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Talitha Kum compie 10 anni

Nella memoria liturgica di Santa Bakhita, 8 Febbraio 2019, è iniziata la celebrazione dei 10 anni di Talitha Kum, che si concluderà nel mese di settembre 2019 con la prima assemblea generale di Talitha Kum.

Talitha Kum è la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone. Mette in rete, favorendo la collaborazione e l’intercambio di informazioni, donne e uomini consacrati in 76 paesi. Talitha Kum nasce nel 2009 dal desiderio condiviso di coordinare e rafforzare le attività contro la tratta promosse dalle consacrate nei cinque continenti.

Talitha Kum è una rete di reti organizzate differentemente, che promuovono iniziative contro la tratta di persone nel rispetto dei diversi contesti e culture.

E’ un progetto dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) in collaborazione con l’Unione Superiori Generali (USG).

Obiettivi condivisi:

  • Promuovere il lavoro in rete tra persone consacrate e altre organizzazioni sociali, religiose e politiche a livello nazionale ed internazionale;
  • Rafforzare le azioni ed iniziative esistenti, ottimizzando le risorse della vita consacrata per promuovere azioni di prevenzione, sensibilizzazione, protezione, assistenza e denuncia della tratta;
  • Sviluppare programmi educativi di coscientizzazione su questo fenomeno;
  • Compiere azioni profetiche, denunciando le cause dello sfruttamento della vita a fini economici e la tratta di persone e promuovendo campagne per il cambiamento della mentalità e di abitudini.

Quest’anno è un tempo di grazia per la vita consacrata impegnata contro la tratta, nel quale siamo chiamate a ringraziare Dio per il percorso fatto, a verificare il nostro impegno e le azioni comuni e a guardare con coraggio e fiducia il nostro presente e il futuro, per comprendere la complessità della tratta in questo tempo difficile, dove tutto è in movimento e i diritti umani sempre meno tutelati.

Ad oggi, nel contesto di Talitha Kum sono state formate 1023 religiose, operanti in 65 Paesi. Sono stati realizzati 34 corsi per la costituzione delle reti, per un totale di 136 giorni di formazione, e un corso pilota per la formazione di 22 leader di Talitha Kum per azioni collaborative contro la tratta, della durata di un anno.

Alla data odierna, la rete di Talitha Kum International è composta da:

  • 43 reti Nazionali: 8 in Africa, 10 in Asia, 16 in America, 7 in Europa e 2 in Oceania
  • 6 coordinamenti regionali: 2 in America Latina, 3 in Asia e 1 in Africa
  • 4 coordinamenti continentali: America, Europa, Asia e Oceania

Le reti sono presenti in 77 Paesi, nei 5 continenti: 13 in Africa, 13 in Asia, 17 in America, 31 in Europa, 2 in Oceania. Nei 34 Paesi, dove non ci sono reti nazionali i coordinamenti regionali o continentali hanno gruppi o persone di contatto. Questo è un fenomeno particolarmente sviluppato in Europa, per la caratteristica propria dell’organizzazione della rete a livello continentale.

Nel mondo ci sono 150 gruppi operativi delle reti di Talitha Kum. Oltre ai gruppi nazionali, si aggiungono i sottogruppi che sono stati comunicati da 17 reti nazionali, circa il 40% delle reti totali. Questo dato dimostra la capacità di articolazione e diffusione della rete sul territorio nazionale. I Paesi che hanno presentato il numero maggiore di gruppi sono il Brasile, che ha registrato 30 sottogruppi, e l’India con 19.

I partecipanti delle reti guidate dalle suore sono poco più di 2.000 e sono impegnati contro la tratta a diversi livelli:

Prevenzione: Attività di informazione e sensibilizzazione tra i gruppi di rischio, sviluppo di programmi educativi e formazione di leader comunitari.

Protezione: accoglienza alle persone che sono sopravvissute alla tratta, dalla prima accoglienza, nelle case di fuga, fino al reinserimento sociale e lavorativo o al rimpatrio assistito, quando richiesto.

Prosecuzione: responsabilizzando tutti coloro che sono coinvolti nella rete di sfruttamento, da chi recluta agli sfruttatori, fino ai clienti finali.

Partenariato: promuovendo azioni integrate e congiunte, tra le reti di Talitha Kum e con tutti coloro che condividono la nostra stessa missione.

Preghiera: la preghiera sostiene il nostro impegno; attraverso la preghiera siamo solidari con tutti coloro che soffrono la violenza della tratta e imploriamo Dio che sostenga il nostro impegno affinché ogni forma di schiavitù e sfruttamento abbia fine. Dal 2015 Talitha Kum coordina il comitato internazionale che promuove la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta, che si celebra l’8 Febbraio, memoria liturgica di Santa Bakhita.

Suor Gabriella Bottani, Coordinatrice internazionale di Talitha Kum

Fonte: internationalunionsuperiorsgeneral.org

La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza…

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8) questo il tema scelto per la XXVII Giornata Mondiale del Malato che quest’anno si celebrerà in modo solenne l’11 febbraio, a Calcutta, in India.

Sono state scelte le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito, per ricordare che la cura dei malati deve avvenire proprio attraverso gesti gratuiti, semplici ed immediati “come una carezza”

La vita è dono di Dio”, donare significa “dare sé stessi”. Nel messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, Papa Francesco ricorda la chiave per vincere la cultura dello scarto e dell’indifferenza: è il dono che prima di tutto è “riconoscimento reciproco”. Nel dono “c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio di Gesù e nella effusione dello spirito Santo”. Promuovere la cultura della gratuità e del dono, osserva il Papa, è “indispensabile per superare la cultura del profitto”.

I gesti di dono gratuito, aggiunge Francesco, sono “la via più credibile di evangelizzazione”: “la cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza”. Proprio perché è un dono, “l’esistenza – si legge nel messaggio – non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’albero della vita”.

La solidarietà è una “virtù indispensabile all’esistenza”: ogni uomo, sottolinea il Papa, non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui”. “Solo quando l’uomo si concepisce non come un mondo a sé stante, ma come uno che per sua natura è legato a tutti gli altri, originariamente sentiti come ‘fratelli’ – scrive il Papa – è possibile una prassi sociale solidale improntata al bene comune”. “Non dobbiamo temere – aggiunge – di riconoscerci bisognosi e incapaci di darci tutto ciò di cui avremmo bisogno, perché da soli e con le nostre sole forze non riusciamo a vincere ogni limite”.

Nel messaggio il Papa ricorda anche “un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati”: Santa Madre Teresa di Calcutta, che in tutta la sua esistenza, ricorda il Pontefice, è stata “generosa dispensatrice della misericordia divina”: “Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra”. Santa Madre Teresa, scrive il Pontefice, ci aiuta a capire che “l’unico criterio di azione deve essere l’amore gratuito”.

“La gratuità umana – ricorda il Pontefice nel messaggio – è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano”. “La dimensione della gratuità – aggiunge – dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare, sia nelle zone più avanzate che in quelle più disagiate del mondo”. “Le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo”. La salute, si legge infine nel messaggio, “è un bene che può essere goduto in pieno solo se condiviso”: “la gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano”.

 

Interroga…

Interroga la bellezza della terra,

interroga la bellezza del mare,

interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa.

Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle,

interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno;

interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte.

Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra,

che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano;

visibile che si fa guidare, invisibile che guida.

Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli!

La loro bellezza li fa conoscere.

Questa bellezza mutevole chi l’ha creata,

se non la Bellezza Immutabile?

 Agostino d’Ippona

Consacrazione e Servizio n.1 (2019)

Vita consacrata: Decisamente e concretamente riaffermiamo la scelta e l’impegno…

Nel giorno della Festa della Presentazione di Gesù al tempio si celebra la XXIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata.

Per noi religiose e religiosi è una giornata carica di significati…

È in questo nostro tempo abbruttito da forme palesi di negazione dei diritti umani, rifiuto del diverso, odio, razzismo e volgarità, che Dio ci chiama ad ‘alzarci in piedi’ per dare oggi ‘voce’ e concretezza al dono della nostra vita, affinché la luce della Speranza e della Profezia continuino a risplendere nella storia dell’Umanità.

Il nostro impegno quotidiano a favore degli emarginati ed impoveriti, di chi vive sulla propria carne ingiustizie e soprusi, in particolare l’impegno a sostenere e accompagnare cammini di liberazione di persone che hanno vissuto l’infame violenza della tratta e ogni forma di sfruttamento e di riduzione in schiavitù, ci permette di toccare con mano gli effetti devastanti di scelte politiche disumanizzanti.

…Ribadiamo la scelta e l’impegno

ad abbracciare il futuro con speranza per vivere con audacia e libertà

l’obbedienza al Vangelo di Gesù Cristo

 

LEGGI TUTTO IL MESSAGGIO (clicca sotto)

Messaggio

I cambiamenti climatici, minaccia per la pace

 I drammatici effetti dei cambiamenti climatici in atto in tutti i Paesi impongono un “intervento urgente” a livello globale, soprattutto per le nazioni più povere: in gioco non sono solo vite umane e risorse materiali, ma anche la pace e la sicurezza internazionale. È il monito rilanciato da mons. Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu, intervenuto a New York a un dibattito dedicato a questo tema.

Gli effetti del surriscaldamento globale – ha rilevato il presule – cominciano già a vedersi, soprattutto nei Paesi più poveri, quelli che pagano il costo più elevato dei cambiamenti climatici, come confermato da recenti studi. Il delegato vaticano ha citato, tra gli altri, il caso del Lago Ciad, dove la crescente scarsità di acqua sta provocando un massiccio spostamento di popolazioni e l’aumento dei conflitti, terreno fertile per l’espansione dell’estremismo.

Urge “un’azione immediata”

Per prevenire le molteplici conseguenze dell’innalzamento delle temperature nella nostra casa comune, ma anche per disinnescare i suoi effetti sulla pace e la sicurezza mondiale – ha sottolineato mons. Auza – occorre dunque “un’azione immediata” lungo le direttrici indicate dall’ultimo Rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC). In concreto, si tratta di potenziare la governance a vari livelli, migliorare l’efficacia delle istituzioni, promuovere l’innovazione tecnologica, rafforzare gli strumenti politici e i finanziamenti al clima e consentire cambiamenti di stili di vita e comportamento.

Papa Francesco chiama tutti a una “conversione ecologica”

Queste azioni – ha ricordato mons. Auza – fanno parte di quella “conversione ecologica” sollecitata da Francesco e che interpella la comunità internazionale e ogni persona. In conclusione, l’Osservatore permanente ha quindi rilanciato l’appello del Papa “a un impegno più deciso da parte degli Stati a rafforzare la collaborazione nel contrastare con urgenza il preoccupante fenomeno del riscaldamento globale”. “La nostra incapacità di agire”, ha concluso, costringerà “i più vulnerabili a lottare per il cibo e a scatenare guerre per l’acqua”.

 

Fonte: Lisa Zengarini – Città del Vaticano

 

“La rete custodisca una comunione di persone libere”…

“Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”. Mette in guardia dai rischi della rete Papa Francesco nel Messaggio per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dal titolo Siamo membra gli uni degli altri’ (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana”. Per il Santo Padre, “se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa”. D’altra parte, “la rete che vogliamo” è “una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere”:

“La rete è una risorsa del nostro tempo”, “fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili” ma anche portatrice di “rischi che minacciano la ricerca e la condivisione di una informazione autentica su scala globale”, prosegue Papa Francesco che riconosce la “possibilità straordinaria di accesso al sapere” offerta da internet ma anche la realtà di “uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”. Le reti sociali, infatti, “se per un verso servono a collegarci di più, a farci ritrovare e aiutare gli uni gli altri, per l’altro si prestano anche ad un uso manipolatorio dei dati personali, finalizzato a ottenere vantaggi sul piano politico o economico, senza il dovuto rispetto della persona e dei suoi diritti”. A riguardo, ricorda come tra i più giovani le statistiche rivelano che un ragazzo su quattro è coinvolto in episodi di cyberbullismo”.

Per il Pontefice, “la metafora della rete richiama un’altra figura densa di significati: quella della comunità. Una comunità è tanto più forte quanto più è coesa e solidale, animata da sentimenti di fiducia e persegue obiettivi condivisi. La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio”. D’altronde, i social network non sono “automaticamente sinonimo di comunità” ma “spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli”. “Nel social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri). Questa tendenza alimenta gruppi che escludono l’eterogeneità – aggiunge -, che alimentano anche nell’ambiente digitale un individualismo sfrenato, finendo talvolta per fomentare spirali di odio”. In tal senso, “la rete è un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, ma può anche potenziare il nostro autoisolamento, come una ragnatela capace di intrappolare.

Sono i ragazzi ad essere più esposti all’illusione che il social web possa appagarli totalmente sul piano relazionale, fino al fenomeno pericoloso dei giovani ‘eremiti sociali’ che rischiano di estraniarsi completamente dalla società.

Questa dinamica drammatica manifesta un grave strappo nel tessuto relazionale della società, una lacerazione che non possiamo ignorare”.

“In virtù del nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio che è comunione e comunicazione-di-sé, noi portiamo sempre nel cuore la nostalgia di vivere in comunione, di appartenere a una comunità”, afferma Francesco: “Il contesto attuale chiama tutti noi a investire sulle relazioni, ad affermare anche nella rete e attraverso la rete il carattere interpersonale della nostra umanità. A maggior ragione noi cristiani siamo chiamati a manifestare quella comunione che segna la nostra identità di credenti”. “La fede stessa, infatti, è una relazione, un incontro; e sotto la spinta dell’amore di Dio noi possiamo comunicare, accogliere e comprendere il dono dell’altro e corrispondervi”.

“Sono veramente umano, veramente personale, solo se mi relaziono agli altri.

Il termine persona denota infatti l’essere umano come ‘volto’, rivolto verso l’altro, coinvolto con gli altri. La nostra vita cresce in umanità col passare dal carattere individuale a quello personale – conclude il Papa -; l’autentico cammino di umanizzazione va dall’individuo che percepisce l’altro come rivale, alla persona che lo riconosce come compagno di viaggio”.

Riscoprire oggi il senso della vita religiosa

Parlare di vita religiosa e in particolare di vita religiosa femminile sembra fuori dai contesti dell’attualità, anche se spesso proprio a religiose donne si associano luoghi e iniziative di promozione umana e culturale, di solidarietà e di concretezza che, proprio perché molto concreti e quotidiani, non suscitano stupore.

Però non è di questo silenzio che l’Autrice tratta in queste pagine dense e a volte scomode, bensì del senso profondo della vita religiosa femminile.
Come tutte le esperienze umane profonde, anche la vita religiosa ha bisogno di riscoprire e di difendere continuamente il senso del suo esserci e, per farlo, deve ripercorrere le strade a ritroso, per ritrovare le proprie radici e re-interpretare l’intuizione profetica, frutto di una ricerca costante delle Madri della vita religiosa; sì, perché – scrive l’Autrice – «la vita religiosa femminile è stata spesso guardata e filtrata alla luce di parametri e modelli maschili, quasi che una vita religiosa femminile non potesse avere un suo volto se non disegnato sul modello maschile».

Per questo uno dei primi capitoli di questo saggio si intitola Genealogia femminile e richiama nomi di donne che hanno aperto strade di sequela, di annuncio, di liberazione; si parla spesso dei padri del deserto, ma nel deserto anche le donne hanno camminato, hanno contemplato, hanno predicato con coraggio e franchezza, denunciando ogni forma di ambiguità, ogni rischio di compromesso e rivendicando il valore della differenza piuttosto che la sicurezza dell’omologazione.

Ci sono parole in questo saggio che diventano pietre d’inciampo perché esigono di essere lette nel loro significato più profondo; una di queste è la parola Mistero, una parola che nell’accezione comune ha ormai perso tutto o quasi tutto il suo significato e quindi anche il suo fascino. Il mistero non è qualcosa di oscuro da capire a tutti i costi per esorcizzare la paura di non poterlo dominare. Il Mistero è Dio, è la Vita che spinge verso il compimento, è l’ambiente che ci avvolge e che non deve essere capito ma accolto: solo così diventa luminoso.

Il Mistero non si domina con la razionalità; per questo la donna è più familiare al Mistero, perché non è quasi mai la sola razionalità a guidare le scelte e i percorsi femminili. Il Mistero, proprio perché Vita, non può che essere ricerca intensa che si alimenta ascoltando la realtà reale delle donne e degli uomini che camminano con noi.
Le donne di solito non hanno paura della realtà perché difficilmente a loro basta il dato razionale e i concetti puri. E proprio la forza con cui l’Autrice sottolinea la parola realtà reale dice l’urgenza che la vita religiosa cammini sempre dentro le realtà di dolore e di fatica dell’umanità, per non perdere la sua differenza.

A questa parola se ne aggancia un’altra, molto forte, che l’Autrice mutua ancora dalla genealogia femminile: donne “compazienti”. È l’Autrice stessa che anticipa la domanda: perché compazienti e non compassionevoli? Questa parola – compazienti – «dice meglio… la trama dei cinque sensi in sintonia e in dialogo con le sensibilità dell’anima, propria dell’umano adulto: tra sentimenti e passioni, virtù e desiderio delle donne di creare legami d’amore, di giustizia e di pace… Ricordiamoci che la maggior parte delle donne non è mai stata codarda, soprattutto quando le donne stanno insieme. Non si sono mai nascoste; e quasi tutte, se sbagliano, è solo per “il molto amore”».

Nell’ultimo capitolo viene indicata una possibile strada: prendersi cura del sacro senza mai dimenticare il contatto con il profano, perché la gloria di Dio è la persona vivente, anima e corpo, appunto!

L’Autrice

Antonietta Potente, teologa, docente e scrittrice. Abitando diversi anni in Bolivia, ha sperimentato una nuova forma di vita comunitaria e ha partecipato al processo di cambiamento socio-politico del popolo boliviano. Con Paoline ha pubblicato: È vita ed è religiosa (2015), Ci sembrava di sognare (2017), Mangiare il libro (2017) Non calpestare l’ombra (2017), Come il pesce che sta nel mare. La mistica del luogo dell’incontro (2017), La linfa delle parole sapienti (2018).

 

 

Antonietta Potente

Cammini inediti

Dialogando sulla vita religiosa femminile

pp.64, euro 7,00