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Primo piano

Giornata di Solidarietà – 2 ottobre 2020

Rev.me madri,

vi raggiungiamo con il presente messaggio al termine di quello che, speriamo, sia stato un periodo di riposo e di riorganizzazione per affrontare con nuovo slancio l’anno sociale 2020/2021.

Vi lasciamo alla lettura, ringraziandovi per il vostro tempo e per il sostegno che potrete e vorrete darci.

Un caro e cordiale saluto.

sr Claudia Grenga, scsga

Economa USMI Nazionale

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Presidenza – Messaggio per il nuovo anno

Carissime madri e sorelle,

carissimi insegnanti,

carissimo personale ATA,

carissime famiglie,

carissimi/e bambini/e, ragazzi/e e giovani,

 

in questa settimana e nella prossima le scuole hanno riaperto o riapriranno le porte, dopo 6 mesi, per accogliere nuovamente gli alunni e le alunne e tutti coloro che lavorano per la loro educazione, in questo tempo difficile e travagliato, segnato dalla pandemia di Covid-19.

Condividiamo preoccupazioni e interrogativi di genitori e docenti, conosciamo le difficoltà concrete incontrate per garantire una ripresa in sicurezza, tanto nelle scuole statali quanto in quelle paritarie.

 

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Occorre far ripartire il diritto all’istruzione…

I fondi europei per la ripresa post Covid-19 sono, per i singoli Stati e per l’intera Unione, «un’occasione unica» da non sprecare per le generazioni future. Questo il monito del Presidente della Repubblica Mattarella che, intervenuto a Cernobbio al workshop “The European House Ambrosetti”, ha parlato chiaro, seppur nel pieno rispetto del suo ruolo, che gli impone di non intervenire a gamba tesa nelle scelte del Governo…

 

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Il tempo del creato – 15.ma Giornata nazionale per la custodia del creato (01.09.2020)

Il Tempo del Creato comincia il 1° settembre, nella Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, e finisce il 4 ottobre durante la festività di San Francesco, santo patrono dell’ecologia per molti fedeli. Il tema suggerito per quest’anno è Giubileo per la Terra, come fratelli e sorelle in Cristo, siamo in pellegrinaggio per la migliore cura del creato.

E’ stato pubblicato il messaggio dei vescovi italiani per la 15.ma Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che ricorre il prossimo 1 settembre.

 “È tempo di ripensare tanti aspetti della nostra vita assieme, dalla coscienza di ciò che più vale e le dà significato, alla cura della stessa vita, così preziosa, alla qualità delle relazioni sociali ed economiche”: si legge nel messaggio della Conferenza episcopale italiana. Elaborato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, il testo sottolinea che la pandemia di Covid-19 “ha evidenziato tante situazioni di vuoto culturale, di mancanza di punti di riferimento e di ingiustizia, che occorre superare” e che in tale contesto di incertezza e fragilità “diventa fondamentale ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralità della persona e non sull’interesse economico.

I vescovi evidenziano che l’emergenza sanitaria ha messo in luce “un sistema socio-economico segnato dall’inequità e dallo scarto, in cui troppo facilmente i più fragili si trovano più indifesi”, ma anche “una capacità di reazione forte della popolazione, una disponibilità a collaborare”. E ora invitano a guardare “al nostro rapporto con l’ambiente”, a tenere conto del fatto che ” ‘tutto è connesso’ (LS 138) e la pandemia è anche il segnale di un ‘mondo malato’, come segnalava papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo”, “come la conseguenza di un rapporto insostenibile con la Terra”. “L’inquinamento diffuso, le perturbazioni di tanti ecosistemi e gli inediti rapporti tra specie che esse generano possono aver favorito il sorgere della pandemia o ne hanno acutizzato le conseguenze” e dunque invitano ad affrontare la crisi ambientale. “Troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti, sostengono.  SI tratta di quell’ “eccesso antropologico di cui parla Francesco nella Laudato si”.

Per una svolta radicale i presuli esortano ad uno sguardo contemplativo, ad una coscienza attenta”, e non superficiale, della complessità in cui siamo” per una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale. Da qui la necessità di stili di vita rinnovati, sia nelle relazioni, che nel rapporto con l’ambiente. A cinque anni dalla Laudato si’ e in questo anno dedicato alla celebrazione di questo anniversario (24 maggio 2020 – 24 maggio 2021) l’enciclica, sostiene il messaggio,  attende nelle nostre diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti, “una ricezione corale per divenire vita, prospettiva vocazionale, azione trasfiguratrice delle relazioni con il creato, liturgia, gloria a Dio”. 

Dare vita a tante iniziative per la salvaguardia del creato

Infine i vescovi offrono alcune indicazioni per iniziative pastorali in tal senso: comunicare la bellezza del creato; denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione; educare al discernimento, imparando a leggere i segni della natura; dare una svolta agli atteggiamenti e alle abitudini non conformi all’ecosistema; scegliere di costruire una casa comune, frutto di un cuore riconciliato; mettere in rete le scelte locali, cioè far conoscere le buone pratiche di proposte eco-sostenibili e promuovere progetti sul territorio; promuovere liturgie ecumeniche in particolare per il “Tempo del Creato” (1 settembre – 4 ottobre); elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali; operare in sinergia con quanti nella società civile si impegnano nello stesso spirito; promuovere scelte radicali per la salvaguardia dell’ambiente.

 

Appello ai Parlamentari sul diritto all’educazione in Italia sul diritto all’educazione nell’imminenza del nuovo anno scolastico

Lo scorso giugno abbiamo rivolto un appello aperto a tutte le forze parlamentari perché le risorse destinate alla emergenza economica in atto non dimenticassero ingiustamente le scuole pubbliche paritarie, un terzo delle quali era destinato a non riaprire. Un dialogo che ha consentito una generosa e operosa trasversalità politica che ha visto il Parlamento raddoppiare il fondo a tali scuole pubbliche, passando da 150 a 300 Mln di euro.

Incoraggiati da questo felice precedente di dialogo per il bene comune, ci rivolgiamo nuovamente a tutti i parlamentari senza alcun pregiudizio di schieramento, affinché sia davvero consentito a tutti gli 8 mln di studenti di rientrare in classe alle stesse condizioni, perché il diritto all’istruzione e all’educazione o é garantito a tutti o non è più un “diritto”, in spregio del volere costituzionale…

 

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La Formazione dei Catechisti on line: concluso il Corso estivo 2020

Venerdì 24 luglio c. a. si è concluso il Corso per la Formazione dei Catechisti, attivato quest’anno in modalità on line, a causa dell’emergenza sanitaria; pur considerando l’ipotesi di adottare la modalità online per tutte le iscritte, non abbiamo voluto privare le Sorelle del 1° e 2° anno di vivere ancora un’esperienza che, insieme alla trasmissione di contenuti a livello “accademico”, vuole favorire il dialogo con i docenti, l’incontro e la conoscenza reciproca tra persone di diverse culture, l’accompagnamento guidato dello studio. Questa scelta ha comportato la sospensione delle lezioni ‘in presenza’ per un anno e l’attivazione del Corso on line per le sole iscritte al 3° anno, così da permettere loro di terminare il percorso, dopo 2 anni di frequenza in presenza; 24 le sorelle che si sono iscritte…

Leggi il report del Corso

Ambito Formazione: itinerari formativi 2020 – 2021 per novizie/i, per neo-professe, per bimestre sabbatico

Usmi e Cism Nazionale propongono itinerari formativi sia per novizie/i che neo-professe, sia per la formazione continua, al fine di aiutare gli istituti a formare persone che desiderano essere in ricerca continua del Volto di Dio e dell’humanum nel segno del Vangelo, consapevoli nella sequela Christi quotidiana.

Ogni percorso è pensato come un cammino conoscitivo ed esperienziale che permetta di esprimere il respiro e la bellezza del mistero che abita e trascende la vita consacrata. Attraverso la pluridisciplinarietà s’intende accompagnare la persona ad acquisire uno stile di vita contemplativo e diaconale, coltivando un pensiero aperto all’incontro e al confronto con le culture contemporanee in cui lo Spirito mette a dimora i semina Verbi.

Lettera

Programma

 

 

Cosa resta in noi e nell’umanità dopo la pandemia? Una interessante riflessione di Stella Morra

La gioia ce la metto io

Come si sentiva Lazzaro uscito dalla tomba? Facile immaginarlo felice di essere tornato in vita… Ma ne siamo certi? Sarà stato semplice per lui abbracciare gli amati? E coloro che lo piangevano, quali gesti avranno ritrovato con lui? Immediati, certo… ma anche il giorno dopo e quello dopo ancora.

Mano a mano che la straordinarietà dell’evento veniva a poco a poco sovrastata dalle esigenze delle questioni comuni (mangiare, dormire, lavorare, parlare di cose irrilevanti, sorridersi…) e tutti erano stati precipitati improvvisamente dalla scompostezza (socialmente accettata) di un lutto doloroso, fatto di lacrime e di emozioni, ad una nuova “normalità”, che cosa davvero è successo?

Questa immagine evangelica, per quello che non racconta, mi tormenta in questo tempo in cui sembriamo uscire da una eccezionalità (almeno in Italia, e almeno per ora) e apparentemente rientriamo in una progressiva “normalità” che non è normale per niente. E non tanto per le mascherine, per i gesti di distanza come nuovo valore sociale, per la complicazione di prenotare ogni cosa….

Normale non è per niente perché siamo tutti segnati, il virus ci ha arati rivoltando le zolle profonde e portando alla luce molto (troppo?), e non abbiamo un vocabolario condiviso per dirlo, perché abbiamo bisogno di tempo per capire i nostri stessi movimenti profondi, non riconosciamo noi stessi, né gli altri, siamo a pelle scoperta e non ci piace, ogni reazione è sproporzionata e nessuno è esente e dunque in grado con un po’ di pazienza e forza di “reggere” la stranezza dell’altro. Abbiamo paura della parole, quelle che diciamo e che ascoltiamo, che sembrano non corrispondere più lontanamente a nulla.

Credo che esperti in materia (psicologi di stress post traumatici, psicologi sociali, antropologi, filosofi…) potrebbero meglio di me e con maggior completezza descrivere e spiegare. E mi auguro davvero che, accanto a task force sanitarie ed economiche, qualcuno pensi ad uno sforzo collettivo di intellettuali che immaginino una task force antropologica che ci aiuti, tutti, a ritrovare parole, gesti, corpi umani. Credo sia davvero urgente.

Al gesto di forza maschile (e squisitamente da pastore) del 27 marzo di Papa Francesco che si è preso il mondo sulle spalle, dovrebbe seguire ora una femminile (le sorelle di Lazzaro? Le levatrici dell’Esodo?) ricucitura paziente, come quella di quel Dio-madre che alla fine del capitolo 3 di Genesi ci viene detto aver pietà della vergogna provata da Adamo e Eva per la nudità dopo il peccato, e che cuce per loro delle tuniche.

Abbiamo bisogno di nuove tuniche per la vulnerabilità che ci imbarazza della nostra pelle scoperta, e non serve tentare di rimettere insieme i brandelli di quelle vecchie.

Altri, dicevo, sapranno meglio descrivere e spiegare: vorrei qui condividere solo qualche riflessione da credente, sul frattempo, mentre i pensieri crescono e la parole nascono e trovano la loro esattezza nel dialogo e nella pazienza.

Pensieri poveri e da poveri, di chi riconosce la propria vulnerabilità come un kairos, un passaggio del Signore, di chi non cerca rettitudine ad ogni costo, ma piuttosto inclinazione alla vita e al soffio dello Spirito. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (Sal 10, 3): la domanda è legittima, al tempo del salmista come oggi. Ma la domanda del salmista va letta attraverso Cristo, unico giusto che si è fatto povero e questo, mi sembra, significa innanzi tutto riconoscere noi stessi dalla parte dei vulnerabili perché incapaci di tutta la giustizia che servirebbe, più simili ad Adamo e Eva in questo contesto storico, che alla fierezza del salmista.

Dobbiamo prenderne atto: non siamo in grado di ristabilire oggi la giustizia e la esattezza dei gesti e delle parole, ma non per questo abbiamo meno bisogno di gesti e parole che nutrano ogni giorno, che siano gesti e parole capaci di provvisorietà, di incertezza, di congiuntivo e condizionale, di reggere la nostra stessa inadeguatezza.

Parole e gesti dialogici: ricominciamo, nel frattempo, da qui, dalla nostra estraneità a noi stessi e dal riconoscere l’altro (anche il più amato, anche il più conosciuto) come un nuovo straniero, da reincontrare con delicatezza e reimparare senza dare nulla per scontato.

È questo un tempo in cui i credenti potrebbero dare la bella testimonianza di un nuovo “corteggiamento” tra umani, piccole magie, distanze e vicinanze, delicatezza che consentano di rallentare almeno la crescente aggressività…

Perché la vita è (anche) adesso e perché le ferite vanno medicate con dolcezza, le proprie come le altrui.

Gesù, il giusto povero, ci ha lasciato, per il frattempo, un Consolatore: mi sono sempre chiesta perché questo attributo a quello Spirito che in altri tempi della mia vita sentivo di più come creatore e creativo, generatore, innovatore… Oggi vedo almeno un motivo chiaro: quando sono scosse le fondamenta serve un Consolatore, così riscriverei il salmo.

E se la prima scuola sono parole e gesti dialogici, la seconda è raccogliere frammenti: alla fine del grande miracolo della moltiplicazione dei pani (cfr. Gv 6, 1-13), il Signore comanda ai suoi di raccogliere i pezzi avanzati «perché nulla vada perduto» (Gv 6, 12). Normalmente si liquida quel versetto, come il segno di un’abbondanza: tutti ne hanno mangiato e ne è ancora avanzato.

Ma perché bisogna raccogliere i pezzi? C’è stato il miracolo, tutti si sono nutriti… Mi sembra che questo invito corrisponda al nostro tempo: nel miracolo della misericordia, oggi, dobbiamo raccogliere i pezzi perché nulla vada perduto, cioè mettere in ceste perché ci sia pane ancora per altre fami, dobbiamo raccogliere gli scarti (direbbe Papa Francesco), i pezzi avanzati in queste esperienze dolorose e considerarli preziosi, riempire le ceste perché nutrano la fame.

Nessuna presunzione dell’intero e del sufficiente, tanto meno del moltiplicato: la pazienza dello scarto che basta forse solo per oggi, raccolto e diviso.

Non so, non sappiamo: per questo non sprechiamo nulla, che nulla vada perduto, dolore, fatica, confusione, ma anche affetti irriconoscibili, nuove estraneità, nuovi doni….

Sapremo dare la bella testimonianza di credenti che non sprecano nulla e che dagli scarti ricevono il dono che dividono per vivere ancora, vivere di nuovo, vivere nella lieta speranza?

C’è una poesia di Mariangela Gualtieri (Bestia di gioia, 127) che mi accompagna in questi tempi e che, come accade con la poesia, sopporta molti livelli di lettura: poesia d’amore? Poesia che riguarda il mondo? Poesia politica? Per me si tratta, oggi, del modo dialogico e frammentato in cui esprimo ciò per cui prego, ciò che spero e credo Dio stia dicendo a ciascuno di noi:

C’è nella tristezza un contagio

amore mio, e da questo si vede

che abbiamo fatto comune cuore

e siamo uno che pare due.

Allora io

insemino la gioia

in questa cosa che non consiste

però esiste e tiene entrambi appesi.

Stella Morra – © Osservtore Romano, 20 luglio 2020

Carissime Madri e sorelle – Lettera dalla Redazione di Consacrazione e Servizio

Carissime Madri e sorelle,
in questo momento in cui è ancora difficile vivere la normalità dei nostri servizi vogliamo inviarvi parole di fraterna “excusatio” per il disguido avvenuto nelle liste degli Abbonamenti della Rivista Consacrazione e Servizio. La Direttrice della Rivista vi ha disturbato non poco, in queste ultime settimane di lenta ripresa dopo il COVID-19, con numerosi messaggi mail e telefonate ad personam al fine di regolarizzare gli abbonamenti e la documentazione postale e bancaria che li accompagna. Chiediamo venia!… Ora sembra che la situazione stia totalmente o quasi rientrando nell’ordine necessario…. 

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Lettera di ringraziamento della Presidenza USMI e CISM per la fiducia e la presenza in questi mesi di maratona a favore della garanzia della libertà di scelta educativa e del pluralismo scolastico

Roma, 20 Giugno 2020

Carissime/i tutte/i,

a voi il nostro sincero grazie per la fiducia e per la vostra presenza lungo questi mesi di maratona a favore della garanzia della libertà di scelta educativa e del pluralismo scolastico.
Questa dura prova del covid-19 si sta rivelando una opportunità per salvare la scuola pubblica tutta, paritaria e statale, e portare a compimento in modo definitivo, dopo 20 anni, la legge sulla parità.
Occorreva però la più ampia trasversalità civile, di cittadini generosi quali voi siete, per poter invocare cosi la maggioranza numerica e possibilmente politica da parte delle Istituzioni.
A noi non piace che i politici litighino con slogan privi di senso; desideriamo che servano la Nazione e antepongano a tutto i diritti, la garanzia dei più fragili…

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