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Buon Natale e un 2019 pieno di grazia del Signore

Tu sei, Signore, dovunque l’uomo

diventa più umano.

Sei nel grido vittorioso

del bambino che nasce,

sei nell’ultima parola del morente,

sei nell’abbraccio degli amanti.

Tu sei in ogni segno di illuminazione,

in ogni anelito di vita,

in ogni sogno di bellezza,

in ogni rinuncia per un più grande amore.

La tua venuta è nella certezza forte e inebriante

che nel cuore di ogni essere vivente Tu sei

amore e luce crescente.

                                                         Giovanni Vannucci

Nell’infinito dono d’amore di questo nuovo Natale

Auguri accompagnati dalla preghiera

e la benedizione del Signore per l’anno 2019.

Più collaborazione con le religiose…

“I giovani come un luogo teologico dal quale partire per leggere i segni dei tempi e approfondire la teologia della vita religiosa”. Ne parla padre Arturo Sosa Abascal, proposito generale della Compagnia di Gesù, nel suo programma per la presidenza dell’Unione superiori generali. E aggiunge: “Vogliamo, di fatto, riconoscere gli abusi in modo tale che ci conducano alla conversione personale e istituzionale, sia come Compagnia di Gesù sia come Chiesa, e che ci aiutino ad assumere un sempre maggiore impegno nella lotta per la giustizia e la trasformazione della società in cui si verificano così tanti abusi”

“Continuare a costruire una sempre maggiore collaborazione tra le congregazioni religiose, sia maschili che femminili, approfondendo il contributo della vita consacrata a favore del popolo di Dio”. Padre Arturo Sosa Abascal, proposito generale della Compagnia di Gesù, è da pochi giorni il presidente dell’Unione superiori generali (Usg), succedendo nell’incarico di rappresentare oltre 220 Istituti religiosi maschili e 200mila membri a fra Mauro Jöhri, già ministro generale dell’Ordine dei Frati minori cappuccini.

Come ha accolto la fiducia che i superiori hanno riposto in lei?
La vita religiosa è espressione dell’azione dello Spirito Santo nella Chiesa. Ogni congregazione o famiglia religiosa nasce da un’ispirazione dello Spirito e diventa un dono al popolo di Dio a servizio del mondo e della sua liberazione. Quanto più siamo fedeli a questa ispirazione dello Spirito e più collaboriamo tra di noi, religiosi e religiose, tanto migliore sarà il sevizio che potremo offrire alla missione del corpo della Chiesa al servizio di tutti gli esseri umani con lo stesso stile di Gesù, ossia, privilegiando i più poveri e i giovani.

Su quali temi si concentrerà, in particolare, nel suo mandato?
Il tema dell’Assemblea dell’Usg è stato “Ripartendo insieme…” come parte del processo iniziato con il Sinodo 2018 sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Per l’Usg implica

vedere i giovani come un luogo teologico dal quale partire per leggere i segni dei tempi e approfondire la teologia della vita religiosa.

Segni dei tempi importanti come la società laica vista come nuova opportunità di evangelizzazione; le conseguenze per la nostra vita e la nostra missione della trasformazione antropologica derivante dal nuovo ambiente digitale in cui viviamo; le migrazioni come fenomeno globale, complesso e di massa; l’emergere di una società globale interculturale… Abbiamo davanti a noi un programma che sfida la nostra immaginazione e riaccende il nostro desiderio di servire.

La vita consacrata sta attraversando, almeno in Occidente, una fase difficile.
Vale la pena ricordare le sfide che già il Concilio Vaticano II ci aveva posto dinanzi e che il recente Sinodo ha ripreso: un ritorno alle fonti carismatiche (re-carismatizzazione) della vita religiosa in tutta la sua varietà attuale; la conversione personale dei consacrati e delle consacrate che porti a una vita di testimonianza della fiducia in Dio e a una vita comunitaria che sia segno di riconciliazione tra gli uomini, la natura creata e Dio; la vicinanza ai poveri e una vita di povertà come segni di fiducia in Dio e piena disponibilità alla missione; il discernimento della missione di ciascun istituto nel presente, con orientamento al futuro; l’aggiornamento delle strutture organizzative e la pianificazione apostolica delle risorse a disposizione.

Ha intenzione di intensificare anche il rapporto con le religiose?

In termini pratici, vogliamo incrementare significativamente la collaborazione con la vita consacrata femminile, non solo perché rappresenta più di due terzi della vita consacrata, ma anche per la varietà dei suoi carismi e il suo enorme contributo a favore della missione della Chiesa e, soprattutto, per il suo importante contributo nella riconfigurazione del ruolo della donna nella vita della Chiesa. Desideriamo inoltre proporre un’educazione e una pedagogia per il nuovo essere umano del mondo digitale.

La nuova epoca storica dell’umanità pone alla tradizione educativa e pedagogica la bella sfida di proporre la stessa tradizione in una forma che umanizzi anche i tempi nuovi e avvicini le nuove generazioni alla fede in Gesù Cristo.

In un messaggio a tutta la Compagnia di Gesù sul tema degli abusi, lei ha chiesto di “andare al di là della stessa tolleranza zero”. Quali politiche preventive e repressive avete adottato?

Vogliamo, di fatto, riconoscere gli abusi in modo tale che ci conducano alla conversione personale e istituzionale, sia come Compagnia di Gesù sia come Chiesa, e che ci aiutino ad assumere un sempre maggiore impegno nella lotta per la giustizia e la trasformazione della società in cui si verificano così tanti abusi.

Attraverso la presa di coscienza degli abusi e del loro insabbiamento si apre una porta alla conversione personale e istituzionale in tutte le dimensioni della vita della Chiesa e dei suoi membri.

La Chiesa, attraverso un processo di conversione, può impegnarsi nella trasformazione della società e contribuire a generare le condizioni di una vita sana per i minori e le persone vulnerabili. Ci troviamo davanti a un’enorme sfida e a un complesso cambiamento culturale.

Come superiori generali, che contributo porterete in questo ambito all’incontro di febbraio che il Papa ha indetto in Vaticano sul tema della protezione dei minori nella Chiesa?

Porteremo la nostra esperienza dolorosa per i casi che abbiamo avuto, ciò che abbiamo imparato alla scuola dell’ascolto attento delle vittime, negli sforzi per rendere giustizia e riparare, ove possibile, al tanto dolore e ai danni causati. Come persone consacrate abbiamo inoltre sperimentato la misericordia di Dio che ci ha non solo perdonati e liberati dal peccato, ma anche chiamati a contribuire alla missione di riconciliare tutte le cose in Cristo. La missione di riconciliazione implica trascendere la giustizia umana e i nostri sforzi di riparazione per accettare la misericordia come il modo migliore di affrontare le ferite causate e aprirci al perdono, dato e ricevuto. La preghiera del “Padre Nostro” che ci lasciò il Signore Gesù assume, alla luce di questa situazione, una nuova attualità e si converte in fonte di ispirazione per ciò che siamo chiamati a fare come Chiesa.

Fonte: agensir.it

 

Vi ringrazio e desidero esprimere il mio sincero apprezzamento…

 Rev.da Madre Yvonne Reungoat

Presidente USMI

Rev.do Padre Luigi Gaetani

Presidente CISM

 

Ho ricevuto la vostra lettera del 7 novembre corrente, con la quale avete voluto farmi giungere la voce delle persone consacrate che operano in Italia. Vi ringrazio tanto della vostra cortese premura e delle interessanti informazioni che mi avete trasmesso circa le prospettive di più stretta collaborazione tra le due Conferenze di Superiore e Superiori Maggiori. Vi esorto a proseguire su questa strada, che certamente porterà frutti di bene.

Ho appreso poi con piacere delle numerose iniziative dei religiosi e delle religiose italiani, che hanno messo generosamente a disposizione dei migranti energie e strutture. Desidero esprimere il mio sincero apprezzamento per questa concreta sensibilità, ed auspico che essa, da una parte favorisca l’integrazione di queste persone con un doveroso rispetto delle leggi del Paese che accoglie, dall’altra parte susciti nella società un rinnovato impegno per una autentica cultura dell’accoglienza e della solidarietà, ispirata al Vangelo.

La presenza di tanti fratelli e sorelle che vivono la tragedia dell’immigrazione è un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo tra le culture, in vista della promozione della pace e della fraternità tra i popoli. Pertanto, sono vicino con l’affetto e con l’incoraggiamento ai diversi Istituti religiosi che in Italia si aprono saggiamente al complesso fenomeno migratorio con adeguati interventi di sostegno, testimoniando quei valori umani e cristiani che stanno alla base della civiltà europea. Proseguite con tenacia questo impegno solidale, affinché i migranti possano incontrare in voi dei fratelli e delle sorelle, che condividano con essi il pane e la speranza nel comune cammino.

Assicuro la mia preghiera per tutti gli Istituti che in Italia testimoniano la bellezza e la gioia della consacrazione religiosa e, mentre chiedo di perseverare nella preghiera per me, di cuore invio la Benedizione Apostolica.

Francesco

 

Dal Vaticano, 27 novembre 2018

Leggi Lettera_1 – originale http://www.usminazionale.net/wp-content/uploads/2018/12/Lettera_1.jpg

Leggi Lettera_2 – originale http://www.usminazionale.net/wp-content/uploads/2018/12/Lettera_2.jpg

Dalla multiculturalità all’interculturalità

Circa duecento tra Superiore generali, provinciali e consigliere appartenenti a 95 congregazioni diverse hanno partecipato al convegno dal 23 al 25 novembre c.a. sul tema: “Dalla multiculturalità all’interculturalità”. Tematica questa, presentata nell’Assemblea nazionale USMI dello scorso mese di aprile ed ora riproposta per un’ ulteriore condivisione e approfondimento.

Nella vita consacrata oggi siamo chiamate a confrontarci con interculturalità e a testimoniare che in LUI l’unità nella diversità è possibile. Non è così facile però: occorre un continuo processo di conversione per accogliere le differenze culturali come un dono reciproco per il bene comune.

Ci hanno aiutate nell’approfondimento del tema la dottoressa Antonella Anghinoni, biblista e la professoressa Giuliana Martirani, docente di geografia politica ed economica. Inoltre suor Ana Paola Da Rocha Ferrerira delle suore Scalabriniane) e suor Elisa Kidané, delle suore comboniane nella “tavola rotonda” hanno comunicato la loro esperienza nel campo della formazione e dell’evangelizzazione.

Il Convegno si è aperto con il saluto e l’introduzione della Presidente dell’USMI Nazionale, madre Yvonne Reungoat, nella quale ha messo in evidenza l’importanza del tema poiché oggi, nel rapido mutamento sociale, le nostre congregazioni sono attente all’internazionalità; da qui la necessità di ascoltare l’appello dello Spirito per camminare e progredire nell’unità e nella comunione.

Alla biblista Antonella Anghinoni era stato affidato, all’inizio del Convegno, il tema: “La storia di Rut, donna altra. Non solo l’altro da me, ma l’altro di me”.

Partendo dal testo biblico, con competenza e vivacità, la relatrice ha spiegato i termini della lingua ebraica rendendo espliciti il significato dei nomi che indicano già in se stessi la missione. Rut la “straniera”, la moabita, accoglie la suocera accogliendo il suo popolo e il suo Dio. L’incontro con Booz, provvidenziale e fecondo dà il “figlio a Noemi” e rende concreta la discendenza davidica. Come Rut occorre “farsi prossimo”, imparare ad ascoltare, farsi “compagne di viaggio”, “riconoscere il dono di Dio nell’altra persona”, saper dare il nome alle situazioni, mettere insieme i doni di Dio di ciascuna persona e valorizzarli, coltivare una “mentalità di cambiamento”, mantenere la propria identità e conoscere l’altro, essere capaci di “scelte in perdita che portano un di più di vita”, mantenere l’interesse della comunità al di sopra del proprio personale interesse.

La professoressa Giuliana Martirani, alla quale è stato chiesto di sviluppare il tema dell’intercultura come laboratorio di ospitalità solidale, attraverso le alcune slides di diverse cartine geografiche, ci ha illustrato, inizialmente, la situazione del sud del mondo e il movimento migratorio attuale. Con il metodo del vedere – giudicare – agire ha indicato la necessità di una coraggiosa rivoluzione culturale per integrare la storia e la cultura, per vivere le differenze come armonia di un disegno divino che ci invita a partecipare alla creazione nella gioia di saperci artefici con il Creatore di un mondo nuovo. Una buona dose di “vino nuovo dell’umiltà” ci permetterà di stare nel mondo come “persone nuove”, di essere “contempl-attive”, di ricablare la mente attraverso la meditazione e la contemplazione e di passare dall’indifferenza per l’altro alla mistica della compassione.

Infine la relatrice ha illustrato il significato del ministero dell’”ostiariato”, il “ministero del benvenuto e delle porte aperte”, il ministero dell’accoglienza che è proprio della vita consacrata perché è il ministero della misericordia.

Nel pomeriggio la suddivisione in gruppi ha permesso lo scambio circolare di esperienze.

Nella tavola rotonda conclusiva del Convegno, suor Ana Paola Da Rocha Ferreira, ha condiviso con l’assemblea “esperienze di interculturalità nella vita fraterna”. Alcuni flash della sua comunicazione: “È necessario riconoscere la diversità e la bellezza delle culture diverse dalla propria, senza mortificare la creatività, ma cercando l’armonia. Per questo occorre una conversione personale, cioè la capacità di integrare la propria cultura per godere di un dono più grande che è la ricchezza della differenza. Questo richiede un esercizio di umiltà che necessita di un costante confronto e discernimento.

Suor Elisa Kidané, ha comunicato all’assemblea “esperienze di interculturalità nell’annuncio del vangelo” e ha ribadito l’importanza fondamentale della formazione e dell’accoglienza della diversità. Ha aggiunto inoltre: “L’interculturalità ci interpella; l’altra cultura mi interroga e mi fa crescere, mi apre, mi toglie dalla chiusura su me stessa e su quello che ho sempre conosciuto”. “Togliti i sandali – dice Dio a Mosé – perché quella che calpesti è terra santa”. Questo è l’atteggiamento che ci viene chiesto quando ci relazioniamo con l’altro: accoglienza e rispetto, perché ogni persona è sacra, ogni popolo è sacro. Continuando poi la sua relazione suor Elisa, ha fatto notare l’importanza del linguaggio nella comunicazione del vangelo, un linguaggio all’insegna dell’amore richiamando l’invito di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri, da questo conosceranno che siete miei discepoli”. Sentirsi “figlie di ogni popolo” è un “valore aggiunto”, un dono del Signore.

Le domande in assemblea hanno permesso infine di ritornare su alcuni concetti particolarmente importanti.

Madre Yvonne Reungoat, a conclusione del Convegno ha ringraziato il Signore per la ricchezza dei contenuti, la competenza delle relatrici, il clima sereno e ha sottolineato ancora una volta l’importanza di continuare il cammino della comunione nella diversità delle culture e nella ricchezza del carisma di ciascuna Congregazione.