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Primo piano

Novizie all’USMI: la bellezza delle diversità

Il nostro anno canonico di Novizie Figlie della Chiesa è stato arricchito dalla nostra partecipazione ai corsi di formazione che l’USMI offre ogni anno per novizie e Juniores a Roma.

Che cosa sono!? Semplice: 2/3 mattine a settimana, in via Zanardelli, i locali a disposizione dell’USMI e quest’anno anche della CISM, si riempivano di risate, sorrisi, veli e gonne di novizie e juniores di molte, molte Congregazioni religiose.

E che cosa si fa!? Ci si forma, si conosce, si sta assieme, si impara ad apprezzare la bellezza dello Spirito Santo che in più luoghi e in diversi tempi ha ispirato fondatori e fondatrici ad iniziare nuove avventure con Cristo e per la Chiesa.

Che cosa abbiamo imparato!? Il nostro bagaglio culturale e umano si è arricchito con contenuti e conoscenze che ci hanno reso migliori oggi e per il nostro futuro di consacrate, prendendo consapevolezza di cosa la Vita Consacrata chiede, ma soprattutto di cosa ha bisogno: donne cristiane consacrate (per rifarci al bellissimo convegno di Sacrofano a cui abbiamo partecipato) consapevoli che la nostra umanità è a servizio e disposizione di Dio e della Chiesa e che più ci sentiamo donne amate e realizzate più potremmo testimoniare la bellezza del Vangelo.

E adesso?! Adesso che le lezioni sono finite, dopo 8 mesi di corsi, momenti di ritiro spirituale, Celebrazioni Eucaristiche celebrate assieme, pellegrinaggi a Santa Maria Maggiore e sulla Valle Reatina sui passi di San Francesco e l’udienza con il Santo Padre, non possiamo che augurarci di interiorizzare e fare sempre più nostri i contenuti che ci sono stati offerti essendo grate al Signore per i tanti volti e storie conosciute, per le amicizie nate, per i sorrisi e le fatiche condivise.

Per noi, Figlie della Chiesa, toccare con mano la bellezza di tante peculiarità dello Spirito e di tante vite offerte per Lui nella semplicità quotidiana non ha fatto altro che allargarci il cuore e alimentare il nostro sguardo fiducioso, positivo e speranzoso per il nostro futuro. Infatti, nonostante la diversità di Carismi e missioni, ci è sempre più chiaro che tutti abbiamo a cuore la stessa cosa, quella che la nostra fondatrice Maria Oliva Bonaldo aveva chiaro: “Dobbiamo dire a tutti che Dio esiste ed è amore!”

da: www.figliedellachiesa.org

E’ necessaria una conversione ecologica (LS,216) – Giornata mondiale dell’ambiente

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è una ricorrenza celebrata il 5 giugno di ogni anno per sensibilizzare Nazioni e persone a una maggiore responsabilità e tutela del nostro nostro ambiente.

È la festa della natura, del rispetto nei confronti di tutto ciò che ci circonda, proclamata nel 1974 dall’Assemblea generale dell’ONU in occasione della firma del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Oggi la Giornata dell’Ambiente, o “World Environment Day” è osservata da oltre 143 paesi nel mondo.

Dall’anno della sua istituzione, la Giornata Mondiale dell’Ambiente ha sempre avuto un tema conduttore, una questione urgente da sottoporre all’opione pubblica e all’attenzione delle nazioni: inquinamento marino, riscaldamento globale, consumo sostenibile, crimini contro la fauna selvatica e altro ancora.

Tutte le edizioni hanno il loro paese ospitante, che ospita le celebrazioni principali e in prima persona si impegna a lavorare per il rispetto dell’ambiente. Alla nazione ospitante spetta anche il compito di prendere un impegno concreto legato al tema dell’edizione, a cui fa seguito un altro impegno comune delle Nazioni Unite.

L’edizione 2019 del World Environment Day sarà ospitata dalla Cina e avrà come tema la lotta contro l’inquinamento dell’aria. Lo stato cinese è uno dei più colpiti e minacciati dalle polveri sottili, un nemico silenzioso che ogni anno provoca migliaia di vittime nelle città.

Per l’occasione, la Giornata dell’Ambiente invita a prendere decisioni concrete per ridurre la quantità di inquinamento atmosferico che produciamo, e contrastare il suo contributo al riscaldamento globale e i suoi effetti sulla nostra salute.

Circa 7 milioni di persone in tutto il mondo muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico, con circa 4 milioni di questi decessi verificatisi nell’Asia-Pacifico.

Giornata mondiale dell’ambiente 2019 inviterà i governi, l’industria, le comunità e le persone a unirsi per esplorare le energie rinnovabili e le tecnologie verdi e migliorare la qualità dell’aria nelle città e nelle regioni di tutto il mondo.

Il governo della Cina si è impegnato a organizzare le celebrazioni della Giornata mondiale dell’ambiente in diverse città, con Hangzhou, nella provincia di Zhejiang, per ospitare l’evento principale.

L’inquinamento atmosferico è un’emergenza globale che colpisce tutti. La Cina ora guiderà la spinta e stimolerà l’azione globale per salvare milioni di vite “.

La Cina, con il suo crescente settore dell’energia verde, è emersa come leader del clima. Il paese possiede metà dei veicoli elettrici del mondo e il 99 per cento degli autobus elettrici del mondo. Ospitando la Giornata mondiale dell’ambiente 2019, il governo cinese sarà in grado di mostrare la sua innovazione e il suo progresso verso un ambiente più pulito.

L’uomo al centro, attore e soggetto della comunicazione

“Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Parte da questa affermazione di san Paolo la riflessione di papa Francesco per la 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra, domenica il 2 giugno c.a. il cui tema di riflessione è “Dalle social network communities alla comunità umana “.

L’uomo al centro. L’uomo e il suo bisogno di comunicare, di dialogare. Sempre e ovunque. Attraverso gli svariati modi comunicativi, a partire dalla gestualità, dal linguaggio della scrittura, dalle arti figurative come la pittura e la scultura, servendosi della tecnologia e del mondo della rete. Comunicare è un bisogno e un’arte. E’ l’arte di esprimere pensieri e moti dello spirito, capacità di interagire con un “tu” attraverso il dialogo, opportunità di un incontro. Comunicare per la costruzione di un “noi” che riconcilia e costruisce. Un noi che individuiamo come gruppo, come comunità. Che si forma quando ci si libera da egoismi e narcisismi, quando si tende a un bene comune e ci si impegna per raggiungerlo.

Comunicazione reale o virtuale?

Quando qualche decennio fa un importante sacerdote e catecheta, esperto in scienza della comunicazione, parlava della possibilità di formare dei gruppi/comunità attraverso la rete, sembrava una utopia ma oggi, in seguito allo sviluppo tecnologico – la comunicazione via etere, attraverso internet, il web e la rete – è divenuta una ulteriore e positiva modalità comunicativa.

Tutti – e non solo le nuove generazioni – siamo stati catturati da questo nuovo modo per poter esprimere ciò che pensiamo e siamo, per condividere con più persone il proprio bagaglio di pensieri e sentimenti, di cultura e di valori sociali, politici e religiosi. La rete è divenuta non più e non solo rete fitta di fili, ma rete di pensiero, di sentimenti, di persone. Attraverso di essa l’umanità percepisce di esistere esprimendo un noi, ed esprimendosi attraverso un noi. Un noi che allontana lo spettro della solitudine. Un noi che ci fa essere ”comunità solidale”. La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un noi, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e sul linguaggio. Ebbene, di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social netword, ci si chiede: fino a che punto si può parlare di vera comunicazione e di vera comunità quando si comunica attraverso internet, il web, la rete? Perché è la comunità che ci fa “membra gli uni degli altri”, mentre la rete – che dovrebbe unire – non dirado rischia di dividere e di imprigionare le persone.

E’ enorme il potere comunicativo dei messaggi che vengono veicolati attraverso il web, strumento potente e che dà spazio e visibilità a chiunque, che può parlare al cuore e alla mente come alla paura e alla violenza. Lo sanno bene alcuni politici che utilizzano il web come potente strumento per seminare paura e terrore, dipingendo con colori foschi il nemico politico.

Messaggio dall’ampio respiro

Il tema scelto da papa Francesco per la Giornata pone l’accento sul valore dell’interazione intesa come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro. Sottolinea perciò l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia e suggerisce “una riflessione sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza”.

Riflettendo sulla forza e il potere della comunicazione in rete, papa Francesco mentre ne esalta il valore, invita a non alimentare, attraverso di esso, divisioni che impediscono di vedere l’altro come un uomo/donna con gli stessi suoi diritti e doveri, di non discriminarlo, di non parlare alla sua paura, ma di rafforzare il proprio essere in rete dando una prospettiva evangelica all’era digitale. Come ha sottolineato Paolo Ruffini- Prefetto del Dicastero per la comunicazione – c’è bisogno di permettere alla rete di scoprire la bellezza di comunità fondate sull’amore e non sul rancore, del dialogo e dell’incontro per “vincere il virus di una comunicazione narcisistica e ripiegata su se stessa, che divide invece di riconciliare”. Riflettendo sul tema a della Giornata, Paolo Ruffini invita a non essere “prigionieri della rete”, ma ad abitarla attraverso valori condivisi e costruttivi.

Via l’analfabetismo mediale! Riscattiamo le periferie – ogni tipologia di periferia – dalla loro marginalità, trasmettiamo e immettiamo nella società valori che danno vita e vigore, fiducia e partecipazione. Non abbiamo paura della comunicazione in rete, ma utilizziamo nella missione evangelizzatrice: nella catechesi come nell’educazione e formazione delle giovani generazioni. Papa Francesco è un esempio da poter e dover imitare.

COMUNICATO URGENTE

Come è  a tutti voi noto sta progressivamente entrando in vigore la nuova normativa in tema di Terzo Settore, la quale richiede – in considerazione della specificità della nostra natura di Enti Ecclesiastici e delle nostre opere –  una valutazione attenta nei suoi vari aspetti.

Proprio in considerazione di ciò, e  in vista di prossime scadenze, i nostri Organismi canonici si stanno adoperando, assieme alla Conferenza Episcopale Italiana, al fine di promuovere e coordinare un atteggiamento comune ed uniforme. Pertanto, prima di prendere decisioni, è preferibile attendere i possibili sviluppi di tale lavoro collegiale, che saranno rapidamente comunicati e  condivisi non appena  saranno noti.

La Presidenza USMI CISM

Ai candidati alle elezioni europee. Ai cittadini elettori

Come cittadina, ho il dovere di interessarmi ai programmi delle diverse coalizioni che si presenteranno alle Elezioni Europee del 26 Maggio 2019. I cittadini pensano, leggono, valutano e scelgono. La conoscenza, la cultura, la formazione devono essere il fondamento del dialogo con le Istituzioni, se si vuole che la “Res-Publica” sia davvero tale.

I programmi politici, da sempre, offrono ampio spazio alla povertà e al disagio. Una povertà abissale e senza speranza è quella culturale, che è causa ed effetto di varie forme di ideologia, radice di ogni male. Conseguentemente, da parte dei cittadini consapevoli – poveri e non – il diritto da difendere è quello della libertà di scelta educativa da parte dei genitori, anche nullatenenti, diritto riconosciuto in tutta Europa, ad eccezione della Grecia e dell’Italia.

 Le consapevolezze raggiunte in questi ultimi anni hanno mostrato chiaramente a tutti quanto il comparto scuola sia indispensabile. E non c’è riforma sensata della scuola che non passi dalla rivisitazione dei costi: per uscire dal diffuso clima omertoso che da anni alimenta l’ingiustizia e legittima l’inerzia, si domandano chiarezza e trasparenza.

 Sappiamo per esperienza che le soluzioni ispirate alla medesima logica dei problemi che hanno generato il disastro non soltanto non sono praticabili, ma – peggio – lasciano un amaro senso di frustrazione e tendono a convincere che non ci sia più nulla da fare. Pensiamo a chi ha creduto che tutti i docenti precari avrebbero ottenuto magicamente un posto, o che si sarebbe potuto accedere a scuola senza vaccino in forza di una superiorità della promessa politica sui NAS; pensiamo a chi si è illuso che, per risolvere il problema della scuola, bisognasse tagliare i contributi “milionari” alla paritaria, salvo poi verificare, sulla base di studi laici, anzi laicissimi (caso mai la fede potesse rendere meno obiettivi…), il contrario. Infatti, lo studio degli economisti di Civicum con Deloitte, pubblicato sul Corriere della Sera il 23 settembre 2018, lo dice chiaramente, numeri alla mano (a conferma dei dati riportati nello studio Il diritto di apprendere, Giappichelli 2015): un allievo della scuola pubblica statale costa ai cittadini, in tasse a loro carico, 10 mila euro annui, mentre un allievo che frequenta la pubblica paritaria (conseguendo, in molti casi, risultati brillanti, riconosciuti da Eduscopio 2018) costa ai cittadini, in tasse, solo 480 euro. Ergo, le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato 6 miliardi di euro annui.  

Quattro punti all’attenzione dei Candidati:

 1a Questione – Oggi gli studenti sono discriminati, per ragioni economiche, nel loro diritto di apprendere. In questo aspetto l’Italia è totalmente fuori dall’Europa. Chi lo nega mente, sapendo di mentire. Infatti, sono i genitori che hanno il diritto di «istruire ed educare i figli» (art. 30 della Costituzione), il diritto «di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» (art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo). Gli Stati europei sono dunque tenuti a «rispettare il diritto dei genitori di provvedere nel campo dell’insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» (art. 2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo). Tutti lo fanno, tranne l’Italia e la Grecia.

 2a Questione – Ciò premesso, la libertà di scelta educativa necessita di un pluralismo educativo composto da scuole statali (attualmente frequentate da 7.682.635 studenti) e scuole paritarie (attualmente in numero di 12.662, frequentate da 879.158 studenti), entrambe pubbliche di diritto e di fatto, tant’è che le paritarie licenziano migliaia di allievi con titolo equipollente ai compagni della statale. L’esistenza della sola scuola pubblica statale comporterebbe un monopolio educativo e la Repubblica cederebbe il passo al Regime. È evidente che la chiusura di 380 scuole paritarie all’anno costituisce allora un allarme sociale, perché, di questo passo, nel giro di sei anni ci saranno solo scuole statali e le poche paritarie sopravvissute avranno una retta dai 5mila euro in su…improponibile per il genitore povero. Per contro, avremo perso un patrimonio storico e culturale enorme, che ha contribuito a sanare l’Italia del dopoguerra: le piccole, sane scuole paritarie accessibili ai più, quelle cioè con retta inferiore ai tremila euro.

3a Questione – Stride maggiormente, semmai fosse possibile, la discriminazione perpetrata ai danni dell’allievo disabile. Per lui c’è posto nella scuola statale, dove il docente di sostegno è assicurato (…appena si trovano i 50mila che mancano). Ma, se prende sul serio la legge 62/2000 e sceglie la paritaria, ecco che lo Stato italiano lo ripudia: «Il docente di sostegno se lo paghi lui! Oppure lo paghino le altre famiglie, o la scuola!». Però i 40 mila euro annui necessari non sono noccioline, e le scuole sono costrette a chiudere… Chiunque abbia un po’ di razionalità e di senso civico rabbrividisce di fronte a questa situazione, perché si tratta chiaramente di un capolavoro di ingiustizia, che appare giusta senza esserlo. Eppure, c’è ancora qualcuno che dagli schermi TV rimprovera la scuola paritaria di accogliere pochi disabili e stranieri, e di far pagare la retta. Da non credere: le si attribuisce la responsabilità di un’ingiustizia che essa per prima subisce! 

4a Questione – L’ingiustizia produce sempre altra ingiustizia, a catena: ciò risulta evidente qualora si consideri la discriminazione professionale dei docenti. Sono, infatti, esclusi dal “concorsone” indetto dal Ministero dell’Istruzione anzitutto le maestre ed i maestri delle scuole paritarie, primarie e dell’infanzia, che hanno concluso gli studi entro il 2001/2002. Ma non basta: alla prova possono partecipare soltanto coloro che hanno lavorato per almeno 36 mesi negli ultimi otto anni nelle sole scuole statali; pertanto sono esclusi i docenti delle scuole paritarie, con la conseguenza di una grave discriminazione professionale a danno di duemila lavoratori che, con gli stessi titoli dei colleghi statali, hanno prodotto gli stessi effetti: alunni regolarmente promossi e inseriti nel Servizio Nazionale di Istruzione. Questo concorsone, che avrebbe l’obiettivo di fermare il precariato, in realtà farà diventare precario chi non lo era mai stato prima!

I candidati alle elezioni europee, che si presenteranno in un consesso dove tali questioni sono felicemente risolte da anni, non possono sottrarsi, nel redigere i propri programmi elettorali, alla responsabilità di prospettare soluzioni reali alle questioni sopraelencate sulle quali l’Europa ha le idee chiare. Auspicando che spieghino con chiarezza agli elettori quanto intendono fare in proposito, chiedo, in sintesi, che vengano garantiti: 1) il diritto degli alunni a studiare in buone scuole pubbliche – statali & paritarie – senza alcuna discriminazione economica; 2) il pluralismo educativo in Italia, garantito da scuole veramente buone, pubbliche statali e pubbliche paritarie, entrambe certificate dallo Stato, come avviene in tutta Europa; 3) il diritto dei docenti, a parità di titolo e stipendio, di scegliere se insegnare in una scuola pubblica statale o pubblica paritaria, come pure avviene nella Comunità europea.

 Ricerche accurate hanno già ampiamente dimostrato che l’unica strada possibile per uscire da una situazione già drammatica, sia per la scuola pubblica statale che per la pubblica paritaria, è quella di riconoscere alla famiglia il suo diritto di educare liberamente i figli. Come? Attraverso il costo standard di sostenibilità: esso prevede che alla famiglia venga data una quota (di circa 5.500 euro annui per studente) da spendere per l’istruzione dei figli. Sarà poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria. Il ruolo dello Stato in tutto questo? Quello di garante e controllore, non di gestore e controllore… di se stesso! Persino il MIUR, notoriamente elefantiaco, si è mosso aprendo un tavolo sul costo standard di sostenibilità per allievo, senza il quale – lo sanno bene gli Amministrativi del Ministero – andiamo velocemente verso il tracollo della scuola pubblica statale tutta, perché la spesa è notoriamente fuori controllo. 

 Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Il costo standard costituisce da questo punto di vista l’unica risposta possibile, onesta e di buon senso, capace di innescare un meccanismo virtuoso di garanzia dei diritti riconosciuti, a costo zero. Questo l’impegno concreto richiesto all’Italia che vuole stare in Europa. Tertium non datur

Anna Monia Alfieri

www.ildirittodiapprendere.it

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Non smettete di essere luce…l’invito del Papa all’Assemblea plenaria Uisg 2019

“Non abbiate paura di essere poche, insignificanti, e non smettete di essere luce per tutti coloro che sono immersi nella notte oscura della storia”. È stato questo l’incoraggiamento che Papa Francesco ha rivolto alle 850 religiose dell’Unione Internazionale Superiore Generali (UISG) ricevute in udienza in Vaticano al termine della 21ª Assemblea plenaria.

“Non bisogna cedere mai alla tentazione dell’autoreferenzialità, di diventare ‘eserciti chiusi’, è necessario “sviluppare la fantasia della carità e vivere la fedeltà creativa ai carismi”. “Senza perdere la memoria, occorre vivere il presente con passione”, evitando “il ‘restaurazionismo’ che “molti danni ha creato alla vita consacrata e alla Chiesa”. “Anche nel mezzo delle prove che stiamo attraversando, bisogna vivere la consacrazione con gioia”, ha rilevato il Papa, per il quale “questa è la migliore propaganda vocazionale”.

Inoltre ha chiesto alle superiore “di aprirsi alla nuova caratteristica dello Spirito, che soffia dove vuole e come vuole e che prepara le generazioni di altre culture ad assumersi la responsabilità”, considerando “l’internazionalizzazione degli Istituti come una buona notizia” e il “cambiamento del volto delle comunità con gioia, e non come un male necessario per la conservazione”. “Internazionalità e interculturalità non possono tornare indietro”, ha osservato Papa Francesco, per il quale “la via della vita consacrata, sia maschile che femminile, è la via dell’inserimento ecclesiale”. “Al di fuori della Chiesa e in parallelo con la Chiesa locale, le cose non funzionano”, bisogna prestare “grande attenzione alla formazione permanente e iniziale e alla formazione di formatori, capaci di ascoltare e accompagnare, di discernere, andando incontro a coloro che bussano alle nostre porte”.

Papa Francesco ha consegnato alla Presidente dell’Unione internazionale delle superiori generali le conclusioni della commissione di studio che aveva formato proprio su sollecitazione di un interrogativo delle religiose, tre anni fa, sulla possibilità di introdurre il diaconato femminile, e ha sottolineato che, a causa delle divergenze tra i teologi che ne hanno fatto parte e del «poco» su cui tutti concordavano, «non è granché ma è un passo avanti», evidenziando che bisogna approfondire ulteriormente la questione. «Io non posso fare decreto sacramentale senza fondamento teologico storico», ha affermato Francesco.

Sulla funzione della Chiesa «dobbiamo andar avanti nella domanda: qual è il lavoro della donna e della donna consacrata nella Chiesa», ha proseguito il Papa, «non sbagliare pensando che solo sia un lavoro funzionale: può darsi che lo sia – capa dicastero, a Buenos Aires avevo una cancelliera… – ma andare oltre le funzioni, e questo ancora non è stato maturata, ancora non abbiamo capito bene». La Chiesa, ha insistito il Papa, «è femminile, è donna».

Nel dialogo, sempre a braccio, il Papa ha affrontato anche il tema degli abusi sessuali sui minori e dell’abuso sessuale delle religiose, due questioni che, come quella del diaconato femminile, erano stati sollevati nel saluto introduttivo dalla presidente dell’Uisg, la maltese Camen Sammut. I problemi nella Chiesa «non si risolvono da un giorno all’altro», ha detto il Papa, che sulla pedofilia ha sottolineato che «si è cominciato un processo», ha ricordato che è stato pubblicato un nuovo Motu Proprio , ha evidenziato che «da vent’anni» si sta prendendo «lentamente» coscienza del problema e che ancora «stiamo prendendo coscienza, con tanta vergogna – ma benedetta vergogna, la vergogna è una grazia di Dio! – ma è un processo e dobbiamo andare avanti passo passo per risolvere questo problema. Alcuni delle organizzazioni anti-abusi non sono rimasti contenti dell’incontro a febbraio (con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, ndr): “Ma non hanno fatto nulla!”. Io li capisco perché c’è la sofferenza dentro, io ho detto che se noi avessimo impiccato cento preti abusatori in piazza San Pietro sarebbero stati tutti contenti , ma il problema non sarebbero stati risolti. I problemi nella vita si risolvono con processi non occupando spazi».

Il Papa, ha sottolineato di essere «cosciente» «dei problemi, delle informazioni che vengono, e anche non solo dell’abuso sessuale della religiosa, ma l’abuso di potere, l’abuso di coscienza: dobbiamo lottare contro di questo», ha detto e ha proseguito spiegando, in merito al «servizio delle religiose»: «Per favore, servizio sì, servitù no. Tu non ti sei fatta religiosa per diventare la domestica di un chierico, no, ma su questo aiutiamoci mutuamente: possiamo dire di no, ma se la superiora dice di sì… tutti insieme, servitù no, servizio sì. Lavori nei Dicasteri, amministrando una nunziatura, questo va bene, ma domestica no. Se vuoi fare la domestica, fai come fanno le suore dell’Ascensione che fanno infermiere e domestiche nelle case degli ammalati. Sì li sì perché è servizio, ma servitù no».

Il Papa, poi ha risposto ad una serie di domande di diverse religiose, ha toccato i temi dell’ecumenismo «del sangue, del povero e della preghiera». Ha sottolineato la necessità di lavorare con persone di altre religioni sui valori in comune («Per esempio, il rispetto per la vita dei neonati o dei non nati che hanno i musulmani è meraviglioso»), di essere vicine alle «fragilità» dei più poveri e malati, così come quelli delle consorelle, ha parlato della «maternità» delle religiose, ed ha raccomandato la «cura» nell’«accompagnare» la inculturazione della fede ad esempio in materia liturgica.

Ad una suora sud sudanese che lo ha ringraziato per l’incontro spirituale tra leader politici del Paese africano , gli ha chiesto di ordinare un vescovo nella sua diocesi vacante («Non sempre si trovano in candidati adatti…», ha risposto il Papa) e lo ha invitato a visitare il Paese, Francesco ha ricordato che aveva intenzione di recarsi in Sud Sudan l’anno scorso con l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, «ma non è stato possibile» per motivi di sicurezza. Tuttavia «ho promesso di andarci, insieme, forse quest’anno… Forse, non è una promessa! Quando vado in Mozambico, Madagascar e Mauritius (a settembre, ndr) e forse c’è tempo per stare lì, non dico il tempo dell’orologio, ma il tempo maturo per arrivare lì: io voglio andare, il Sud Sudan lo porto nel cuore», ha detto il Papa, che ha poi voluto ricordare che in occasione del ritiro spirituale in Vaticano i leader contrapposti del Paese «facevano pranzo nella sala comune dove pranzo io, e li vedevo lì, come novizi, zitti… mangiavano, questi che facevano la guerra, zitti, perché pensavano alla meditazione che aveva dato loro il cattolico l’episcopaliano e l’anglicano. Nessuna nazione ha fatto questo, solo loro: sono bravi, e se hanno avuto questo coraggio di dare una testimonianza del genere, c’è possibilità di andare avanti».

Infine, Papa Francesco ha promesso: «Prendo sul serio – se sarò vivo, non so – l’invito di partecipare almeno a una parte della prossima vostra assemblea». «Se sarò vivo, al contrario – ha concluso con un sorriso – ricordatelo al successore, che faccia lo stesso».

Discorso a braccio e Discorso consegnato di Papa Francesco

Discernimento etica e finanza – Seminario, 11-12 maggio 2019

SEMINARIO per SUPERIORE MAGGIORI ed ECONOME/I GENERALI E PROVINCIALI

Le tematiche economiche e finanziarie, mai come oggi, attirano la nostra attenzione, a motivo del crescente influsso esercitato dai mercati sul benessere materiale di buona parte dell’umanità.
Ciò reclama, da una parte, un’adeguata regolazione delle loro dinamiche, e dall’altra, una chiara fondazione etica, che assicuri al benessere raggiunto quella qualità umana delle relazioni che i meccanismi economici, da soli, non sono in grado di produrre.
Simile fondazione etica è oggi richiesta da più parti ed in particolare da coloro che operano nel sistema economico-finanziario.
Proprio in tale ambito, si palesa infatti, il necessario connubio fra sapere tecnico e sapienza umana, senza di cui ogni umano agire finisce per deteriorarsi, e con cui invece può progredire sulla via di un benessere per l’uomo che sia reale ed integrale.
(Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, n. 1)

Lettera

Depliant

N.B. Per le iscrizioni vai alla Scheda che si trova cliccando nel banner in Home page

L’amore autentico è quello che salva e protegge

È incentrata sul tema “TutelAmi sempre” la XXIII Giornata dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza contro la pedofilia. L’iniziativa, che si concluderà il prossimo 5 maggio, è promossa dall’Associazione Meter che da anni è in prima linea nella lotta alla pedofilia e si prodiga per la tutela dell’infanzia.

La sigla Gbv indica questa giornata che è la prima manifestazione contro la pedofilia in Italia e all’estero, motivo di soddisfazione dunque per un’associazione che l’ha ideata e celebrata fin dal 1995. La conclusione è, come ogni anno, la prima domenica di maggio in Piazza San Pietro, anche se in questa occasione, per la concomitanza del viaggio di Papa Francesco in Bulgaria, una delegazione dell’Associazione Meter onlus non potrà essere salutata come ogni anno al termine del Regina Coeli.

In una nota Meter sottolinea come la Gbv sia importante “per riflettere sulla condizione dell’infanzia e per sensibilizzare la società civile, le comunità ecclesiali cattoliche e delle altre confessioni religiose sul triste fenomeno della pedofilia, della pornografia infantile e contro gli abusi sessuali sui minori. Per incoraggiare e per incoraggiarsi a perseverare con tenacia nell’azione in favore dei piccoli, dei deboli e degli indifesi, quali sono appunto i bambini e le persone vulnerabili, deboli e fragili”. Nella XXIII Giornata Bambini Vittime, da oggi fino a domenica, evidenzia Meter, “ricorderemo che c’è un bambino da tutelare attraverso l’amore. È l’amore, quello autentico, che salva e protegge!”

“L’impegno è rivolto a tutti: mettersi in gioco per la tutela dei minori è un tema globale, che riguarda ogni angolo del pianeta”. Così ai microfoni di Radio Vaticana Italia don Fortunato Di Noto parla della XXIII edizione della Gbv. Il fondatore dell’Associazione Meter Onlus sottolinea come da 23 anni, con questa iniziativa, sono coinvolte diocesi, comunità parrocchiali, associazioni e soprattutto donne ed uomini di buona volontà e gli stessi bambini. “Su questo è fondamentale che ci sia informazione – spiega don Di Noto -, perché tali fatti vanno innanzitutto evitati”.

Fonte: Vatican news

BUONA PASQUA!

Andiamo e lasciamoci sorprendere

da quest’alba diversa,

lasciamoci sorprendere dalla novità

che solo Cristo può dare.

Lasciamo che la sua tenerezza

e il suo amore muovano i nostri passi,

lasciamo che il battito del suo cuore

trasformi il nostro debole palpito.                        

                              Papa Francesco

 

Auguri Pasquali_2019

Assemblea Nazionale 2019

E’ iniziata oggi, 10 aprile c.a. e si conclude venerdì 12 aprile la 66ma Assemblea Nazionale dell’USMI Nazionale, un

appuntamento che esprime la ricchezza della comunione dei carismi e la disponibilità ad essere illuminate nel servizio di governo.

Il tema di riflessione è: Giovani e Donne Consacrate: distanza e prossimità. Passi comuni nel post-Sinodo

Nel corso dell’Assemblea, moderata da suor Elisa Kidanè, smc, scrittrice e giornalista, ci saranno momenti di ascolto, alternati a tempi di dialogo e condivisione tra le partecipanti – parte attiva e propositiva dell’Assemblea per mettere in comune le esperienze e individuare insieme linee di percorsi utili per il servizio di governo e per l’evangelizzazione; l’ultima sessione è riservata a temi sensibili e a questioni aperte negli Istituti.

Puoi seguire i lavori dell’Assemblea attraverso Facebook – USMI Nazionale

e attraverso il sito.

Saluto della madre Presidente

Report del 10.04.2019

Report del 11.04.2019

Conclusione della Madre Presidente