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La nostra luce vive di incontri

Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene sulla terra con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti.

Quando due uomini si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul focolare. L’incontro è riserva di luce.

Quando invece un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, piano piano si appanna, si fa smorta, fino a che si spegne. E va, senza più una stella che gli cammini avanti.

La nostra luce vive di incontri.

 Ermes Ronchi

40 i missionari uccisi nel mondo nel 2018

Un bilancio amaro, riportato dall’indagine realizzata dall’Agenzia Fides, che tirando le somme dell’anno appena passato fa il conto di missionari uccisi nel mondo: 40, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente. Nella maggior parte dei casi, sacerdoti. L’indagine utilizza il termine “missionario” facendo riferimento a tutti i battezzati, in considerazione del fatto che «in virtù del battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione», spiegano citando le parole di Evangelii Gaudium, al numero 120. Del resto «l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”». Per questo, chiariscono i curatori della ricerca, «si preferisce non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro».

Secondo i dati raccolti da Fides, dunque, nel 2018 sono stati uccisi 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica: nel continente infatti sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica, per un totale di  21 vittime. In America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici, per un totale di 15. In Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti. In Europa infine è stato ucciso 1 sacerdote.

Anche quest’anno molti missionari hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, «in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini». Una testimonianza in più del fatto che ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici condividono la vita quotidiana con la gente comune, portando la loro testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, come segno di speranza e di pace, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia. «Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti».

Pro Bambini di Kabul: una nuova presenza

Una nuova suora missionaria è appena giunta in Afghanistan e lavorerà presso il Centro per l’infanzia dell’Associazione “PBK – Pro Bambini di Kabul” . E’ quanto comunica, in una nota inviata all’Agenzia Fides, padre Giovanni Scalese, missionario Barnabita, responsabile della Missio sui iuris afghana. La nuova arrivata è l’indiana suor Teresia Crasta, della Congregazione delle Missionarie della Carità, di Madre Teresa di Calcutta: “Prima di giungere in Afghanistan suor Teresia ha lavorato per 14 anni in un Centro di riabilitazione di Mangalore. E’ educatrice e infermiera, quindi il servizio ai bambini con ritardi dello sviluppo presso il PBK Center è perfetto per lei, informa p. Scalese.
La religiosa succede a suor Mariammal Irudayasami, delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, che ha lasciato Kabul dopo 5 anni e mezzo di servizio presso il “PBK Center”: suor Mariammal, infatti, era giunta in Afghanistan nel 2013 e ha svolto la sua opera fino allo scorso novembre, affiancata da una Missionaria della Consolata dal Mozambico.
L’Associazione “Pro Bambini di Kabul” è una realtà intercongregazionale fondata nel 2006 dal missionario guanelliano p. Giancarlo Pravettoni, che era stato ispirato dall’appello speciale per salvare i bambini afghani, fatto da Giovanni Paolo II durante il discorso di Natale del 2001. L’operato dell’associazione è volto in particolar modo all’istruzione dei bambini disabili, che in Afghanistan sono spesso completamente trascurati dalle loro famiglie. Attualmente, il PBK Center accoglie circa 40 bambini.
Dal 2006, il progetto dell’associazione continua non senza difficoltà: oltre a reperire fondi per sostenere la scuola, uno dei maggiori ostacoli è costituito proprio dalla necessità di individuare suore missionarie, che abbiano una cultura vicina a quella afghana e che siano disposte a trascorrere alcuni anni in un territorio di guerra come quello di Kabul. (LF)

Fonte: Agenzia Fides 4/1/2019

Per un anno di freschezza, sapienza, coraggio…

C’è un tempo per ogni cosa: è proprio vero! In questo mondo che corre senza mai fermarsi, le giornate si proiettano impetuose verso un futuro sconosciuto e senza ritorno. Eppure, per ogni cosa c’è un tempo, soprattutto per dare priorità a ciò che veramente è importante.

… Si apre così la prefazione di questo volumetto compatto che ha il formato giusto per accompagnarci nel cammino di ogni giorno. L’Autrice, Biancarosa Magliano, con i suoi pensieri acuti, la pacatezza delle riflessioni, l’essenzialità e l’immediatezza della sua comunicazione, ci trasmette tutta la forza e la freschezza della sua esperienza e della sua saggezza.

Mese per mese, giorno per giorno e in tutta l’intera scansione dei 365 giorni dell’anno ci possono essere delle preziose ‘parole chiave’ alle quali aggrapparci per incanalare meglio il fluire delle nostre emozioni giornaliere; piccoli boccioli di positività da far schiudere attraverso azioni e intenzioni. A fornircele sono una vasta gamma di personaggio più o meno noti tra i quali filosofi, scrittori, santi, poeti. Poi ci sono passi del Vangelo, citazioni bibliche. Due righe introduttive a dare il ‘la’, la nota introduttiva dalla quale far partire la melodia più appropriata, il sottofondo musicale capace di ispirare il nostro viaggio. Poi il gioco combinatorio, i significati nascosti, ogni possibile riferimento simbolico che riconduca a ricordi, associazioni, scoperte, sta a noi farlo sulla base della nostra esperienza, della nostra reale capacità di osservare, assimilare, meditare. Il tempo ci è fedele compagno per scandire i nostri attimi unici e preziosi. Proprio come noi, irripetibili. Serve a ricordarci ossessivamente che lo siamo, anche quando ce ne dimentichiamo. Il tempo è là, pronto a segnare una ripartenza, pronto a rinnovarsi. Basta essere noi i padroni del nostro tempo. Per diventarlo ci si deve riappropriare di se stessi, con un rinnovo interiore continuo e incessante. Imparare a non temere il tempo, a non osservarlo da una prospettiva esterna ma armonizzarsi dentro al suo fluire.

Suor Biancarosa augura:

un anno di freschezza, freschezza di vita, perché la vita è un geme che cresce. Nel dipanarsi della vita c’è sempre il tempo per la speranza e per l’amore. C’è sempre il tempo per perseguire gioia e abbeverarsi alla sua fonte che è valore di senso autentico.

un anno di sapienza, la sapienza è conoscere se stessi. Lottare per il bene e per la verità. Sapienza è valorizzarsi e imparare a distinguere ciò che è autentico in mezzo alla vastità dell’effimero.

un anno di coraggio, per rispondere in ogni istante e senza resa all’invito e alla sfida che da sempre la Chiesa rivolge ad ogni suo fedele, perseguire la santità. Per incarnare il messaggio evangelico ci vuole determinazione. Gesù è una conquista che richiede fede e dedizione. La santità è il Suo disegno d’amore per noi, il traguardo per intravedere l’oltre verso il quale ci ha predestinati. Il vero tempo ‘rivelato’. Coraggio allora, viviamo!

Romina Baldoni

biblioteca@usminazionale.it

Bianacarosa Magliano

C’è un tempo per ogni cosa

365 giorni di sapienza, Paoline 2018, pp. 416, € 15,00

Un Natale ricco di sorprese…

“Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo”. Lo ha ricordato il Papa, che nell’udienza del 19 dicembre c.a. – davanti ai 7mila presenti in Aula Paolo VI – ha assicurato: “Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista”.

“Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito per Natale”, ha proseguito a braccio: “Prenditi un po’ di tempo, va’ davanti al presepe, stai in silenzio, e sentirai, vedrai, la sorpresa”. “Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra”, ha denunciato Francesco: “Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa”. “Per favore, non mondanizziamo il Natale!”, ha esclamato il Papa: “Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. Fin dal primo Vangelo dell’Avvento il Signore ci ha messo in guardia, chiedendo di non appesantirci in dissipazioni e affanni della vita. In questi giorni si corre, forse come mai durante l’anno. Ma così si fa l’opposto di quel che Gesù vuole. Diamo la colpa alle tante cose che riempiono le giornate, al mondo che va veloce. Eppure Gesù non ha incolpato il mondo, ha chiesto a noi di non farci trascinare, di vegliare in ogni momento pregando”. “Sarà Natale se, come Giuseppe, daremo spazio al silenzio”, ha concluso Francesco: “Se, come Maria, diremo ‘eccomi’ a Dio; se, come Gesù, saremo vicini a chi è solo; se, come i pastori, usciremo dai nostri recinti per stare con Gesù. Sarà Natale, se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero”. “Vi auguro buon Natale: un Natale ricco delle sorprese, ma delle sorprese di Gesù!”, il saluto natalizio del Papa: “Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa. Ognuno di noi ha nascosta nel cuore la capacità di sorprendersi: lasciamoci sorprendere da Gesù, in questo Natale!”.

Buon Natale e un 2019 pieno di grazia del Signore

Tu sei, Signore, dovunque l’uomo

diventa più umano.

Sei nel grido vittorioso

del bambino che nasce,

sei nell’ultima parola del morente,

sei nell’abbraccio degli amanti.

Tu sei in ogni segno di illuminazione,

in ogni anelito di vita,

in ogni sogno di bellezza,

in ogni rinuncia per un più grande amore.

La tua venuta è nella certezza forte e inebriante

che nel cuore di ogni essere vivente Tu sei

amore e luce crescente.

                                                         Giovanni Vannucci

Nell’infinito dono d’amore di questo nuovo Natale

Auguri accompagnati dalla preghiera

e la benedizione del Signore per l’anno 2019.

Più collaborazione con le religiose…

“I giovani come un luogo teologico dal quale partire per leggere i segni dei tempi e approfondire la teologia della vita religiosa”. Ne parla padre Arturo Sosa Abascal, proposito generale della Compagnia di Gesù, nel suo programma per la presidenza dell’Unione superiori generali. E aggiunge: “Vogliamo, di fatto, riconoscere gli abusi in modo tale che ci conducano alla conversione personale e istituzionale, sia come Compagnia di Gesù sia come Chiesa, e che ci aiutino ad assumere un sempre maggiore impegno nella lotta per la giustizia e la trasformazione della società in cui si verificano così tanti abusi”

“Continuare a costruire una sempre maggiore collaborazione tra le congregazioni religiose, sia maschili che femminili, approfondendo il contributo della vita consacrata a favore del popolo di Dio”. Padre Arturo Sosa Abascal, proposito generale della Compagnia di Gesù, è da pochi giorni il presidente dell’Unione superiori generali (Usg), succedendo nell’incarico di rappresentare oltre 220 Istituti religiosi maschili e 200mila membri a fra Mauro Jöhri, già ministro generale dell’Ordine dei Frati minori cappuccini.

Come ha accolto la fiducia che i superiori hanno riposto in lei?
La vita religiosa è espressione dell’azione dello Spirito Santo nella Chiesa. Ogni congregazione o famiglia religiosa nasce da un’ispirazione dello Spirito e diventa un dono al popolo di Dio a servizio del mondo e della sua liberazione. Quanto più siamo fedeli a questa ispirazione dello Spirito e più collaboriamo tra di noi, religiosi e religiose, tanto migliore sarà il sevizio che potremo offrire alla missione del corpo della Chiesa al servizio di tutti gli esseri umani con lo stesso stile di Gesù, ossia, privilegiando i più poveri e i giovani.

Su quali temi si concentrerà, in particolare, nel suo mandato?
Il tema dell’Assemblea dell’Usg è stato “Ripartendo insieme…” come parte del processo iniziato con il Sinodo 2018 sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Per l’Usg implica

vedere i giovani come un luogo teologico dal quale partire per leggere i segni dei tempi e approfondire la teologia della vita religiosa.

Segni dei tempi importanti come la società laica vista come nuova opportunità di evangelizzazione; le conseguenze per la nostra vita e la nostra missione della trasformazione antropologica derivante dal nuovo ambiente digitale in cui viviamo; le migrazioni come fenomeno globale, complesso e di massa; l’emergere di una società globale interculturale… Abbiamo davanti a noi un programma che sfida la nostra immaginazione e riaccende il nostro desiderio di servire.

La vita consacrata sta attraversando, almeno in Occidente, una fase difficile.
Vale la pena ricordare le sfide che già il Concilio Vaticano II ci aveva posto dinanzi e che il recente Sinodo ha ripreso: un ritorno alle fonti carismatiche (re-carismatizzazione) della vita religiosa in tutta la sua varietà attuale; la conversione personale dei consacrati e delle consacrate che porti a una vita di testimonianza della fiducia in Dio e a una vita comunitaria che sia segno di riconciliazione tra gli uomini, la natura creata e Dio; la vicinanza ai poveri e una vita di povertà come segni di fiducia in Dio e piena disponibilità alla missione; il discernimento della missione di ciascun istituto nel presente, con orientamento al futuro; l’aggiornamento delle strutture organizzative e la pianificazione apostolica delle risorse a disposizione.

Ha intenzione di intensificare anche il rapporto con le religiose?

In termini pratici, vogliamo incrementare significativamente la collaborazione con la vita consacrata femminile, non solo perché rappresenta più di due terzi della vita consacrata, ma anche per la varietà dei suoi carismi e il suo enorme contributo a favore della missione della Chiesa e, soprattutto, per il suo importante contributo nella riconfigurazione del ruolo della donna nella vita della Chiesa. Desideriamo inoltre proporre un’educazione e una pedagogia per il nuovo essere umano del mondo digitale.

La nuova epoca storica dell’umanità pone alla tradizione educativa e pedagogica la bella sfida di proporre la stessa tradizione in una forma che umanizzi anche i tempi nuovi e avvicini le nuove generazioni alla fede in Gesù Cristo.

In un messaggio a tutta la Compagnia di Gesù sul tema degli abusi, lei ha chiesto di “andare al di là della stessa tolleranza zero”. Quali politiche preventive e repressive avete adottato?

Vogliamo, di fatto, riconoscere gli abusi in modo tale che ci conducano alla conversione personale e istituzionale, sia come Compagnia di Gesù sia come Chiesa, e che ci aiutino ad assumere un sempre maggiore impegno nella lotta per la giustizia e la trasformazione della società in cui si verificano così tanti abusi.

Attraverso la presa di coscienza degli abusi e del loro insabbiamento si apre una porta alla conversione personale e istituzionale in tutte le dimensioni della vita della Chiesa e dei suoi membri.

La Chiesa, attraverso un processo di conversione, può impegnarsi nella trasformazione della società e contribuire a generare le condizioni di una vita sana per i minori e le persone vulnerabili. Ci troviamo davanti a un’enorme sfida e a un complesso cambiamento culturale.

Come superiori generali, che contributo porterete in questo ambito all’incontro di febbraio che il Papa ha indetto in Vaticano sul tema della protezione dei minori nella Chiesa?

Porteremo la nostra esperienza dolorosa per i casi che abbiamo avuto, ciò che abbiamo imparato alla scuola dell’ascolto attento delle vittime, negli sforzi per rendere giustizia e riparare, ove possibile, al tanto dolore e ai danni causati. Come persone consacrate abbiamo inoltre sperimentato la misericordia di Dio che ci ha non solo perdonati e liberati dal peccato, ma anche chiamati a contribuire alla missione di riconciliare tutte le cose in Cristo. La missione di riconciliazione implica trascendere la giustizia umana e i nostri sforzi di riparazione per accettare la misericordia come il modo migliore di affrontare le ferite causate e aprirci al perdono, dato e ricevuto. La preghiera del “Padre Nostro” che ci lasciò il Signore Gesù assume, alla luce di questa situazione, una nuova attualità e si converte in fonte di ispirazione per ciò che siamo chiamati a fare come Chiesa.

Fonte: agensir.it

 

Vi ringrazio e desidero esprimere il mio sincero apprezzamento…

 Rev.da Madre Yvonne Reungoat

Presidente USMI

Rev.do Padre Luigi Gaetani

Presidente CISM

 

Ho ricevuto la vostra lettera del 7 novembre corrente, con la quale avete voluto farmi giungere la voce delle persone consacrate che operano in Italia. Vi ringrazio tanto della vostra cortese premura e delle interessanti informazioni che mi avete trasmesso circa le prospettive di più stretta collaborazione tra le due Conferenze di Superiore e Superiori Maggiori. Vi esorto a proseguire su questa strada, che certamente porterà frutti di bene.

Ho appreso poi con piacere delle numerose iniziative dei religiosi e delle religiose italiani, che hanno messo generosamente a disposizione dei migranti energie e strutture. Desidero esprimere il mio sincero apprezzamento per questa concreta sensibilità, ed auspico che essa, da una parte favorisca l’integrazione di queste persone con un doveroso rispetto delle leggi del Paese che accoglie, dall’altra parte susciti nella società un rinnovato impegno per una autentica cultura dell’accoglienza e della solidarietà, ispirata al Vangelo.

La presenza di tanti fratelli e sorelle che vivono la tragedia dell’immigrazione è un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo tra le culture, in vista della promozione della pace e della fraternità tra i popoli. Pertanto, sono vicino con l’affetto e con l’incoraggiamento ai diversi Istituti religiosi che in Italia si aprono saggiamente al complesso fenomeno migratorio con adeguati interventi di sostegno, testimoniando quei valori umani e cristiani che stanno alla base della civiltà europea. Proseguite con tenacia questo impegno solidale, affinché i migranti possano incontrare in voi dei fratelli e delle sorelle, che condividano con essi il pane e la speranza nel comune cammino.

Assicuro la mia preghiera per tutti gli Istituti che in Italia testimoniano la bellezza e la gioia della consacrazione religiosa e, mentre chiedo di perseverare nella preghiera per me, di cuore invio la Benedizione Apostolica.

Francesco

 

Dal Vaticano, 27 novembre 2018

Leggi Lettera_1 – originale http://www.usminazionale.net/wp-content/uploads/2018/12/Lettera_1.jpg

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Dalla multiculturalità all’interculturalità

Circa duecento tra Superiore generali, provinciali e consigliere appartenenti a 95 congregazioni diverse hanno partecipato al convegno dal 23 al 25 novembre c.a. sul tema: “Dalla multiculturalità all’interculturalità”. Tematica questa, presentata nell’Assemblea nazionale USMI dello scorso mese di aprile ed ora riproposta per un’ ulteriore condivisione e approfondimento.

Nella vita consacrata oggi siamo chiamate a confrontarci con interculturalità e a testimoniare che in LUI l’unità nella diversità è possibile. Non è così facile però: occorre un continuo processo di conversione per accogliere le differenze culturali come un dono reciproco per il bene comune.

Ci hanno aiutate nell’approfondimento del tema la dottoressa Antonella Anghinoni, biblista e la professoressa Giuliana Martirani, docente di geografia politica ed economica. Inoltre suor Ana Paola Da Rocha Ferrerira delle suore Scalabriniane) e suor Elisa Kidané, delle suore comboniane nella “tavola rotonda” hanno comunicato la loro esperienza nel campo della formazione e dell’evangelizzazione.

Il Convegno si è aperto con il saluto e l’introduzione della Presidente dell’USMI Nazionale, madre Yvonne Reungoat, nella quale ha messo in evidenza l’importanza del tema poiché oggi, nel rapido mutamento sociale, le nostre congregazioni sono attente all’internazionalità; da qui la necessità di ascoltare l’appello dello Spirito per camminare e progredire nell’unità e nella comunione.

Alla biblista Antonella Anghinoni era stato affidato, all’inizio del Convegno, il tema: “La storia di Rut, donna altra. Non solo l’altro da me, ma l’altro di me”.

Partendo dal testo biblico, con competenza e vivacità, la relatrice ha spiegato i termini della lingua ebraica rendendo espliciti il significato dei nomi che indicano già in se stessi la missione. Rut la “straniera”, la moabita, accoglie la suocera accogliendo il suo popolo e il suo Dio. L’incontro con Booz, provvidenziale e fecondo dà il “figlio a Noemi” e rende concreta la discendenza davidica. Come Rut occorre “farsi prossimo”, imparare ad ascoltare, farsi “compagne di viaggio”, “riconoscere il dono di Dio nell’altra persona”, saper dare il nome alle situazioni, mettere insieme i doni di Dio di ciascuna persona e valorizzarli, coltivare una “mentalità di cambiamento”, mantenere la propria identità e conoscere l’altro, essere capaci di “scelte in perdita che portano un di più di vita”, mantenere l’interesse della comunità al di sopra del proprio personale interesse.

La professoressa Giuliana Martirani, alla quale è stato chiesto di sviluppare il tema dell’intercultura come laboratorio di ospitalità solidale, attraverso le alcune slides di diverse cartine geografiche, ci ha illustrato, inizialmente, la situazione del sud del mondo e il movimento migratorio attuale. Con il metodo del vedere – giudicare – agire ha indicato la necessità di una coraggiosa rivoluzione culturale per integrare la storia e la cultura, per vivere le differenze come armonia di un disegno divino che ci invita a partecipare alla creazione nella gioia di saperci artefici con il Creatore di un mondo nuovo. Una buona dose di “vino nuovo dell’umiltà” ci permetterà di stare nel mondo come “persone nuove”, di essere “contempl-attive”, di ricablare la mente attraverso la meditazione e la contemplazione e di passare dall’indifferenza per l’altro alla mistica della compassione.

Infine la relatrice ha illustrato il significato del ministero dell’”ostiariato”, il “ministero del benvenuto e delle porte aperte”, il ministero dell’accoglienza che è proprio della vita consacrata perché è il ministero della misericordia.

Nel pomeriggio la suddivisione in gruppi ha permesso lo scambio circolare di esperienze.

Nella tavola rotonda conclusiva del Convegno, suor Ana Paola Da Rocha Ferreira, ha condiviso con l’assemblea “esperienze di interculturalità nella vita fraterna”. Alcuni flash della sua comunicazione: “È necessario riconoscere la diversità e la bellezza delle culture diverse dalla propria, senza mortificare la creatività, ma cercando l’armonia. Per questo occorre una conversione personale, cioè la capacità di integrare la propria cultura per godere di un dono più grande che è la ricchezza della differenza. Questo richiede un esercizio di umiltà che necessita di un costante confronto e discernimento.

Suor Elisa Kidané, ha comunicato all’assemblea “esperienze di interculturalità nell’annuncio del vangelo” e ha ribadito l’importanza fondamentale della formazione e dell’accoglienza della diversità. Ha aggiunto inoltre: “L’interculturalità ci interpella; l’altra cultura mi interroga e mi fa crescere, mi apre, mi toglie dalla chiusura su me stessa e su quello che ho sempre conosciuto”. “Togliti i sandali – dice Dio a Mosé – perché quella che calpesti è terra santa”. Questo è l’atteggiamento che ci viene chiesto quando ci relazioniamo con l’altro: accoglienza e rispetto, perché ogni persona è sacra, ogni popolo è sacro. Continuando poi la sua relazione suor Elisa, ha fatto notare l’importanza del linguaggio nella comunicazione del vangelo, un linguaggio all’insegna dell’amore richiamando l’invito di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri, da questo conosceranno che siete miei discepoli”. Sentirsi “figlie di ogni popolo” è un “valore aggiunto”, un dono del Signore.

Le domande in assemblea hanno permesso infine di ritornare su alcuni concetti particolarmente importanti.

Madre Yvonne Reungoat, a conclusione del Convegno ha ringraziato il Signore per la ricchezza dei contenuti, la competenza delle relatrici, il clima sereno e ha sottolineato ancora una volta l’importanza di continuare il cammino della comunione nella diversità delle culture e nella ricchezza del carisma di ciascuna Congregazione.