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Itinerari formativi 2020 – 2021 per novizie/i, per neo-professe, per bimestre sabbatico

Usmi e Cism Nazionale propongono itinerari formativi sia per novizie/i che neo-professe, sia per la formazione continua, al fine di aiutare gli istituti a formare persone che desiderano essere in ricerca continua del Volto di Dio e dell’humanum nel segno del Vangelo, consapevoli nella sequela Christi quotidiana. Ogni percorso è pensato come un cammino conoscitivo, esperienziale ed esperienzale che permetta di esprimere il respiro e la bellezza del mistero che abita e trascende la vita consacrata. 

Ecco i link per l’iscrizione:

Corso annuale per NOVIZIE: https://forms.gle/kDL8DgniqmiYSgLd7  

Corso annuale per JUNIORES: https://forms.gle/uYixH1nY8HCzpJUL7

BIMESTRE SABBATICO: https://forms.gle/gK8ANVymtZi2xX24A

 

Leggi la lettera con indicazioni

Bimestre sabbatico/Programma

La Formazione dei Catechisti on line: concluso il Corso estivo 2020

Venerdì 24 luglio c. a. si è concluso il Corso per la Formazione dei Catechisti, attivato quest’anno in modalità on line, a causa dell’emergenza sanitaria; pur considerando l’ipotesi di adottare la modalità online per tutte le iscritte, non abbiamo voluto privare le Sorelle del 1° e 2° anno di vivere ancora un’esperienza che, insieme alla trasmissione di contenuti a livello “accademico”, vuole favorire il dialogo con i docenti, l’incontro e la conoscenza reciproca tra persone di diverse culture, l’accompagnamento guidato dello studio. Questa scelta ha comportato la sospensione delle lezioni ‘in presenza’ per un anno e l’attivazione del Corso on line per le sole iscritte al 3° anno, così da permettere loro di terminare il percorso, dopo 2 anni di frequenza in presenza; 24 le sorelle che si sono iscritte…

Leggi il report del Corso

Diamo un senso alle tragedie

In Europa la scuola riparte; in Italia ancora no: il diritto all’Istruzione è l’unico a non essere stato ristabilito dopo l’emergenza Covid. È solo a causa del necessario distanziamento sociale e della penuria di ambienti?

La questione è decisamente più profonda. Nel nostro Paese, il sistema scolastico è iniquo: egualitario sulla carta, nei fatti non rimedia alle differenze tra gli studenti legate al contesto familiare e sociale, anzi le rinforza, come ha mostrato il Rapporto “Politiche efficaci per gli insegnanti: una prospettiva OCSE-PISA”, reso noto a fine settembre. Il Covid non ha fatto altro che mettere a nudo questi limiti, che fanno dell’Italia (insieme alla Grecia) l’unica grave eccezione in uno scenario europeo che è invece profondamente pluralista…

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Ambito Formazione: itinerari formativi 2020 – 2021 per novizie/i, per neo-professe, per bimestre sabbatico

Usmi e Cism Nazionale propongono itinerari formativi sia per novizie/i che neo-professe, sia per la formazione continua, al fine di aiutare gli istituti a formare persone che desiderano essere in ricerca continua del Volto di Dio e dell’humanum nel segno del Vangelo, consapevoli nella sequela Christi quotidiana.

Ogni percorso è pensato come un cammino conoscitivo ed esperienziale che permetta di esprimere il respiro e la bellezza del mistero che abita e trascende la vita consacrata. Attraverso la pluridisciplinarietà s’intende accompagnare la persona ad acquisire uno stile di vita contemplativo e diaconale, coltivando un pensiero aperto all’incontro e al confronto con le culture contemporanee in cui lo Spirito mette a dimora i semina Verbi.

Lettera

Programma

 

 

Cosa resta in noi e nell’umanità dopo la pandemia? Una interessante riflessione di Stella Morra

La gioia ce la metto io

Come si sentiva Lazzaro uscito dalla tomba? Facile immaginarlo felice di essere tornato in vita… Ma ne siamo certi? Sarà stato semplice per lui abbracciare gli amati? E coloro che lo piangevano, quali gesti avranno ritrovato con lui? Immediati, certo… ma anche il giorno dopo e quello dopo ancora.

Mano a mano che la straordinarietà dell’evento veniva a poco a poco sovrastata dalle esigenze delle questioni comuni (mangiare, dormire, lavorare, parlare di cose irrilevanti, sorridersi…) e tutti erano stati precipitati improvvisamente dalla scompostezza (socialmente accettata) di un lutto doloroso, fatto di lacrime e di emozioni, ad una nuova “normalità”, che cosa davvero è successo?

Questa immagine evangelica, per quello che non racconta, mi tormenta in questo tempo in cui sembriamo uscire da una eccezionalità (almeno in Italia, e almeno per ora) e apparentemente rientriamo in una progressiva “normalità” che non è normale per niente. E non tanto per le mascherine, per i gesti di distanza come nuovo valore sociale, per la complicazione di prenotare ogni cosa….

Normale non è per niente perché siamo tutti segnati, il virus ci ha arati rivoltando le zolle profonde e portando alla luce molto (troppo?), e non abbiamo un vocabolario condiviso per dirlo, perché abbiamo bisogno di tempo per capire i nostri stessi movimenti profondi, non riconosciamo noi stessi, né gli altri, siamo a pelle scoperta e non ci piace, ogni reazione è sproporzionata e nessuno è esente e dunque in grado con un po’ di pazienza e forza di “reggere” la stranezza dell’altro. Abbiamo paura della parole, quelle che diciamo e che ascoltiamo, che sembrano non corrispondere più lontanamente a nulla.

Credo che esperti in materia (psicologi di stress post traumatici, psicologi sociali, antropologi, filosofi…) potrebbero meglio di me e con maggior completezza descrivere e spiegare. E mi auguro davvero che, accanto a task force sanitarie ed economiche, qualcuno pensi ad uno sforzo collettivo di intellettuali che immaginino una task force antropologica che ci aiuti, tutti, a ritrovare parole, gesti, corpi umani. Credo sia davvero urgente.

Al gesto di forza maschile (e squisitamente da pastore) del 27 marzo di Papa Francesco che si è preso il mondo sulle spalle, dovrebbe seguire ora una femminile (le sorelle di Lazzaro? Le levatrici dell’Esodo?) ricucitura paziente, come quella di quel Dio-madre che alla fine del capitolo 3 di Genesi ci viene detto aver pietà della vergogna provata da Adamo e Eva per la nudità dopo il peccato, e che cuce per loro delle tuniche.

Abbiamo bisogno di nuove tuniche per la vulnerabilità che ci imbarazza della nostra pelle scoperta, e non serve tentare di rimettere insieme i brandelli di quelle vecchie.

Altri, dicevo, sapranno meglio descrivere e spiegare: vorrei qui condividere solo qualche riflessione da credente, sul frattempo, mentre i pensieri crescono e la parole nascono e trovano la loro esattezza nel dialogo e nella pazienza.

Pensieri poveri e da poveri, di chi riconosce la propria vulnerabilità come un kairos, un passaggio del Signore, di chi non cerca rettitudine ad ogni costo, ma piuttosto inclinazione alla vita e al soffio dello Spirito. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (Sal 10, 3): la domanda è legittima, al tempo del salmista come oggi. Ma la domanda del salmista va letta attraverso Cristo, unico giusto che si è fatto povero e questo, mi sembra, significa innanzi tutto riconoscere noi stessi dalla parte dei vulnerabili perché incapaci di tutta la giustizia che servirebbe, più simili ad Adamo e Eva in questo contesto storico, che alla fierezza del salmista.

Dobbiamo prenderne atto: non siamo in grado di ristabilire oggi la giustizia e la esattezza dei gesti e delle parole, ma non per questo abbiamo meno bisogno di gesti e parole che nutrano ogni giorno, che siano gesti e parole capaci di provvisorietà, di incertezza, di congiuntivo e condizionale, di reggere la nostra stessa inadeguatezza.

Parole e gesti dialogici: ricominciamo, nel frattempo, da qui, dalla nostra estraneità a noi stessi e dal riconoscere l’altro (anche il più amato, anche il più conosciuto) come un nuovo straniero, da reincontrare con delicatezza e reimparare senza dare nulla per scontato.

È questo un tempo in cui i credenti potrebbero dare la bella testimonianza di un nuovo “corteggiamento” tra umani, piccole magie, distanze e vicinanze, delicatezza che consentano di rallentare almeno la crescente aggressività…

Perché la vita è (anche) adesso e perché le ferite vanno medicate con dolcezza, le proprie come le altrui.

Gesù, il giusto povero, ci ha lasciato, per il frattempo, un Consolatore: mi sono sempre chiesta perché questo attributo a quello Spirito che in altri tempi della mia vita sentivo di più come creatore e creativo, generatore, innovatore… Oggi vedo almeno un motivo chiaro: quando sono scosse le fondamenta serve un Consolatore, così riscriverei il salmo.

E se la prima scuola sono parole e gesti dialogici, la seconda è raccogliere frammenti: alla fine del grande miracolo della moltiplicazione dei pani (cfr. Gv 6, 1-13), il Signore comanda ai suoi di raccogliere i pezzi avanzati «perché nulla vada perduto» (Gv 6, 12). Normalmente si liquida quel versetto, come il segno di un’abbondanza: tutti ne hanno mangiato e ne è ancora avanzato.

Ma perché bisogna raccogliere i pezzi? C’è stato il miracolo, tutti si sono nutriti… Mi sembra che questo invito corrisponda al nostro tempo: nel miracolo della misericordia, oggi, dobbiamo raccogliere i pezzi perché nulla vada perduto, cioè mettere in ceste perché ci sia pane ancora per altre fami, dobbiamo raccogliere gli scarti (direbbe Papa Francesco), i pezzi avanzati in queste esperienze dolorose e considerarli preziosi, riempire le ceste perché nutrano la fame.

Nessuna presunzione dell’intero e del sufficiente, tanto meno del moltiplicato: la pazienza dello scarto che basta forse solo per oggi, raccolto e diviso.

Non so, non sappiamo: per questo non sprechiamo nulla, che nulla vada perduto, dolore, fatica, confusione, ma anche affetti irriconoscibili, nuove estraneità, nuovi doni….

Sapremo dare la bella testimonianza di credenti che non sprecano nulla e che dagli scarti ricevono il dono che dividono per vivere ancora, vivere di nuovo, vivere nella lieta speranza?

C’è una poesia di Mariangela Gualtieri (Bestia di gioia, 127) che mi accompagna in questi tempi e che, come accade con la poesia, sopporta molti livelli di lettura: poesia d’amore? Poesia che riguarda il mondo? Poesia politica? Per me si tratta, oggi, del modo dialogico e frammentato in cui esprimo ciò per cui prego, ciò che spero e credo Dio stia dicendo a ciascuno di noi:

C’è nella tristezza un contagio

amore mio, e da questo si vede

che abbiamo fatto comune cuore

e siamo uno che pare due.

Allora io

insemino la gioia

in questa cosa che non consiste

però esiste e tiene entrambi appesi.

Stella Morra – © Osservtore Romano, 20 luglio 2020

Consacrazione e Servizio n. 4 (2020)

  • EDITORIALE – Ridestare lo spirito missionario nella contemporaneità (Fernanda Barbiero)
  • TALITÀ KUM  IO TI DICO: ALZATI (Mc 5,41)
    Sulla sua veste portava il mondo intero  – Sap. 18,24 (Anastasia di Gerusalemme)
  • PAROLE DA VIVERE
    Nella tenda dell’incontro (Suor  Maria Chiara Farina)
  • ORIZZONTI 
    Nella Pandemia si sono specchiati i Popoli della Terra e della Merce  (Tino Bedin)
    Il sogno dei monaci lavoratori (Luigino Bruni)
  • Dossier – Mi sarete testimoni fino all’estremità della terra
    La trasformazione missionaria (Tomasz Szymczak)
    La missione fa la Chiesa  (Gianpaolo Dianin)
    La dimensione missionaria della Consacrazione (Simona Brambilla)
    Annunciare il Vangelo nella pluralità delle culture e delle religioni (Chiara Cristiana Mondonico)
    E’ sempre tempo di primo annuncio (Maria Teresa Ratti)
    La vita consacrata torna missioanria in Europa? (Germano Marani)
  • Il punto
    #Noi siamo invisibili (Anna Monia Alfieri)
  • Libro del mese
    Severino Dianich, Per conoscere Gesù (Francesco Cosentino)
  • Vedere – Leggere 
    FILM: Piccole donne (a cura di Teresa Braccio)
  • Segnalazioni (a cura di Maria Merlina)

Assemblea Nazionale 2020

Un saluto cordiale a tutte, pieno di fiducia e speranza che il Signore ci sta guidando anche in questo tempo.
Inviamo il programma dell’Assemblea di novembre 2020, per rendervi fin d’ora partecipi.
La modalità con cui si svolgerà, per via della questione sanitaria post-Covid19 ancora incerta, è on-line.
In seguito invieremo il link per l’iscrizione e nella prossimità della data il link per il collegamento.

Programma

Assemblea nazionale 2020

Un saluto cordiale a tutte, pieno di fiducia e speranza che il Signore ci sta guidando anche in questo tempo.
Inviamo il programma dell’Assemblea di novembre 2020, per rendervi fin d’ora partecipi.
La modalità con cui si svolgerà, per via della questione sanitaria post-Covid19 ancora incerta, è on-line.
In seguito invieremo il link per l’iscrizione e nella prossimità della data il link per il collegamento.

Programma

 

Carissime Madri e sorelle – Lettera dalla Redazione di Consacrazione e Servizio

Carissime Madri e sorelle,
in questo momento in cui è ancora difficile vivere la normalità dei nostri servizi vogliamo inviarvi parole di fraterna “excusatio” per il disguido avvenuto nelle liste degli Abbonamenti della Rivista Consacrazione e Servizio. La Direttrice della Rivista vi ha disturbato non poco, in queste ultime settimane di lenta ripresa dopo il COVID-19, con numerosi messaggi mail e telefonate ad personam al fine di regolarizzare gli abbonamenti e la documentazione postale e bancaria che li accompagna. Chiediamo venia!… Ora sembra che la situazione stia totalmente o quasi rientrando nell’ordine necessario…. 

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