, esclusi dal “concorsone” indetto dal Ministero dell’Istruzione anzitutto le maestre ed i maestri delle scuole paritarie, primarie e dell’infanzia, che hanno concluso gli studi entro il 2001/2002. Ma non basta: alla prova possono partecipare soltanto coloro che hanno lavorato per almeno 36 mesi negli ultimi otto anni nelle sole scuole statali; pertanto sono esclusi i docenti delle scuole paritarie, con la conseguenza di una grave discriminazione professionale a danno di duemila lavoratori che, con gli stessi titoli dei colleghi statali, hanno prodotto gli stessi effetti: alunni regolarmente promossi e inseriti nel Servizio Nazionale di Istruzione. Questo concorsone, che avrebbe l’obiettivo di fermare il precariato, in realtà farà diventare precario chi non lo era mai stato prima!

I candidati alle elezioni europee, che si presenteranno in un consesso dove tali questioni sono felicemente risolte da anni, non possono sottrarsi, nel redigere i propri programmi elettorali, alla responsabilità di prospettare soluzioni reali alle questioni sopraelencate sulle quali l’Europa ha le idee chiare. Auspicando che spieghino con chiarezza agli elettori quanto intendono fare in proposito, chiedo, in sintesi, che vengano garantiti: 1) il diritto degli alunni a studiare in buone scuole pubbliche – statali & paritarie – senza alcuna discriminazione economica; 2) il pluralismo educativo in Italia, garantito da scuole veramente buone, pubbliche statali e pubbliche paritarie, entrambe certificate dallo Stato, come avviene in tutta Europa; 3) il diritto dei docenti, a parità di titolo e stipendio, di scegliere se insegnare in una scuola pubblica statale o pubblica paritaria, come pure avviene nella Comunità europea.

 Ricerche accurate hanno già ampiamente dimostrato che l’unica strada possibile per uscire da una situazione già drammatica, sia per la scuola pubblica statale che per la pubblica paritaria, è quella di riconoscere alla famiglia il suo diritto di educare liberamente i figli. Come? Attraverso il costo standard di sostenibilità: esso prevede che alla famiglia venga data una quota (di circa 5.500 euro annui per studente) da spendere per l’istruzione dei figli. Sarà poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria. Il ruolo dello Stato in tutto questo? Quello di garante e controllore, non di gestore e controllore… di se stesso! Persino il MIUR, notoriamente elefantiaco, si è mosso aprendo un tavolo sul costo standard di sostenibilità per allievo, senza il quale – lo sanno bene gli Amministrativi del Ministero – andiamo velocemente verso il tracollo della scuola pubblica statale tutta, perché la spesa è notoriamente fuori controllo. 

 Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Il costo standard costituisce da questo punto di vista l’unica risposta possibile, onesta e di buon senso, capace di innescare un meccanismo virtuoso di garanzia dei diritti riconosciuti, a costo zero. Questo l’impegno concreto richiesto all’Italia che vuole stare in Europa. Tertium non datur

Anna Monia Alfieri

www.ildirittodiapprendere.it

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Consacrazione e Servizio n. 3 (2019)

  • EDITORIALE – Nel cuore della vita (Fernanda Barbiero)
  • TALITÀ KUM  IO TI DICO: ALZATI (Mc 5,41)
    Abbiate la pazienza di aspettarci! (Anastasia di Gerusalemme)
  • ORIZZONTI 
    Christus vivit (Armando Matteo)
    Sulla via di Emmaus (Paolo Costa)
  • Dossier – ATTI 66a Assemblea Nazionale
    Saluto della Presidente (madre Yvonne Reungoat)
    Saluto del Presidente CISM (p. Luigi Gaetani)
    Panel con i giovani e giovani consacrati (Pascual Chàvez Villanueva )
    Il cammino del Sinodo (Rossano Sala)
    Prossimità e accompagnamento (Rosalba Manes)
    Giovani consacrati nel processo culturale in atto (Nicla Spezzati)
    Linee di sintesi (Serenella Del Cinque)
    Conclusione dell’Assemblea (madre Yvonne Reungoat
  • Luce sul mondo
    Al cuore della vocazione monastica (M. Chiara Farina)
  • Il punto
    La notte oscura nella spiritualità carmelitana (François Marie-Léthel)
  • Libro del mese
    V. Rosito, Dio delle città. Cristianesimo e vita urbana  (Armando Matteo)
    Vedere – Leggere 
  • FILM: Papa Francesco. Un uomo di parola (a cura di Teresa Braccio)
  • Segnalazioni (a cura di Romina Baldoni)